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Censurato su WeChat: con l'aumento degli attriti nella guerra commerciale USA-Cina, cresce la censura su WeChat

Immagine libera di pixabay.

Questo post è stato scritto dal team di ricerca di WeChatscope, il progetto dell'Università di Hong Kong per il monitoraggio della censura guidato dal Dr. King-wa Fu.

Con oltre 1,0825 miliardi [en, come i link seguenti salvo diversa indicazione] di utenti individuali, insieme a più di 20 milioni [zh] di account pubblici, WeChat ha il più alto numero di utenti nazionali e la copertura più estensiva di qualsiasi altro social media presente in Cina. Per questo è diventato un elemento di base del rigoroso regime di censura cinese.

Nel 2017, il nostro team presso l'Università di Hong Kong ha creato un sistema di web scraping [it] per lo studio della censura delle pagine pubbliche di WeChat. Nel corso del 2018, abbiamo monitorato oltre 4.000 account pubblici che postano notizie di cronaca e abbiamo conservato gli articoli censurati in un database accessibile a tutti, WeChatscope. Questo è il secondo articolo della serie realizzata in collaborazione con Global Voices.

La tematica più censurata nel 2018 secondo il database di WeChatscope è stata la guerra commerciale tra la Cina e gli USA. Un conflitto di alto profilo che ha innescato accalorate discussioni pubbliche sui social media cinesi, con i mezzi di comunicazione affiliati allo stato che trattavano ampiamente la notizia accusando gli USA di predicare il protezionismo e l'unilateralità.

Molti di questi media pubblicano direttamente su WeChat. E migliaia di storie relative al conflitto commerciale tra Cina e USA pubblicate su account pubblici di WeChat sono state rimosse dagli operatori della piattaforma stessa poco dopo la pubblicazione.

Questa tendenza indica che la canalizzazione dell'opinione pubblica e la censura della libera espressione vanno di pari passo.

I nostri risultati sono in linea con i rilevamenti di altre organizzazioni. Nel giugno del 2018, il China Digital Times ha rivelato che le autorità cinesi per la propaganda hanno inviato agli organi di stampi una serie dettagliata di istruzioni, dopo che la Cina aveva annunciato un dazio del 25% su 659 prodotti come ritorsione per i dazi imposti dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti.

Le autorità hanno comunicato ai giornalisti cinesi di non riportare né di reagire ai commenti rilasciati da Donald Trump e dalle istituzioni USA. Le istruzioni censorie sottolineavano:

The trade conflict is really a war against China’s rise, to see who has the greater stamina. This is absolutely no time for irresolution or reticence.

Il conflitto dei dazi è una vera e propria guerra contro la crescita della Cina, per stabilire chi ha la maggiore resistenza. Non è assolutamente il momento per l'incertezza e la riluttanza.

Contemporaneamente, mettevano in guardia dal fomentare eccessivamente il patriottismo contro gli Stati Uniti:

Don’t attack Trump’s vulgarity; don’t make this a war of insults.

Non attaccare la volgarità di Trump, non farne una guerra di insulti.

Confrontando la sequenza temporale della censura (figura III) con quella della guerra dei dazi, emerge uno schema. I picchi della censura corrispondono quasi del tutto ai momenti di maggior conflitto tra Cina e USA.

Nella figura 1 (sotto), il primo picco si ha dopo l'annuncio del 22 marzo da parte del presidente Donald Trump che gli USA avrebbero imposto dazi per un totale di 60 miliardi di dollari sulle merci importate dalla Cina.

Il 2 aprile, il ministro del commercio cinese ha contrattaccato applicando dazi a 128 tipologie di prodotti importate dagli USA.

Figura 1. La sequenza temporale dei contenuti censurati relativi alla guerra dei dazi tra Cina e USA.

Da aprile fino alla fine di maggio, le curve della censura e dell'entità dei discorsi sull'argomento sono specchio l'una dell'altra. La censura si è palesemente intensificata dopo che il Dipartimento del Commercio USA ha concluso che la compagnia di telecomunicazioni cinese ZTE aveva violato le sanzioni USA nell'aprile del 2016. L'argomento è poi passato in secondo piano, per riemergere all'inizio di maggio, quando gli USA hanno chiesto alla Cina di ridurre di 200 miliardi di dollari il divario tra import ed export entro due anni.

Molti post censurati durante questo periodo contenevano le opinioni di esperti di economia del calibro di Gao Shanwen, ricercatore presso la Banca Centrale della Repubblica Popolare Cinese, e del tycoon dell'immobiliare Ren Zhiqiang.

