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L'arresto di un uomo d'affari in Kazakistan scatena timori sull'uso della tortura per motivi politici nel paese

Iskander Yerimbetov. Foto di Gaini Erimbetova ampiamente diffusa su internet.

Iskander Yerimbetov ha molte aziende in Kazakistan, tra cui una fabbrica di caramelle e una grande azienda di trasporti via elicottero. Non ha un ruolo politico di rilievo in questo paese dell'Asia Centrale ma è stato accusato di aver riciclato denaro per conto di Mukhtar Ablyazov, l'acerrimo nemico del Presidente di lunga data Nursultan Nazarbayev.

Yerimbetov è stato arrestato il 13 novembre 2017, mentre usciva da un centro commerciale insieme alla moglie e da allora è rinchiuso in carcere.

Sua madre Gaini Yerimbetova afferma [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] che sia stato maltrattato in carcere:

(Iskander's mother) Yerimbetova told the Norwegian Helsinki Committee that when she met with her son on January 11, his face was bruised and swollen, and that he had a wound on his forehead, with coagulated blood. She said she also saw bruises on her son’s arms and legs and that he appeared to be in “considerable pain, continuously held one hand to his side and complained about headaches and dizziness.”

Yerimbetova (la madre di Iskander) ha raccontato al Comitato Novergese di Helsinki (per i diritti umani) che quando ha incontrato suo figlio in carcere l'11 gennaio, aveva la faccia gonfia e piena di lividi e una ferita sulla fronte con del sangue raggrumato. Dice di aver visto tracce di lividi anche sulle braccia e sulle gambe del figlio, e che le sembrava che “stesse soffrendo molto, perché teneva continuamente una delle mani su un fianco e affermava di soffrire di mal di testa e vertigini.

Non è la prima volta che Gaini Yerimbetova riferisce di aver visto con i suoi occhi segni di tortura sul figlio.

I segni recenti sulla sua pelle sono “una vendetta per il fatto che abbiamo pubblicamente criticato la tortura e un avvertimento che le cose possono peggiorare”, afferma Yerimbetova.

Human Rights Watch e il Comitato Norvegese di Helsinki per i diritti umani hanno richiesto [ru] un'indagine equa e imparziale.

Caccia all'uomo

La famiglia Yerimbetov afferma che Iskander non ha mai avuto alcun rapporto personale con Mukhtar Ablyazov, un banchiere che si è dato alla fuga e rifugiato in Francia, che ha ammesso di aver finanziato le attività dell'opposizione politica in Kazakistan ed è attualmente accusato di massicce frodi.

La sua famiglia asserisce invece che le autorità kazake stiano tenendo in stato di arresto Iskander per tentare di fare pressioni su sua sorella Bota Jardemalie. Jardemalie è un avvocato ed ha lavorato e rappresentato Ablyazov per molti anni. Le autorità vogliono che torni in Kazakistan per testimoniare contro di lui, poiché stanno continuando a istruire il caso contro il banchiere.

Il mese scorso, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si preparava ad incontrare il 77enne leader kazako Nazarbayev alla Casa Bianca, Jardemalie ha scritto [kk] un appassionato editoriale chiedendo a Trump di fare pressioni su Nazarbayev per il caso di Yerimbetov, ed in generale per la protezione dei diritti umani.

My brother has been taken hostage as a reprisal against me for my legal work in support of political victims of the regime, including Ablyazov. I too have faced false accusations from Kazakhstan, leading Belgium to grant me political asylum. Officials have promised my brother that they would drop the charges against him if he persuades me to go back to Kazakhstan to provide false testimony against Ablyazov.

Mio fratello è stato preso in ostaggio come ritorsione nei confronti delle mie attività legali a sostegno delle vittime politiche del regime, tra cui Ablyazov. Anch'io ho dovuto affrontare false accuse che mi sono state mosse dalle autorità kazake ed ho dovuto richiedere asilo politico in Belgio. I funzionari hanno promesso a mio fratello che lasceranno cadere le accuse nei suoi confronti se mi convince a tornare in Kazakistan per rilasciare una falsa testimonianza contro Ablyazov.

Trump non sembra aver sollevato la questione dei diritti umani durante l'incontro.

