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La fotografa di Trinidad Maria Nunes rende omaggio ai ‘sognatori e ai creatori del Carnevale’ in un nuovo libro

Andrew Nicholas nel ruolo del Diavolo Blu a Paramin, Trinidad, 2014. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

Se visitate Trinidad and Tobago durante i festeggiamenti annuali del suo Carnevale [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], avrete certamente la possibilità di incontrare alcuni dei suoi personaggi più celebri — i diavoli blu, gli stravaganti marinai, le Dame Lorraine e i Moko Jumby — e anche la fotografa Maria Nunes, che ricopre un ruolo altrettanto essenziale come il resto del cast del Carnevale, attraverso le sue fotografie di tutti quanti.

Alcune delle sue migliori foto (e la magia da cui scaturiscono) sono state raccolte in uno spettacolare libro fotografico, In a World of Their Own (In un mondo tutto loro), che vuole onorare i “sognatori e i creatori del Carnevale”, persone che Nunes ha avuto il privilegio e la gioia di fotografare anno dopo anno.

Alla presentazione del libro, lo scorso 24 aprile 2018, Nunes lo ha definito il libro come la sua personale “ode al Carnevale” e ha parlato dell’ “immensa gratitudine” che ha provato nel registrare con le foto l'avventura di queste incredibili persone. Nunes descrive il proprio lavoro come “una prospettiva dall'interno”, definizione che sintetizza perfettamente la natura di questo libro: una guida alle tradizioni del Carnevale realizzata dal uno suo membro interno.

Nelle parole poetiche di Shivanee Ramlochan, la quale ha firmato la prefazione del libro, Nunes svolge il ruolo sia di testimone che di storico:

To say these photographs have been snapped is to handle them carelessly: they have been made, fired in their own kiln of understanding […] The photographs listen. They contemplate. They return to the sites of Carnival innovation year in, year out. Then they record.

Dire che queste foto sono state scattate significa trattarle senza rispetto: queste foto sono state realizzate, forgiate dalla fucina della comprensione […] Le fotografie ascoltano. Contemplano. Ritornano, anno dopo anno, nei luoghi dell'innovazione del Carnevale anno dopo anno. E li documentano.

Molti fedelissimi del Carnevale di Trinidad e Tobago descrivono il festival come la propria “religione”; mantenendo la metafora, Nunes ha venerato il Carnevale al suo altare con timore reverenziale, stupore e venerazione, e il suo libro ci permette di avere uno sguardo sulla sua splendida Terra Promessa. Global Voices ha incontrato Nunes per parlare del suo libro In a World of Their Own.

Global Voices (GV): Prima di fotografare diavoli e documentare alcuni degli aspetti più interessanti del festival nazionale di Trinidad e Tobago, nei Caraibi eri più conosciuta come golfista. Come si è trasformato il tuo hobby dell'infanzia in un lavoro a tempo pieno?

La fotografa di Trinidad Maria Nunes con il suo nuovo libro, In a World of Their Own; foto riprodotta con permesso.

Maria Nunes (MN): I had been working in the golf world for ten years and reached a point where I thought it was time to move on, that I’d done what I could do. I’d played my part in some major projects while I was the General Manager of St. Andrew’s Golf Club and felt I’d made a real contribution; it was time to close that chapter of my life. I remember I had gone hiking one day, and taken my camera. The speckled light in the forest really made the photos come alive — that made a deep impression on me. Then, there was quite a specific moment in 2009 when someone I knew very well died in a terrible accident. That really shook me up and made me ask myself some hard questions. The outcome was deciding that I would head off on my own into self-employment in photography. It was a very scary thing to do at the time. I really didn’t know how I was going to make it work.

Maria Nunes (MN): Ho lavorato nel mondo del golf per dieci anni, ma a un certo punto ho pensato che fosse giunto il momento di passare oltre, di aver fatto ormai tutto quello che potevo. Avevo svolto il mio ruolo in alcuni progetti importanti mentre ero il General Manager del St. Andrew’s Golf Club e ho sentito di avergli dato un vero contributo; ma era giunto il momento di chiudere quel capitolo della mia vita. Ricordo che un giorno sono andata a fare trekking e ho portato con me la mia macchina fotografica. Le differenti macchie di luce della foresta hanno reso le foto particolarmente vivide — cosa che mi ha impressionato profondamente. In seguito, nel 2009, c'è stato un momento in particolare che mi ha colpito in particolar modo, una persona che conoscevo molto bene ha perso la vita in un terribile incidente. Questo fatto mi ha costretto a pormi delle domande molto difficili. Il risultato è stato quello di decidere di cominciare a lavorare come fotografa freelancer. A quel tempo si trattava di una scelta che faceva paura: non sapevo davvero come ci sarei riuscita.

