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Suriname: un'organizzazione no profit diventa la voce degli animali che stanno perdendo il loro habitat

Un bradipo selvatico in natura, in Suriname. Foto di Stellar Tsang, per gentile concessione del Green Heritage Fund Suriname. Riprodotta con permesso.

A Paramaribo, nel Suriname, un'organizzazione ambientalista si sta impegnando a salvare la fauna selvatica ed a preservarne l'habitat. Fondato nel 2005 da Monique Pool, il Green Heritage Fund Suriname [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] (Fondo per il Patrimonio Verde del Suriname) sostiene i diritti degli animali tramite l'educazione delle persone.

Anche se il Suriname è un paese lussureggiante, la deforestazione che colpisce le aree urbane sta scacciando gli animali dai loro habitat. Il Green Heritage Fund sta lavorando per aiutare questi animali, soprattutto i bradipi, e per preservare gli ecosistemi per i delfini e gli altri animali marini.

Global Voices ha parlato con Monique Pool riguardo all'importante lavoro svolto dalla sua organizzazione.

Monique Pool, fondatrice e direttrice del Green Heritage Fund Suriname. Foto di Stellar Tsang. Riprodotta con permesso.

Global Voices (GV): Parlaci del Green Heritage Fund Suriname. Com'è una tipica giornata di lavoro?

Monique Pool (MP): I think most people think we are either running behind sloths and anteaters, or maybe watching dolphins all day. I wish…but actually, we have a lot of tasks. We plan for new activities and then in between, we get calls for rescues. Sometimes we have one rescue a week and sometimes we have two rescues in one day.

Monique Pool (MP): Penso che la maggior parte della gente pensi che stiamo correndo dietro a bradipi e formichieri, o che passiamo la giornata a guardare i delfini. Vorrei… in realtà abbiamo molti compiti. Pianifichiamo nuove attività e nel contempo riceviamo richieste di salvataggio; alcune volte ne riceviamo una a settimana, altre volte anche due richieste in un giorno.

Primo piano di un bradipo salvato dal Green Heritage Fund Suriname. Foto di Stellar Tsang. Riprodotta con permesso.

GV: Parlaci di alcune di queste attività e dei vostri obiettivi come organizzazione no profit.

MP: We have four programs. The Xenarthra Program is basically the rescue, rehabilitation and release of wildlife. It’s also about [preserving] the ecosystem that they live in, to ensure that there’s enough left. We’re not just the normal conservation organization. We’re also looking more and more at the wildlife welfare of animals that are losing their habitat, especially in the city.

The second program is the Dolphin Program. While that's the one species the program is focusing on, we also started looking at the broader picture — all the animals that share the ecosystem with this dolphin and the health of that ecosystem. Together with WWF Guianas, the Nature Conservation Division of the Suriname Forest Service, and the Protected Areas Commission of Guyana, we’re actually implementing a regional Marine Spatial Planning project. In the end, the aim for that program is to have a marine protected area.

Our third program is Education and Research. For us, education is the main focus of what we do because we feel if you don’t raise awareness or don’t educate people, you will never be able to protect areas. Education is a really important part of our efforts. It’s cutting through all of our programs and education, of course, includes advocacy.

The fourth program is Green Community Development. If the community invites us, we help them look for alternative ways of earning money.

MP: Abbiamo quattro programmi. Il Programma Xenarthra è essenzialmente il salvataggio, la riabilitazione e il rilascio in natura di animali selvatici; riguarda anche la conservazione dell'ecosistema in cui vivono, per garantire che ne resti abbastanza. Non siamo soltanto una normale organizzazione ambientalista; ci stiamo anche interessando sempre più al benessere degli animali che stanno perdendo il loro habitat, specialmente in città.

Il secondo programma è il Programma Delfino. Anche se i delfini sono l'unica specie su cui si sta concentrando il programma, abbiamo iniziato a guardare al quadro più ampio: tutti gli animali che condividono l'ecosistema con i delfini e la salute dell’ ecosistema stesso. Insieme a WWF Guianas, alla Divisione per la Conservazione della Natura del Servizio Forestale Surinamese e alla Commissione delle Aree Protette del Guyana, stiamo concretamente rendendo effettivo un progetto regionale di Pianificazione Territoriale Marina. L'obiettivo finale di questo programma è di avere un'area marina protetta.

