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Dopo l'assassinio dell'attivista e politica Marielle Franco, abbondano su internet notizie false sulla sua vita

La veglia funebre per Marielle Franco e il suo autista, Anderson Gomes, si è tenuta alla Camera dei Consiglieri di Rio de Janeiro, tra la commozione della folla. Immagine: Jeso Carneiro/Flickr, CC BY-NC 2.0

In Brasile, tra la commozione nazionale in seguito all'omicidio dell'attivista per i diritti umani e consigliera comunale di Rio de Janeiro Marielle Franco, sono state diffuse su internet una serie di notizie false sulla sua vita personale e sulla sua militanza politica.

Marielle, candidata del partito Socialismo e Libertà (PSOL) eletta con 46 mila voti nel 2016, è stata uccisa a colpi di pistola a Rio nella notte del 14 marzo, mentre tornava a casa dopo un evento di attiviste nere. Era accompagnata dall'autista Anderson Gomes, anch'egli ucciso, e dall'assessora Fernanda Chaves, che è invece sopravvissuta.

Mentre migliaia di persone [pt, come i link seguenti] scendevano in strada in varie città del Brasile per protestare contro l'omicidio di Marielle, le cui indagini si stanno concentrando sull'ipotesi di un'esecuzione, altri hanno diffuso su internet alcune voci riguardo alla vita dell'attivista.

Il 16 marzo, la giudice del Tribunale di Rio de Janeiro Marília de Castro Neves ha pubblicato su Facebook un commento in cui accusava Marielle di essere legata al Comando Vermelho (Comando Rosso), la più grande organizzazione criminale di Rio de Janeiro, sostenendo che Marielle fosse ‘un semplice cadavere come un altro’.

Immagine: La questione è che questa Marielle non era semplicemente una “militante”; aveva legami con dei criminali! Era stata eletta dal Comando Vermelho e non aveva rispettato gli “impegni” presi con i suoi sostenitori. Sapeva meglio di qualunque altra persona “lontana dalla favela” come i gruppi ai quali era legata riscuotono i debiti. Anche noi lo sappiamo. La verità è che non sapremo mai con certezza che cosa ha determinato la morte della consigliera, ma siamo sicuri che il suo comportamento, influenzato dal suo impegno politico, è stato determinante per la sua tragica fine. Tutto il resto sono piagnucolii della sinistra che tenta di dare un valore aggiunto a un semplice cadavere come un altro.

Tweet: La giudice dichiara [al quotidiano] Folha che non conosceva Marielle e che non ne aveva mai sentito parlare, poi accusa pubblicamente Marielle. In qualunque altro paese, la giudice avrebbe come minimo perso il suo incarico.

Prima che la giudice cancellasse il commento, la sua dichiarazione era già stata ripresa sia da pagine internet di destra che dalla stampa tradizionale.

La pagina di destra Ceticismo Político (Scetticismo Politico) ha pubblicato un articolo intitolato “Giudice distrugge la narrativa del PSOL e afferma che Marielle era legata a criminali”. Il Movimento Brasil Livre (Brasile Libero), anch'esso di destra, con 2,5 milioni di fan su Facebook, ha condiviso l'articolo, contribuendo così a diffondere le false accuse.

Il principale quotidiano del Brasile, Folha de São Paulo, ha riportato il commento della giudice mettendo in luce la diffamazione nel testo dell'articolo, ma non nel titolo, rimasto invece ambiguo. Ciò può indurre a pensare che la dichiarazione della giudice confermi la veridicità delle voci.

Sempre il giorno 16 marzo, Alberto Fraga, deputato federale con il partito Democratas (Democratici) e membro del cosiddetto “banco del proiettile” – nome con cui è conosciuto il fronte parlamentare che appoggia il libero accesso alle armi per la popolazione civile – ha pubblicato su Twitter delle false accuse simili a queste. Ha poi cancellato il tweet dopo che è diventato virale.

