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Le storie dell'esodo venezuelano condivise online dai protagonisti

Fermo-immagine di una schermata con numerose testimonianze video di giovani che lasciano il Venezuela e documentano il loro viaggio.

La precaria situazione del Paese, così come le rotte migratorie, sono il tema centrale di un gran numero di testimonianze personali che i venezuelani in esilio raccontano online. Le storie sono varie, ma il filo conduttore è chiaro: si tratta tanto di diari di bordo in formato video, con raccomandazioni per coloro che vogliono espatriare, quanto di riflessioni personali circa i motivi che hanno portato alla migrazione.

È difficile calcolare esattamente quanti venezuelani hanno lasciato il loro Paese. Gli ultimi dati dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati [en] parlano di due milioni di persone [es, come i link seguenti] e sottolineano l'importanza di considerare il fenomeno un problema regionale. Il governo venezuelano e i suoi alleati reagiscono contro questi bilanci e li etichettano come falsati. Tuttavia, la stampa internazionale ribadisce che i numeri presentati dai rappresentati del governo sono “discutibili”.

Storie personali e reti di solidarietà

Yosy, una venezuelana di 23 anni, è soltanto una tra le moltissime persone che, attraverso i media più disparati, cercano di lasciare una traccia della loro storia e aiutare chi cerca di intraprendere la stessa strada. Nel suo canale YouTube racconta le sue esperienze di migrazione, prima a Panama e poi in Argentina, riportando inoltre il suo processo di adattamento. Riflette anche sulle ragioni che l’hanno indotta a partire:

En mi país no hay medicinas, no hay doctores, no hay salud. En mi país todos los días hay muertes. En mi país no hay comida, pero sí hay desnutrición. En mi país no hay seguridad, pero sí mucha violencia. […] ¿Te sorprende? A nosotros ya no.

Nel mio Paese non ci sono medicine, non ci sono dottori, non c'è salute. Nel mio Paese, ogni giorno ci sono morti. Nel mio Paese non c’è cibo, ma malnutrizione. Nel mio Paese non c’è sicurezza, ma molta violenza. […] Ti sorprende? A noi non più.

Su YouTube sono disponibili decine di video similari, con titoli quali: “Questo è stato il mio viaggio in Perù senza passaporto“, “Nove consigli su come raggiungere la Colombia (Cúcuta) dal Venezuela” e “Il mio viaggio in Cile via terra partendo dal Venezuela“. Sono tutti una testimonianza del fenomeno migratorio e servono come guida per tutti quelli che pianificano di compierlo a loro volta. Ad esempio, le raccomandazioni di Oriana, nei suoi “Nove consigli”, danno un’idea del viaggio via terra che attende chi lascia il Paese:

De Cúcuta a Bogotá, o a cualquier ciudad cercana debe haber por lo menos como 20 puntos de control en donde los policías de migración se suben al autobús y revisan las identificaciones para ver si los pasaportes están sellados. [Todo] debido a la descontrolada migración de venezolanos al territorio colombiano […] En el terminal de Cúcuta tienes que ir a el sótano si deseas guardar maletas bañarte o utilizar el baño. Tiene que ser estrictamente en el sótano pues es la única zona que es casi segura. Las afueras de los terminales son muy peligrosos…

Tra Cúcuta e Bogotà, o qualsiasi altra città vicina, ci sono almeno 20 posti di blocco, dove la polizia di immigrazione e frontiera sale sugli autobus per controllare i documenti e verificare se i passaporti sono stati timbrati. [Tutto ciò] a causa dell’esodo incontrollato di venezuelani verso il territorio colombiano […]. Al terminal di Cúcuta, si deve scendere al seminterrato se si desidera depositare valigie, lavarsi o usare il bagno. È importante sapere che ci si può recare unicamente allo scantinato, in quanto è l’unica zona quasi sicura. La periferia delle stazioni è molto pericolosa…

Allo stesso tempo, su Facebook, Twitter e altri social network, diversi gruppi di venezuelani hanno creato comunità per darsi supporto e consigli sulle destinazioni, quali Colombia, Ecuador, Cile, Spagna. Una risposta virtuale allo spazio fisico perso.

Altre modalità di aiuto

Lo stato preoccupante di molti di coloro che sono costretti a lasciare il Venezuela ha portato alcune ONG a fornire sostegno ai migranti. Tra questi, la “Rete dei Gesuiti per i Migranti” e il “Servizio Gesuita per Rifugiati dall’ America Latina e i Caraibi” hanno realizzato una mappa o “percorso virtuale” che cerca di dare un contributo alla sicurezza e alla integrità dei venezuelani che viaggiano verso il Brasile, la Colombia, l’Ecuador o il Perù. Il progetto illustra anche la portata dell’esodo dei venezuelani nel continente, considerato il più consistente degli ultimi 50 anni, in America Latina.

Dettaglio del “percorso virtuale” sviluppato da “La Rete Gesuita per i Migranti e il Servizio Gesuita per i Rifugiati dell'America Latina e Caraibi” per aiutare i migranti. La guida contiene dati e contatti di organizzazioni che possano aiutare coloro che intraprendono un viaggio dal Venezuela verso altri Paesi della regione. Dispone anche di elenchi con itinerari dei trasporti, comprensivi di durata e prezzi.

Oltre al tragitto però, vale la pena ricordare le dure condizioni cui i venezuelani sono costretti nella preparazione dei loro viaggi. Tra questi, le complicate e incessanti limitazioni all’accesso ai documenti di identità, oltre al costante aumento dell’inflazione.

Il processo per ottenere un passaporto in Venezuela comporta tempi di attesa fino a due anni e somme spaventose per la loro stampa o rinnovo.

Nel frattempo, l'inflazione raggiunge cifre mai viste prima e, nel giro di pochi giorni, continua la sua impennata. Si prevede che il 2018 raggiungerà un tasso di un milione per cento, il che si traduce in aumenti imprevisti delle spese di viaggi e procedure preliminari per quanti pianificano di partire.

Resta da vedere quali saranno le soluzioni in grado di affrontare gli immensi problemi che si stanno verificando dentro e fuori dal Paese. Finora, mentre i numeri dell'esodo venezuelano e la tensione con i Paesi vicini continuano ad aumentare, è chiaro che la situazione, anziché migliorare, si sta complicando.

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