GV: Spostiamoci nel Carnevale [it]. Cosa aveva da offrire e cosa hai imparato nel fotografarlo?

MN: From the time I first photographed Carnival [in 2007] I was captivated by all the colour, the creativity, the energy. Most of all I think the energy, the spirit of Carnival quickly drew me in. Carnival is such a vast, layered world. There’s so much going on inside that world. It’s full of so many interesting people. This is the greatest thing that Carnival has to offer — the people who dream and make mas’ [short for ‘masquerade,’ the creation of Carnival costumes]. There is so much history to Carnival and this is one of the things that I was immediately fascinated by, to learn that history, to dig deeper and deeper into it. Photographing Carnival has most of all made me deepen my interest in people. It’s made me want to go beyond the surface and really get to understand just how important the traditions in Carnival are to the bigger story of who we are in Trinidad and Tobago.

MN: Sin dal primo momento in cui ho fotografato il Carnevale [nel 2007] sono stata catturata da tutti quei colori, dalla creatività, dall'energia. Soprattutto credo che sia stata la sua energia, il suo spirito, ad attrarmi al suo interno. Il Carnevale è un mondo molto vasto e stratificato. Succedono molte cose in quel mondo. E’ pieno di così tante persone interessanti. Questa è la cosa più bella che il Carnevale ha da offrire — persone che sognano e realizzano la mas’ [abbreviazione di ‘masquerade’, festa in maschera, la creazione dei costumi del Carnevale]. Il Carnevale conserva tanta storia, ed è proprio questo che mi ha affascinata da subito: volevo conoscere quella storia, scavarci dentro e immergermi nel suo profondo. Fotografare il Carnevale ha innanzitutto intensificato il mio interesse per le persone. Mi ha fatto venir voglia di guardare oltre la superficie delle cose e di comprendere davvero quanto le tradizioni nel Carnevale svolgano un ruolo fondamentale all'interno del più vasto contesto della storia di chi siamo a Trinidad e Tobago.

La copertina del libro di Maria Nunes, “In a World of Their Own”; riprodotta con permesso.

GV: Parlaci dell'idea del tuo libro, In a World of Their Own, e come ti è venuta.

MN: Last year marked ten years that I’d been photographing Carnival, and I thought this was a good milestone to mark through publishing a book of my work — and to make the most of the opportunity it presented to offer some of the perspectives that I’ve developed about mas’ and the people who make it. The concept behind the book was to present imagery of the contemporary expression of what is defined as traditional mas’, and to focus attention on some of its key creators, not only through photographs, but also by juxtaposing their actual voices in verbatim text. I chose this approach because I have been moved by the remarkable people who dedicate their lives — many of them on a year round basis — to Carnival art forms. A significant part of my photography has become a conscious decision to bear witness to their commitment and creativity, which is often lost or overlooked within the wider canvas of Carnival as a whole. This book gives voice to these extraordinary men and women, takes the reader inside the mas’ to see Carnival through their eyes, and shares the deep wonder, admiration and respect I have for them.

MN: L'anno scorso è stato il decimo anniversario del mio ruolo di fotografa all'interno del Carnevale e ho pensato che fosse una buona tappa fondamentale da evidenziare attraverso la pubblicazione di un libro sul mio lavoro, sfruttando inoltre l'opportunità per presentare i punti di vista che ho sviluppato sulla mas e le persone che la realizzano. L'idea alla base del libro era di rappresentare l’espressione contemporanea di quella che viene definita la mas’ tradizionale, e di concentrare l'attenzione su alcuni dei suoi principali creatori, non solo attraverso le fotografie ma anche affiancando le loro autentiche testimonianze a margine. Ho scelto questo approccio perché sono stata commossa da persone straordinarie che dedicano le loro vite — molti di loro lavorano in vista dell'evento per tutto l'arco dell'anno — alle forme d'arte del Carnevale. Una parte significativa della mia fotografia si è trasformata in una decisione cosapevole, quella di testimoniare il loro impegno e la loro creatività, fattori che sono spesso persi o trascurati all'interno del Carnevale nella sua interezza. Questo libro dà voce a questi uomini e donne eccezionali, porta il lettore all'interno della mas’ per mostrare il Carnevale attraverso gli occhi di coloro che lo realizzano e per condividere con lui lo stupore, l'ammirazione e il profondo rispetto che provo per tutti loro.

