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Fare jogging a piazza Tiananmen: cosa succede quando Facebook incontra il regime di censura della Cina?

Mark Zuckerberg fa jogging su piazza Tiananmen a marzo 2016. Foto via Facebook.

Nel marzo 2016, l'amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg ha fatto un viaggio in Cina.

Mentre era a Pechino, Zuckerberg andò a fare jogging [it], come se fosse un normale turista, pubblicando aggiornamenti per i sui suoi amici nella Silicon Valley, ha scritto sulla sua pagina Facebook [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]:

It's great to be back in Beijing! I kicked off my visit with a run through Tiananmen Square, past the Forbidden City and over to the Temple of Heaven.

È bello essere di nuovo a Pechino! Ho dato il via alla mia visita con una corsa attraverso Piazza Tiananmen, oltre la Città Proibita e fino al Tempio del Cielo.

Questo fatto è stato degno di nota su diversi livelli. Facebook è quasi ininterrottamente inaccessibile [it] in Cina dal 2009, come alcuni dei seguaci di Zuckerberg si sono affrettati a sottolineare – praticamente parlando, come ha potuto pubblicare quel post? Altri hanno fatto osservazioni sulla cospicua nuvola di smog che pendeva sullo sfondo.

Ma diversi netizen hanno colto i particolari di questo, atto apparentemente innocuo, di fare jogging a Pechino. Piazza Tiananmen, hanno notato, non è una normale piazza pubblica. Nel campo dei commenti accanto al post è scoppiata una discussione tra gli utenti – in gran parte scritti in cinese – su esattamente ciò che accadde 29 anni fa in piazza Tiananmen, il 4 giugno 1989 [it].

Un utente ha scritto che in quella data, 29 anni fa quest'anno, 6.400 dimostranti pacifisti furono uccisi dalla polizia. Un altro ha replicato che solo gli studenti che hanno attaccato la polizia sono stati colpiti. Gli utenti hanno offerto stime molto diverse di quanti studenti siano morti quel giorno.

Più utenti hanno fatto osservazioni sull'inquinamento e sui diritti umani dopo che Mark Zuckerberg ha pubblicato un commento sul suo jogging a piazza Tiananmen, nel marzo 2016. Foto via Facebook.

Non è sorprendente che i seguaci di Zuckerberg avessero idee così diverse su ciò che è realmente accaduto. Dopo tutto, questa storia è sistematicamente scomparsa dalla memoria collettiva in Cina, sia online che offline.

Le proteste del 1989 e il conseguente massacro di piazza Tiananmen rappresentano l'argomento più sensibile [it] e pesantemente censurato sull'internet cinese – conversazioni come quella su Facebook possono difficilmente avere luogo su piattaforme di social media cinesi come WeChat e Weibo, se lo possono affatto.

Il governo cinese proibisce tutte le forme di discussione offline e online sulle manifestazioni di Tiananmen. Richiede alle aziende e piattaforme internet di censurare i siti web, le storie e i testi accademici relativi alle manifestazioni, come tutti i post online che menzionano [it] le parole chiave “Piazza Tiananmen”, “4 giugno” e “Hu Yaobang” (il politico la cui morte scatenò le manifestazioni). Anche le immagini con candele accese, che simboleggiano una veglia, sono state bloccate in passato.

Facebook non è estraneo a questo regime. Nonostante sia stata bloccata nella Cina continentale dal 2009, la rete di social media di 2,2 miliardi di utenti è accessibile e popolare a Taiwan e ad Hong Kong, una regione amministrativa speciale [it] della Cina che ha un sistema di governo semi-autonomo, ma che alla fine vive sotto il pugno di Pechino.

Nel 2017, in vista del 28° anniversario del massacro di piazza Tiananmen, un utente di Hong Kong ha creato una cornice per la foto profilo che commemorava le vittime. Con la funzione cornice per foto la profilo, Facebook consente agli utenti di modificare le foto del proprio profilo a sostegno di una causa. L'immagine della cornice in questione, nella foto sotto, portava messaggi che chiedevano giustizia per i manifestanti di Tiananmen e la fine del “dominio della dittatura” in Cina.

Fung Ka Keung (a destra) e la cornice del profilo del 4 giugno. Foto: Fung Ka Keung / HK Alliance, via Facebook.

