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Etiopia: gli accordi per il “land grabbing”, espropri di terreni africani, sono una soluzione per la sicurezza alimentare?

Questo articolo fa parte della nostra copertura speciale sul tema Sviluppo Globale 2011 [it].

Questo articolo è stato commissionato come parte di una serie sull'Insicurezza Alimentare [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] del Pulitzer Center e Global Voices Online. Gli articoli costituiscono un reportage multimediale presentato sul Pulitzer Gateway to Food Insecurity (Portale del Pulitzer sulla Insicurezza Alimentare), dove i blogger discutono le questioni a livello globale. Condividi la tua storia sull'insicurezza alimentare qui.

La pressione delle imprese multinazionali e dei governi stranieri negli ultimi anni per ottenere terreno fertile nelle nazioni africane, come in Etiopia, Madagascar [it] e Tanzania ha stimolato il dibattito se il cambio porterà a uno sviluppo, o se sia semplicemente un “esproprio di territorio” (“land grabbing” [it]) che minaccia ulteriormente la sicurezza alimentare del continente.

Worku Mengiste, a farmer in Ethiopia's Ghibe valley. Image by Flickr user ILRI (CC BY-NC-SA 2.0).

Worku Mengiste, un agricoltore nella valle di Ghibe in Etiopia. Immagine da Flickr dell'utente ILRI (CC BY-NC-SA 2.0).

La corsa per la terra

C'è stato un interesse crescente da parte degli investitori stranieri per l'acquisto o il leasing di vaste aree di terreno coltivabile nell’ Africa subsahariana, per coltivarvi prodotti agroalimentari per i propri Paesi o per esportarli per profitto. La corsa al territorio è stata innescata, spiega un articolo nel sudafricano Mail & Guardian, dalle preoccupazioni per la carenza e la sicurezza dei prodotti agroalimentari in tutto il mondo, in seguito ai rincari petroliferi nel 2008, alla penuria d'acqua e all'insistenza dell'Unione Europea sul fatto che il 10% di tutto il carburante per il trasporto provenga da biocarburanti di origine vegetale entro il 2015. Altri ritengono che anche la crescita della popolazione sia un fattore importante.

Gli investitori sostengono che queste acquisizioni alimenteranno lo sviluppo, ma gli oppositori definiscono la mossa un “esproprio fondiario” che minaccerà la stessa sicurezza alimentare dell'Africa e il suo sostentamento. Stacy Feldman, che scrive per SolveClimate News, approfondisce la situazione:

Researchers revealed that foreign companies are buying or leasing vast chunks of land in Africa and elsewhere for their own use. In fact, up to 50 million acres have been sold off or soon will be. That's equivalent to about 25 percent of all the farmland in Europe. Much of that land is being bought by emerging nations to raise crops for their growing populations. These countries – China, India, South Korea and oil-rich Gulf states – have land and water constraints at home. They got burned by [the 2008] global food crisis and are turning to Africa as a food security blanket.

I ricercatori hanno rilevato che le imprese straniere stanno comprando o prendendo in leasing vaste distese di terreno in Africa e altrove, per il proprio utilizzo. In effetti, quasi 50 milioni di acri sono stati venduti o sono in procinto di essere venduti nel 2011. È l'equivalente di circa il 25% di tutto il terreno coltivato in Europa. Molti di questi terreni vengono acquistati dalle nazioni emergenti per la coltivazione di prodotti agroalimentari destinati alla loro crescente popolazione. Queste nazioni, Cina, India, Corea del Sud e gli Stati petroliferi del Golfo hanno limitazioni territoriali e idriche in patria. Sono rimaste scottate nel 2008 dalla crisi alimentare globale e guardano all'Africa come a una tavola imbandita per la loro sicurezza alimentare.

In Etiopia, il terreno coltivato è acquistato o preso in leasing su immensa scala. La nazione ha approvato 815 progetti agricoli finanziati dall'estero, dal 2007 al 2011, e il leasing del terreno costa circa 1 dollaro all'anno per 2,5 acri, come riporta Mail & Guardian. La nazione ha ceduto 600.000 ettari a entità straniere fra il 2004 e l'inizio del 2009, in base a un rapporto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO).

