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In Iran, le app di messaggistica sanzionate dallo stato mostrano la nuova frontiera della nazionalizzazione di internet

Il logo di Telegram Talaee, uno dei client Telegram associati al governo iraniano.

Articolo scritto da Mahsa Alimardani per ARTICLE19. Per un esaustivo quadro d'insieme su questo argomento, si consiglia la lettura del documento Tightening the Net: Internet in the time of currency crisis [en, come i link seguenti, salvo dove diversamente indicato].

La rapida crescita e diffusione di Telegram, la piattaforma di messaggistica istantanea più comune in Iran, sembra aver raggiunto un punto di svolta nel Paese.

Dopo anni di attento monitoraggio e manipolazione dei servizi offerti da Telegram, le autorità iraniane si stanno impegnando tanto politicamente quanto economicamente per supportare la nascita di social media e piattaforme di messaggistica “nazionali”; inoltre, da quando, nell'aprile 2018, la magistratura iraniana ha deciso di censurare Telegram, l'entrata in vigore di nuove riforme politiche ha cambiato drasticamente i controlli online nel Paese.

Sebbene le autorità iraniane abbiano cercato di promuovere un'idea di progresso che stride con la realtà, le nuove strategie di censura da parte delle stesse autorità si sono rivelate alquanto “difettose”. I leader politici alla guida del paese hanno pubblicamente rifiutato l'accusa di censura; tuttavia, gli stessi esponenti hanno fatto trapelare l'invito, rivolto ai cittadini, di utilizzare piattaforme di messaggistica “nazionali”, che possano garantire un migliore controllo dei canali di comunicazione da parte delle autorità.

Negli ultimi quattro anni, il governo iraniano ha perseguito con forza l'obiettivo di creare servizi di comunicazione nazionali; lo ha fatto in maniera incessante e sostenuta, nonostante la dilagante crisi economica, attraverso l'utilizzo di fondi del governo Rouhani. Tutto ciò ha portato alla nascita di applicazioni approvate dal governo, come Soroush, Bisphone e Telegram Talaee. Queste e altre applicazioni esistono ormai da anni, ma sono poco utilizzate dagli utenti iraniani.

Negli ultimi mesi, però, l'impegno delle autorità e degli esponenti politici nella promozione dei servizi nazionali sembra essere notevolmente aumentato.

Telegram in Iran

Inizialmente creato come piattaforma che garantisse sicurezza nell'ambito della messaggistica, nonostante i problemi legati alla sicurezza del servizio stesso, nel settembre del 2015 Telegram si è trasformato in una fonte di informazione per gli iraniani, per via dell'introduzione di canali pubblici in rete. Questo evento è stato particolarmente rilevante in Iran, dove i siti di informazione locali e i canali di comunicazione possono liberamente far circolare contenuti di cui possono usufruire tutti gli utenti che abbiano effettuato l'accesso ai loro canali pubblici.

Telegram è uno dei pochi social media occidentali a non essere stato bloccato in Iran. Facebook e Twitter, ad esempio, sono bloccati dal 2009.

Nei primi mesi del 2017, il Ministero per le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione ha offerto incentivi per sviluppatori di software disposti a creare piattaforme locali in grado di competere con Telegram. Le cifre offerte si aggiravano intorno a 260.000 dollari per ogni milione di utenti che usufruissero dell'applicazione; il tutto a patto che si rispettassero le norme nazionali per i servizi di messaggistica.

Gli incentivi previsti per la creazione di valide piattaforme di messaggistica che potessero competere con le più note applicazioni, considerate dal governo poco rispondenti alle normative nazionali in Iran, sono ulteriormente aumentati nel 2017. Negli ultimi mesi dello scorso anno, infatti, lo Stato ha sovvenzionato la connettività per l'utilizzo di queste applicazioni; questa strategia ha fatto sì che per gli iraniani fosse più conveniente accedere a una piattaforma locale, piuttosto che affrontare ingenti spese per acquistare app straniere (per saperne di più, è possibile consultare pagina 9 del rapporto Tightening the Net, edizione pubblicata nel marzo 2018). L'organizzazione per i diritti umani ARTICLE19 ha chiaramente condannato questa azione, affermando che essa vìoli palesemente gli standard internazionali sulla neutralità della rete.

