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Il ‘reato di solidarietà’ si moltiplica in Europa: 11 persone sotto processo in Belgio per aver aiutato migranti irregolari

Il processo del 6 settembre 2018, contro 11 persone che hanno aiutato i migranti in Belgio, ha richiamato un certo numero di manifestanti. Foto: Melissa Vida. Utilizzo autorizzato.

Undici persone che erano state arrestate e accusate [en] di tratta di esseri umani nell'ottobre 2017 sono apparse in tribunale a Bruxelles il 6 settembre scorso, alla prima udienza di un processo che secondo gli attivisti è l'ennesimo caso in Europa di “criminalizzazione della solidarietà”.

Gli imputati avrebbero assistito lo scorso anno 95 migranti privi di documenti, tra cui 12 minori, nel tragitto dal Belgio al Regno Unito, ospitandoli nelle loro case, prestando loro il telefono o aiutandoli a salire a bordo dei camion diretti dall'altra parte del canale.

Il giorno del processo, trecento persone hanno protestato [fr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] davanti al tribunale. I manifestanti sostengono che si tratti di un processo politico che mira a dissuadere la popolazione dall'aiutare i migranti, creando un precedente giudiziario di natura intimidatoria.

Gli imputati sono due giornaliste belghe, un assistente sociale belga di origini marocchine, un uomo tunisino residente legalmente in Belgio e sette persone che sono essi stessi migranti privi di documenti. Otto degli imputati sono in carcere dal momento dell'arresto.

La legge belga prevede che ci debba essere una transazione monetaria perché un atto sia inquadrato come tratta di esseri umani, cosa che gli imputati negano sia mai accaduta. Tuttavia, il rapporto tra i migranti e chi li aiuta sembra rientrare in una zona grigia dal punto di vista giuridico e si teme che il campo di applicazione della legge venga impropriamente esteso in modo da colpire gli attivisti.

Myriam Berghe, una delle due giornaliste, ha dichiarato in un'intervista alla RTBF (l'emittente pubblica belga) di aver ricevuto denaro per conto di un migrante che ospitava. Dice Berghe che al migrante in questione era stato inviato denaro dall'estero tramite Western Union, ma che non aveva modo di ritirarlo in mancanza di documenti. Quello che secondo la giornalista era semplicemente un atto di gentilezza, agli occhi delle autorità rappresenta il pagamento per tratta di migranti.

Nella stessa intervista spiega che, nonostante alcune delle persone che ha ospitato siano essi stessi contrabbandieri, lei non li considererebbe “trafficanti di esseri umani”:

Oui, j’ai hébergé des passeurs. Mais il faut voir de quelle réalité on parle. Les douze personnes interpellées dans ce dossier n’ont rien à voir avec ce que le droit appelle des “trafiquants d’êtres humains”. Ce sont des jeunes paumés qui essaient de survivre en devenant de petits passeurs, le temps de se payer eux-mêmes un passage.

Sì, ho ospitato dei contrabbandieri. Ma occorre capire di quale realtà stiamo parlando. Le 12 persone coinvolte in questo caso non hanno nulla a che fare con ciò che la legge chiama “trafficanti di esseri umani”. Sono giovani abbandonati che cercano di sopravvivere diventando piccoli contrabbandieri per il tempo necessario a pagarsi un passaggio.

Bergue e Anouk Van Gestel, l'altra giornalista coinvolta, hanno scritto una lettera aperta al Primo Ministro belga. In questo estratto, esprimono il loro sgomento per lo stato attuale della democrazia nel paese:

Est-il acceptable que, dans un pays qui se dit être une démocratie, deux citoyennes se retrouvent inculpées d'association criminelle et de trafic d'êtres humains avec la circonstance aggravante qu'il s'agit de mineurs, parce qu'elles ont ouvert leur porte à des personnes en état de détresse absolue?

È accettabile che, in un paese che si dichiara democratico, due cittadine siano accusate di associazione a delinquere e tratta di esseri umani, con la circostanza aggravante che sono minorenni, per aver aperto le loro case a persone in stato di assoluto disagio?

Il giorno del processo Selma Benkhelifa, uno degli avvocati della difesa, ha ricordato come nel caso dell'occupazione del parco Maximilien, che ospita centinaia di migranti a Bruxelles, il Ministro degli Interni Jan Jambon abbia incolpato le persone che li aiutano. Ha detto:

C'est un procès éminemment politique. Jan Jambon a déclaré que la situation au parc Maximilien était la responsabilité des hébergeurs. On entend d’abord ces déclarations très provocantes et derrière on constate effectivement des poursuites qui vont dans ce sens.

Questo è un processo eminentemente politico. Jan Jambon ha dichiarato che la situazione al parco Maximilian è responsabilità degli ospiti [dei migranti]. Prima sentiamo queste dichiarazioni molto provocatorie, e poi notiamo che vengono intentate delle vere e proprie cause legali.

Questo è solo l'ultimo evento relativo alle politiche di controllo delle frontiere, che negli ultimi anni hanno avuto un profondo impatto sulla politica europea.

Nel febbraio scorso 10.000 persone hanno marciato [en] a Bruxelles contro le politiche governative anti-immigrati. A maggio, la morte di un richiedente asilo curdo di quattro anni per mano della polizia belga ha suscitato grande sdegno. Più recentemente, anche la riapertura di un centro di detenzione per famiglie senza documenti ha suscitato critiche da parte dei difensori dei diritti umani.

Anche in altri paesi europei le persone che hanno aiutato gli immigrati privi di documenti sono state processate.

In Francia, aiutare i migranti privi di documenti era illegale fino al giugno 2018. In Italia, una ONG spagnola che soccorre le barche dei migranti in mare è sotto inchiesta [es], mentre in Svizzera un pastore è stato multato per la cifra di 1112 euro per aver accolto nella sua chiesa un migrante del Togo sprovvisto di documenti.

In Spagna, l'attivista e ricercatrice Helena Maleno [en] è stata accusata di tratta di esseri umani, dopo aver contribuito al salvataggio di migranti a bordo di gommoni nel Mediterraneo. Secondo Maleno, in tutta Europa sono 45 i casi aperti [es] riguardanti persone che hanno aiutato migranti privi di documenti. Il caso di Maleno è ancora oggetto di indagine da parte delle autorità marocchine.

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