L’ Etiopia è ormai una delle nazioni più affamate del mondo. All'inizio del 2011 il governo etiope ha detto che circa 2,8 milioni di persone hanno avuto bisogno di aiuti alimentari di emergenza. Il 41% della popolazione è denutrita. Questo paradosso ha infuriato alcuni etiopi, comprese le donne del blog Mitmita, che paragonano il primo ministro dell'Etiopia, Meles Zenawi, a una capra:

Look at Prime Minister trying to convince everyone that he isn’t a land hording communist—it's a land giveaway! Are you a foreigner? Do you have cash? Well Melesocracy has a stimulus plan for you! The Mitmita Girls are quite familiar with a few project finance deals ourselves; from what we understand, in these intricate transactions, Third World governments in collaboration with First World financiers orchestrate what are tantamount to beads for Manhattan deals where like the Native Americans, ordinary Ethiopians are bilked out of inheriting our land because a man with an uncanny resemblance to a goat has sold it to the Chinese.

Guardate il Primo Ministro che cerca di convincere chiunque che non è un comunista che si appropria del territorio – è uno che regala il terreno! Siete stranieri? Avete denaro in contanti? Ebbene, Melesocracy ha un piano di incentivi per voi! Noi, le Mitmita Girls (ragazze mitmita) siamo abbastanza familiari con alcuni accordi di finanziamento di progetti; da quello che sappiamo, in queste intricate transazioni i governi del Terzo Mondo in collaborazione con i finanzieri del Primo Mondo orchestrano quello che è l'equivalente di gocce per accordi di Manhattan, come i nativi americani, noi gli ordinari etiopi veniamo fregati dall'ereditare la nostra terra, perché un uomo che ha una misteriosa somiglianza con una capra l'ha venduta ai cinesi.

Tabor herb farm, Awassa, Ethiopia. Image by Flickr user Yigal Chamish (CC BY-NC-SA 2.0).

Fattorie di piante aromatiche a Tabor, Awassa, Etiopia. Immagine da Flickr dell'utente Yigal Chamish (CC BY-NC-SA 2.0).

Stimolo dell'alta tecnologia?

I sostenitori di questi accordi territoriali, compreso il governo etiope, sostengono tuttavia che apporteranno capitale, tecnologia, competenze agricole, infrastruttura e molto lavoro nelle aree rurali impoverite dove gli agricoltori di sussistenza usano strumenti rudimentali. Un funzionario del governo, come ha riportato Fred de Sam Lazaro in un articolo per PBS Newshour supportatodal Pulitzer Center sul Reportage della Crisi, dice che l'Etiopia ha abbondanza di terreno e a malapena il 5% è coltivato dagli agricoltori nazionali.

Berhanu Kebede, ambasciatore dell'Etiopia negli Stati Uniti, ha detto al The Guardian che il Paese deve sviluppare significativamente l'agricoltura meccanizzata per raggiungere gli obiettivi di sviluppo descritti nel precedente piano di sviluppo dell'Etiopia, che ha una crescita economica media del 14,9% in un periodo quinquennale. Un raddoppio della produzione agricola, dice il piano, alimenterà la crescita, e così il governo ha riservato 3 milioni di ettari di terreno per darli in leasing. Il governo dice che la nazione non avrà forse più bisogno di aiuti alimentari fra cinque anni.

Il blog Govindan Online, scritto da un ex diplomatico indiano, definisce questi investimenti territoriali uno sviluppo benvenuto:

Bringing in large areas of land under cultivation and building infrastructure will generate large scale employment even if these sectors are completely mechanized. Since land utilization in these continents is very low, compared to other continents, there is not going to be any ecological problems. It is also to be remembered that some European countries including Russia have sold/leased out land to foreigners with a view to increase local food grain production.

L'apporto in vaste distese di terreno di infrastrutture per la coltivazione e la costruzione genererà impiego anche se questi settori saranno completamente meccanizzati. Essendo la meccanizzazione in questi continenti molto bassa, rispetto ad altri continenti, non ci sarà nessun problema ecologico. Dobbiamo anche ricordare che alcuni Paesi europei, compresa la Russia, hanno venduto o dato in leasing il terreno agli stranieri con l'obiettivo di incrementare la produzione locale di grano alimentare.