GV: Come è stato il processo per la realizzazione del libro?

MN: It was a collaborative process [with Robert and Christopher Publishers]. What was key was the decision that the book would tell a story. I’d shared the importance of place to me in Carnival, of certain streets in Port of Spain, of locations outside of the capital city, like Paramin and Couva. My publishers saw that would give shape to the book; still, it was very difficult to arrive at the final image selections. At times, it was hard to let go of some photographs I’m very attached to. Hardest of all was having to accept that some people wouldn’t end up in the book. When it’s people you know well, that’s really tough. The photos that made the final cut then went to the book's designer, Richard Rawlins. I think he did something really beautiful with the book, including drawing a most magical illustration at the very beginning that immediately establishes that special — and spacial — sense of place.

MN: Ѐ stato un processo collaborativo [con gli editori Robert and Christopher]. Era fondamentale che il libro raccontasse una storia. All'interno del libro ho condiviso l'importanza che io do ai luoghi del Carnevale: alcune strade di Port of Spain [it] e aree fuori dalla capitale, come Paramin e Couva [it]. I miei editori hanno compreso che questo poteva dare una forma definita al libro; tuttavia, è stato davvero difficile arrivare alla selezione finale delle immagini. Ѐ stato difficile scartare alcune foto, poiché vi ero particolarmente legata. Alcune persone non sarebbero state incluse nel libro, e questa è stata la cosa più difficile da accettare. Quando si tratta di persone che conosci bene, è davvero difficile. Le foto che ce l'hanno fatta fino alla cernita finale sono state poi affidate al grafico Richard Rawlins. Credo che ciò che lui ha realizzato sia davvero bello, poiché ha incluso disegni e illustrazioni magiche all'inizio del libro, qualcosa che stabilisce immediatamente quello speciale  — e spaziale — senso del luogo.

Anderson Gibbs nella parte del marinaio stravagante, Queen Street, Trinidad, 2007. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

GV: Il libro è davvero una mappa del tesoro che conduce al cuore del Carnevale di Trinidad e Tobago — oltre a essere un vero e proprio calendario di eventi che permette al lettore di assaporare lo spirito del fenomeno. Come raggiungi tanta intimità nelle tue foto?

MN: It’s one of those intangible things. My camera has been my passport into the worlds that interest me. It’s made me take the time to get to know people. I think if you approach something with love and positivity, people respond to you with a lot of generosity. At times there might be some initial barriers, but if you take the time to listen to why their barriers are up, you learn so much. You have to take the time to build relationships with people.

MN: Ѐ qualcosa di impalpabile. La mia fotocamera è stata il mio passaporto per i mondi che mi interessano. Mi ha dato il tempo di conoscere le persone. Penso che se ti approcci a qualcosa con amore e positività, le persone ti risponderanno in modo assai generoso. A volte ci possono essere delle barriere iniziali, ma se ci si concede il tempo di ascoltare perché quelle barriere sono state alzate, si ha la possibilità di imparare molto. Bisogna prendersi il tempo di costruire dei rapporti con le persone.

Carlisle Jones nella parte dell fuochista, Victoria Square, 2010. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

GV: Nel libro, l'artista della “rapso music” Wendell Manwarren descrive il Carnevale come “energie” — come un dare e ricevere. Come ti muovi tra il ruolo di partecipante e quello di spettatrice, e come lo incanali in immagini che poi vibrano di quella stessa energia?

MN: For me it’s about immersion. It’s about going all out, no half way business. Also, as a photographer I see myself as a participant too, not a spectator.

MN: Per me si tratta di un'immersione. Si tratta di andare là fuori completamente, senza nessuna attività nel mezzo. Inoltre, in quanto fotografa, mi vedo come partecipante e non come spettatrice.

GV: Le immagini del libro e il testo permettono ai tuoi soggetti di raccontare le proprie storie e di condividere la loro saggezza. Quanto è stato importante per te consentire ai creatori del mas’ di lasciare una traccia tra le pagine del libro?

