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Censura in Uzbekistan: più le cose cambiano e più rimangono le stesse?

Umida Akhmedova. Foto usata con la sua autorizzazione.

Tutto sta cambiando in Uzbekistan o almeno questo è quello che si vuole fare credere. Dopo la morte nel 2016 di Islam Karimov [it], che aveva governato il paese per tre decenni, questo paese dell'ex Unione Sovietica con 33 milioni di abitanti ha aperto uno spiraglio della sua porta e tirato su le tapparelle.

In questa repubblica dell'Asia Centrale i turisti sono sempre più i benvenuti e sembra che anche il governo stia iniziando a interessarsi al resto del mondo, tentando di fare investimenti sicuri, ottenere prestiti e migliorare le relazioni con i paesi che circondano il suo territorio senza sbocco sul mare.

Il successore di Karimov, Shavkat Mirziyoyev, ha pubblicamente elogiato l'eredità lasciata dal suo ex mentore, ma al tempo stesso ha intrapreso diverse iniziative per distanziarsi dagli aspetti più cupi del suo lungo regime oppressivo.

Ma gli uzbeki metteranno veramente in atto il loro desiderio di porre fine al lavoro forzato [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]? Quanto ci si può fidare della promessa del governo di vietare la tortura nelle carceri del paese? Gli interventi critici della stampa e dell'opposizione politica, se pur limitata, verranno accettati di buon grado?

Sarà l'arte a fare da cartina tornasole e dimostrare se l'Uzbekistan è realmente in grado di lasciarsi alle spalle un duro periodo di autoritarismo. Durante il regime di Karimov, il cui regno era iniziato nell'era sovietica, il cinema, la fotografia, la musica e le altre forme di arte venivano regolarmente censurati, scoraggiando di fatto ogni forma di espressione personale.

Un esempio famoso di questa pratica è stata la condanna della fotografa e regista Umida Akhmedova a sei mesi di carcere nei primi mesi del 2010, con l'accusa di diffamazione e insulti ai sensi degli Articoli 139 e 140 del Codice Penale uzbeko. Il reato che aveva commesso era stato semplicemente quello di mostrare immagini di povertà, che contraddicevano la narrativa del successo nazionale strombazzata dai media del governo. Benché le sia stata immediatamente concessa l'amnistia, il suo reato non è stato cancellato dalla sua fedina penale.

L'ultima volta Global Voices ha intervistato Umida nel 2015. Abbiamo avuto nuovamente modo di parlarle A giugno 2018, ossia qualche mese dopo che aveva ricevuto l'invito curioso e senza precedenti di esibire le sue opere in una galleria privata della capitale uzbeka Tashkent. Le è stato chiesto di presentare il suo lavoro insieme a quello del marito e regista Oleg Karpov.

Abbiamo chiesto ad Umida se guarda con ottimismo al futuro dell'arte in questo paese che è il più popoloso della regione, Le basta una parola per rispondere: no.

Global Voices: Umida, sono accadute tante cose dall'ultima volta che ci siamo parlati. Ti sei sorpresa quando lo scorso hanno ti hanno permesso per la prima volta di fare una mostra nella capitale Tashkent? 

Umida Akhmedova: It was not that we were allowed to, the idea was proposed to us and it was not a surprise. It was immediately clear that this was not an independent decision on the part of the gallery and rather part of the government's games. At the time, Mirziyoyev was planning to go to the United States and authorities were doing a lot of work in terms of improving the country's image. Why did we agree to go along with it? Because I live here! At any rate, the theme of our exhibition was not so “sweet” (from the government's point of view). It was titled “Meek Sky” in contrast to the “Peaceful Sky of Karimov” mentioned in the state's celebrations of his life.

The experience of Soviet dissidents teaches us that it is possible to play with the government — if only for short periods of time of course — when your services are suddenly in demand. You can show your opposition in a passive sense. We decided to play at this old game.