Voci contrarie agli “espropri del territorio”

Molti agricoltori, sostenitori dei diritti territoriali, vari rapporti e organizzazioni non governative non sono d'accordo. Definiscono la situazione un “esproprio fondiario” che potrebbe provocare una distruzione ambientale, il dislocamento di piccoli proprietari terrieri locali, lavoratori e lo sfruttamento delle risorse, la perdita del sostentamento e l'insicurezza ambientale. Alcuni dicono che sia una nuova forma di colonialismo.

Anche molti blogger hanno parlato contro gli espropri del territorio. Devinder Sharma, un analista indiano della politica alimentare e commerciale, nel suo blog Ground Reality chiama questi investitori stranieri “food pirates” (pirati del cibo). Woldegb, commentando l'articolo di Kebede sul The Guardian, dice che è molto irrealistico credere che gli investitori stranieri possano migliorare la sicurezza alimentare, e Nyikaw Ochalla, in un articolo su Anyuak Media, rifiuta molte affermazioni di Kebede.

Nel blog The Africanist si dice che gli accordi porteranno prevedibilmente alla violenza e ci si interroga sulla logica di fornire aiuti alimentari a nazioni che stanno esportando prodotti agroalimentari. Nabeeha Kazi Hutchins, nel blog The Hunger and Undernutrition Blog, sottolinea che si è fatto ben poco per proteggere il territorio e gli interessi delle comunità locali. Ellen Albritton, nel blog CMH 365: Public Health and Social Justice, si interroga sull'etica di beneficiare dei prodotti agroalimentari che crescono in Etiopia, mentre gli etiopi patiscono la fame.

RAH, commentando un articolo nel blog Brown Condor, dice che ci sono quattro domande a cui sarebbe opportuno rispondere:

Number One: Will this adversely affect Ethiopian farmers in any major way?
Number Two: Will these foreign countries/companies abuse and or harm the land in any way?
Number Three: Will this drastically cut the water supply to downstream nations that depend on water from the Nile?
Number Four: Will all of this NEW REVENUE truly benefit the people of Ethiopia or just mainly the government?

Numero Uno: Questo avrà un impatto negativo sugli agricoltori etiopi in alcun modo rilevante?
Numero Due: Queste nazioni e/o imprese straniere abuseranno o danneggeranno il territorio, in qualche modo?
Numero Tre: Questo ridurrà drasticamente l'approvvigionamento idrico nelle regioni a valle, che dipendono dall'acqua del Nilo?
Numero Quattro: DI tutto questo NUOVO REDDITO beneficerà davvero la popolazione dell'Etiopia o soltanto e principalmente il governo?

La FAO dice che si comprende ancora poco dell'impatto di questi accordi territoriali internazionali. In risposta, l'organizzazione ha elaborato un codice di condotta per offrire quote eque a tutte le parti di questi accordi. Forse un tale codice aiuterà a compensare quello che il blog Yene Ethiopia crede che sia la miopia del governo nell'approvare tali accordi territoriali:

The Ethiopian government makes it seem as if 50 or 100 years from now everything will be as it were before the lease. After producing under highly mechanized, intensive farming, the land will no longer be productive. The sizes being given away are not benign. Is there a plan beyond selling the land that will ensure a generation from now these farmers’ children will not be landless laborers?…Why not empower these people? Help them build cooperatives? Give them favorable loans? Help them get mechanized? No, that would require actually governing and would be hard work.

Il governo etiope fa credere che fra 50 o 100 anni tutto sarà come prima del leasing fondiario. Dopo aver prodotto un'agricoltura intensiva notevolmente meccanizzata, il terreno non sarà più produttivo. Le dimensioni rivelate non sono benigne. C'è una pianificazione oltre la vendita dei terreni che assicuri che, nella prossima generazione, i figli degli agricoltori non saranno braccianti senza terra? …Perché non rafforzare queste persone? Aiutarle a costruire cooperative? Dargli prestiti agevolati? Aiutarle a meccanizzare il lavoro? No, questo richiederebbe un vero governo e significherebbe duro lavoro.

Questo articolo fa parte della nostra copertura speciale sul tema Sviluppo Globale 2011 [it].

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