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#WelcomeHomeAlaa: l'attivista egiziano rivoluzionario Alaa Abd al-Fattah è libero dopo 5 anni di carcere

Alaa Abd al-Fattah e Munaa Hasan. Foto di Lilian Wajdy, licenza Creative Commons di Wikimedia (2.0)

Le autorità egiziane, il giorno 28 marzo, hanno rimesso in libertà il blogger e attivista Alaa Abd al-Fattah, condannato a 5 anni di reclusione per aver sfidato il divieto di manifestazione.

La prima a dare l'annuncio è stata la sorella, l'attivista Munaa Sayf [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], che con grande gioia ha su scritto su Twitter: “Alaa è uscito” [ar], causando un'esplosione di felicità nei cuori degli amici dell’attivista, che hanno pubblicato una sua foto nella quale gioca sol suo cane Tuka, dopo averlo rivisto per la prima volta [ar]:

Il primo incontro

Alaa e Tuka

I suoi sostenitori in tutto il mondo hanno iniziato a pubblicare su Twitter delle foto con degli striscioni che dicevano: “Bentornato a casa, Alaa!”.

A nome mio e di tutti i tuoi amici di @apc_news: “Bentornato a casa, caro Alaa!” <3

L'organizzazione femminile “Si jeunesse savait” @tunawezacongo a Kinshasa festeggia il ritorno a casa di Alaa.

Dopo 5 anni passati in prigione, Alaa, l'attivista egiziano che si batte per la difesa dei diritti digitali è finalmente libero. #BentornatoACasaAlaa da Global Voices e da Advox.

Alaa è stato tra i blogger e gli attivisti egiziani maggiormente attivi sia negli anni che hanno preceduto la rivoluzione che durante la stessa. Insieme alla moglie, Manaal Hasan, ha contribuito allo sviluppo di molti progetti in campo tecnologico e politico; entrambi hanno collaborato con attivisti e blogger sia egiziani che del resto del mondo, e anche con molti membri di Global Voices.

L'attivista era stato portato via [it] dalla sua casa natale quando aveva 37 anni nel novembre del 2013, e dopo più di un anno, nel febbraio del 2015, si era piegato al volere del tribunale che lo aveva condannato a 5 anni di carcere perché accusato di aver organizzato una manifestazione illegalmente, in quanto vietate dalla legge se non autorizzate. Effettivamente, il 26 novembre 2013 egli aveva partecipatoa una manifestazione che si opponeva ai processi militari ai danni dei civili, ma non ne era l'organizzatore. La Corte di cassazione egiziana, in ogni caso, ha confermato la condanna nel novembre del 2017.

In senso orario: Sanaa (a sinistra) e Munaa; Alaa Abd al Fattah con suo figlio Khaled e la moglie Manaal Hasan; Alaa e Sanaa; Sanaa e Munaa. Foto dal profilo Facebook di Munaa Sayf

Alaa proviene da una famiglia già nota per la difesa dei diritti umani. Suo padre, Ahmad Sayf al-Islam, un avvocato specializzato in diritti umani, è stato più volte in carcere sotto il regime di Hosni Mubarak, e anche le sue sorelle, Munaa e Sanaa Sayf, sono famose per la loro attività in difesa dei diritti umani e per aver mobilitato l'opinione pubblica contro i processi militari a carico di civili.

Alaa è stato arrestato e sottoposto a interrogatorio durante i regimi di tutti i presidenti egiziani che si sono susseguiti durante la sua vita. Nel 2006 è stato arrestato per aver partecipato a una manifestazione pacifica. Nel 2011 l'attivista ha trascorso due mesi in carcere, circostanza questa che gli ha impedito di assistere alla nascita del suo primo figlio, Khaled. Nel 2013 è stato posto in stato di arresto per 115 giorni senza processo.

Nonostante sia stato rimesso in libertà, Alaa dovrà trascorre la notte nella stazione di polizia del suo quartiere per altri cinque anni, ma la sua famiglia e i suoi amici sono comunque felici di vederlo uscire di prigione, e anche noi di Global Voices ci uniamo a loro:

Il vecchio amico di Global Voices e di Advox, Alaa, è fuori dalle prigioni egiziane dopo cinque anni trascorsi dietro le sbarre.

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