Immagine: Ecco a voi il nuovo mito della sinistra, Marielle Franco. Rimasta incinta a 16 anni, ex moglie del [trafficante di droga] Marcinho VP, consumatrice di marijuana, eletta dal Comando Vermelho, difendeva una fazione rivale e aveva recentemente esonerato 6 funzionari, ma è stata uccisa dalla Polizia Militare.

Tweet: Alberto Fraga l'ha cancellato, ma io l'ho salvato.

Secondo i dati di uno studio condotto dall'Università di San Paolo per monitorare gli articoli più condivisi su Facebook ogni settimana, queste non sono le uniche voci sulla vita di Marielle che si sono diffuse nei social media.

Sono nate diverse iniziative online per combattere la macchina delle notizie false. Il PSOL, partito a cui Marielle era affiliata, ha creato un sito proprio per smentire queste e altre menzogne.

‘Bisogna lavorare sull'espressione “diritti umani” in Brasile’

Le false accuse contro Marielle si basano su una concezione distorta dei diritti umani, una causa per la quale Marielle si batteva. Per una parte significativa della popolazione brasiliana, la difesa dei diritti umani contribuisce all’alto indice di criminalità del paese. Una percezione sociale diffusa è che la soluzione sia l'introduzione di pene più severe.

Da una ricerca realizzata dall'Istituto Datafolha e pubblicata nell'Annuario brasiliano della pubblica sicurezza del 2016, emerge che il 57% della popolazione concorda con la massima “l'unico criminale buono è quello morto”; al tempo stesso, il 70% concorda anche nell'affermare che “la polizia brasiliana esagera con l'uso della violenza”.

La contraddizione rivela che il sostegno all'inasprimento delle pene coesiste con la percezione che l'organo che ha il compito di eseguirle sia violento.

Questo scenario può essere paragonato a quello presentato da una ricerca realizzata dal Centro Studi sulla Sicurezza e la Cittadinanza (Cesec) dell'Università Cândido Mendes. I dati del Cesec mostrano che a Rio de Janeiro la dichiarazione “l'unico criminale buono è quello morto” non è ricevuta così favorevolmente come quanto mostrato dalla ricerca di Datafolha, che prende in esame la posizione dell'intero paese.

Nonostante questo, le interviste condotte con gli abitanti di Rio de Janeiro mostrano anche che il 73% degli intervistati ritiene che la difesa dei diritti umani sia incompatibile con il controllo della criminalità; il 56%, inoltre, pensa che chi difende i diritti umani difenda i criminali.

Anche se il tasso di approvazione della dichiarazione “l'unico criminale buono è quello morto” varia, la comprensione dei diritti umani in Brasile rimane comunque confusa. In un'intervista [al giornale digitale brasiliano] Nexo, la ricercatrice Julita Lemgruber, che ha condotto la ricerca a Rio de Janeiro, spiega:

Há uma clara falta de compreensão sobre o significado do termo ‘direitos humanos’, pois outros percentuais da pesquisa mostram claramente que os entrevistados rechaçam o que está, na prática, contra os direitos humanos. Nós, que trabalhamos com essas questões, temos de receber isso [o rechaço de 73%] como um alerta, um aviso de que é preciso trabalhar a expressão ‘direitos humanos’ no Brasil, de maneira a divorciá-la definitivamente da ideia de que se trata de defender privilégios para bandidos

C'è un'evidente confusione sul significato del termine “diritti umani”, in quanto altri dati percentuali della ricerca mostrano chiaramente che gli intervistati rifiutano ciò che, nella pratica, va contro i diritti umani. Noi che lavoriamo su queste questioni dobbiamo interpretare questo [il rifiuto del 73%] come un campanello d'allarme, come un segnale che è necessario lavorare sull'espressione “diritti umani” in Brasile, in maniera da staccarla definitivamente dall'idea che si tratta di difendere i privilegi dei criminali.

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