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Le Samoa arrestano il blogger ‘King Faipopo’ con accuse di diffamazione contro il Primo ministro

Categorie: Oceania, Samoa, Censorship, Citizen Media, Legge, Libertà d'espressione, Media & Giornalismi, Politica
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Il blogger Malele Paulo meglio conosciuto come King Faipopo. Fonte: Facebook

L'8 febbraio del 2019, la polizia delle Samoa ha arrestato [2] [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] il blogger Malele Paulo, che vive in Australia, in occasione del suo rientro nel paese per assistere al funerale della madre. Malele è una voce critica del governo conosciuta che scrive i suoi post utilizzando lo pseudonimo King Faipopo [3].

La polizia ha confermato di aver arrestato Malele con l'accusa di “aver fatto false dichiarazioni con l'intento di danneggiare la reputazione di un membro della comunità delle Samoa”.

Nell'agosto del 2018, il Primo ministro Tuilaepa Sailele Malielegaoi aveva querelato per diffamazione Malele. Questa querela ha preparato il terreno per il suo arresto dopo il rientro nelle Samoa all'inizio di febbraio. Il 9 febbraio è stato rilasciato [4] su cauzione ed ha così potuto assistere alla funerale di sua madre.

Nel 2013, le Samoa [5] avevano eliminato il reato di diffamazione [5] dal codice penale con l'intento di riformare i mezzi di informazione. La riforma ha avuto vita breve. Nonostante le proteste dei difensori della libertà di espressione, alla fine del 2017, il Parlamento ha approvato all'unanimità il reintegro [6] del reato di diffamazione dopo che il Primo ministro Tuilaepa Sailele Malielegaoi ha dichiarato [7] che era necessario “per combattere i ghostwriter e i piantagrane”. Il governo di Tuilaepa ha dichiarato che la legge sarebbe stata usata contro i blogger anonimi e gli utenti di Facebook che diffondono menzogne e informazioni non veritiere.

Il Primo ministro ha citato questa legge nella sua querela a Malele, accusandolo di aver pubblicato informazioni false su di lui e altre figure politiche delle Samoa. Secondo quanto riferito, Malele avrebbe scritto nel suo blog che Tuilaepa è un assassino, un corrotto, un ladro e un trafficante di armi.

Tuilaepa ha insistito [8] che non è contrario al fatto che i cittadini esprimano la loro opinione:

I am not prohibiting anyone from exercising their freedom of speech or freedom of expression but I take issue when the rights of the innocent, like myself are violated through lies and deceit. This kind of lying and attacking members of the community through social media is what the law was designed to prevent.

Non vieto a nessuno di esercitare il proprio diritto di esprimersi liberamente, ma intervengo quando i diritti di persone innocenti, come me, vengono violati a causa di informazioni false e calunnie. Questo tipo di diffamazione e l'attacco a membri della comunità sui social media è proprio ciò che la legge mira a prevenire.

Dopo la querela per diffamazione di Tuilaepa, il suo governo ha richiesto l'estradizione di Malele dall'Australia.

Nella dichiarazione della polizia relativa all'arresto di Malele si diffida [9] anche il pubblico, invitandolo a non pubblicare dichiarazioni diffamatorie sui social media:

The damage that defamatory statements on social media outlets and cyber bullying has done to several members of the community is a matter that these laws are designed to address. Where complaints are laid with the police, we will do our best to assist those being victimised on social media platforms by false statements.

I danni che queste dichiarazioni diffamatorie pubblicate sui social media e il cyberbullismo hanno causato a numerosi membri della comunità è il motivo per il quale sono state approvate queste leggi. Se qualcuno presenta querela alla polizia, faremo il nostro meglio per assistere chi è stato vittima di false dichiarazioni pubblicate sulle piattaforme dei social media.

La direttrice di Pacific Freedom Forum, Bernadette Carreon di Palau, ritiene [10] che l'arresto di Malele sia un vero e proprio attacco alla libertà di espressione:

Focus on fighting corruption, not freedom of speech.

New legislation, based on old criminal libel laws from colonial times, forces Samoa leaders to look backwards, not forwards.

Impegnatevi a combattere la corruzione, non la libertà di parola.

La nuova legislazione, basata sulle leggi sulla diffamazione del vecchio codice penale dell'epoca coloniale, obbliga i leader delle Samoa a guardare al passato e non al futuro.

Un'altra voce critica del governo, il blogger Ole Palemia, ha criticato [11] la decisione di arrestare Malele:

What the people need to know and always remember is that corrupt PM Tuilaepa and all the politicians are public figures therefore they are subjected to public criticism – that's what you call democracy.

Quello che le persone devono sapere e ricordarsi sempre è che il Primo ministro Tuilaepa e tutti i politici corrotti sono figure politiche e quindi pubblicamente esposti alla critica. Questa la chiamate democrazia?

L'arresto di Malele ha scatenato un acceso dibattito nelle Samoa. Durante un notiziario è stato effettuato un sondaggio [12] tra alcuni cittadini. Alcuni si sono detti preoccupati della tempistica dell'arresto del blogger, mentre altri hanno affermato di essere concordi con l'accusa di diffamazione e hanno invitato le voci critiche a mostrare più rispetto per il Primo ministro del paese.

Malele dovrà [13] presentarsi in tribunale il 5 marzo.