chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Sito UNESCO patrimonio dell'umanità a rischio: il governo bulgaro fa costruire nel Parco Pirin e i cittadini protestano

Chamois (wild goat) grazing in Pirin National Park

Camosci al pascolo nel Parco Nazionale del Pirin: un avvistamento raro e remoto, poiché questi animali di alta montagna temono le attività umane nel territorio circostante. Foto di Miro Iv (2017), usata con autorizzazione.

I manifestanti sono scesi in strada in 29 città internazionali, accusando il governo bulgaro di corruzione e violazione della legislazione ambientale nazionale e UE, dopo la sua decisione di permettere ulteriori costruzioni nel Parco Nazionale del Pirin [it] che è un'area di Patrimonio Naturale Mondiale.

Nel dicembre 2017, il governo ha approvato un piano [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] per permettere attività di costruzione nel 48% del parco; una mossa contraria alla legislazione, considerata una violazione del suo stato di area protetta. Dopo quello che molti hanno interpretato come la mancata risposta del governo per affrontare il grido di protesta pubblico, gli ambientalisti hanno iniziato una campagna di sensibilizzazione internazionale con l'obiettivo di spingere le autorità a sostenere la legge che salvaguarda il sito di patrimonio naturale.

Il Parco Nazionale del Pirin è stato istituito per salvaguardare la biodiversità nella seconda montagna più alta della Bulgaria, un'area considerata uno degli habitat naturali meglio conservati in Europa. Il parco si estende su 403 chilometri quadrati e contiene paesaggi mozzafiato che variano da cime brulle e rocciose a lussureggianti foreste, laghi glaciali e fiumi incontaminati. È l'habitat di numerose specie di flora e fauna a rischio, come l'aquila reale, l'orso bruno e il camoscio. La popolazione locale racconta che la lince dei Balcani (un animale considerato da tempo estinto nella nazione) continua ad aggirarsi nel territorio del parco.

View of Pirin National Park's glorious peaks and forests.

Un percorso turistico all'interno del Parco Nazionale del Pirin. Le antiche foreste in questo panorama immacolato non vengono più protette dall'espansione delle località sciistiche. Foto di Yulian Nedelchev (2017), usata con autorizzazione.

In virtù delle sue preziose meraviglie naturali, Pirin è stata dichiarato Sito di patrimonio mondiale dall'UNESCO nel 1983. Questo riconoscimento, aggiunto alla sua fama mondiale di destinazione turistica, è prezioso per molte piccole e medie imprese nella regione circostante. Tuttavia, quando la limitrofa località sciistica di Bansko ha iniziato a ospitare le gare di sport invernali, attraendo numerosi cittadini stranieri con i suoi prezzi economici, il complesso sportivo ha cominciato a espandersi rapidamente in modo insostenibile.

Dal 2001, la località turistica di Bansko si è ampliata ben oltre il suo territorio autorizzato [bg], incanalando orde di turisti nella piccola cittadina. Gli hotel, le piste da sci e le loro infrastrutture di supporto sono già sconfinati nel limitrofo parco nazionale per oltre 160 ettari, causando l'erosione del suolo, la perdita di biodiversità e l'inquinamento delle fonti di acqua potabile. Nel 2010, UNESCO ha escluso l'area turistica, estesa sul 0,6% del parco, dal Sito del Patrimonio Mondiale e diventata la sua zona cuscinetto, e continua ad esprimere preoccupazione sull'espansione della località sciistica.

In seguito alla popolarità della regione, la località sciistica di Bansko ha un'enorme base di alloggi per un relativo ridotto numero di piste da sci e un'unica cabinovia, con un conseguente traffico congestionato e lunghe code di turisti in attesa del biglietto per gli impianti di risalita. L'insostenibile sviluppo della località sciistica ha comportato un rapido rialzo e poi il crollo dei prezzi degli immobili. Questa bolla finanziaria sta crescendo [bg] , mentre le prospettive di un'espansione ancora maggiore diventano realtà. In un tentativo di mantenere i loro prezzi e vendere più proprietà nei dintorni di Bansko, Ulen (la società proprietaria delle infrastrutture sciistiche) ha investito anni di lobbismo con il governo bulgaro [bg] , per espandere le aree di concessione nel parco nazionale e abolire le restrizioni sulle attività di costruzione nel territorio protetto, emendando il suo Piano di Gestione (il quadro decennale di quello che viene autorizzato nel parco).

In Bulgaria i principali mezzi di comunicazione, prevalentemente di proprietà di potenti oligarchi, hanno minimizzato l'opposizione delle ONG ambientaliste, oscurando le questioni di maggior preoccupazione e pubblicando storie che focalizzano le questioni che favoriscono la località, come la cabinovia sovraccarica. I funzionari del governo hanno supportato questa versione, sostenendo che il piano viene emendato soltanto per autorizzare una seconda cabinovia, nonostante questo non venga in effetti menzionato nell'attuale legislazione. Il ministro dell'ambiente ha involontariamente messo in discussione le argomentazioni del governo quando ha rifiutato una modifica del linguaggio, che specificherebbe che si autorizza la costruzione di un unico impianto di risalita [bg], un emendamento proposto dal rinomato alpinista di alta quota Boyan Petrov.

