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Censurati nel 2018: video di proteste, sentenze giudiziarie, notizie reali e… Peppa Pig

Immagine via Pixabay pubblicata dall'utente dimitrisvetsikas1969 | CC0

Ora che l'anno 2018 è terminato, il team di Advox vuole guardarsi indietro. I temi trattati da Advox nel corso dell'anno spaziano da singolari leggi che dovrebbero monitorare la criminalità informatica, agli arresti di alcuni giornalisti, alla diffusione delle fake news su Facebook. Il filo rosso che collega tutte le nostre inchieste è la tutela della libertà di espressione online, a beneficio dell'interesse pubblico.

La censura è per Advox un elemento da segnalare, soprattutto se coinvolge il diritto fondamentale di avere libero accesso alle informazioni relative al contesto politico, culturale o economico delle comunità. Di seguito sono elencati solo alcuni casi di censura denunciati da Advox nel 2018.

Foto di manifestani uccisi in Nicaragua; la notizia è stata confermata dal sito di informazione indipendente Confidencial. Collage realizzato da Confidencial. Le foto individuali sono state diffuse su diversi canali di social media.

NICARAGUA: La Prensa e Confidencial
censurati da attacchi DDoS

A seguito della pubblica denuncia [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] emersa grazie ai movimenti di protesta contro l'azione politica del presidente nicaraguense Daniel Ortega [it], numerose reti televisive furono chiuse. Una stazione radio è stata incendiata [es].

Due testate giornalistiche indipendenti e attive online, La Prensa [es] e Confidencial [es] hanno denunciato l'impossibilità di rendere visibili i contenuti sulla rete a seguito di un attacco informatico noto come “denial of service” (DDoS). Entrambi i giornali avevano riportato notizie relative alle proteste; tra gli aggiornamenti c'erano anche comunicati riguardanti scontri tra i civili, la polizia e le altre forze dell'ordine presenti sul campo. Durante tali scontri, decine di manifestanti sono stati uccisi.

Maria Ressa, caporedattrice di Rappler. Foto di Joshua Lim via Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0 Philippines)

FILIPPINE: Rappler
censurato dalla Commissione filippina per i Titoli e gli Scambi (SEC)

La Commissione filippina per i Titoli e gli Scambi (SEC) ha revocato la licenza commerciale a Rappler, una delle principali testate giornalistiche indipendenti online. La vicenda, accaduta nel gennaio 2018, è stata montata su accuse infondate secondo le quali la compagnia avrebbe accettato finanziamenti esteri illeciti. La piattaforma Rappler si è impegnata a diffondere notizie relative ad esecuzioni extragiudiziali legate a detenzione e spaccio di droga nelle Filippine; lo stesso giornale è stato spesso criticato dal presidente Rodrigo Duterte, il quale, il giorno successivo alla decisione di SEC, ha definito Rappler il “paradiso delle fake news”.

A dicembre 2018 Maria Ressa, comproprietaria e caporedattrice di Rappler, è stata accusata di frode fiscale; nei suoi confronti è stato istituito un mandato di arresto. La donna è stata poi rilasciata dietro pagamento di cauzione. L’ Associazione nazionale dei giornalisti nelle Filippine ha affermato che l'arresto di Maria Ressa dimostra che l'amministrazione di Duterte è “disposta a tutto, anche a sfociare nel patetico, pur di mettere il bavaglio a tutti coloro che non appoggiano le decisioni del governo”.

Fermo immagine CCTV.

CINA: Occhi al cielo
censurati dal sito Sina Weibo, per ordinde dell'Amministazione cinese del Cyberspazio

Il caso della giornalista Liang Xiangyi è diventato virale sui siti web cinesi. In occasione della conferenza stampa organizzata per fornire nuove informazioni riguardo il progetto della Nuova Via della Seta [it], iniziativa strategica per il miglioramento dei collegamenti tra i Paesi dell'Eurasia, la giornalista Zhang Huijun ha posto una domanda prolissa e deferente, alla quale la collega Liang Xiangyi ha reagito alzando gli occhi al cielo. Dopo essere stato mandato in onda su China Central Television, il più grande network televisivo della Cina continentale, il video che cattura l'espressione di disapprovazione della giornalista è diventato virale. A distanza di poco tempo, però, gli agenti preposti alla censura su internet hanno eliminato qualunque riferimento alla vicenda.

Tra i numerosi interventi a supporto degli “occhi al cielo” pubblicati sul sito di microblogging Weibo e successivamente censurati [zh] c'era anche questo: “Ormai private della libertà di espressione, le persone sbattono le palpebre, quasi a scambiarsi un messaggio in codice. Nella nuova era, abbiamo ancora la libertà di alzare gli occhi al cielo.”