Mukhtar Ablyazov è una figura controversa in Kazakistan. Al momento in cui fu accusato di essere fuggito dal paese con quasi 6 miliardi di dollari di fondi indebitamente sottratti a una delle principali banche del paese nel 2009, era già stato in carcere per abusi in atti d'ufficio che aveva commesso tra il 1998 ed il 1999, quando era il Ministro per l'Energia del paese.

Oggi, lancia regolarmente le sue infervorate critiche contro Nazarbayev a centinaia di migliaia di Kazaki tramite Facebook e YouTube. Il governo ha tentato periodicamente di bloccare i suoi account sui social media per contrastare la piaga di Ablyazov.

Ablyazov ha ottenuto dalla Francia lo status di rifugiato. La Corte Suprema francese si è opposta alla sua estradizione dal territorio francese alla fine del 2016, ritenendo che le accuse contro di lui avessero motivazioni politiche.

Un tentativo per salvarsi la faccia

Come ha fatto notare Human Rights Watch in un recente post sul caso di Yerimbetov, il Kazakistan è uno dei firmatari della Convenzione contro la tortura. È però anche molto consapevole del suo prestigio internazionale. Nel periodo che ha preceduto la visita di Nazarbayev a Washington, sono stati pubblicati diversi articoli mirati a lustrare l'immagine del governo sui siti di news occidentali, frutto probabilmente dell'incessante lavoro di relazioni pubbliche del Ministero degli Esteri del paese.

Tutto ciò rende ancora più preoccupante il fatto che le autorità non abbiano inizialmente fatto niente per mascherare le condizioni di Yerimbetov.

In occasione di una delle sue visite in carcere, l'avvocato di Yerimbetov ha descritto [kk] e sue condizioni fisiche come segue:

Он был тяжело болен, бледный, в страшно подавленном состоянии, запуган, периодически терял сознание, речь была бессвязная, не мог вообще разговаривать, плакал. Также он просил воды, видно было, что голоден.

Non aveva l'aria di stare bene. Era pallido, molto depresso e sembrava terrorizzato. Ogni tanto perdeva conoscenza, non era in grado di parlare e piangeva. Mi ha chiesto dell'acqua. Era chiaro che aveva fame.

Secondo il post [kk] pubblicato da Jardemalie su Facebook, Yerimbetov è stato visitato da “due esperti forensi britannici” che volevano esaminarlo circa un mese dopo che la sua famiglia ha dichiarato che mostrava chiari segni fisici di torture.

Il timore è che questi “esperti forensi stranieri” siano stati chiamati per confermare le dichiarazioni dell'agenzia anti-corruzione kazaka [ru] che asserisce che Yerimbetov goda di buona salute.

Nonostante sia risaputo che il governo kazako monitori attentamente le discussioni online su Mukhtar Ablyazov, la reazione dei social media locali al caso di Yerimbetov è stata diffusa ed indignata.

I principali media kazaki hanno invece sostenuto la posizione del governo. Quando i familiari di Iskander hanno iniziato a parlare della sua situazione, le agenzie di stampa e i canali televisivi kazaki non si sono espressi oppure hanno deciso di enfatizzare [kk] invece il suo “stile di vita lussuoso”.

Il 12 gennaio, un sito di news privato e molto popolare, Nur.kz è riuscito a fare vista a Yerimbetov a sorpresa in carcere.

Il sito web ha poi dichiarato con disinvoltura che le affermazioni della madre riguardo ai maltrattamenti non “erano fondate sulla realtà”, anche se non è chiaro su quali basi i giornalisti di Nur.kz avessero le qualifiche per trarre queste conclusioni.

Nel frattempo, la sorella di Yerimbetov, Jardemalie non ha alcun dubbio su ciò che l'aspetterebbe se decidesse di rientrare in Kazakistan. In un’intervista [kk] con il servizio kazako di RFE/RL il 19 febbraio ha dichiarato:

— Понимаю очень чётко одну вещь — если я вернусь в Казахстан, Искандера, конечно, никто не отпустит, меня арестуют, так же как Искандера, так же как Искандера, меня будут пытать, нас обоих посадят на долгое время и отберут у Искандера весь его бизнес, фактически разрушив всю нашу семью.

So per certo che se tornassi in Kazakistan, Iskander non verrebbe rilasciato ed anch'io sarei arrestata e torturata. Ci terrebbero entrambi in carcere, ci esproprierebbero di tutte le nostre aziende e distruggerebbero la nostra famiglia.

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