Il nostro terzo programma è Istruzione e Ricerca. Per noi, l'educazione è l'obiettivo principale di ciò che facciamo. Crediamo che se non ci si impegna per accrescere la consapevolezza delle persone, per educare la gente, non saremo mai in grado di proteggere alcuna area. L'istruzione è una parte molto importante dei nostri sforzi, attraversa tutti i nostri programmi e, ovviamente, l'educazione include patrocinio e sostegno.

Il quarto programma è lo Sviluppo della Comunità Verde. Dietro invito da parte della comunità, aiutiamo le persone a cercare modi alternativi per guadagnare denaro.

GV: Perché avete deciso di concentrare le vostre energie sul benessere dei bradipi?

MP: It’s more or less of a coincidence that we started doing that. I had lost my dog and while I was looking for him through the Animal Protection Society, I volunteered to take care of a baby sloth. Then I started becoming interested in why specifically sloths were being reported [to the Animal Protection Society] so much. We started focusing more on that whole group because they are very special animals — not just the sloths, but also anteaters. I became more and more curious, and started looking online for resources.

MP: È più o meno per una coincidenza che abbiamo iniziato ad occuparcene. Avevo perso il mio cane e, mentre lo stavo cercando tramite la Società per la Protezione degli Animali, mi sono offerta volontaria per prendermi cura di un cucciolo di bradipo. Poi ho iniziato a interessarmi al motivo per cui i bradipi, nello specifico, venissero segnalati così spesso [alla Società per la Protezione degli Animali]. Abbiamo iniziato a concentrarci di più sull'intero gruppo, perché sono animali molto speciali, non solo i bradipi ma anche i formichieri. Sono diventata sempre più curiosa e ho iniziato a cercare risorse online.

GV: In che modo lo sviluppo e la deforestazione hanno influenzato la vita dei bradipi nel Suriname?

MP: All wildlife that shares the habitat with the sloths are affected when there is deforestation — but sloths are so slow, they cannot get away. The moment the machines start coming in, the monkeys will flee, the birds will go away, the snakes will leave because of the ground moving in a certain way. The animals will be gone, with the exception of the animals that are too slow to do that. These include the sloths, the silky anteaters (small anteaters that live very high in the trees), and the tree porcupines.

When we do the rescues, those are the animals that we mostly catch. We normally release all healthy animals within a week.

Deforestation is happening in the interior where there is illegal gold mining, but those areas are already heavily hunted, so there is not that much wildlife. Most of our animals come from the coastal zone, with maybe 96% coming specifically from the city.

MP: Tutta la fauna selvatica che condivide l'habitat con i bradipi è danneggiata in caso di deforestazione – ma i bradipi sono così lenti, non riescono ad andarsene. Nel momento in cui i macchinari iniziano ad arrivare, le scimmie fuggiranno, gli uccelli andranno via, i serpenti si allontaneranno a causa delle vibrazioni insolite del terreno. Gli animali se ne andranno, ad eccezione di quelli che sono troppo lenti per farlo: i bradipi, i formichieri setosi (piccoli formichieri che vivono molto in alto sugli alberi) e i porcospini arboricoli.

Quando eseguiamo i salvataggi, queste sono le specie che raccogliamo più spesso. Normalmente rilasciamo tutti gli individui sani entro una settimana.

La deforestazione, che avviene all'interno del paese dove viene estratto l'oro illegalmente, interessa aree che sono già pesantemente oggetto di caccia e che quindi non ospitano molta fauna selvatica. La maggior parte dei nostri animali proviene dalla zona costiera, di cui circa il 96% da aree urbane.

Un bradipo si fa strada attraverso un terreno fortemente inquinato nella capitale del Suriname, dove molti animali rischiano di perdere il loro habitat. Foto di Stellar Tsang, per gentile concessione del Green Heritage Fund Suriname. Riprodotta con permesso.