IRAN, RUSSIA: Telegram
censurato dalla magistratura

Un tribunale di Mosca ha indetto il divieto di utilizzo di Telegram, la piattaforma di messaggistica che ha a cuore la tutela la privacy degli utenti; ciò è accaduto a seguito del continuo rifiuto da parte dell'amministratore delegato di Telegram di fornire l'accesso alle chiavi di cifratura dell'applicazione ai servizi di sicurezza.

Mettere in atto il suddetto divieto è stato più facile a dirsi che a farsi. Nel tentativo di riuscire nell'impresa, gli organi di regolamentazione dei mezzi di informazione del Paese hanno bloccato milioni di indirizzi IP, sperando che questo avrebbe mandato in tilt il sistema; la stessa piattaforma, però, risultava ancora funzionante perché gestita da network decentralizzati. Tuttavia, quest'azione ha compromesso anche l'utilizzo di numerosi siti commerciali e applicazioni come Viber, Slack ed Evernote.

Poco tempo dopo, la magistratura iraniana ha disposto la chiusura di Telegram, per poi affermare che tale scelta fosse dovuta a ragioni di sicurezza nazionale. Telegram è stato temporaneamente censurato anche in altre occasioni; ad esempio durante le giornate di protesta contro il governo iraniano nel dicembre 2017 e nel gennaio 2018.

Maxence Melo, fondatore di Jamii Forum. Foto da Facebook.

TANZANIA: Jamii Forums (‘Tanzanian Reddit’ o ‘Swahili Wikileaks’)
autocensurato

Lo scorso giugno, il sito di informazione indipendente più noto in Tanzania, Jamii Forumè stato chiuso dai suoi stessi amministratori. La decisione è stata presa poco prima che arrivasse la scadenza prevista per il pagamento della “tassa dei blogger”. La legge chiede infatti che i blogger tanzaniani siano identificati come tali e paghino più di 900 dollari all'anno per la pubblicazione online. Gli amministratori di blog o di altre forme di diffusione di contenuti online che non siano provviste di licenza rischiano una multa “di importo non inferiore a 5 milioni di scellini tanzaniani” (circa 2500 dollari); gli stessi potrebbero anche essere arrestati “per un periodo non più breve di 12 mesi o, in casi più gravi, si potrebbe incorrere in entrambe le punizioni.” Dopo quel periodo, Jamii Forum è stato riattivato.

AUSTRALIA: il verdetto di colpevolezza per abusi sessuali emesso a carico di un sacerdote

censurato dal Tribunale di Contea della Victoria

Il 12 dicembre 2018, il cardinale australiano George Pell, la terza figura più importante del Vaticano, è stato dichiarato colpevole di violenza sessuale da un tribunale della Victoria, uno Stato federato dell'Australia. I media nazionali, tuttavia, non hanno mai riportato la notizia relativa all'udienza o al verdetto; ciò è dovuto a un'azione soppressiva imposta dal tribunale, che ha affermato che la diffusione della notizia potrebbe compromettere un successivo processo che si terrà a marzo.

Gli organi di stampa cattolici e internazionali hanno tuttavia riportato informazioni relative a questa vicenda, rischiando la censura e azioni penali in Australia e allo stesso tempo scatenando una tempesta di commenti e critiche verso l'obbligo di non pubblicazione di contenuti sui social media. Paradossalmente, l'ordine di censura e soppressione ha avuto l'effetto contrario, favorendo la diffusione della notizia presso l'opinione pubblica tramite il web.

L'amicizia tra Peppa e Suzy è stata considerata innaturale da alcuni netizen cinesi. Screenshot di una delle versioni rielaborate del cartone Peppa Pig.

CINA: Peppa Pig
censurata dalla piattaforma video Douyin, per ordine del Partito Comunista Cinese

A maggio, Douyin, la piattaforma cinese che consente la riproduzione di video, ha rimosso più di 30.000 video del famosissimo cartone animato britannico Peppa Pig [it]; molti di questi video erano stati nuovamente doppiati e dotati di linguaggio e temi destinati a un pubblico adulto. Inoltre, il popolare maialino è stato criticato [it] dai portavoce del Partito Comunista Cinese, per via dell'esistenza nel web di una subcultura che collega Peppa Pig al termine “Shehuiren” [it], usato per riferirsi alle associazioni criminali ed è generalmente utilizzato per descrivere un'attitudine “immorale”.

Uno degli utenti attivi sul sito Sina Tech [zh] ha spiegato che Peppa appare ora come l'emblema di “coloro che seguono il cuore indipendentemente dalle norme sociali.”

