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Rinoceronte nero dello Zimbabwe in pericolo: la Cina rimuove il divieto sul commercio di corni in vigore da 25 anni

Il destino del rinoceronte nero è in bilico. Foto: dominio pubblico, licenza Creative Commons.

Il 31 ottobre scorso, il governo cinese ha pubblicato una dichiarazione [en, come i link seguenti], proclamando la rimozione di un divieto in vigore da 25 anni sull'uso delle ossa di tigre e dei corni di rinoceronte, rendendo legale l'impiego di parti “ottenute dagli animali in cattività per finalità scientifiche, mediche e culturali”.

Il Consiglio di Stato cinese ha detto che i prodotti in polvere ottenuti da corni di rinoceronte e ossa di tigre deceduti potranno essere impiegati “in qualificati ospedali da qualificati dottori”. I prodotti degli animali devono essere ottenuti da allevamenti autorizzati e, inoltre, le parti degli animali classificate come “antiche” possono essere utilizzate in “scambi culturali, se approvati dalle autorità culturali”.

L'annuncio preoccupa gli ambientalisti, che prevedono una impennata della domanda di corni di rinoceronte in un mercato nero già attivo e afflitto dal bracconaggio.

Gli ambientalisti dicono che questo cambiamento costituisce una significativa battuta d'arresto negli sforzi per salvaguardare gli animali [selvatici] dall'estinzione e, inoltre, un'ulteriore minaccia per meno di 30.000 rinoceronti e 3.900 tigri viventi ancora in natura.

In Zimbabwe, i bracconieri hanno abbattuto quattro rinoceronti neri negli ultimi due mesi. L'Autorità per la Gestione dei Parchi e della Fauna Selvatica in Zimbabwe sospetta che si tratti dello stesso gruppo di bracconieri in tutti e tre gli episodi. Non è stato tuttavia effettuato nessun arresto. Il bracconaggio ha logorato la capacità dei parchi nazionali dello Zimbabwe, dotati di scarse risorse, rendendoli vulnerabili agli attacchi.

Il sostenitore di flora e fauna selvatiche Sharon Hoole ha postato su Twitter la foto insanguinata di un rinoceronte mutilato, lamentando:

So sad! Our wildlife soldiers must remain vigilant. The country is burning. Lawlessness is high. Wildlife crimes with impunity on the rise. Greedy wildlife ranchers and rangers selling out. Who will stand for life?

Così triste! I nostri soldati della fauna selvatica devono restare vigili. Il Paese è in fiamme. L'illegalità è estremamente diffusa. I crimini commessi impunemente contro la fauna selvatica sono in aumento. Avidi allevatori e guardie forestali si stanno svendendo. Chi difenderà la vita?

L'annuncio della Cina è stato un duro colpo per gli ambientalisti in Zimbabwe, che già devono confrontarsi con una grave mancanza di risorse finanziarie, in seguito all’inasprirsi della crisi economica nazionale.

Mentre il neoeletto presidente Emmerson Mnangagwa lotta per eseguire le riforme strutturali, la nazione è sconvolta dalla notizia che l'ex first lady Grace Mugabe (moglie del presidente destituito Robert Mugabe) che è stata coinvolta in una organizzazione di commercio illegale di avorio ai massimi livelli governativi. Pochi mesi dopo aver assunto il potere, Mnangagwa ha pubblicamente sottolineato gli sforzi di salvaguardia come parte della narrativa del suo nuovo governo, in contrasto con Grace Mugabe, definita una “corrotta trafficante di avorio”.

Purtroppo, gli ambientalisti dicono che gli mancano le risorse finanziarie necessarie per migliorare la sicurezza e potenziare la capacità di monitorare e localizzare i bracconieri nei parchi nazionali dello Zimbabwe. Temono che la parziale inversione politica della Cina sul divieto esistente da 25 anni contribuirà a peggiorare ulteriormente la situazione.

Lo Zimbabwe ospita la quarta maggiore popolazione di rinoceronti neri al mondo. I gruppi organizzati di bracconieri sono noti per mutilare la testa dei rinoceronti quando estraggono i loro corni, lasciandoli morire in una agonia lenta e dolorosa.

Alcuni ambientalisti la definiscono una guerra contro i rinoceronti neri, non soltanto in Zimbabwe, ma in tutte e quattro le nazioni dove l rinoceronti nero vagano “in pericolo critico”, come sono stati classificati dal Fondo Mondiale per la Natura (WWF). Senza un intervento urgente, questi animali potrebbero scomparire ed estinguersi.

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