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Censurati su WeChat: Huawei, ZTE e ‘Amazing China’

Foto scattata da ShamsiohcHWOI CC: AT-SA via Wikimedia.org

Questo post è stato scritto dal team di WeChatscope, un'iniziativa di ricerca guidata dal Dottor King-wa Fu presso l'Università di Hong Kong.

Con oltre 1,0825 miliardi di utenti individuali, sommati ai più di 20 milioni di account pubblici registrati, WeChat detiene il maggior numero di utenti domestici e la più ampia copertura rispetto a qualsiasi altro servizio di social media in Cina. Pertanto, è diventato un elemento fondamentale del rigoroso regime di censura cinese.

Nel 2017, il nostro team dell'Università di Hong Kong ha realizzato un sistema di “raschiamento” della rete tecnica per lo studio della censura delle pagine accessibili pubblicamente di WeChat. Per tutto il 2008, abbiamo monitorato oltre 4000 account pubblici riguardanti le notizie quotidiane e sono stati conservati i messaggi censurati in un database accessibile al pubblico, WeChatscope. Questo articolo è il terzo di una serie di articoli sul tema pubblicati grazie un accordo di ripubblicazione [en, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione] con Global Voices.

Durante il 2018, due tra le 10 parole più censurate sono i nomi di due giganti della tecnologia: ZTE e Huawei. La censura di entrambi i termini ha un forte collegamento con la censura della “guerra commerciale tra Cina e USA”.

Entrambe le società ricoprono un ruolo fondamentale nel settore della tecnologia in forte espansione della Cina, diventato essenziale nel piano nazionale cinese per ottenere un maggiore dominio sul palcoscenico globale, il progetto noto ufficialmente come “Made in China 2025″.

Insieme, le due società stanno guidando lo sviluppo della rete 5G cinese, una componente strategica del piano. Allo stesso tempo, entrambe le società si sono trovate in posizioni chiave nella guerra commerciale tra Cina e USA.

‘Amazing China’ e il divieto degli Stati Uniti sulla ZTE

Il potente settore tecnologico cinese si è dimostrato centrale nel film di propaganda “Amazing China”, che ha dato forte rilevanza alle innovazioni dirette da Huawei e ZTE. Il film documentario sosteneva che la Cina avesse già sviluppato con successo dei semiconduttori quantici che aumenterebbero la velocità di trasmissioni di video in HD su una rete di comunicazione mobile 5G, un importante sviluppo infrastrutturale per le città all'avanguardia.

A nemmeno sei settimane dall'uscita del film, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha emesso un divieto sulla ZTE, al fine di impedire alla società di negoziare con società tecnologiche americane per sette anni. L'ordine ufficiale – emesso e in seguito immediatamente sospeso nel 2016 – citava la vendita di tecnologie vietate all'Iran da parte della ZTE, venute alla luce durante un'indagine dell'FBI nel 2012. Esso comprendeva anche la vendita di semiconduttori e altri componenti elettronici da parte di Intel e Qualcomm.

Dopo soli tre giorni dall'emissione dell'ordine di ingiunzione contro la ZTE da parte degli Stati Uniti, in cui veniva reso effettivo il divieto precedentemente sospeso, il dipartimento di propaganda cinese, ha ordinato la rimozione di “Amazing China” da tutte le piattaforme di condivisione video online del paese.

Decine di post di Wechat sono stati rimossi in breve tempo. Post contenenti le parole “chip” e “crisi” sono stati eliminati, insieme a quelli riguardanti la cosiddetta “guerra dei chip”.

Un’analisi approfondita dell'episodio della ZTE [zh], redatta dal giornalista veterano Wang Zihui, è stata pubblicata e rimossa dal dominio pubblico di Wechat il 26 aprile 2018. L'articolo spiega il contesto del bando di esportazione degli Stati Uniti e la mancanza di investimenti nella ricerca e nello sviluppo della tecnologia dei chip di base da parte della ZTE. Un altro pezzo censurato, intitolato “Opinioni di un ingegnere giapponese circa l'incidente della ZTE” (一位日本工程技术人员对中兴事件的看法 [zh]), mette a confronto il modello di business di ZTE con la sua controparte giapponese. Anche questo pezzo è stato pubblicato e rimosso lo stesso giorno.

Al 9 maggio, le sanzioni statunitensi avevano ormai portato le vendite della ZTE ad un punto di stallo, forzando così l'azienda ad un congelamento della produzione. I post di Wechat che menzionavano la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, Donald Trump e tutta una serie di messaggi che suggerivano che la Cina si trovasse in una posizione di svantaggio, sono stati tutti censurati.

La censura del “pesce salato”

La corrente ha iniziato a cambiare il 14 maggio, quando Donald Trump ha affermato di voler cooperare con il presidente Xi Jinping alla “ripresa delle attività della ZTE”. Queste furono le esatte parole di Trump, che sebbene non troppo chiare, vennero interpretate come revoca del bando o un'estensione della sua sospensione.