But the name of the exhibition — Meek Sky — plus some of the video footage we used gave the exhibition an anti-Soviet feel. Sure enough, the subsequent reaction of the government was sufficiently “Soviet.” At night someone came and fired shots from an air pistol at the glass panels of the art gallery!

Umida Akhmedova: L'idea non è stata nostra, ma ci è stata proposta e non è stata una sorpresa. Abbiamo capito subito che non era stata la galleria a prendere la decisione indipendentemente, ma che l'idea rientrava nei piani del governo. In quel periodo, Mirziyoyev stava pensando di andare negli Stati Uniti e le autorità stavano facendo di tutto per migliorare l'immagine del paese. Perché abbiamo deciso di accettare? Perché viviamo qui. Tuttavia, non siamo stati così “teneri” (dal punto di vista del governo). Abbiamo intitolato la mostra “Meek Sky” (Cielo remissivo) in contrapposizione alla citazione “Peaceful Sky of Karimov” (Cielo pacifico di Karimov) menzionata nelle celebrazioni della sua vita fatta dal governo.

L'esperienza dei dissidenti sovietici ci insegna che è possibile “giocare” con il governo – naturalmente solo per brevi periodi di tempo – quando i servizi che proponi sono improvvisamente richiesti. Si può esprimere anche la propria opposizione in modo passivo. Abbiamo deciso di usare questo approccio rodato.

ll nome della mostra – Meek Sky – in aggiunta ad alcuni dei filmati che abbiamo usato hanno dato alla mostra un tocco anti-sovietico. Com'era prevedibile, la reazione del governo è stata abbastanza “sovietica”. Durante la notte, qualcuno ha usato una pistola ad aria per sparare contro i pannelli in vetro della galleria d'arte!

GV: pensi veramente che l'incidente avesse a che fare con la mostra?

UA: The owner of the gallery tried to persuade us that my exhibition wasn't the reason. Before that she had been a victim of dirty tricks, she said. But Oleg and I think that it was because of my exhibition.

UA: Il proprietario della galleria ha cercato di convincerci che la nostra mostra non aveva niente a che fare con l'incidente. Ci ha detto anche di essere stata vittima di brutti scherzi in passato. Oleg ed io pensiamo però che l'incidente si sia verificato proprio a causa della mia mostra.

GV: sembra che il Presidente Shavkat Mirziyoyev stia cambiando molte cose in Uzbekistan, ma che molte altre siano rimaste immutate. Sei d'accordo?

UA: Some things have changed. It is now possible to take photos in Tashkent metro, for instance. [Editor's note: Under Islam Karimov, photography inside Tashkent's ornate subway stations was banned as the stations were viewed as “strategic objects”]. Also it has become easier in the airport and crossing borders. There is now a visa-free regime between Uzbekistan and our neighbour Tajikistan. Some of the roads [at the border] that Karimov closed have now been re-opened. And of course, a number of political prisoners have been released.

But then again, foreign media still struggle to get accredited and opposition websites are still blocked. Tashkent city is mindlessly destroyed [by over-development]. Just as previously, Uzbeks need to leave the country in search of work. The president calls back Uzbeks from exile, but then they are arrested when they return, despite some of them already being citizens of other countries. This is a worrying signal! Real reforms are not underway, just an appearance of reforms. The political elite has been overhauled, but not necessarily for the better.

UA: Alcune cose sono cambiate. Ad esempio, adesso è possibile scattare foto nella metropolitana di Tashkent [N.d.E: durante il regime di Islam Karimov, era vietato scattare foto nelle stazioni della metropolitana decorate di Tashkent perché erano considerate “obiettivi strategici”]. Oggi è anche è più semplice transitare negli aeroporti e attraversare le frontiere. I cittadini dell'Uzbekistan e del Tagikistan possono attraversare la frontiera senza bisogno di un visto. Alcune delle strade [al confine] che Karimov aveva chiuso sono state riaperte. E, naturalmente, molti prigionieri politici sono stati rilasciati.

