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Free Expression Week di Hong Kong: ospiti gli attivisti del Movimento degli Ombrelli e il fumettista politico Badiucao

“Gongle”, di Badiucao. Usata previa autorizzazione.

Una coalizione di organizzazioni che difendono la libertà di espressione composta da Hong Kong Free Press, Reporters Without Borders e Amnesty International, si sono unite per ospitare la Free Expression Week (settimana della libera espressione) ad Hong Kong, che inizierà il prossimo 3 novembre.

L'evento avviene poco dopo l'episodio del rifiuto di rinnovo del visto di lavoro all'editor del Financial Times, Victor Mallet, da parte delle autorità di Hong Kong. Solo due mesi [it] prima di vedersi rifiutare il visto, Mallet aveva presieduto un discorso [en, come i link di seguito, salvo diversa indicazione] tenuto dal controverso attivista indipendentista Andy Chan.

Gli abitanti di Hong Kong godono di maggiori libertà rispetto alla loro controparte nella Cina continentale, in base al principio noto come “una Cina, due sistemi”. Questa autonomia è sancita nella dottrina di governo di Hong Kong, nota come Legge Fondamentale, entrata in vigore nel 1997 quando il Regno Unito consegnò l'ex colonia alla Cina.

Ma, negli ultimi anni, Pechino ha riaffermato con maggiore forza la propria influenza su Hong Kong. I cittadini di Hong Kong a favore di maggiori diritti democratici, come un vero suffragio universale o l'indipendenza assoluta, hanno affrontato una feroce repressione. La cosiddetta “Rivoluzione degli ombrelli” [it] del 2014, vide migliaia di cittadini di Hong Kong scendere per le strade per chiedere il pieno diritto di voto, per poi essere dispersi dalle autorità.

Il 1° luglio 2017, il presidente Xi Jinping ha stabilito una “linea rossa” in occasione della cerimonia per il 20° anniversario della restituzione di Hong Kong alla Cina nel 1997, vietando ogni proposta di indipendenza per il paese. Da allora, la “linea rossa” si è estesa anche alle proposte di autodeterminazione e, a quanto pare, alla discorso sull'indipendenza di Hong Kong, come nel caso di Andy Chan.

La Free Expression Week avrà inizio il 3 novembre, insieme alla mostra personale internazionale del fumettista politico ed artista nato in Cina, Badiucao. Badiucao si è costruito la propria reputazione su Twitter, disegnando vignette sulla politica che sfidano la censura e la dittatura in Cina. Il suo lavoro è stato presentato dal New York Times e da The Guardian.

Come descritto nel comunicato stampa ufficiale dell'evento,

The title of his first solo is “Gongle 共歌” — a dark comic reference for Hong Kong, China and the world.

The word “Gongle” is a play on words, commenting on Google’s effort to re-enter China with a censored search engine. The word Gongle sounds like “共” in Chinese – the short term for the Communist Party – “共产党.”

Google’s Chinese name – “谷歌” – is altered to “共歌.” The character “歌” means “singing” or “song.” Thus, “共歌” literally means “communist songs” or “singing for communism”, though it can also mean “singing together” – a metaphor for free expression.

Il titolo della sua prima mostra personale è “Gongle 共歌”, riferimento dark-comico ad Hong Kong, la Cina e il mondo.

Il termine “Gongle” è un gioco di parole che commenta il tentativo di Google di reintrodursi in Cina con un motore di ricerca censurato [it]. La parola si pronuncia nello stesso modo dell'ideogramma cinese “共”, abbreviazione del Partito Comunista, “共产党”.

Il nome cinese di Google, “谷歌”, è modificato in “共歌”. L'ideogramma “歌” significa “cantare” o “canzone”. Quindi, “共歌”, letteralmente, significa “canzone comunista” o “cantare per il comunismo”, ma può anche significare “cantare insieme”, indicando metaforicamente la libera espressione.

Di seguito, una selezione delle opere di Badiucao che verranno esposte ad Hong Kong:

Vignetta di satira politica sulla morte del Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo e sua moglie Liu Xia. Usata previa autorizzazione.

Il difensore della democrazia cinese e critico letterario Liu Xiaobo [it] fu condannato a 11 anni di prigione nel 2009, per “incitamento alla sovversione del potere statale”, a seguito del suo coinvolgimento nel manifesto politico Charta 08 [it], che chiedeva riforme democratiche in Cina. Egli vinse il Nobel per la pace nel 2010 per il suo lavoro sui diritti dell'uomo. Liu Xiaobo è morto per insufficienza epatica nel 2017.

Joshua Wong, uno dei maggiori attivisti studenteschi alla guida della Rivoluzione degli Ombrelli nel 2014. Usata previa autorizzazione.

Joshua Wong svolse un ruolo centrale nelle proteste pro-democrazia di Hong Kong del 2014. Da allora, Wong è giudicato colpevole per assemblea illegale e, alla fine, è stato condannato a sei mesi di prigione. Egli è anche sottoposto ad una sorveglianza speciale.

Satira politica sulla censura di Winnie the Pooh in Cina. Usata previa autorizzazione.

Il presidente cinese Xi Jinping è stato spesso paragonato a Winnie the Pooh, a causa della sua apparente somiglianza col paffuto orsetto del cartone animato. Ad agosto, il nuovo film su Winnie the Pooh, Christopher Robin, è stato proibito nei cinema cinesi.

Oltre alla mostra di Badiucao, la Free Expression Week includerà la proiezione di due documentari, Umbrella Diaries: the First Umbrella (Diario degli Ombelli: il Primo ombrello), diretto da James Leong, e Last Exit to Kai Tak (Ultima uscita per Kai Tak), diretto da Matthew Torne, insieme ad una tavola rotonda sulla situazione della libertà di parola e di stampa ad Hong Kong dal 2014.

Di seguito, i trailer dei due documentari:

Umbrella Diaries è un racconto in ordine cronologico delle proteste pro-democratiche del 2014, che tenta di rintracciarne le origini e spiegare perché così tante persone decisero di rischiare e si unirono al sit-in, attraverso gli occhi degli attivisti e dei cittadini ordinari di Hong Kong.

Last Exit to Kai Tak presenta cinque giovani attivisti e in che modo hanno affrontato le conseguenze della Rivoluzione degli Ombrelli. Il gruppo comprende Joshua Wong [it], la famosa cantante e icona della democrazia Denise Ho, il membro del partito politico pandemocratico Wong Yeung Tat, l'organizzatore Ed Lau e l'attivista Derek Lam.

Entrambi i film fanno luce su una generazione di attivisti della Rivoluzione degli ombrelli, che hanno sostenuto i diritti dei cittadini di Hong Kong per determinarne il futuro. Mentre alcuni degli attivisti hanno lasciato il movimento democratico, altri continuano a lavorare in organizzazioni dal basso e partecipano alle elezioni, diventando così obiettivi di repressioni politiche.

Nel 2016, sei legislatori neo-eletti, la maggior parte dei quali attivisti del Movimento degli Ombrelli, a favore sia dell'indipendenza di Hong Kong che dell'autodeterminazione, furono espulsi dalle cerimonie di giuramento per aver espresso la propria posizione politica.

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