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I collaboratori domestici stranieri aiutano l'economia di Hong Kong ma non hanno accesso ai servizi finanziari di base

Foto: Tom Grundy/HKFP.

Il seguente post è stato originariamente scritto da Jennifer Creery e pubblicato [en, come i link seguenti, salva diversa indicazione] su Hong Kong Free Press il 6 marzo 2019. La versione modificata viene ripubblicata da Global Voices grazie a un accordo per la condivisione dei contenuti.

Secondo uno studio pubblicato il 5 marzo, i collaboratori domestici stranieri contribuiscono all'economia della città nella misura di 98,9 miliardi di dollari di Hong Kong (12,6 miliardi di dollari statunitensi), ovvero al 3,9% del prodotto interno lordo.

Ciononostante, dallo studio emerge anche che i collaboratori domestici sono per lo più esclusi dall'economia locale: solo il 18% di loro ha un conto bancario e l'85% dei lavoratori è fortemente indebitato. L'ostacolo principale che impedisce loro di accedere ai servizi finanziari è la scarsa conoscenza di tali servizi e dei regolamenti relativi ai conti bancari.

Ostacoli che impediscono l'accesso ai servizi finanziari

Le cifre riferite a Hong Kong sono in contrasto con quelle di Singapore e della Malaysia, dove i migranti che lavorano come collaboratori domestici contribuiscono alle rispettive economie nella misura di 64,37 miliardi e di 7,06 miliardi di dollari di Hong Kong. A Singapore, il 51% di loro ha un conto bancario mentre il 34% dei lavoratori è in una posizione debitoria. In Malaysia, invece, l'86% dei migranti ha un conto bancario mentre il 65% è in una posizione debitoria.

Nel rapporto intitolato Il valore dell'assistenza: principali contributi dei lavoratori domestici migranti alla crescita economica e al benessere delle famiglie asiatiche, è stato calcolato per la prima volta il contributo dei collaboratori domestici migranti di Hong Kong. Il rapporto è stato commissionato da Experian, un'azienda specializzata in rapporti sul credito al consumo, e presentato insieme a Enrich, una ONG locale. I dati sono stati calcolati da Frost & Sullivan, una società esperta in ricerche di mercato, in base al valore dei collaboratori domestici unito al costo del loro lavoro (se pagato nella valuta locale), oltre che in base alle spese personali e alle ore che devono lavorare per permettere alle donne locali di inserirsi nel mercato del lavoro.

I risultati evidenziano che il maggiore contributo fornito dai collaboratori domestici all'economia locale è quello connesso al lavoro di babysitter, il cui costo è di circa 40 dollari di Hong Kong all'ora, con una media giornaliera di ore lavorate di 3,85 ore. Ciò equivale a un contributo di 184.970,52 dollari all'anno all'economia di Hong Kong.

Foto fornita da Hong Kong Free Press.

Alla fine del 2017, risultavano residenti a Hong Kong 369.651 collaboratori domestici stranieri. Secondo il governo, questa cifra è tuttavia destinata a salire a 600.000 entro 2047. Lucinda Pike, Direttrice generale di Enrich ha dichiarato quanto segue:

Domestic work is, in many ways, invisible and undervalued work that disproportionately falls on women, often migrants. We are thrilled that this research shows how the presence of domestic workers unlocks extra economic potential.

In un certo senso, i lavori domestici sono un tipo di lavoro invisibile e sottovalutato che si ripercuote in misura sproporzionata sulle donne, spesso migranti. Sono entusiasta che questa ricerca dimostri che la presenza di collaboratori domestici sblocca un ulteriore potenziale economico.

Forza lavoro femminile in aumento

Secondo lo studio, l'assunzione di collaboratori domestici migranti aumenta il numero di famiglie con due stipendi, e permette al tempo stesso alle donne locali di lavorare. Se non potessero contare su una collaboratrice domestica, solo il 49% delle donne di Hong Kong, di età compresa tra 25 e 52 anni, lavorerebbe. Questa percentuale sale al 78% quando ne hanno una.

Le voci critiche affermano che i collaboratori domestici migranti continuano a essere discriminati nonostante il loro contributo all'economia locale. Sringatin, il Presidente del sindacato dei lavoratori migranti indonesiani, ha dichiarato quanto segue a Hong Kong Free Press:

The problem is migrant domestic workers are not recognised by the Hong Kong government as part of Hong Kong workforce and Hong Kong community…We are treated as foreigners, low-class workers and therefore the government has been pushing for policies and practices that exclude and isolate migrant workers from the whole Hong Kong population.

This is what we mean by modern-day slavery practices. And it is enforced by the Hong Kong government through policies and regulations.

Il problema è che il governo di Hong Kong non riconosce i collaboratori domestici migranti come parte della forza lavoro e della comunità di Hong Kong… Ci trattano come stranieri, come forza lavoro a basso costo. Per questo il governo ha fatto pressioni per far approvare politiche e prassi che escludono e isolano i collaboratori domestici migranti dal resto della popolazione di Hong Kong.

Queste prassi schiavistiche dell'era moderna vengono attuate dal governo di Hong Kong tramite politiche e regolamenti.

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