MN: It was vital to me that this book be an opportunity to hear voices that might not ordinarily be listened to. What they have to say is full of depth. From getting to know people who dream and make Carnival, who live and die for mas’, I’ve gained so much wisdom and insight. I felt this needed to be shared to help break stereotypes, to give respect where it is due.

MN: Per me era di vitale importanza fare in modo che il libro fosse un'opportunità per ascoltare delle voci che generalmente non possono essere ascoltate. Ciò che queste voci possono condividere è molto profondo. Dal conoscere le persone che sognano e realizzano il Carnevale, coloro che vivono e muoiono per la mas’, ho acquisito un'enorme saggezza e comprensione profonda. Ho sentito la necessità di aiutare a rompere gli stereotipi e di portare rispetto lì dove è dovuto.

Gli artisti della scultura con fili di ferro Winston “Weezy” Thorne e Narcenio “Senor” Gomez, Nelson Street, 2014. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

GV: In quale modo In a World of Their Own rende omaggio ai pionieri della mas’ che purtroppo sono deceduti?

MN: It means a lot to me to commit not just their photograph, but their names to the written record in this way. Some of them are well known and some not so well known outside the circle of hardcore Carnival people, but they are giants in their own right. It’s my way of showing deep respect and making my contribution to the record that future generations can reference.

MN: Ho ritenuto mio dovere non solo rappresentare queste persone, ma anche di tramandarne i nomi. Alcuni di loro sono ben conosciuti e altri non lo sono, se non all'interno del circolo dei fedelissimi del Carnevale, seppur essendo anche loro estremamente importanti. Ѐ il mio modo di mostrare rispetto e di contribuire alla creazione di un documento che possa essere utilizzato come riferimento dalle generazioni future.

GV: Ѐ chiaro che l'esperienza del Carnevale sia una metafora della vita. Ci sono delle lezioni di vita che i realizzatori della mas’ hanno condiviso con te a cui sei particolarmente legata?

MN: There are some real gems in the book. One that I love is from stilt walker [known as Moko Jumbies in Trinidad and Tobago Carnival] Kemoi Harper: ‘If you can’t take pushing, please learn to take it because it good for your own self.’ Traditional mas’ designer Tracey Sankar-Charleau acknowledged the deep roots of our Carnival tradition when she said, ‘These things are real, it’s not just folklore. We say it’s just a story, but it’s not. I firmly believe it was people who, at some point, were wronged — and it left its mark.’

MN: Ci sono alcune vere perle rare nel libro. Una che amo è stata pronunciata dal trampoliere [o “Moko Jumby”] Kemoi Harper: ‘Se non sai prendere degli spintoni, dovresti imparare a farlo, perché è buono per te’. La designer della mas’ tradizionale Tracey Sankar-Charleau ha riconosciuto le radici profonde della nostra tradizione del Carnevale quando ha detto che ‘Queste cose sono reali, non sono solo folklore. Noi diciamo che sono solo una storia, ma non lo sono. Credo davvero che si tratti delle ingiustizie ricevute da alcune persone — e che abbiano lasciato la loro traccia.’

La designer Tracey Sankar-Charleau prepara suo figlio, Jude Sankar, per la sua performance come “Douen” (un personaggio folkloristico tradizionale), Murray Street, 2017. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

GV: Il tuo libro si oppone all'idea secondo la quale la mastradizionale stia morendo, puntando i riflettori su tutti coloro che anno dopo anno si presentano per il rituale della creazione del Carnevale. Qual è la tua risposta a quelli dicono no alla tradizione?

MN: Take the time to take a closer look at what people are creating every year off the beaten track. I hope the book offers an alternative perspective to the overused refrain that traditional mas’ is mainly the concern of an older generation. To be sure, some of the traditions face more challenges than others: Black Indian, for example, is one that is in the hands of just a few people today, but those few are committed to its survival. This book is a way of honouring that kind of commitment. There is a younger generation bringing new energy to mas’ and actively taking the mantle of responsibility for cultural vibrancy from their elders. Their creativity is a real-time response within the canvas of Carnival as a whole; their work is the marriage of new ideas with tradition. Their work is not dead, it’s very alive. What they are facing is the increasing marginalisation of what they do, and I hope my book helps to draw attention to the beauty and vibrancy of the traditions right under our noses if we would just take the time to look beyond the surface.

