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Perché il “principe della tortura” del Bahrain può ritornare nel Regno Unito nonostante le richieste per il suo arresto?

Screenshot del video ‘Sheikh Nasser Bin Hamad al-Khalifa’, YouTube. Fonte.

Negli ultimi mesi, nel bel mezzo di un panorama mediatico altrimenti dominato dalla Brexit, le relazioni tra Regno Unito e i suoi alleati del Golfo sono state sotto i riflettori delle principali testate britanniche per via di un racconto di spionaggio unico nel suo genere.

Lo scorso novembre, il docente britannico Matthew Hedges, 31 anni, è tornato nel Regno Unito dopo aver trascorso sette mesi in una prigione degli Emirati Arabi Uniti (EAU), per lo più in isolamento [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], per accuse di spionaggio. La storia di Hedges, che inizialmente ricevette relativamente poca attenzione, arrivò alle prime pagine dei giornali dopo che gli Emirati, storico alleato del Regno Unito, annunciarono che Hedge stava venendo accusato di essere una spia dell'MI6. Hedges e il governo britannico continuano a negare l'accusa.

La storia di Hedges richiama l'attenzione sulla lunga e complicata storia di impunità da parte del Regno Unito quando si tratta di accuse di torture commesse dai suoi alleati negli stati del Golfo e ci ricorda alcune delle ragioni per cui il “principe della tortura” del Bahrain, il principe Nasser bin Hamad, abbia ancora il privilegio e il piacere di girovagare per il Regno Unito nonostante vi siano chiare prove di abusi durante la rivolta del Bahrain nel 2011.

Gli abusi subiti da Hedges durante la sua prigionia negli Emirati sembrarono aver sorpreso per un attimo il governo britannico. Considerato il fatto che l'EAU è uno dei principali alleati del Regno Unito in Medio Oriente, risulta assai meno sorprendente invece la risposta soft del Regno Unito alla tortura di Hedges, il quale oltre a passare 23 ore al giorno in cella di isolamento, veniva regolarmente drogato dai suoi carcerieri.

La moglie di Hedges, Daniela Tejada, che ha trascorso sette mesi promuovendo una campagna per la liberazione di suo marito, accusa il governo del Regno Unito di aver completamente ignorato le sue continue richieste di aiuto.

La risposta del Regno Unito alla storia di Hedges rivela l'ennesimo esempio della clemenza accordata dal governo britannico ai governi arabi del Golfo. Mentre gli attivisti non possono fare a meno di ricordare un altro esempio: il fatto che il famigerato “principe della tortura” del Bahrain sia ancora a piede libero.

Il ‘principe della tortura’ del Bahrain

Molto prima che il governo britannico ignorasse apertamente la tortura di uno dei suoi cittadini per mano di un alleato, si era già trovato ad affrontare una sfida legale su proprio territorio per via del proprio ruolo nel proteggere un noto membro della famiglia reale del Bahrain: il figlio del re, il principe Nasser bin Hamad.

Soprannominato il “principe della tortura” dai dissidenti, per aver preso parte alla tortura degli attivisti che hanno partecipato alla rivoluzione del Bahrain del 2011, una volta ha scritto su Twitter: “Se dipendesse da me, li condannerei a vita”. Di fatto, il principe bin Hamad, che all’ epoca della rivolta del Bahrain nel 2011 aveva solo 24 anni, faceva parte di quella parte della classe dirigente del Bahrain che chiese la brutale repressione dei manifestanti.

Inoltre, in quanto presidente del Comitato Olimpico del Bahrain, bin Hamad creò una commissione speciale per “identificare e punire più di 150 membri della comunità sportiva” che avevano preso parte alle proteste del 2011, secondo quanto riporta l'organizzazione Americans for Democracy and Human Rights in Bahrain (ADHRB). Inoltre, face un appello pubblico affinché “un muro cada sulle teste [dei manifestanti]… anche se sono atleti… il Bahrein è un'isola e non possono fuggire”.

