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Subito dopo un incendio fatale in Russia, scoppia l'indignazione contro la scarsezza delle autorità e i troll online

Vladimir Putin in visita all'improvvisata lapide commemorativa delle vittime del centro commerciale di Kemerovo, mentre i russi si lamentano dell'apatica risposta ufficiale del paese al tragico incidente. // Crediti: kremlin.ru. CC BY 4.0

Lo scorso 25 marzo, un grande centro commerciale nella città siberiana di Kemerovo è andato completamente in fiamme uccidendo oltre 60 persone, tra le quali molti bambini. Nei giorni e nelle ore seguenti, gli abitanti della città hanno duramente criticato le amministrazioni locali e cittadine per la maldestra gestione dell'emergenza e la lentezza dei primi soccorsi.

Mentre gli abitanti della città sono scesi in strada e si sono attivati su internet, la macchina russa dei bot, prevalentemente orientata verso i dibattiti interni [en], ha concentrato i propri sforzi nel tentativo di minimizzare l'indignazione della popolazione locale e scagionare i funzionari statali. Questa campagna riflette anche l'atteggiamento sprezzante e spesso duro che i funzionari statali hanno dispensato ai familiari dei defunti.

Mentre gli animi si scaldano, sia nelle strade che su internet, molti pensano che l'uso dei troll abbia generato un clima di sfiducia e disinformazione.

Le critiche alla risposta antincendio

L'incendio sembra essersi sviluppato nelle vicinanze di uno spazio giochi per bambini e che da lì si sia rapidamente propagato, intrappolando molte persone tra le quali decine di altri bambini che si trovavano all'interno del cinema del centro commerciale. Come riporta [en] Meduza, un giornale online russo con sede in Lettonia, le famiglie delle persone intrappolate nell'incendio sono rimaste incredule dinanzi ai tempi apparentemente lunghi impiegati dai primi soccorritori per infilarsi le loro attrezzature e dissuadere gli sconvolti spettatori dall'entrare nel centro per salvare i propri figli. Per quanto quest'ultimo punto sia probabilmente una prassi comunemente seguita per impedire a persone non addestrate di esporsi ad ulteriori rischi, la gente si è comunque arrabbiata. Ciononostante, molta di questa rabbia è stata messa da parte per le amministrazioni regionali e cittadine.

Igor Vostrikov, genitore in lutto che nel rogo ha perso sorella, moglie e tre figli, ha espresso il suo punto di vista su VKontakte [ru, come i link seguenti], un social network russo. Il suo messaggio è stato visualizzato da più di 700.000 persone e condiviso quasi 8.000 volte:

Моей семьи больше нет. Виноват правящий режим в моей стране.
Каждый чиновник мечтает воровать как Путин. Каждый гос служащий относится к людям как грязи(так же как и его выше стоящее руковотство к нему,и ко всем кто ниже)
Назначат козла отпущения и закроют тему,а угрозы(халатное отношение, тотальная коррупция, спаивание и деградация населения никуда не денется!)
Путин так и будет сам всех лично(точечно) наказывать-Указ проверить все Т.Ц. ,а ведь у нас ещё есть много других заведений, есть просто ветхие дома старые больници- трагедии могут случиться где угодно!
27.03 в Кемерово состоится митинг с 9.00 на площади советов. Приходите ко скольки сможете.
Максимальный репост.

La mia famiglia non c'è più. La colpa è del regime governativo del mio paese. Ogni burocrate non pensa che a rubare, al pari di Putin. Tutti gli impiegati statali trattano la gente come se fosse spazzatura (così come loro stessi e chiunque si trovi sotto di loro vengono a loro volta trattati dai propri capi).Troveranno un capro espiatorio e si lascerà cadere la questione ma i pericoli (negligenza, corruzione totale, ubriachezza, degrado della popolazione) non scompariranno! Ovviamente, Putin perseguirà tutti personalmente e rigorosamente, ad esempio ordinando di ispezionare tutti i centri commerciali ma ci sono molti altri luoghi, come abitazioni fatiscenti e vecchi ospedali: ovunque può accadere una tragedia!
Ci sarà una protesta il 27 marzo alle ore 9.00 nella piazza dei Soviet di Kemerovo. Venite per tutto il tempo che potete.
Condividi il più ampiamente possibile questo messaggio.

Non è stata data tempestivamente la notizia di quante persone siano esattamente decedute, e la rabbia dei parenti delle vittime è salita di pari passo a quella della popolazione cittadina. A migliaia si sono riuniti nel luogo e all'ora indicati nel post di Vostrikov su VKontakte. Molte persone sono rimaste anche 10 ore.

Mentre la gente cominciava a radunarsi, la presenza della polizia aumentava drammaticamente, lasciando intravedere terribili scenari via via che la polizia antisommossa entrava in campo con i manganelli in mano. Alcune delle persone che hanno causato delle escoriazioni a pubblici ufficiali sono state a loro volta accusate da questi ultimi di “farsi pubblicità attraverso la tragedia”. Tra questi, figura lo stesso Igor Vostrikov, che ha perso tutta la sua famiglia nel rogo.

Questo atteggiamento incredibilmente sprezzante e oltremodo ostile nei confronti dei sopravvissuti si è riflesso nell'attività online. Come riporta ancora Meduza [en], i video del disastro sono stati sommersi dai non mi piace e da commenti che esortano la gente a non saltare alle conclusioni affrettate, addossando la responsabilità ai funzionari della città.