MN: Prendetevi il tempo di guardare più da vicino coloro che si occupano del Carnevale, lontano dai sentieri più battuti. Io spero che il libro offra una prospettiva alternativa al coro di quelli che continuano a sostenere che la mas’ sia sostanzialmente una cosa per le generazioni passate. Certo, alcune tradizioni affrontano più sfide di altre: la figura dell’ “indiano nero“, per esempio, viene rappresentata solo da poche persone, molte delle quali si impegnano per la sua sopravvivenza. Questo libro è un modo di onorare quel tipo di impegno. C'è una generazione più giovane che sta portando nuova energia alla mas’ e si assume attivamente la responsabilità di portare avanti la vibrante cultura ereditata dai più anziani. La loro creatività è una risposta in tempo reale all'interno del Carnevale nel suo complesso; il loro lavoro rappresenta lo sposalizio delle nuove idee con la tradizione. Il loro lavoro non è morto, è molto vivo. Quello che stanno attraversando è la marginalizzazione progressiva di quello che fanno, e spero che il libro possa aiutare a portare l'attenzione sulla bellezza e la vitalità delle tradizioni che avvengono proprio sotto i nostri occhi, se solo ci prendessimo il tempo di andare oltre alla superficie.

Narrie Approo prepara il proprio trucco per rappresentare il ruolo dell’ “indiano nero”, John John, 2018. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

GV: Scegliendo il tuo soggetto, ti sei accollata la responsabilità di documentare un fenomeno incredibilmente prezioso. Come ci si sente ad essere la custode della storia del Carnevale?

MN: It’s my joy and privilege to commit myself to work that might have some lasting value. There’s so much to be done. I hope the book might influence more people to take up this work. I deeply believe in the importance of history, of actively working to substantially contribute to what is committed to the record for the benefits to be derived in the immediate here and now, and for the benefit of those to come long after we are gone. Each generation has to bear its part in this kind of responsibility. I find a tremendous amount of meaning in playing my part.

MN: Per me impegnarmi su un lavoro che potrebbe avere un valore duraturo è una gioia e un privilegio. C'è così tanto da fare. Spero che il libro ispiri altri ad impegnarsi allo stesso modo. Credo fermamente nell'importanza della storia, di lavorare attivamente per contribuire in maniera consistente e documentare l'immediato qui e ora, e per il beneficio di coloro che verranno quando noi non ci saremo più. Ogni generazione deve svolgere la propria parte in questo genere di responsabilità. Trovo un enorme significato nello svolgere la mia parte.

Obafemi Nkosi e Bernard Fonrose nella parte dei marinai nella mas’ tradizionale, agli angoli delle strade Queen e Nelson, 2012. Foto di Maria Nunes riprodotta con permesso.

GV: Internet e i social media stanno avendo un effetto sull'evoluzione del Carnevale — Credi che tradizioni antiche e simboliche e gli street party possano coesistere?

MN: I’d like to answer this with the words of Wendell Manwarren who is quoted in the book: ‘When we look back and we see how the Carnival has changed and what the arc of time will show, 30, 40 years from now, where will this arc end up? Because this will evolve into something else. We don’t know what it is. But we know sure as anything that the Carnival will not die, it will continue to claim itself.’ Social media is certainly playing a role in the way Carnival is evolving. It’s up to those of us active in the Carnival space to use its power to engage in what we believe in. Is there space for both genres to co-exist? Absolutely!

MN: Vorrei rispondere con le parole di Wendell Manwarren citate nel libro: ‘Quando guardiamo indietro e vedremo come il Carnevale sia cambiato e in che cosa ci mostrerà l'arco di tempo, tra 30 o 40 anni a partire da ora. Dove andrà a finire questo arco temporale? Perché tutto ciò si evolverà in qualcos'altro. Non sappiamo cosa sia. Ma sappiamo di certo che il Carnevale non morirà, continuerà a rivendicare se stesso’. I social media stanno certamente svolgendo un ruolo centrale nell'evoluzione del Carnevale. Sta a noi, e a coloro che sono attivi nello spazio del Carnevale, usare i poteri dei social media per continuare a coinvolgere in ciò che crediamo. C'è spazio per una convivenza di entrambi i generi? Assolutamente sì!

GV: C'è una fotografia del libro (o più di una!) che pensi catturi meglio il cuore del Carnevale?

MN: Carnival’s core is so big, so wide, so multi-dimensional, so beautiful that it would take many books, many photographers, many photographs…

MN: Il cuore del Carnevale è così grande, così largo, così multidimensionale, così bello che ci vorrebbero molti libri, molti fotografi e molte fotografie per catturarlo…

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