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Newsletter DigiGlot: il rock in lingua gallese sulle piattaforme di musica in streaming

Categorie: Canada, Mali, Regno Unito (GB), Ambiente, Citizen Media, Indigeni, Linguaggi, Musica, Tecnologia
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“Llanfair­pwllgwyngyll­gogery­chwyrn­drobwll­llan­tysilio­gogo­goch” è il nome di un villaggio in Galles, il nome più lungo d'Europa. La foto è stata scattata allo Smithsonian Folklife Festival nel 2009. Foto di Alan Kotok, licenza CC BY 2.0.

La Newsletter DigiGlot è una newsletter bisettimanale dedicata alle comunità linguistiche indigene e minoritarie che ogni giorno adottano e adattano le nuove tecnologie per incrementare la presenza del proprio idioma nell'ambiente digitale; l'attenzione è rivolta anche all'universo di internet, in costante evoluzione anche dal punto di vista linguistico.

Due milioni di ascolti su Spotify

Screenshot del numero di volte in cui il brano è stato ascoltato su Spotify (al 29 gennaio 2019).

Verso la fine del 2018, la rock band  Alffa, direttamente dal Galles, è stata la prima a realizzare un brano in lingua gallese ascoltata più di un milione di volte [2] [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] su Spotify, dal titolo “Gwenwyn”. Questo traguardo è molto importante poiché la band non era particolarmente conosciuta fuori dal Galles, ma grazie a Spotify, utenti dal Brasile e dal Messico hanno potuto scoprire questa canzone scritta in una lingua parlata da sole 700,000 persone. Rhiannon Lucy Cosslett, una giornalista gallese del Guardian ha intrapreso un'indagine per capire come mai un brano in gallese sia diventato così virale [3]. Ha intervistato Alun Llwyd della casa di distribuzione PYST, che sostiene l'apertura di Spotify a canzoni scritte nelle lingue più disparate. “La cosa più bella di Spotify è che i brani vengono giudicati in base al merito musicale, non in base alla lingua dei testi” afferma Llwyd. “Nessuno conosceva gli Alffa fuori dal Galles. La canzone è potente, ne abbiamo la prova”. A partire dalla diffusione della notizia, il brano è stato riprodotto ben due milioni di volte.

Un podcast in lingua cree racconta le storie nei nativi Cree del nord del Québec

Nasce un nuovo podcast in lingua cree [4] creato da Nick Wapachee, uno studente di giornalismo da Nemaska, Québec per favorire l'apprendimento dell'antica lingua cree tra i giovani, che negli ultimi anni hanno abbandonato l'idioma d'origine per l'inglese. Wapachee voleva creare dei contenuti digitali in lingua, e a tal proposito ha ideato un podcast in lingua cree in cui si raccontano le storie dei nativi.

Il podcast InEeyou Istchee [5] “promuove la libertà d'espressione, la tutela e l'eterogeneità della lingua cree” e permette la diffusione della lingua ovunque si trovino gli ascoltatori. Il podcast si trova su iTunes [6] e Soundcloud [7].

La petizione di una organizzazione lingustica maliana richiede a Voice of America di usare l'ortografia bambara

Nel 2013, l'emittente internazionale Voice of America (VOA) ha iniziato a trasmettere programmi in lingua bambara, una delle lingue ufficiali del Mali parlata da circa 15 milioni di persone. La VOA ha creato un sito web in bambara [8] che ha di recente attirato l'attenzione degli utenti per l'utilizzo di un'ortografia “francesizzata”, diversa da quella ufficiale sviluppata e promossa dal governo e da alcune istituzioni partner quali l'African Academy of Languages.

Il dott. Coleman Donaldson, linguista, ricercatore e docente di lingua mandinga ha notato l'uso della versione francese dell'ortografia da parte di VOA. [9] Don Osborn, autore del libro “African Languages in a Digital Age”, è rimasto stupito [10] dal fatto che l'ortografia francesizzata sia stata utilizzata per la mancanza di tastiere adatte alla scrittura originale della lingua bambara. Un'altra motivazione potrebbe essere l'audience molto limitata in grado di leggere il bambara, ma secondo Osborn questa potrebbe essere solo un'ipotesi.

Il Circolo linguistico Bamakois ha diffuso una petizione [11] per chiedere a VOA di utilizzare l'ortografia bambara ufficiale. Nella petizione si sottolineano tutti gli sforzi e le risorse utilizzate per sviluppare l'ortografia ufficiale, insieme al fatto che emittenti internazionali quali Radio France l'abbiano già utilizzata sui propri siti web [12].

Un'app per insegnare ai bambini le lingue indigene del Canada

KOBE Learn è un'app creata per insegnare ai giovani utenti delle parole e frasi comuni  [13]in ojibway, cree e oji-cree, le tre lingue tradizionali delle Prime Nazioni, in particolare le comunità a nord-ovest dell'Ontario, Canada. L'app è stata creata in collaborazione con il Ministero dell'Educazione, un gruppo di insegnanti, alcuni membri della comunità assieme ai più anziani.

Il Ministero ha voluto creare uno strumento interattivo e tecnologico che potesse mantenere vive le lingue indigene.

“I nostri anziani stanno morendo man mano, ogni giorno. È importante preservare ciò che abbiamo ora” afferma Sarah Johnson, la leader del Ministero. “Molti dei nostri bambini cominciano la scuola senza conoscere la loro prima lingua. Questo è un modo per preservare il possibile”

Esiste un'app per questo (in gallese)?

Per molti, il cellulare è diventata un'estensione di sé – sempre presente, è un vero e proprio mediatore delle relazioni tra noi e il resto del mondo. Le app e i giochi generalmente vengono sviluppati nelle lingue più utilizzate, a discapito delle lingue minoritarie. Il cymraeg (gallese) fa però eccezione. In uno studio recente [14], Daniel Cunliffe, docente alla University of South Wales, ha esaminato le oltre 400 app in gallese presenti nell'App Store della Apple. Lo scopo è quello di individuare tutte le app in gallese e scoprire le intenzioni e le motivazioni degli sviluppatori. Cunliffe ha scoperto che gli sviluppatori dal Galles riscontrano grosse difficoltà nel raggiungere gli utenti, soprattutto per la scarsa visibilità delle app. Lo studio, che si conclude con delle raccomandazioni agli sviluppatori, alle ONG per la promozione linguistica e così via, può interessare a qualsiasi comunità linguistica che cerchi di attirare utenti via smartphone.

Eventi in arrivo e opportunità [15]

 

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Anna Belew [23], Derek Lackaff [24], Kevin Scannell [25], Claudia Soria [26], e Eddie Avila [27] hanno contribuito all’ articolo grazie al sostegno editoriale di Georgia Popplewell [28].