Il post di Gao Shanwen “Profondo attrito tra Cina e Stati Uniti” (中美贸易摩擦深处的忧虑 [zh]), rimosso da WeChat il 2 agosto, esaminava i conflitti chiave tra i due paesi, dal commercio globale ai mercati tecnologici. Ren Zhiqiang analizzava la guerra commerciale sino-statunitense (任志强谈中美贸易战,能不能听懂是你们的事 [zh]) e criticava la politica protezionista applicata dalla Cina negli ultimi anni. Il suo post è stato rimosso da WeChat il 17 ottobre.

Ma c'è dell'altro: anche gli articoli nazionalisti a favore del governo cinese sono stati censurati. Un post intitolato “La Cina e gli Stati Uniti sono ancora nella stessa barca?” (北方青杨:中美还在一条船上吗?[zh]), che sottolineava la potente resistenza della Cina all'egemonia statunitense, è stato anch'esso rimosso da WeChat il 18 agosto.

Figura II. La parola “tariff” (dazi) risulta centrale nella censura del tema “guerra commerciale”.

Un altro picco si è verificato verso la fine di giugno, dopo che la Cina ha annunciato di aver introdotto un dazio del 25% su 659 prodotti in risposta all'elenco dei dazi imposti dagli USA. I tempi del picco coincidono con l'emissione delle istruzioni sulla censura relativa alla guerra commerciale da parte del dipartimento per la propaganda.

Le parole chiave che compaiono più di frequente nei post censurati sono “dazi” (“tariff” nella figura II), “Huawei” e “ZTE” (figura III).

I termini chiave censurati “tariff” (dazi), “ZTE” e “Huawei” in relazione agli eventi della guerra commerciale tra Cina e USA.

Intorno al 6 luglio, c'è stata un'altra impennata dopo che l'amministrazione Trump ha imposto un elenco di dazi specifici per la Cina del 25% su 818 prodotti di importazione cinesi per un valore di 34 miliardi di dollari.

Il volume complessivo dei contenuti censurati è rimasto alto tra luglio e settembre, mentre Cina e USA continuavano a introdurre nuove liste di dazi.

Anche le storie relative all'impatto negativo sulla Cina di questa guerra sono state un bersaglio della censura su WeChat. Un gran numero di post sul crollo del mercato azionario cinese del giugno 2018 è stato cancellato. Il post intitolato “Trump ha imposto alla Cina 200 miliardi di dazi sulle merci sfuse. 2 trilioni in azioni evaporati in una notte!” (特朗普再收中国2000亿商品关税 股市一夜蒸发2万亿!千股跌停 [zh]) è stato pubblicato su WeChat il 20 giugno e rimosso il giorno dopo.

Dopo che, il 22 settembre, la Cina ha annullato le trattative commerciali con gli USA e ha emesso un white paper in cui accusava Washington di bullismo economico, i livelli complessivi della censura sono calati leggermente, lasciando spazio per la canalizzazione dell'opinione pubblica contro il potere economico statunitense.

A quel punto, però, il picco più ripido nella censura è comparso all'inizio di novembre, quando gli USA e la Cina hanno ripreso le trattative durante una telefonata tra il Segretario del Tesoro statunitense Steve Mnuchin e il vice premier cinese Liu He. È probabile che questo particolare picco sia dovuto all'intenzione di raffreddare la guerra propagandistica contro gli USA per preparare il pubblico ad un imminente accordo.

Durante il G20 del 1 dicembre 2018, i capi di entrambe le parti hanno finalmente raggiunto un'intesa: un periodo di tregua di 90 giorni. Dopodiché, il contenuto più comunemente censurato che appare nel nostro database è l'arresto della Direttrice Finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, in Canada.

In conclusione, è chiaro che le autorità cinesi sono state molto accorte nel manovrare l'opinione pubblica su WeChat. In generale, hanno fatto in modo di proteggere l'immagine della Cina come nazione potente e di incolpare gli USA di aver innescato la guerra dei dazi. Contemporaneamente, però, hanno anche fatto in modo di evitare un eccessivo risentimento contro gli USA, per timore che il pubblico vedesse qualsiasi compromesso raggiunto dal governo cinese come una sconfitta.

Nel prossimo post, analizzeremo più da vicino lo schema della censura nei casi ZTE e Huawei.

 

Il team di WeChatscope include il Dr. King-wa Fu, il Dr. Yun Tai, Regina Chung e Coco Young.

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