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Netizen Report: un nuovo scossone alla libertà d'espressione, il parlamento egiziano approva legge sui crimini informatici

Carri armati e soldati in piazza Tahrir, Cairo, gennaio 2011. Foto di Ramy Raoof via Flickr (CC BY 2.0)

Il Netizen Report di Advox offre uno spaccato internazionale sulle sfide, vittorie e tendenze emergenti nei diritti di internet a livello mondiale.

Il 5 giugno, il parlamento egiziano ha approvato una legge sul crimine informatico [en, come tutti i link a seguire, salvo diverse indicazioni] secondo la quale si deciderà cosa è o non è permesso per quanto riguarda la censura online, i dati sulla privacy, la pirateria informatica, frode e soprattutto quei messaggi che secondo le autorità diffondono “ideologie terroristiche ed estremiste”.

La legge dà alle autorità investigative il diritto di “ordinare la censura di siti” quando questi hanno dei contenuti che “sono un pericolo per la sicurezza nazionale o per l’economia”.

La legge crea anche una base legale forte grazie alla quale le autorità possono perseguire voci di dissenso o di critiche politiche. Anche se il governo egiziano è noto nel censurare siti e piattaforme per motivi di sicurezza nazionale, fino ad ora non esistevano delle leggi che lo permettevano.

Solo nel mese di maggio 2018, le autorità hanno arrestato molti blogger e attivisti social molto famosi per cause simili.

Il 23 maggio, le forze di polizia sono entrate nella casa del giornalista e blogger Wael Abbas e lo hanno arrestato. Le cause sono ancora incerte, ma secondo una dichiarazione pubblicata dalla Rete araba per i diritti umani nell'informazione (ANHRI), le autorità gli hanno confiscato computer, cellulare e libri. La rete ha condannato l’arresto definendolo un “sequestro”, dato che le autorità sono entrate a casa di Abbas con la forza, lo hanno bendato e poi portato in custodia in pigiama.

Abbas è riuscito a pubblicare sul suo account facebook la frase “Mi stanno arrestando”, ma non c’è stata ancora nessuna dichiarazione ufficiale da parte delle autorità egiziane sull’accaduto. Un giornalista egiziano, noto per essere alleato con le autorità, ha accusato Abbas di aver pubblicato “notizie false” [ar] sulle operazioni militari nella regione del Sinai.

Giusto un paio di giorni prima, Haitham Mohamedein blogger, attivista dei diritti umani e avvocato del lavoro, è stato arrestato dalle autorità egiziane. Accusato di numerosi crimini tra cui “l’uso di internet per incitare contro lo stato” e “incitamento alle proteste”, è rimasto in detenzione per 15 giorni mentre le autorità facevano ricerche sulle sue attività.

Shadi Abou Zeid, che prima lavorava come produttore per un noto programma satirico che aveva per protagonista una marionetta di nome Abla Fahita, è stato anche lui arrestato per “aver diffuso su Facebook informazioni false riguardo la situazione economica e politica del paese con l’intenzione di minare la fiducia nello stato egiziano”. Attualmente è in custodia, parte dei 15 giorni di detenzione nell’attesa di accuse ufficiali.

Donna nigeriana perde il lavoro per un tweet di critica

Una donna nigeriana che lavorava presso l’ufficio di amnistia presidenziale ha perso il suo impiego dopo aver criticato su Twitter il vice Presidente Yemi Osinbajo e Aisha, la moglie del Presidente Muhammadu Buhari. L’ufficio ha descritto i suoi tweet come “minaccia alla sicurezza nazionale” e l’ha licenziata secondo le leggi del servizio pubblico che definiscono come cattiva condotta le “false dichiarazioni contro ufficiali del governo”.

Avvocato per i diritti umani dell'Azerbaijan sequestrato e poi incarcerato

Emin Aslan, avvocato per i diritti umani dell'Azerbaijan è stato sequestrato da uomini in borghese pochi giorni dopo il suo arrivo nel paese d’origine, dopo aver conseguito una laurea in legge negli Stati uniti. Il suo account Facebook, che era disattivo da mesi, all'improvviso si è riattivato. Anche il suo cellulare risulta essere in uso, anche se da quando è tornato in Azerbaijan Aslan non ha mai usato il suo telefono. Un paio di giorni dopo il sequestro, le autorità hanno rivelato che Aslan è sotto la loro custodia e sotto detenzione amministrativa per 30 giorni con l’accusa di “disobbedienza alla polizia”.

Facebook ha condiviso i tuoi dati per creare delle “esperienze stile Facebook”

Secondo il New York Times, Facebook ha siglato degli accordi di condivisione dei dati con fabbricatori di cellulari e di altri dispotivi tra cui Apple, Amazon, Microsoft e Samsung, che garantiscono a queste società l’accesso a una mole sostanziosa di dati sugli utenti e sui loro amici, senza un esplicito consenso. Possono impossessarsi di informazioni che includono lo stato relazionale di un utente, la sua religione, affinità politica e eventi a cui partecipa. Facebook ha risposto che l’interfaccia di programmazione dell’applicazione sviluppata per i fabbricatori di dispositivi era necessaria per creare delle “esperienze stile Facebook”, e che i partner hanno firmato degli accordi che impediscono l’utilizzo di questi dati per qualsiasi altro scopo.

“Non siamo a conoscenza di alcun abuso da parte di queste compagnie” afferma Facebook, aggiungendo poi che comunque sta riducendo l’accesso ai dati e che ha già posto fine a 22 collaborazioni. Il report pone molte questioni sull’impegno per la protezione privacy di Facebook dopo lo scandalo primaverile di Cambridge Analytica, quando le compagnie di estrazioni dati hanno usato quelli di Facebook non rispettando l’accordo iniziale tra le due società.

Google abbandona il programma di analisi immagini da drone dopo le proteste degli impiegati

Google ha annunciato che non rinnoverà il contratto con Project Maven, un progetto controverso che fornisce intelligenza artificiale al Dipartimento di Difesa americano aiutandolo nelle analisi di immagini catturate dai droni. Centinaia di impiegati Google hanno firmato una petizione chiedendo che la società cancelli il suo contratto per il progetto, e decine si sono licenziati in segno di protesta.

La società civile chiede un input sul futuro digitale durante il G20

Una coalizione di difensori della società civile che lavorano nella sfera che unisce diritti umani e tecnologia, ha scritto una lettera aperta chiedendo ai governi partecipanti al summit del G20 che andrà in scena in Argentina di assicurarsi che “l’evoluzione della società digitale supporti un ecosistema web salutare, che metta le persone al primo posto”. Hanno affrontato in maniera specifica l’importanza di un accesso significativo alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, alla privacy e i diritti della protezione dei dati, alla libertà di espressione, lq sicurezza in rete e la crescente competizione dei servizi digitali.

 

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