Da questo momento in poi, gli articoli riguardanti la probabilità della ZTE di riguadagnare una quota nei mercati globali del 5G hanno iniziato a sparire. Qualsiasi insinuazione inerente ad un eventuale danneggiamento o trattamento ingiusto della Cina – possibili segnali di vulnerabilità – sono stati spazzati via dalla rete.

Un'altra espressione curiosa pesantemente censurata è stata “pesce salato”. L'espressione fa riferimento a un piatto tipico cantonese e le persone la usano spesso per riferirsi ad una persona o ad un'azienda in qualche modo condannata all'insuccesso. L'espressione “il ritorno del pesce morto”(咸魚翻生), segnala il ritorno sulla cresta dell'onda da parte di qualcuno o qualcosa precedentemente caduto in rovina.

Quando Trump suggerì la revoca dell'ordine di ingiunzione della ZTE, una marea di post su Wechat si sono domandati se la ZTE, il pesce salato, sarebbe potuta tornare alla ribalta. Oltre all'espressione “il pesce salato ZTE”, espressioni come “gli Stati Uniti chiudono un occhio sulla ZTE”, sono state a loro volta censurate. Sono stati presi di mira anche gli articoli che criticavano le imprese sostenute dallo Stato.

La censura di Huawei

Nel momento in cui l'incidente della ZTE si è raffreddato e gli Stati Uniti hanno revocato il bando il 13 luglio, la censura riguardante la Huawei ha iniziato a diventare più visibile.

Fondato nel 1987, il gigante tecnologico cinese, opera in oltre 170 nazioni e detiene la più grande quota di mercato di smartphone e attrezzature per le telecomunicazioni in tutto il mondo.

I funzionari statunitensi hanno iniziato ad indagare se la Huawei avesse violato le sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran già nel 2016, quando il governo americano aveva imposto la “sospensione” sulle restrizioni di esportazione per sette anni alla ZTE. Quando è stato anticipato che la Huawei sarebbe diventata un'altra componente delle trattative all'interno della guerra commerciale, l'arresto su richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti della direttrice finanziaria Meng Wanzhou in Canada, ha lasciato tutti senza parole.

Meng, figlia del fondatore della Huawei Ren Meng, è stata sospettata di aver tentato di aggirare le restrizioni commerciali statunitensi in Iran. Il suo arresto è stato reso di dominio pubblico in Cina il 6 dicembre, dopo il ritorno di Xi in Cina dal convegno del G20 in Argentina.

Due giorni più tardi, il Ministro degli Esteri cinese ha citato l'ambasciatore canadese, definendo l'arresto come un atto “irragionevole, privo di senso e vile” e ammonendolo circa “gravi conseguenze” se Meng non fosse stata rilasciata. Gli organi di stampa filo statali hanno fatto eco a quanto riportato dal governo.

Nel frattempo, le autorità di propaganda hanno rilasciato una serie di direttive di censura, chiedendo agli organi di stampa non autorizzati di cessare la diffusione delle notizie sull’arresto di Meng e lo sviluppo del 5G cinese. I nostri dati confermano che Wechat ha seguito le direttive statali di propaganda.

Un'inchiesta sull'arresto di Meng: “Meng Wanzhou al centro del mirino, la Huawei sta soffrendo” (晚舟搁浅,华为遭难 [zh]), che collegava l'incidente con la guerra commerciale, è stato rimosso il 7 dicembre 2018, un giorno dopo la sua pubblicazione su Wechat.

Speculazioni e teorie cospiratorie che circolavano tra le comunità cinesi oltreoceano, e che si sono fatte largo su Wechat, sono state presto messe a tacere. Una delle teorie più popolari metteva in relazione l'arresto di Meng con la morte del fisico teorico di Stanford Zhang Shoucheng il primo dicembre. Un'altra teoria ancora ha associato l'arresto con l'incendio verificatosi presso una fabbrica olandese del gigante tecnologico ASML, la principale impresa mondiale nel campo della produzione di macchine per la litografia ultravioletta.

Sono state censurate anche le teorie che hanno sviluppato espressioni nazionaliste. Per esempio, questo commento intitolato “Huawei, lo specchio del demone” (华为,就是一面照妖镜 [zh]), che paragona gli Stati Uniti ad un demone che tenta di contenere l'espansione della Cina, è stato pubblicato su Wechat il 7 dicembre, e rimosso il giorno seguente.

Attraverso il monitoraggio del modello di censura che coinvolge ZTE e Huawei, possiamo notare come il governo cinese sta camminando su una linea sottile.
Il governo vuole che la Cina venga vista come una grande potenza, e questo fa parte della campagna “Made in China 2025″. E desidera inoltre che la reputazione di Huawei e ZTE rimanga solida. D'altro canto non vuole che queste due compagnie vengano viste come controllate dallo stato, perchè ciò potrebbe danneggiare l'immagine della Cina, presentandola come una “minaccia” all'interno dell'ordine mondiale esistente della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti.

Il team di WeChatscope comprende il Dr. King-wa Fu, il Dr. Yun Tai, Regina Chung e Coco Young.

Leggi altri articoli della nostra serie Censurato su WeChat.

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