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Dai graffiti alla politica, la retorica antisemita e neonazista sta diventando più evidente nell'Est Europa

Graffiti neonazisti sul monumento ai soldati sovietici a Plovdiv, Bulgaria, 10 novembre 2017. Il testo recita “Comunismo = Giudaismo.” 88 è un codice neonazista [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] for “Heil Hitler.” Altri graffiti lasciati sulla scena del crimine [bg] includono frasi come “A morte gli ebrei” e “Notte dei cristalli.” Foto di PodTepeto.com [bg].

Gli eventi recenti in Est Europa mostrano un aumento della retorica antisemita, anche in paesi membri dell'Unione Europea (UE) come la Bulgaria e altri paesi candidati.

A novembre, diversi monumenti raffiguranti l'esercito sovietico nelle città di Plovdiv e Sofia, in Bulgaria, un paese che è stato un forte alleato dell'URSS fino al suo scioglimento, sono stati vandalizzati con graffiti antisemiti. La portavoce del Ministero degli affari esteri russo, invece di condannare l'esternazione di antisemitismo ha utilizzato il fatto di cronaca in un tentativo di revisionismo storico [bg] della liberazione degli ebrei bulgari durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Bulgaria era entrata nel conflitto mondiale come alleata della Germania nazista, perpetrando in quanto tale l'Olocausto degli ebrei in Macedonia e in Grecia settentrionale nel 1943. Ad ogni modo, le autorità fasciste incontrarono diverse difficoltà nel tentativo di sterminio della popolazione ebraica, in molti casi salvata dagli sforzi delle forze domestiche democratiche e della Chiesa ortodossa bulgara. Il 9 settembre 1944, a seguito dell'occupazione del paese da parte dell'Armata Rossa, la Bulgaria vide un cambio di governo e di schieramento in favore degli Alleati.

Il tentativo di sfruttare i graffiti antisemiti a scopi propagandistici, e di presentare l'URSS come liberatrice degli ebrei bulgari, ha provocato le risposte del portavoce del Ministero degli affari esteri bulgaro [bg], dell’American Jewish Committee, e di numerosi media e blogger di spicco.

Un aspetto preoccupante scaturito dal dibattito è che i partiti di destra in Bulgaria abbiano “chiuso un occhio” sull'antisemitismo dei graffiti, dal momento che ad essere vandalizzati siano stati monumenti sovietici, in virtù del fatto che l'opposizione al comunismo [bg] rappresenti una priorità.

Una concatenazione di eventi

Non si tratta del primo incidente riguardante graffiti antisemiti in Bulgaria. Nel 2016, mentre era in visita nel paese, la scrittrice e musicista Rachel Susser aveva notato [en]:

I started counting the swastikas sometime in December. Most days I would see at least one, but usually there were more. There were two between my apartment and my favorite bakery, and four on the way to my dance class. More than five visible through the bus window on the ride between Sofia and Plovdiv. Eleven in the first two hours of the drive north through the mountain pass toward Veliko Tarnovo. There are other neo-Nazi, white supremacist, and ultra-nationalist symbols, too.

Ho iniziato a contare le svastiche a dicembre. La maggior parte dei giorni ne incontravo almeno una, ma di solito ce n'erano molte di più. Ne avevo viste due tra il mio appartamento e la mia pasticceria preferita, e quattro sulla strada per la mia scuola di danza. Dal finestrino del bus tra Sofia e Plovdiv era possibile vederne più di cinque. Undici nelle prime due ore del viaggio verso nord, attraverso il passo montuoso verso Veliko Tarnovo. C'erano anche altri simboli neonazisti, suprematisti e ultra-nazionalisti.

Adela Peeva ha diretto il documentario del 2017 intitolato “Long Live Bulgaria” (Viva la Bulgaria) a proposito dell'incremento del nazionalismo nelle città minori in giro per il paese. In un'intervista con la televisione pubblica bulgara [bg], ha spiegato di aver incontrato opinioni molto forti sul nazionalismo, intrecciate con sentimenti antisemiti e con un odio verso la popolazione Rom. Un esempio lampante arriva nelle prime scene del film, riassunte anche nel trailer pubblicato qui sotto, in cui un ragazzo dichiara: “La festa nazionale non è per gli stranieri o gli zingari.”

Nell'ottobre 2017, il critico letterario Dimitar Kambourov è stato accusato da numerose figure di spicco, e da almeno un’organizzazione ebraica [bg], di aver utilizzato discorsi antisemiti nella sua recensione del documentario “Angel Wagenstein – Art Is A Weapon”, a proposito della vita dello sceneggiatore Angel Wagenstein, incluso il periodo in cui combattè in una brigata ebraica durante la guerra. In seguito alle proteste, la recensione di Kambourov è stata rimossa dal portale “Kultura”, con le scuse [bg] del suo capo redattore. Un'altra agenzia di stampa, Liberal Review, ha pubblicato un'inchiesta in cui l'autore accusa Kambourov di aver diffuso una retorica razzista in altri testi [bg] pubblicati in passato.

Come nel caso dei graffiti di novembre, quando l'anticomunismo era stato utilizzato come una scusante per l'antisemitismo, anche il polverone alzato a causa della recensione del film si concentrava su come fosse stato presentato in ottica anticomunista.