GV: Come ti occupi dei bradipi una volta arrivati ​​al vostro rifugio?

MP: First, we assess their health status. If they are healthy, we release them within two to three days. Because of the hunting going on in Suriname, we normally do releases [in areas we deem safe].

[For injured animals], the most challenging part is providing food that they will eat. Once the animals eat, you can provide the full treatment they need before releasing them. But if they refuse to eat, they will die, even if they get the treatment; then, we need to make a decision about what to do. Sometimes we will release an animal if we see that being in the forest and being able to take care of itself will heal it. But we don’t do that very often — almost never — because a weak animal or injured animal is just food for predators.

MP: In primo luogo, valutiamo il loro stato di salute. Se sono in buona salute, li rilasciamo entro due o tre giorni. A causa della caccia che avviene in Suriname, normalmente eseguiamo i rilasci in aree che reputiamo sicure.

[Per gli animali feriti], la parte più difficile è procurare il cibo che mangeranno. Una volta che gli animali accettano il cibo e iniziano a mangiare, prima di rilasciarli si può eseguire la terapia di cui hanno bisogno. Ma se si rifiutano di mangiare, moriranno, anche se ricevono le cure necessarie; in questi casi dobbiamo prendere una decisione su cosa fare. A volte, quando notiamo che essere nella foresta, essere in grado di prendersi cura di se stesso, può guarire un particolare individuo, lo rilasciamo. Ma succede molto di rado, perché un animale debole o ferito è solo nutrimento per i predatori.

Monique Pool e un membro della sua squadra con un bradipo salvato dalla sua organizzazione. Foto di Stellar Tsang, per gentile concessione del Green Heritage Fund Suriname. Riprodotta con permesso.

GV: Qual è l'aspetto più difficile del tuo lavoro?

MP: When we have an animal that is really badly injured, the most difficult part is having to deal with people’s awareness about what they did to the animal. I remember this one animal — people had caught a two-fingered sloth because they wanted to eat it. Then they thought it was pregnant and because they didn’t want to eat a pregnant animal, they tied it up and let it sit in their yard. After maybe ten days, they called us. The wire had completely ruptured through the flesh of its leg and we had to euthanize the animal after we brought it to the vet.

For a week or more, the volunteer and I…we just couldn’t sleep thinking about that. It’s not just dealing with the suffering of the animals, but the ignorance of the people. That really gets me most, the ignorance.

MP: Quando ci imbattiamo in animali gravemente feriti, la parte più difficile è avere a che fare con la consapevolezza delle persone riguardo a ciò che hanno fatto all'animale. Ricordo questo caso in particolare: delle persone avevano catturato un bradipo a due dita perché volevano mangiarlo. Poi, credendo che fosse incinta e non volendo mangiare un animale gravido, lo hanno legato e lasciato nel loro cortile. Dopo forse dieci giorni, ci hanno chiamato. Il filo aveva lacerato completamente la carne della sua gamba e, dopo averlo portato dal veterinario, abbiamo dovuto sopprimerlo.

Per una settimana o più, io e il volontario… non riuscivamo a dormire ripensando a quello che era successo. Non è soltanto affrontare la sofferenza degli animali, ma l'ignoranza delle persone. E’ questo che davvero mi fa impazzire, l'ignoranza.

GV: Invece, qual è la parte più appagante di ciò che fate?

MP: It’s an incredible thing that I am living in a country where these special animals live, where we can see them in the wild and where they still have reasonably untouched habitats. It’s just something I appreciate very much, that I live here — not just where sloths live, but also where these amazing dolphins live. It’s something I’m very grateful for. I’m grateful that I can speak on their behalf and help protect their habitat.

MP: Per me è meraviglioso vivere in un paese in cui vivono questi animali speciali, dove possiamo vederli in natura e dove hanno ancora habitat relativamente non toccati (dall'uomo). È semplicemente qualcosa che apprezzo molto, vivere qui; non solo dove vivono i bradipi, ma dove vivono anche questi stupefacenti delfini. È qualcosa per cui sono molto grata. Sono grata di poter parlare a loro nome e contribuire a proteggere il loro habitat.