CUBA: El Estornudo (‘Lo starnuto’)
censurato da ETECSA, ISP di proprietà statale

Il giornale online indipendente El Estornudo (Lo starnuto) è stato fondato da poco; la testata giornalistica, che vanta saggi critici e articoli riguardanti vicende sociali e cambiamento culturale, si è schierata dalla parte degli organi di stampa che sono stati censurati, in via definitiva o solo temporanea, dalle autorità statali. In risposta a queste azioni di censura, gli editor del sito hanno scritto una lettera [es] alle autorità; in tale lettera si legge:

In a country where print publications cannot circulate outside the margins of the state, where internet is very limited, and where they block the URL to your outlet so people cannot even read you through that very limited access, we should remember that this magazine exists also for Cubans to find out tomorrow what was happening to them today.

In un Paese in cui le pubblicazioni stampate non possono circolare fuori dai confini dello stato, in cui l'utilizzo di internet è fortemente limitato e in cui si assiste al blocco degli URL, in modo tale da rendere la diffusione e la lettura degli articoli ancora più difficile, è necessario ricordare che questo giornale esiste anche perché domani i cittadini cubani possano prendere consapevolezza di ciò che è accaduto loro oggi. 

Raila Odinga “assume l'incarico” presentandosi come il presidente del popolo [Screenshot scattata l'1 febbraio 2018].

KENYA: La simbolica assunzione dell'incarico da parte di Raila Odinga
censurata dal presidenteUhuru Kenyatta

Il 30 gennaio 2018, quando il leader keniota dell'opposizione Raila Odinga [it] ha assunto l'incarico presidenziale in forma simbolica, se non giuridica, presentandosi come il “presidente del popolo”, tre delle principali reti radio è stata bloccata dal governo nazionale. Sebbene il presidente attualmente in carica avesse ufficialmente vinto le controverse elezioni politiche tenutesi nuovamente nell'ottobre 2017 a seguito dell’ annullamento da parte della Corte Suprema  delle precedenti tornate elettorali di agosto a causa di “irregolarità”, i sostenitori di Raila Odinga hanno continuato a difendere la sua causa e la sua campagna elettorale. I tre giornalisti dell'agenzia NTV che hanno seguito in diretta la cerimonia, sono stati minacciati di essere arrestati.

La scrittrice Nanjala Nyabola ha mosso una dura critica alla vicenda, pubblicata su Al Jazeera. Nell'articolo si legge: “Impedire la messa in onda di programmi diffusi da tre canali di informazione, solo perché si è nella posizione di farlo, è come darsi colpi sulla fronte con un martello per uccidere la mosca che ci si è posata addosso: doloroso, autolesionista e controproducente”.

RUSSIA: video di YouTube sulle proteste contro la riforma pensionistica
censurati da Google, per ordine del Tribunale di Mosca

In Russia, il giorno precedente allo svolgimento di una manifestazione organizzata per protestare contro un’impopolare riforma pensionisticaGoogle ha provveduto a informare [it] gli organizzatori della manifestazione sulla decisione di oscurare i video YouTube promotori dell'evento. Le motivazioni addotte dal colosso statunitense riguardavano l'enunciazione dei requisiti giuridici che prevedono un “giorno di silenzio” prima dello svolgimento delle elezioni. La manifestazione è stata organizzata dalla Fondazione Anti Corruzione gestita da un importante esponente dell'opposizione Alexey Navalny. Un collega e organizzatore dell'evento di Navalny, Leonid Volkov, ha richiamato Google all'ordine tramite un post su Facebook:

The corporations — including Google — should face the reality. In authoritarian regimes these are the governments who most frequently abuse the law. Not every request signed by a government authority should be automatically considered as a lawful one. A good portion of criticism is necessary to protect the users and their rights.

Le grandi aziende – Google incluso – dovrebbero gurdare in faccia la realtà. Nei regimi autoritari sono proprio questi i governi che più di frequente abusano della legge. Non tutte le richieste avanzate dalle autorità di governo devono automaticamente essere considerate legittime. È necessario dotarsi di spirito critico e selettività per proteggere gli utenti e i diritti di questi ultimi.

Oltre a questa e altre vicende di oscuramento dei contenuti internet, dei siti e dei servizi, Access Now, il sito che tutela i diritti digitali degli utenti internet, ha riportato 188 oscuramenti di siti web documentati da attivisti e ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Il Software del Freedom Law Centre parla di 133 casi di censura nelle regioni indiane, 64 dei quali si sono verificati nella regione Jammu e Kashmir, nella parte settentrionale del subcontinente.

Si spera che il 2019 assicuri maggiore tutela alle voci indipendenti di ogni parte del mondo!

 

Questa raccolta di vicende e testimonianze è frutto di un lavoro di ricerca, scrittura e revisione da parte di Afef Abrougui, Mahsa Alimardani, Nwachukwu Egbunike, Janine Mendes Franco, Alexey Kovalev, Oiwan Lam, Amanda Lichtenstein, Karlo Mongaya, Diphus N'geny, Melissa Vida, Laura Vidal e Njeri Wangari Wanjohi.

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