Nel 1943, la deportazione di 48.000 ebrei dalla Bulgaria si era già arrestata, ma solo dopo che 11.343 persone erano già state allontanate dai territori occupati in Grecia settentrionale e Macedonia. Nel febbraio 2018, gli estremisti di destra hanno continuato a celebrare la memoria di uno degli ideatori dell'Olocausto (assassinato da soldati antifascisti nel 1943) organizzando una una parata in suo onore nel centro di Sofia [it], la capitale.

Una tendenza regionale diffusa

Veni Markovski, un attivista digitale antifascista in Bulgaria, ha detto a Global Voices:

The result of all of the above, is a clear sign that more educational work is needed, and one could hope that Bulgaria would take the lead and confront anti-Semitism.

Tutto quello che sta succedendo è un chiaro segno della necessità di un lavoro maggiore sull'istruzione, e c'è solo da sperare che la Bulgaria prenda in mano la situazione e affronti l'antisemitismo.

Non è da solo a chiedere che vengano fatto qualcosa di concreto contro l'antisemitismo. Attivisti dei diritti civili in Europa centrale e orientale hanno lanciato l'allarme a proposito della rinvigorita retorica dell'odio rivolta contro gli ebrei e dell'apologia dei carnefici dell'Olocausto, così come dei pericoli a cui si va incontro lasciando tutto questo impunito.

Un esempio è quello del 13 novembre 2017, quando durante un corteo dei nazionalisti di destra in occasione dell'anniversario dell'indipendenza della Polonia sono stati intonati cori che incitavano all'allontanamento degli ebrei dal paese, secondo quanto riporta il Times of Israel.

Il 28 gennaio, in Macedonia (paese candidato all'ingresso nell'UE), diversi utenti sui social media hanno colto l'occasione della Giornata della memoria per ricordare uno scandalo del 2011 che aveva coinvolto il presidente Gjorge Ivanov [it], eletto nel 2009 e riconfermato nel 2014 grazie al supporto del partito populista di destra VMRO-DPMNE.

Nel 2011 il quotidiano Shpic aveva rivelato come Ivanov, che precedentemente aveva lavorato come professore di scienze politiche, avesse collaborato alla scrittura di un libro di testo universitario che definiva l'antisemitismo come “odio degli ebrei oltre il necessario.” Diversi mesi dopo, il giornale è stato chiuso dalle autorità governative. Il libro viene ancora utilizzato nelle università.

Tweet: Una delle infinite ‘perle di saggezza’ di #Jorge [dispregiativo per Gjorge Ivanov]:
“Un antisemita è una persona che odia gli ebrei più di quanto sia necessario”
Fonte: “Political theories – Antiquity”; autori Gjorge Ivanov, PhD, e Svetomir Škarić, PhD
Bonus: [link ad un articolo del giornalista] Zvezdan Georgievski “Antisemitism on the presidential court”
Foto: Un estratto del libro in cui la frase è stata sottolineata, e foto di Ivanov e Škarić

Sebbene non siano comuni come in Bulgaria, graffiti e svastiche inquinano anche i muri in Macedonia. Negli ultimi anni, quando sono apparsi graffiti di questo tipo o quando il cimitero ebraico di Bitola, città del sud del paese, è stato vandalizzato, l'opinione pubblica ha sempre prestato poca attenzione agli episodi e i criminali non sono mai stati portati davanti alla giustizia.

Una rara eccezione alla pratica diffusa di ignorare la retorica neonazista e antisemita è stata una dichiarazione recente della polizia macedone riguardo i risultati di un'indagine a seguito della vandalizzazione del museo memoriale della resistenza contro il fascismo e di altri edifici della città di Prilep. Il 7 marzo 2018 le autorità hanno comunicato di aver denunciato un sospetto identificato come K.D. (15) (mk) in base all'articolo 264 del Codice Penale per “danneggiamento o distruzione di beni protetti, patrimoni culturali o naturali.”

Simboli neonazisti sul megafono utilizzato dal macedone Todor Petrov, politico di destra. Immagine da un video di A1on.

C'è poca comprensione dei codici e simboli neonazisti come quelli visibili sul monumento di Plovdiv, in Bulgaria. Quando nel marzo 2018 un politico macedone di destra e ex membro del parlamento, Todor Petrov, ha utilizzato un megafono che riportava la scritta “SS 14 88″ (simboli che stanno per Schutzstaffel [it], Quattordici parole [it], Heil Hitler [it]) durante una manifestazione nazionalista, l'unica reazione è stata quella di un mediatore delle negoziazioni fra partiti dell'Unione Europea, l'esperto belga Peter Vanhoutte.

Diversi media hanno citato il suo messaggio di indignazione su Facebook [mk], ma le istituzioni locali hanno intrapreso pochi o nessun provvedimento in merito. Petrov, che possiede forti legami con il VMRO-DPMNE (partito precedentemente al governo che si presenta come di centro-destra e in quanto tale è membro del Partito Popolare Europeo) ha smesso di utilizzare il megafono da quel momento. Ad ogni modo, continua a prendere parte a numerosi eventi e manifestazioni d'odio organizzate da gruppi satellite, e al momento si trova impegnato in cortei [mk] e proteste contro le negoziazioni in merito alla questione del nome in Macedonia.

Numerosi attivisti civili e forze progressiste nella regione stanno denunciando da anni gli effetti corrosivi di questa retorica dell'odio sulla coesione sociale. Non è una coincidenza che negli ultimi mesi le istituzioni europee e la NATO abbiano dichiarato che una delle loro priorità sia proprio combattere gli estremismi regionali.

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