Il governo ha censurato Telegram nell'aprile 2018, ma la piattaforma è ancora accessibile attraverso il ricorso a mezzi che eludono i controlli. Oltre alla censura, però, il governo ha anche minacciato alcuni noti utenti di Telegram che si sono rifiutati di utilizzare una delle piattaforme consentite. Nel mese di luglio 2018, amministratori di canali di cucina registrati su Telegram [ar] sono stati convocati per sottoporsi a interrogatori e sono stati avvertiti del rischio di essere multati per via dell'utilizzo di VPN, reti di telecomunicazioni private con le quali gli utenti hanno effettuato l'accesso a Telegram. Le autorità hanno inoltre minacciato di procedere per vie legali qualora i canali degli stessi utenti non dovessero essere trasferiti su una piattaforma nazionale, ad esempio Soroush. Gli amministratori erano già stati costretti dalla Corte Suprema del Ciberspazio a registrare i canali [ar] su un sito gestito dal governo; per questo si pensa che le informazioni fornite in fase di registrazione a tali siti siano state utilizzate per monitorare le azioni degli utenti e, di conseguenza, per minacciarli.

Queste mosse hanno fatto lievitare i costi tecnici e politici legati all'utilizzo di Telegram; ciò ha portato molti iraniani a preferire le piattaforme nazionali.

Le piattaforme di messaggistica nazionali in Iran

Tra le applicazioni gestite dal governo, la più nota è Soroush. La piattaforma è di proprietà della Islamic Republic of Iran Broadcasting, la tv di stato iraniana. Approvata e pubblicizzata dal Leader supremo Ayatollah Khamenei e dal ministro per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) Mohammad Javad Azari Jahromi, l'app sarebbe nota per la presunta protezione della privacy dei suoi utenti; a ben guardare, tuttavia, vi sono elementi che dimostrano il contrario.

Se le piattaforme rispettassero le normative previste dalla Corte Suprema del Ciberspazio (si veda l'appendice del rapporto Tightening the Net del mese di settembre 2017), sarebbe vietato il criptaggio e tutte le informazioni fornite alla piattaforma sarebbero liberamente fruibili dalle autorità. Un primo monitoraggio di Soroush ha rivelato dettagli preoccupanti, legati ad esempio alla possibilità di accedere a informazioni personali degli amministratori dei canali, tra le quali il numero di telefono e dettagli relativi alla loro eventuale iscrizione ad altri canali. Ad Aprile, uno sviluppatore di app per smartphone ha condiviso su Twitter un post nel quale si mostrava come fosse facile accedere [ar] ai dati personali del ministro Jahromi; tra le informazioni visibili, compare anche il suo numero di cellulare.

I cittadini iraniani possono accedere all'account Soroush solo ed esclusivamente utilizzando schede SIM autorizzate dallo Stato (agli utenti le cui schede SIM siano registrate in territorio diverso da quello iraniano, è impedito l'accesso alla piattaforma di messaggistica). Nel 2015, L'Autorità Garante delle Comunicazioni ha introdotto una nuova normativa per la quale tutte le schede SIM in Iran devono essere associate a un documento di identità e ad un indirizzo; tutto ciò rende l'anonimato una condizione impossibile per qualunque attività che richieda la registrazione di una SIM. Nel maggio 2018, molti utenti iraniani hanno dichiarato [ar] che le foto da loro utilizzate in fase di registrazione e di identificazione sono state associate ad alcune attività legate alla piattaforma Soroush, nonostante gli stessi utenti non abbiano mai effettuato l'accesso alla piattaforma.

Altre applicazioni discutibili sono Wispi e Bisphone. Quest'ultima non ha mai esplicitamente mostrato il suo legame con le autorità; tuttavia, da alcune indagini è emerso che dati e informazioni [ar] sono conservati negli archivi dell'azienda che gestisce le telecomunicazioni in Iran. Questa società è in parte proprietà dell'organo militare Guardiani della Rivoluzione. Fars News [ar], il canale di informazione semi-ufficiale del governo, ha rivelato che “è probabile” che il governo abbia investito 21 milioni di dollari per far sì che la piattaforma Wispi potesse trasferire i suoi server in Iran; tale applicazione, però, appartiene all'azienda SG Atlantic Limited, con sede a Hong-Kong.

La tabella riportata nel documento Tightening the Net (pag. 11) suddivide le applicazioni di messaggistica istantanea in Iran, sulla base di numero di utenti, affiliazioni e normative legate alla libertà online. Nonostante gli ingenti sforzi da parte del governo, le applicazioni nazionali non sembrano raggiungere i livelli di utilizzo delle piattaforme più diffuse.

