chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Accoglienza controversa al piano di Trinidad e Tobago per regolarizzare i migranti venezuelani

La città costiera di Cedros è il più vicino varco d'accesso legale per i venezuelani che arrivano a Trinidad e Tobago. Foto di Grueslayer @Wikipedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Mentre il Venezuela è ancora alle prese con una grave crisi politica [en, come tutti i link successivi, dove non indicato altrimenti] e socio economica, le isole gemelle di Trinidad e Tobago stanno facendo fatica a gestire [it] il conseguente afflusso di migranti venezuelani.

Trinidad si trova poco più a nord [it] del Venezuela – il punto di minor distanza [it] tra i due territori è di soli 14 km – e costituisce una delle mete scelte dai venezuelani in fuga dalle avversità economiche e dalla violenza. Alcuni arrivano segretamente, altri attraverso i porti d'entrata ufficiale. Stime indicano che la nazione abbia già accolto 60.000 immigrati, e le cifre sono in salita. Oltre ad essere sempre più visibile, la popolazione venezuelana locale si fa sentire ed è politicamente attiva; recentemente ha organizzato una manifestazione nella capitale di Trinidad, in sostegno all'apertura del leader di opposizione Juan Guaidó nei confronti dell'esercito venezuelano, avvenuta il 30 aprile.

Poco più di un anno fa, nell'aprile del 2018, l'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha criticato Trinidad e Tobago per la deportazione forzata di 82 richiedenti asilo venezuelani. In un comunicato all'UNHCR, il governo ha spiegato che, nonostante l'adesione del paese alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, e la ratifica sia della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, sia della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, una legislazione insufficiente “ha minato la messa in opera di appropriati principi di protezione per rifugiati e richiedenti asilo”.

Una nuova procedeura di registrazione

La nazione caraibica si sta sforzando di correggere lo stato delle cose; per esempio, il governo ha approvato ad aprile una procedura di registrazione per i rifugiati venezuelani che permetterà loro di cercare lavoro, e che offre l'amnistia a tutti gli immigrati senza documenti. L'opposizione sostiene che il piano è mal concepito, ma la Camera di Commercio di Trinidad e Tobago ha fatto notare che esso “stabilisce un meccanismo per registrare e tenere traccia di migliaia di immigrati”, e “concede loro un livello minimo di dignità tramite il loro riconosciuto status legale, che ne impedisce lo sfruttamento”.

Ci sono prove che dimostrano lo sfruttamento di migranti venezuelani, soprattutto donne, ma, come per i cittadini di Trinidad e Tobago, anche per i venezuelani tale sfruttamente viene classificato come crimine violento, un problema con cui il paese è già alle prese. Il 4 aprile 2019 un uomo venezuelano è stato colpito a morte da un'arma da fuoco vicino all'edificio dell'UNHCR nella periferia della capitale, Port of Spain. Una settimana dopo, l'11 aprile, una seconda sparatoria ha colpito fatalmente un altro cittadino venezuelano, questa volta vicino ad una trafficata area commerciale, durante l'ora di punta pomeridiana.

Episodi come questi, aggiunti alle notizie che girano sui social network secondo cui alcuni venezuelani creerebbero carte d'identità false (rifiutate dalla Commissione Elezioni e Confini del paese, in quanto non autentiche) e alle grida d'allarme che mettono in guardia dall'impennata nei tassi di criminalità che si produrrebbe con l'arrivo di elementi criminali venezuelani, hanno spinto il ministro della Sicurezza Nazionale Stuart Young a chiarire che il provvedimento di registrazione non è “un documento di uscita facile di prigione per criminali”.

Un episodio avvenuto a fine aprile ha messo in luce la diversa gamma di attitudini della popolazione locale verso i migranti venezuelani. Il 25 aprile 2019 si è temuta la morte di 30 venezuelani dopo il capovolgimento della barca in cui si trovavano a causa del mare mosso, a tre miglia circa dalla costa venezuelana. I social network sono stati invasi da commenti, alcuni di empatia per la tragedia dei migranti, ma molti altri di celebrazione per il mancato raggiungimento di Trinidad.

David Abdulah, il leader del partito politico Movimento per la Giustizia Sociale, non si è spinto fino a suggerire che il provvedimento di amnistia abbia contribuito alla tragedia, ma ha tuttavia affermato che la procedura “è stata mal congegnata”.

In un post su Facebook che ha ricevuto migliaia di likes e condivisioni, Tillah Willah non ha potuto fare a meno di notare l'ironia, quando cittadini di una nazione costruita sulla schiavitù deridono una tale calamità:

What does it say for the education we receive, that the descendants of those who arrived here on boats can now watch and laugh at those who are drowning. What does it say for the unclaimed bones of the ones we lost in the many tragic terrible crossings, that we haven't the shame to weep or silently give thanks that we made it across unscathed.
I wish the Kala Pani [“Black Water”, referring to a past prohibition of crossing of the ocean] could rise up and wash away this vicious nastiness we now possess.
I wish Olokun [An Orisha, considered the ruler of all bodies of water] would fling those unclaimed bones in our faces.

Cosa rivela dell'educazione che riceviamo il fatto che i discendenti di coloro che arrivarono qui sulle barche, ora guardano chi sta annegando, e ridono. Cosa rivela delle ossa non riscosse di coloro che abbiamo perso nei numerosi, terribili, tragici attraversamenti, il fatto che noi non abbiamo la decenza di piangere o ringraziare in silenzio per avercela fatta indenni.

Magari Kala Pani [“Acqua Nera”, in  riferimento all'antica interdizione di attraversare l'oceano] si alzasse e lavasse la feroce crudeltà che possediamo oggi.

Magari Olokun [An Orisha, considerato il dominatore di tutti i corpi d'acqua] ci lanciasse in faccia quelle ossa non riscosse.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.