I principali mezzi di comunicazione hanno anche evidenziato i benefici economici di sviluppo e reddito per la popolazione locale. I residenti che lavorano nelle società interessate e i loro familiari hanno espresso supporto pubblico per l'espansione della località, a prescindere dagli effetti a lungo termine sull'ambiente.

Malgrado il parere degli esperti in materia ambientale, che hanno messo in guardia contro lo sviluppo di un ampio comprensorio sciistico, a causa del cambiamento climatico [bg] e della prevista ridotta stagione invernale, i decisori hanno incalzato. Tutti gli anni, l'infrastruttura sciistica fa sempre maggiore ricorso ai cannoni da neve, usando l'approvvigionamento idrico locale, piuttosto che le nevicate.

Malgrado il fatto che nuove costruzioni degraderebbe le difese naturali del parco contro il cambiamento climatico, nella sua ultima stagione del 2017, il governo bulgaro ha ampliato i territori aperti alla costruzione [bg] dal 0.6% al 48% del parco, includendo le zone destinate alla salvaguardia dell'ecosistema forestale. Gli attivisti temono che si possa così aprire una porta che porterà all'espansione della zona sciistica, pregiudicando le foreste centenarie con il disboscamento e un'ondata di altre attività dannose.

Protest for Pirin in Plovdiv, Bulgaria. Citizens block the streets in demand of restoring the park.

La marcia cittadina contro il controverso emendamento del Parco Nazionale di Pirin blocca una strada principale a Plovdiv, una delle 15 città in cui si sono svolte manifestazioni lo scorso 11 gennaio 2018. Foto di Mitakis Fotos, 2018 [CC BY-NC-SA]

La decisione ha causato oltraggio in Bulgaria e centinaia hanno manifestato in protesta in più di 20 città principali in Bulgaria il 4, 11 e 18 gennaio 2018: la maggiore mobilitazione cittadina dalle proteste antigovernative del 2013 [it]. Le azioni di protesta si sono svolte anche in 8 altre città europee, e persino nella lontana Sydney in Australia.

Prima della controversa decisione, la questione ha ricevuto l'attenzione dei media internazionali: The Guardian ha pubblicato un articolo, il rinomato attore hollywoodiano Jared Leto ha difeso Pirin, e la Fondazione DiCaprio ha condiviso l'appello del WWF di salvaguardare il parco, raccogliendo oltre 100.000 firme. Precedentemente, nel 2017, l’UNESCO ha espresso preoccupazione riguardo allo stato del Pirin come Sito di Patrimonio Mondiale. Purtroppo la pressione internazionale non è stata sufficiente per spingere il governo bulgaro in favore della salvaguardia di uno dei suoi tre Parchi Nazionali.

I cittadini allarmati si sono riversati sui social media con l'hashtag #SavePirini (Salviamo Pirin):

Il più antico albero. Questo raro pino è cresciuto per 1300 anni nelle montagne del Pirin. È antico come lo Stato bulgaro. Ora il “patriotico” governo bulgaro insiste sulla rimozione per dozzine di nuove piste da sci in questa spettacolare foresta. #Bulgaria #SalviamoPirin #foresta #alberi

#SalviamoPirin questa è la mia terra natale ricca della natura più fantastica, piena di un mondo animale miracoloso. Noi, la popolazione, non vogliamo che tutto sparisca. Ecco perché oggi stiamo protestando.

I manifestanti hanno utilizzato l'hashtag anche per organizzare dimostrazioni di supporto all'estero:

Salve a tutti,

Ci vediamo tutti molto presto presso l'ambasciata (Mauerstrasse 11, 10117 Berlino) e iniziamo alle 5 del pomeriggio. Contiamo su di voi, nonostante il vento vorticoso e i fiocchi di neve. Faremo come i pinguini per riscaldarci a vicenda.

Sul vostro slogan, mettete, #SalviamoPirin

#SalviamoPirin #Praga

Se siete a BRUXELLES stasera – o LONDRA, BERLINO, VIENNA, PRAGA, AMBURGO, o OXFORD…

Scendete per una protesta di solidarietà, per richiedere la salvaguardia della natura nel parco nazionale del Pirin in Bulgaria e terminare la corruzione #SalviamoPirin #AllertaNatura

Le proteste hanno incluso anche un'azione a livello dell'Unione Europea, in particolare da parte del Partito Verde pan-europeo.

Siamo solidali con i Verdi della Bulgaria @zelenite e gli ambientalisti in Bulgaria e in tutta l'Europa, che stanno protestando contro a decisione del governo di permettere l'espansione di una località sciistica nel Parco Nazionale del Pirin ✊ #SalviamoPirin @EU2018BG

Come un indicatore dell'ampio impatto di questo dibattito online, il Primo Ministro bulgaro Boyko Borisov ha deciso di rispondere alle preoccupazioni del Partito dei Verdi attraverso il suo profilo Twitter. Questo ha scatenato ulteriori reazioni da parte dei cittadini bulgari sul vero significato e le conseguenze dell'emendamento:

No, non è così. Avete votato il testo. Avreste dovuto prima leggerlo.

I manifestanti chiedono una revoca della controversa decisione, garanzie credibili che la salvaguardia del parco e lo stato di diritto verranno tutelati, oltre alle dimissioni del ministro dell'ambiente Neno Dimov. Si sono svolte altre proteste il 25 gennaio 2018 e, inoltre, nuove città si uniranno alla richiesta di salvaguardia del parco.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.