Altre applicazioni approvate dalle autorità sono Telegram Talaee e Hotgram, entrambe molto simili a Telegram. Sebbene entrambi i servizi siano gestiti da un'azienda privata, la compagnia Rahkar Sarzamin Hooshmand, vi sono alcuni elementi che farebbero pensare all'azione del governo dietro il loro funzionamento. Alcune fonti provenienti dal ministero che si occupa di gestire l'intelligence sostengono che dietro queste piattaforme si celi il governo, mentre il Ministro per le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione ha più volte cercato di sottolineare l'estraneità del governo nei confronti delle stesse applicazioni.

Tra le caratteristiche di tali applicazioni, anche quella di funzionare come una sorta di “client” per Telegram. Fondamentali in tal senso sono le cosiddette API, aperte e fruibili. Un utente Hotgram, ad esempio, può comunicare con altri utenti di Telegram e avere accesso a gran parte dei contenuti disponibili sui canali Telegram. Tuttavia, Hotgram funziona anche come un filtro: l'azienda che lo gestisce può infatti decidere di impedire l'accesso degli utenti a specifiche tipologie di contenuti. Vi sarebbero molte prove che dimostrano che ciò stia accadendo.

Radio Farda, canale di informazione gestito e finanziato dal governo americano, è attivo su Telegram; i canali di Radio Farda, però, non sono accessibili agli utenti Telegram Talaee e Hotgram. Questa è solo una delle tante misure adottate dal governo iraniano per controllare il sito americano, che è stato a lungo oscurato in Iran. Ulteriori dettagli riguardanti questo argomento sono disponibili alla pagina 14 del rapporto di ARTICLE19.

Nella gran parte dei casi, i servizi nazionali non applicano rigide normative che garantiscano la privacy degli utenti; ciò lascia questi ultimi alla mercé delle mosse del governo iraniano, che spesso si serve di dati e informazioni personali, oppure le conserva nei propri archivi. Il rischio che ne deriva è di considerevole portata. Casi riportati dimostrano che le autorità iraniane hanno utilizzato i dati provenienti dalle comunicazioni degli utenti per vessarli o perseguitarli. Tra i più gravi episodi di questo tipo, ve ne sono alcuni che denunciano la raccolta di informazioni da parte delle autorità, mirata a verificare che i cittadini non usassero applicazioni illegali (le verifiche erano effettuate attraverso l’applicazione Snapp), ma anche l'utilizzo delle tecnologie di localizzazione dei dispositivi mobili da parte dell'intelligence con l'obettivo di rintracciare e arrestare Isa Saharkhiz, il giornalista che si stava occupando delle proteste post-elezioni del 2009.

La reale minaccia posta da questi episodi fa riflettere sul modo in cui Telegram, un'azienda privata costituita nel Regno Unito, riesca a gestire l'utilizzo e il possibile abuso delle sue stesse tecnologie da parte di compagnie straniere come Telegram Talaee e Hotgram. Fino a quando Telegram lascerà libero accesso alle procedure API [it], piattaforme come quelle già citate saranno in grado di creare client esterni che possano connettersi al sistema API di Telegram, ma che possano allo stesso tempo filtrare o controllare le attività degli utenti.

Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato di Telegram, ha già affermato che “non vi è modo di affermare che queste applicazioni siano sicure”; ma è stato lo stesso Telegram a promuovere la creazione di questi client, soprattutto in Russia e in Iran, dove la nota applicazione britannica è stata bloccata. L'azienda è impossibilitata a impedire la creazione di questi client, senza che questo implichi la chiusura definitiva delle procedure API. I vertici di Telegram possono però far affidamento sulla presenza di normative e della retorica per convincere gli sviluppatori di client ad attenersi alle norme internazionali in materia di diritti dell'uomo. Ad oggi, nulla di tutto ciò si è verificato.

Sebbene sia vero che i cambiamenti osservati di recente non abbiano totalmente negato agli iraniani la possibilità di accedere ad internet, si assiste alla nascita di nuove forme di minaccia alla libertà di espressione e alla salvaguardia della privacy. Le nuove tecniche di censura mirano a far coincidere le risorse esistenti con sistemi di comunicazione “controllati” e autoritari. Con un pizzico di invettiva, in Iran si cerca di mantenere un sistema di “censura porosa”. Sembra essere proprio questa sua imperfezione, rappresentata dallo sviluppo di piattaforme come Wispi e dall'aumento di applicazioni client su Telegram, a far presagire nuove minacce alla libertà di espressione online in Iran.

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