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I giovanissimi di Ghouta diventano reporter di guerra per far luce sulle sofferenze dei civili

Noor e Alaa filmano la distruzione causata dal regime Siriano a Ghouta Est. Usata con permesso.

Quella che segue è una serie di testimonianze da Ghouta Est (vicino a Damasco). È la terza dopo quella di una infermiera [it] e di un dentista [it], pubblicati rispettivamente il 20 febbraio e il 4 marzo 2018 dal collettivo Act For Ghouta [en, come i link a seguire, salvo diversa indicazione]. Global Voices ha anche pubblicato testimonianze di Damasco che potete leggere qui [it].

Controllata dai ribelli anti-regime. Ghouta Est è sotto assedio del regime siriano di Bashar Assad e i suoi alleati dalla fine del 2013. Ma nelle recenti settimane la violenza è aumentata drasticamente. Nelle due settimane tra la sera del 18 febbraio a quella del 3 marzo i dati medici di Médecins Sans Frontières (MSF) parlano di 4829 feriti e 1005 morti, vale a dire circa 344 feriti e 71 morti al giorno. Le infrastrutture civili sono state pesantemente danneggiatecon più di 25 ospedali e centri medici colpiti, una media di uno ogni quattro giorni.

Due sorelle di Ghouta Est, Noor di dodici anni e Alaa di otto, si sono iscritte a Twitter con un unico account per parlare direttamente dell’assedio in atto.

Le bambine e la loro madre, Shams Al-Khateeb, hanno visto decine di orfani e di bambini senza casa lasciati a loro stessi, senza nessuna cura dopo la morte dei loro genitori. Al-Khateeb ha creato l’account Twitter per le sue due figlie sperando che le persone possano vedere cosa stia succedendo a Ghouta e che facciano qualcosa.

Global Voices (GV) si è messa in contatto con Noor, che ci ha spiegato perché vuole diventare una giornalista:

I want to be a journalist to convey the innocents’ suffering or study chemistry to make medicine to the people.

Voglio essere una giornalista per trasmettere la sofferenza degli innocenti oppure studierò chimica per fare le medicine per la gente.

Nonostante l’assedio, Noor andava a scuola ed era una degli studenti più brillanti della quinta elementare. Ma recentemente la sua scuola è stata bombardata dai jet lanciati dal regime di Assad e la campagna militare in corso le ha impedito di andare in altre scuole.

Ora Noor e la sua famiglia passa la maggior parte del suo tempo a casa.

Sono sopravvissuti ad un attacco aereo che aveva come obiettivo il loro quartiere e a causa del quale Alaa ha riportato delle ferite.

A volte, le sorelle camminano per strada o vanno a filmare i rifugi discutendo della profonda crisi umanitaria. Parlando a GV, la loro mamma rivela di quanto siano disperate:

Most of the time the girls stay close to me and hug me and start crying when an air strike hit nearby. We don't have much food, only some herbs like parsley, nor water to drink or shower.

La maggior parte del tempo le bambine mi stanno vicino, mi abbracciano e iniziano a piangere quando c’è un attacco aereo nelle vicinanze. Non abbiamo abbastanza cibo, solo alcune erbe come il prezzemolo, non abbiamo acqua da bere o per lavarci.

La conseguenza dell'attacco del 22 febbraio 2018, è stato filmato e postato su Twitter. Attenzione: il video contiene immagini esplicite.

Per favore aiutateci! #SaveGhouta #Ghouta #Syria

Nel video Noor piange chiedendo:

Why is he bombing us? What have we done to him? And what does he want from us?

Perché ci sta bombardando? Cosa gli abbiamo fatto? E cosa vuole da noi?

La loro mamma racconta a GV che Noor e Alaa, come altri bambini, vogliono che i bombardamenti cessino per poter tornare a scuola e avere una vita normale.

Documentare la guerra

Spesso ci si riferisce alla guerra in Siria come al conflitto più documentato della storia, per il fatto che sono i siriani stessi a documentarla.

Quando il 20enne Mahrous Mazen era seduto in classe sette anni fa, non si sarebbe mai immaginato che un giorno sarebbe diventato un fotoreporter che si occupa delle sofferenze delle persone della sua città natale, Douma, una delle città di Ghouta Est.

Ma a causa degli orrori della guerra inflitti in Siria, Mazen ha deciso di diventare un fotoreporter.

Mahrous Mazen con una fotocamera in mano mentre filma i raid aerei del regime Siriano. Fonte: Twitter

Mazen tira fuori la sua fotocamera ogni giorno per fotografare la distruzione, i morti e i feriti dopo i bombardamenti del regime siriano e del suo alleato russo.

Mazen posta foto giornaliere su Twitter, Facebook e Instagram o le manda alle agenzie stampa “così che il mondo possa vedere questi orrori” spiega a GV.

Fotografo che segue la vita quotidiana delle persone nell’assediata Ghouta Est, risiede a Douma.
Per favore supportare l’account
Grazie a tutti ❤🌷

Mahrous racconta a GV che suo padre è stato ucciso in un raid aereo del regime nel 2014. Ora vive in un rifugio a Ghouta con la sua famiglia e i vicini.

I rifugi sono dei normali scantinati in cui mancano i requisiti necessari per proteggere i civili dagli attacchi aerei.

Every shelter hosts 30 to 40 family, I've visited one in Arbin that hosts 120 families.

Ogni rifugio ospita dalle 30 alle 40 famiglie, ne ho visitato uno ad Arbin che ne ospitava 120.

Mazen continua:

It's very hard to get an internet connection in order to upload the photos and videos because of intensive shelling. Many families are still buried under the rubbles and can't be reached by White Helmets.

È molto difficile avere la connessione internet per caricare le foto e i video, a causa dei bombardamenti intensivi. Molte famiglie sono ancora sotto le macerie e non possono essere raggiunte dai Caschi Bianchi.

Mazen racconta a GV che si rifiuta di lasciare Ghouta. Ha paura della totale distruzione della città, così com’è accaduto ad Aleppo, rimasta devastata nel 2016. Nonostante il regime affermi che garantirà un’evacuazione sicura della città, Mazen non crede a queste parole, considerando il numero di volte in cui sono stati violati gli accordi passati.

Inoltre sottolinea che in Siria persino le Nazioni Unite (ONU) sono state colpite, riferendosi a quando i jet hanno bombardato delle località vicino ai camion di aiuti dell’ONU mentre stavano consegnando del cibo. Il 5 marzo il regime ha persino confiscato i rifornimenti medici destinati a Ghouta.

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