La marea dei non mi piace è stata spesso accompagnata da un'aperta opposizione. Alcuni russi hanno messo in dubbio i numeri ufficiali che parlano di 64 morti. Alcuni account Twitter hanno cominciato a molestare le autorità con accuse di menzogna e distorsione dei fatti.

Altri ancora hanno cominciato a fare doxing [it] cioè a pubblicare le informazioni di contatto delle persone che hanno criticato online la risposta della città di Kemerovo. Il più delle volte, questi bot o utenti fantoccio (un vero utente che si nasconde dietro un account, che dà impulso ad altri account di questo tipo) possono essere riconosciuti dai folli nomi utente utilizzati:

Fate attenzione ai nomi di quegli account (si fa riferimento allo pseudonimo usato per un particolare account, rappresentato da una lunga stringa di caratteri alfanumerici e un'immagine del profilo di Sergey Lavrov, Ministro degli Esteri russo) che accusano i manifestanti di Kemerov di “farsi pubblicità sulle ossa (dei defunti)” #TrollFactory.

Può essere difficile dimostrare con assoluta certezza l'esistenza di una campagna coordinata in rete contro i manifestanti, ma è altrettanto innegabile che queste campagne vengano condotte da anni. Global Voices è stata una delle prime testate giornalistiche occidentali a mostrare la vera portata del fenomeno del trolling online promosso dallo stato russo. Esiste un canale anonimo su Telegram, un servizio di messaggistica popolare in Russia, probabilmente gestito da un dipendente di una delle “fabbriche di troll” russe (contattato dai giornalisti, il proprietario del canale ha declinato le richieste temendo per la propria sicurezza). Con il titolo di “Confessioni di un bot del Cremlino”, il 26 marzo il presunto troll ha pubblicato:

Да, ребят, нас реально заставляют писать комменты в поддержку правительства по ситуации в Кемерово.

Смещаем вину на отдельных личностей: застройщиков, администрацию, охрану.
Перекрываем настроения против власти. “Причем тут Путин? Он же не может всё контролировать!”
Это главная цель. Параллельно хвалим МЧС, пожарных, очевидцев, кто помогал, выражаем соболезнования.

Я не знаю, зачем им это всё, но ничего более омерзительного ещё не было.

Sì, ragazzi, veramente ci obbligano a scrivere commenti a sostegno del governo sulla vicenda di Kemerovo.
Stiamo attribuendo la responsabilità dell'accaduto a svariati soggetti: operai edili, amministrazione, addetti alla sicurezza.
Stiamo controbilanciando l'orientamento antigovernativo: “Che cosa c'entra Putin in tutto questo? Lui non può controllare tutto!”
Questo è il nostro obiettivo principale. Al contempo, tessiamo le lodi del Ministro delle Emergenze, dei vigili del fuoco e dei testimoni che hanno offerto il loro aiuto e facciamo le nostre condoglianze.
Non so perché abbiano bisogno di tutto questo. Ma sicuramente questa è stata la cosa più macabra che abbiamo mai fatto.

Alcuni funzionari pubblici hanno continuato ad infangare alcuni dei manifestanti più schietti, definendoli “l'opposizione” e sostenendo che il loro impegno non rispecchiava il volere degli abitanti locali. Il 28 marzo, una volta proclamata il giorno di lutto nazionale, Vladimir Chernov, vice governatore della regione mineraria russa di Kuzbass, ha dichiarato all'agenzia statale RIA Novosti:

Мы делаем выводы, что это была четкая, спланированная акция, направленная на дискредитацию власти… Очень много было “подогретой молодежи”… Люди присутствовали, совсем не понимая, что они там делают.

Siamo arrivati alla conclusione che [la manifestazione di massa di lunedì 26 marzo] sia stata un'azione mirata e pianificata per screditare le autorità… C'erano così tanti giovani “infervorati”… Le persone non erano pienamente consapevoli di cosa ci stessero a fare….

I troll hanno fatto eco a questo sentimento, incolpando in vario modo per l'incendio e le conseguenti proteste gli agenti ucraini, il Regno Unito e i servizi di sicurezza occidentali, allo scopo di sviare il fatto dalla nomina di Vladimir Putin che avverrà a maggio.

La pista ucraina potrebbe avere un fondo di verità: è emerso che le voci circolate negli obitori a Kemerovo, traboccanti di cadaveri carbonizzati in quantità decisamente superiori ai 64 morti ufficiali, siano state deliberatamente alimentate da Dmitry Volnov. Il famoso burlone ucraino ha chiamato gli ospedali di Kemerovo e, presentandosi come uno dei primi soccorritori sul luogo, ha detto loro di preparare abbastanza barelle e sufficiente spazio per accogliere almeno 300 corpi.

Le voci si sono rapidamente diffuse sui social network russi: numerosi utenti hanno fatto circolare le immagini di Whatsapp e altri popolari servizi di messaggistica che citavano oltre 300 corpi da una “fonte attendibile di Kemerovo”. Uno di questi post sulla piattaforma editoriale Yandex.Zen, ha già accumulato almeno 113.000 visualizzazioni.

Il tragico incidente di Kemerovo ha rivelato non solo l'insensibilità dei funzionari russi al dolore popolare e la scarsa capacità di gestione delle emergenze, ma anche la vulnerabilità della società al fenomeno del trolling online, promosso dallo stato o esterno che sia.

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