Per contro, i media stranieri hanno difficoltà a farsi accreditare e i siti Web dell'opposizione sono ancora bloccati. Lo sviluppo eccessivo di Tashkent sta distruggendo la città in modo insensato. Come già accadeva in passato, gli uzbeki devono emigrare all'estero in cerca di lavoro. Il Presidente ha invitato gli uzbeki esiliati a rientrare nel paese, ma al momento in cui lo fanno vengono arrestati nonostante il fatto che molti di loro siano cittadini di altri paesi. Questo è un segnale preoccupante! Non sono state introdotte reali riforme: è tutta apparenza. La classe dirigente politica è cambiata, ma non è detto che sia per il meglio.

Foto promozionale della mostra “Meek Sky” di Umida Akhmedova utilizzata dietro sua autorizzazione.

GV: Di recente, ho visto che la televisione di stato uzbeka ha trasmesso delle immagini di povertà riferite alle regioni dell'Uzbekistan, che poi è il reato per il quale sei stata condannata. Pensi che ciò significhi che le cose miglioreranno per gli artisti? Quanti di questi cambiamenti politici hanno interessato il campo dell'arte? Quali temi non possono ancora essere affrontati dagli artisti?  

UA: I definitely don't think things have changed for artists, just because we were able to do one exhibition in a private gallery. The priority is still given to pompous and empty ideological projects, like “Cultural Heritage of Uzbekistan in Meetings Across the World.”

Official propaganda sometimes allows itself to show a less rose-tinted life, but always selectively and usually only with the president's say-so. Things that artists cannot do? Criticise the new authorities, their reforms, or the president. Or cover relations with Russia, which are neo-colonial in nature.

UA: Non credo proprio che le cose siano cambiate per gli artisti semplicemente perché ci è stato permesso di presentare i nostri lavori in una galleria privata. Il governo continua a dare priorità a progetti pomposi ed ideologicamente vuoti, come “Cultural Heritage of Uzbekistan in Meetings Across the World” (L'eredità culturale dell'Uzbekistan a livello mondiale).

Qualche volta la propaganda ufficiale mostra un lato meno roseo del paese, ma i temi sono sempre scelti accuratamente e devono essere preventivamente approvati dal Presidente. Cosa non possono fare gli artisti? Criticare le nuove autorità, le loro riforme o il Presidente, oppure occuparsi dei rapporti con la Russia, che potrebbero essere definiti neo-coloniali.

[N.d.E: La delegazione dell'Uzbekistan presso le Nazioni Unite ha recentemente affermato che le riforme in fase di attuazione nel paese non tuteleranno i diritti dei cittadini LGBT. L'omosessualità continua ad essere illegale nel paese. Alcuni analisti hanno notato che i conservatori stanno prendendo sempre più campo con la nuova amministrazione, con ovvie implicazioni per la censura.]

GV: Tuo marito Oleg è un regista. Ha notato dei cambiamenti?

UA: Oleg has made and will continue to make films and it never occurs to him to ask anyone's permission. Another matter is working with the filmmaker's association and holding film festivals. I don't think he has a desire to do this and our perestroika (reforms) haven't so far allowed any space for this. We did do some film screenings in the same gallery where we held the exhibition but ran into problems because the organisers did not want to take any risks. Now we are not doing any screenings there anymore.

UA: Oleg ha girato e continuerà a girare film, e non si è mai preoccupato di chiedere autorizzazioni a nessuno. Lavorare per l'associazione dei registi e partecipare ai festival del cinema è un altro conto. Non credo che abbia voglia di farlo e le riforme (perestroika) introdotte fino a questo momento non lasciano spazio per tutto questo. Abbiamo proiettato alcuni film nella stessa galleria in cui ho fatto la mostra, ma abbiamo avuto dei problemi, perché gli organizzatori non volevano correre rischi. Adesso non facciamo più proiezioni.

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