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Con centinaia di prigionieri politici ancora in carcere, il conflitto in Nicaragua è tutt'altro che risolto

Immagine principale della campagna per il rilascio dei prigionieri politici resa disponibile dal collettivo “Nicaragua Libre Sin Presxs Políticxs” (Per un Nicaragua libero senza prigionieri politici) e usata previa autorizzazione.

Il Nicaragua è finito sulle prime pagine dei giornali nell'aprile del 2018 quando i manifestanti, che protestavano contro la riforma del sistema di previdenza sociale, si sono scontrati con la polizia nelle strade di Managua causando molte vittime. A causa della repressione delle proteste, gli attivisti hanno abbandonato la resistenza nelle strade e invece si concentrano sul rilascio dei prigionieri politici che, secondo le stime, ammontano a centinaia di persone.

Benché il 7 marzo scorso il governo del Nicaragua abbia annunciato con una mossa a sorpresa di aver rilasciato 100 prigionieri [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], ci sono ancora questioni irrisolte. Fino ad oggi, non è stato comunicato ai prigionieri rilasciati se i capi di accusa o le condanne sono state annullate o meno. Inoltre, gli sforzi per liberare le centinaia di persone che rimangono in detenzione e le loro denunce di violazioni dei diritti umani continuano.

2018: una crisi in atto

Dopo lo scoppio di manifestazioni per le strade nell'aprile del 2018, la repressione da parte della polizia e gli arresti di natura politica hanno obbligato molte persone a chiudersi in casa. Le attiviste femministe, i difensori dei diritti umani [en], così come i giornalisti [en] sono stati costantemente presi di mira o obbligati a lasciare il Paese per poter continuare a lavorare in esilio.

Le proteste sono iniziate nella primavera dopo la decisione del governo di cambiare il sistema pensionistico. La reazione del governo alle proteste è stata la repressione. La situazione è poi degenerata al punto che molti dimostranti sono rimasti feriti o uccisi. In risposta, ci sono state ulteriori manifestazioni in cui si chiedevano le dimissioni del Presidente Daniel Ortega e del Vicepresidente Rosario Murillo.

A causa della difficoltà nel calcolo e della difficile collaborazione con le agenzie di stato nicaraguensi, il numero stimato di morti, feriti e prigionieri politici cambia a seconda dell'arco temporale e dei dati forniti dalle singole organizzazioni. Secondo un rapporto di Amnesty International del settembre del 2018, il numero di vittime ammonterebbe a 322 persone, oltre 2000 persone ferite e 300 manifestanti arrestati. Nel novembre del 2018, il Centro per i diritti umani del Nicaragua (CENIDH) ha riferito che nel Paese c'erano oltre 600 prigionieri politici.

Inoltre, la Commissione interamericana dei diritti umani (IACHR) ha contato 325 decessi nel dicembre del 2018, prima che il Presidente Ortega la espellesse dal Paese.

Studenti diventati prigionieri politici

Dopo le manifestazioni, la situazione dei prigionieri è diventata complessa, soprattutto perché nel settembre del 2018 queste manifestazioni sono state dichiarate illegali. In un rapporto di Amnesty International si segnalano vari casi di persone detenute arbitrariamente senza essere state processate. In altre parole, molte persone sono state incarcerate senza essere state preventivamente informate del motivo del loro arresto, e sono ancora in carcere pur non essendo state ancora processate dal tribunale competente. Secondo la legge nicaraguense, una persona detenuta ha il diritto “di chiedere di [essere rilasciata] o essere giudicata da un'autorità competente” entro 48 ore dall'arresto.

Il numero di prigionieri politici non è facile da calcolare ma le stime sono alte: nel gennaio del 2019, il comitato di sostegno per le famiglie dei detenuti, “Nicaragua Libre Sin Presxs Políticxs”, ha registrato e individuato 767 persone ancora in carcere. Il gruppo condivide anche i profili e le testimonianze sia su Facebook che su Twitter, oltre a informazioni dettagliate sulla situazione dei prigionieri politici e delle loro famiglie per il pubblico non nicaraguense:

The majority of the political prisoners are young people, many of them students. Most of them are held in the capital city of Managua, at the police jail ‘El Chipote‘ or the state penitentiary ‘La Modelo‘. Female political prisoners are largely held at ‘La Esperanza’ women’s prison. Conditions at the Chipote jail are horrific and stories of torture and (sexual) abuse rampant. At La Modelo political prisoners are purposely kept separate from the regular prisoner population in the maximum security pavilion known as ‘La 300’. They are thus purposely kept in isolation and, even though not yet convicted, kept under a regime meant for long-sentenced prisoners with disciplinary issues.