Il 19 giugno 2011, invece che venire portato in giudizio in Bahrain, il padre promosse il giovane principe a comandante della guardia reale del Bahrain. Ma il rapporto del Principe con il Regno Unito risale al 2006, quando si laureò presso l'accademia militare d'elite Sandhurst all'età di 19 anni [ar]:

Dagli archivi: Nasser bin Hamad Al Khalifa partecipa a un addestramento militare nel Regno Unito e in Canada – luglio 2006.

Date le origini nobili, il “principe della tortura” potrebbe non aver mai pensato che visitare il Regno Unito potesse causargli tanti problemi. Tuttavia poco dopo le torture dei manifestanti del Bahrain, un altro manifestante, noto solo come “FF”, arrivò al Regno Unito e presentò la domanda e ottenne asilo.

L'ottenimento dello status di rifugiato significa che il Regno Unito riconosce le rivendicazioni di FF come legittime, compresi il timore di ritorsioni nel caso in cui fosse costretto a tornare in Bahrain. FF, osserva l'ADHRB, “sostiene anche che Sheikh Nasser fosse coinvolto nella tortura”.

Un anno dopo, tuttavia, il governo del Regno Unito concesse l'immunità al “principe della tortura” quando FF ne chiese l'arresto durante la sua visita alle Olimpiadi di Londra nel luglio del 2012 come presidente del Comitato Olimpico del Bahrain. Invece, bin Hamad venne avvistato nella sezione VIP in uno degli stadi di Londra quel giorno:

è vero che il presunto torturatore nasser bin hamad è autorizzato ad andare alle olimpiadi di #Londra2012?

Ma la storia non finisce qui. Nell'ottobre 2014, la Corte Suprema di Londra stabilì che bin Hamad non era immune da azioni giudiziarie per accuse di tortura, resuscitando così le speranze che potesse essere arrestato.

Come riportato dal Guardian, il dossier venne poi trasmesso alla squadra per i crimini di guerra del comando antiterrorismo della Metropolitan Police. Quest'ultimo annunciò successivamente che “sulla base del dossier presentato, la polizia non sta indagando”.

Parte del motivo per cui la Metropolitan Police decise di non indagare sarebbe semplicemente dovuto al fatto che i testimoni chiave sono ancora nelle prigioni del Bahrain, e quindi non possono essere interrogati. Del resto, i legali di bin Hamad avanzarono argomentazioni simili, sostenendo che le accuse di FF “non sono state verificate in un tribunale britannico e che non ci sono mai stati procedimenti contro di lui”.

In altre parole, i legali di bin Hamad sostennero che le accuse di FF non potevano essere verificate in un tribunale britannico, senza riconoscere che il vero motivo per cui i testimoni chiave non potevano essere presenti in corte o rispondere a domande della polizia.

E così, pochi mesi dopo, nel marzo del 2015, bin Hamad pubblicò un video di sé stesso mentre faceva jogging a Hyde Park a Londra, scatenando nuove richieste di arresto. Nonostante le accuse, infatti, il principe ha continuato a visitare regolarmente Regno Unito, incluso in occasione dell'annuale Royal Windsor Horse Show in compagnia della regina Elisabetta II e di suo padre, il re del Bahrain.

Questo palese caso di impunità ha rinnovato le domande sul fatto che il Regno Unito stia rispettando i propri obblighi internazionali, in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite Contro la Tortura e altre Pene o Trattamenti Crudeli, Inumani e Degradanti del 1987, secondo cui “gli Stati devono rendere reato la tortura e perseguire i funzionari pubblici di altre nazioni quando sono presenti nel territorio dello stato”.

Il Regno Unito firmò la convenzione il 15 marzo 1985 e la ratificò l'8 dicembre 1988. Al momento della firma tuttavia, il Regno Unito aggiunse:

The United Kingdom reserves the right to formulate, upon ratifying the Convention, any reservations or interpretative declarations which it might consider necessary.

Il Regno Unito si riserva il diritto di formulare, dopo aver ratificato la Convenzione, eventuali riserve o dichiarazioni interpretative che potrebbe ritenere necessarie.

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