GV: In che modo le persone possono aiutare la tua organizzazione e il lavoro che svolge?

MP: There are two ways. One is to spend time, helping and volunteering with us. There can also be volunteering from a distance. There is a form on our website, where it says ‘Volunteer’. People can fill out their name, tell us what their skills are and how they want to help us. For example, our website administrator lives in the United States.

The other thing, of course, is donations. We live off of donations. That would help continue this work.

MP: Vi sono due possibilità. Una è dedicare del tempo, aiutando e facendo volontariato con noi. Può esserci anche volontariato a distanza. C'è un modulo sul nostro sito: “Volunteer” (volontariato). Le persone possono inserire il loro nome, dirci quali sono le loro capacità e come vogliono aiutarci. Ad esempio, l'amministratore del nostro sito vive negli Stati Uniti.

L'altra cosa, ovviamente, sono le donazioni. Viviamo di donazioni. Ciò aiuterebbe a continuare questo lavoro.

GV: Come utilizzate i social media per ottenere supporto e accrescere la consapevolezza delle persone?

MP: We use social media to emphasise our message ‘a wild animal belongs in the wild’, and we use the #notapet hashtag in a lot of our posts. We actively use our Facebook page to raise certain issues and we have used social media to promote a petition we started in 2011 and repeated in 2013 to fight against the selling of wildlife in the streets.

MP: Utilizziamo i social media per sottolineare il nostro messaggio “il posto di un animale selvatico è in natura”, e usiamo l'hashtag #notapet (non un animale domestico) in molti dei nostri post. Utilizziamo attivamente la nostra pagina Facebook per sollevare questioni specifiche e abbiamo usato i social media per promuovere una petizione, iniziata nel 2011 e ripetuta nel 2013, per combattere la vendita di animali selvatici nelle strade.

Monique Pool rilascia un bradipo di nuovo in natura, il luogo a cui realmente appartiene. Foto di Stellar Tsang, per gentile concessione del Green Heritage Fund Suriname. Riprodotta con permesso.

GV: C'è qualcosa di cui le persone potrebbero non rendersi conto, riguardo al tipo di lavoro di conservazione che svolgete?

MP: One thing that is really good for people to know is that we do not keep animals in enclosures. There are a lot of people who call and say, ‘We want to come and see the animals’, or want to touch them. We don’t have animals in cages. We absolutely don’t do hugging. We ourselves even limit how much we touch the animals. Sloths are solitary animals, so they are not used to social interactions, even within their species — so you can imagine how other types of interaction can be very stressful for them.

Instead, we take people on releases because we have so many rescues and releases. It’s often a very beautiful moment, because you can see when they are sitting in a cage [on the way to being released], these animals get really depressed. Once you release them, you can actually see how their energy changes; how they get off into the forest, and it’s really amazing to see that. We allow people to take as many pictures as they want, because of course this is what we want to promote — that wild animals belong in the wild.

MP: C'è una cosa che è davvero utile che le persone sappiano: non teniamo gli animali in gabbie. Ci sono molte persone che chiamano e dicono: “Vogliamo venire a vedere gli animali”. O che vogliono toccarli. Non abbiamo animali in gabbia e assolutamente non facciamo scambi di abbracci. Noi stessi per primi limitiamo le situazioni di contatto fisico con gli animali. I bradipi sono esseri solitari, non sono quindi abituati alle interazioni sociali, nemmeno all'interno della loro specie; sicuramente puoi immaginare come altri tipi di interazione possano essere molto stressanti per loro.

Invece, portiamo le persone con noi durante le uscite, perché abbiamo così tanti salvataggi e rilasci. Spesso è un momento molto bello. Puoi vedere come questi animali, quando sono seduti in una gabbia [nel transito verso il luogo dove verranno liberati], diventino veramente depressi. E una volta che li rilasci puoi realmente vedere come cambia la loro energia, come si inoltrano nella foresta, ed è davvero incredibile assistervi. Permettiamo alle persone di scattare tutte le foto che desiderano, perché ovviamente è questo ciò che vogliamo promuovere: il posto degli animali selvatici è in natura.

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