Fung Ka-keung, direttore generale del sindacato degli insegnanti professionisti di Hong Kong, che ha creato una cornice commemorativa delle vittime per la foto profilo, ha ricevuto una notifica entro 24 ore che affermava che la sua idea era stata respinta. Facebook si è giustificato dicendo che la cornice commemorativa delle vittime per la foto profilo “sminuisce, minaccia o attacca una particolare persona, entità legale, nazionalità o gruppo”.

Questa è stata una risposta sorprendente per una piattaforma di social media, una volta lodata per il suo effetto catalizzatore sui movimenti sociali contro governi autoritari in paesi che vanno dall'Egitto all'Ucraina al Venezuela.

Gli utenti di Facebook a Hong Kong hanno protestato per la rimozione della cornice e hanno espresso la preoccupazione che il media stesse frenando la loro libertà di espressione, in quello che sospettavano fosse uno sforzo per placare il governo centrale cinese e forse aumentare le possibilità di reinserimento di Facebook nel lucroso mercato cinese.

Dopo che l'incidente è stato riportato nelle notizie, il gigante dei social media si è scusato pubblicamente e ha approvato la cornice. In una breve dichiarazione, Facebook ha definito il rifiuto un “errore”.

Ma la'azienda ha davvero rimosso la cornice per errore? È impossibile saperlo. Era questa una decisione presa da una macchina? Di un moderatore umano che pensava che la parola “vendetta” fosse una ragione sufficiente per respingere la cornice?

O era – come sospettavano gli abitanti di Hong Kong – una mossa più calcolata, destinata a inchinarsi davanti a Pechino?

Proprio la settimana scorsa, un altro messaggio di solidarietà ai manifestanti di Tiananmen è stato censurato su Facebook. Il messaggio invitava i sostenitori ad unirsi ad un evento a Hong Kong chiamato “The Voice of Dissent” (La voce del dissenso), la sera del 29° anniversario del massacro. Il generatore di messaggi automatici di Facebook l'ha identificato come spam. Questa potrebbe essere stata una designazione tecnica, a causa di un indirizzo email generico che appariva nel messaggio, ma suscitava ancora sospetti tra gli abitandi di Hong Kong che qualcosa non andava.

Schermata del messaggio a Voice of Dissent, con la risposta di Facebook.

Nella sua forma attuale, Facebook non offre agli utenti un modo per porre domande sulle azioni della società ed ottenere una risposta concreta e specifica. Quando una parte di contenuto viene rimossa dalla piattaforma, non vi è un processo per fare un appello significativo, in cui gli utenti possano aspettarsi una spiegazione del perché questo contenuto in particolare è stato rimosso.

Non ci resta che da chiedersi se le ragioni siano puramente tecniche o meno. Per alcuni di noi è fin troppo facile immaginare che, quando si tratta della Cina, siano in gioco ragioni politiche più ampie.

Tra le rivelazioni di Cambridge Analytica, le udienze del Congresso negli Stati Uniti e il regolamento generale sulla protezione dei dati attuato di recente dall'UE, c'è una forte possibilità che la capacità di Facebook di monetizzare i dati degli utenti presto affronterà nuovi limiti. Ciò significa che Facebook dovrà trovare nuovi modi per fare soldi e far crescere la propria attività. Entrare nel mercato cinese, se il governo cinese darà la sua benedizione, sarebbe un modo sicuro per assicurare il futuro dell'azienda.

E quando ripensiamo a Mark Zuckerberg che fa jogging felicemente nello stesso spazio pubblico dove migliaia di studenti sono stati uccisi dal loro stesso governo che egli cerca di placare, è difficile immaginare che questo, come il rifiuto della cornice commemorativa, sia solo un errore.

Da alcuni anni, Zuckerberg è troppo potente e ha avuto troppe risorse a sua disposizione per non sapere come le sue azioni possano essere interpretate dal pubblico globale. Non può giustificarsi con l'ignoranza a questo punto del gioco, né può permetterselo.

Questi e molti altri gesti di buona volontà verso il governo cinese inviano chiari segnali di rispetto allo stato e al Partito Comunista Cinese, e chiari segnali di disprezzo per i difensori dei diritti umani, i prigionieri politici e le vittime delle violazioni dei diritti umani.

Come l'attivista per i diritti umani Cao Yuzhou ha detto:

The floor you stepped on has been covered by blood from students who fought for democracy. But, enjoy your running in China, Mark.

Il suolo che hai calpestato è stato coperto di sangue di studenti che combattevano per la democrazia. Ma goditi la tua corsa in Cina, Mark.

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