La maggior parte dei prigionieri politici è costituita da giovani, per lo più studenti. Molti di loro sono detenuti a ‘El Chipote’, il carcere della capitale Managua o nel penitenziario di stato ‘La Modelo’. Le prigioniere politiche sono per lo più detenute nella prigione femminile ‘La Esperanza’. Le condizioni di El Chipote sono terrificanti e circolano diffusamente racconti di torture e abusi sessuali. A La Modelo i prigionieri politici vengono deliberatamente tenuti separati dalla normale popolazione carceraria nel padiglione di massima sicurezza conosciuto con il nome di ‘La 300′. Vengono intenzionalmente tenuti in isolamento, benché non siano stati ancora condannati, e sottoposti al regime previsto per i prigionieri con condanne lunghe e con problemi disciplinari.

Denunce di abusi e violenze sessuali

Il rapporto di Amnesty International riporta anche testimonianze di casi di torture e intimidazioni, oltre a evidenziare irregolarità nella procedura di detenzione e confermare le accuse di abusi sessuali, come nel caso della dicianovenne C.D.:

C.D. describió que durante el interrogatorio escuchaba gritos desgarradores de una mujer, y la amenazaban diciéndole “vos estas aquí y ella allá, pero si no hablas, vos vas a estar con ella”. Tras devolverla a la celda, en horas de la noche, habría llegado un hombre encapuchado y vestido de civil a interrogarla, y la habría amenazado diciéndole […] vos decidís [o te mato o te violo].

C.D. ha raccontato di aver sentito urla strazianti di una donna durante l'interrogatorio e di come [le autorità] l'hanno minacciata dicendo “Tu sei qui e lei è lì, ma se non parli, farai la sua stessa fine”. Racconta anche di come, una volta tornata in cella, venisse svegliata in piena notte da un uomo incappucciato vestito in abiti civili per essere interrogata con minacce del tipo: “Posso ucciderti o violentarti, decidi tu”.

Un gruppo di prigionieri di La Esperanza (a Managua) ha descritto le condizioni di detenzione durante la visita di molti europarlamentari (MEP). L'europarlamentare socialista, Ana Gomes, ha condiviso i video delle testimonianze sui social:

Dall'interno delle loro celle, ci hanno raccontato di come erano stati arrestati e dichiarato di essere stati accusati di possesso di armi chimiche, ordigni nucleari… assurdo!

Sembra che queste denunce non siano passate inosservate. I parenti dei prigionieri del carcere La Esperanza ha segnalato numerosi casi di prigionieri selvaggiamente picchiati e scomparsi. Si sospetta che questi attacchi siano avventi per ritorsione contro le denunce pubbliche.

#SOSNicaragua

“Nicaragua Libre Sin Presos Políticos” (Nicaragua libero senza prigionieri politici) è un gruppo che lotta per il rilascio di questi studenti utilizzando l'attivismo online, condividendo profili, testimonianze [en] e stringendo alleanze con altri gruppi che possano contribuire a divulgare queste informazioni online. Oltre ad aver pubblicato alcune delle storie dei prigionieri, forniscono informazioni dettagliate anche sulle cause a cui i prigionieri tengono di più, sul loro lavoro di difesa e sulle circostanze che hanno portato all'arresto degli studenti.

Molte delle campagne organizzate per chiedere il rilascio dei prigionieri e per segnalare gli abusi subiti dai prigionieri politici, queste possono essere seguite tramite gli hashtag #SOSNicaragua e  (libertà per i prigionieri politici):

QUESTO E’ IL #Nicaragua #SOSnicaragua #Libertàperiprigionieripolitici

Altre campagne su Twitter denunciano le detenzioni e le scomparse, oltre alle condizioni precarie di molti dei detenuti, come quella dell'organizzazione Mesoamerican Initiative of Women Human Rights Defenders:

📣179 organizzazioni chiedono #LibertàperRuthMatute!
👉 È una prigioniera politica del #Nicaragua in carcere dall'ottobre del 2018.
⚠ Soffre di una grave patologia cardiaca e la sua vita è in pericolo.

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