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“Lo spazio può offrire una migliore qualità di vita sulla Terra” – Intervista al presidente dell'International Space University

Una promozione del Programma di studi spaziali. Fotografia: cortesia dell'Università Internazionale dello Spazio (ISU), utilizzata con autorizzazione.

Questa è la prima parte dell'intervista di Global Voices con Juan de Dalmau, presidente dell'Università Spaziale Internazionale (ISU).

2019: lo spazio non è più l’ultima frontiera [en], ma è piuttosto già un territorio di esplorazione e sfruttamento. Secondo i registri dell’Ufficio delle Nazioni Unite sugli affari spaziali [en], circa 5000 oggetti orbitano attualmente intorno alla Terra, e un centinaio di altri oggetti orbitano intorno ad altri corpi del sistema solare. Ottanta nazioni nel mondo e le organizzazioni sovranazionali hanno lanciato i propri satelliti, che già coprono un largo spettro di attività umane: le telecomunicazioni, la sorveglianza militare dei territori, o la prevenzione delle catastrofi naturali, la ricerca scientifica, l'ecologia…

L’Università internazionale dello Spazio [en] (International Space University – ISU) è una università privata, fondata nel 1995 con la finalità di formare i futuri leader dell'esplorazione e dello sviluppo dello spazio. Global Voices ha parlato con il suo nuovo presidente Juan de Dalmau, sui suoi sforzi per seguire la tradizione di sviluppo pacifico e interdisciplinare della sua istituzione.

Come ha deciso una università americana di stabilirsi a Strasburgo? [fr, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]

Juan de Dalmau (JdD) : C'est en fait le fruit de la concurrence. Les fondateurs avaient déjà décidé que la croissance de l'ISU passerait par un campus central doublé d'un réseau de collaboration avec des universités du monde entier.

Dans les années 90, un concours a été lancé pour choisir la ville qui accueillerait le campus central : Strasbourg l'a emporté sur des villes du Canada, du Japon, d'Italie, d'ailleurs en France… Dans sa candidature fortement soutenue par la maire de l'époque Catherine Trautmann, Strasbourg s'engageait à construire un bâtiment pour l'ISU, qui suivrait les desiderata de l'Université et dont le financement était déjà garanti.

Pour autant, l'Université a gardé une présence importante aux États-Unis : un cours itinérant retourne ainsi aux États-Unis tous les trois ou quatre ans. Des anciens élèves et un réseau collaboratif formé de sociétés industrielles et de la NASA sponsorisent des cours ou y envoient leurs collaborateurs.

Juan de Dalmau (JdD): In realtà, è il frutto della concorrenza. I fondatori avevano già deciso che la crescita dell'ISU si sarebbe realizzata attraverso un campus centrale, raddoppiato da una rete di collaborazioni con università di tutto il mondo.

Negli anni '90 si è svolto un concorso per selezionare la città che sarebbe diventata la sede del campo centrale: Strasburgo l'ha vinto, superando altre città in Canada, Giappone, Italia e in Francia… Nella sua candidatura fortemente sostenuta dalla sindaca dell'epoca, Catherine Trautmann, Strasburgo si è impegnata a costruire un edificio per l'ISU, che seguisse i criteri dell'Università e per cui il finanziamento era già garantito.

L'Università ha comunque mantenuto una presenza importante negli Stati Uniti: un corso itinerante torna negli Stati Uniti ogni tre o quattro anni. Degli ex alunni e una rete di collaborazione, formata da società industriali e dalla NASA, sponsorizzano dei corsi dove inviano i loro collaboratori.

Da dove provengono i vostri studenti? Quali equipaggiamenti possiedono i prossimi dirigenti dello spazio?

JdD : La promotion de cette année du master Space Studies [master en Études spatiales, qui dure 12 ou 24 mois selon les options] de cette année comptent quarante-cinq étudiants d'une vingtaine de pays différents. Ils possèdent des bagages très divers. Un peu moins de la moitié des étudiants a reçu une éducation scientifique ou technique, et l'autre moitié est plus variée : économie, sciences de la vie, médecine, gestion, architecture ou enseignement.

À l'origine, l'ISU veut enseigner en créant des connexions entre les disciplines. C'est la vision des fondateurs, qui étaient à l'époque des étudiants du MIT [Massuchussets Institute of Technology], une vision de l'apprentissage multidisciplinaire.

Le programme est donc conçu pour offrir un bain de culture générale à tous, c'est-à-dire que les ingénieurs vont devoir assister à des cours d’ingénierie basiques mais grâce auxquels ils devront se mettre dans la peau d'une juriste, ou d'un économiste. Ça présente l'autre avantage de mettre tout le monde au même niveau pour les travaux pratiques.

Par exemple, nos étudiants doivent imaginer des missions pour des flottes de mini-satellites (par exemple des cubes de 10 cm de côté) qui puissent participer aux objectifs de développement durables de l'ONU, y compris pour les pays en voie de développement.

Nous avons aujourd'hui plus de 4 600 anciens élèves, dont plus de 80 % travaillent dans le spatial. Ils ajoutent à leur bagage la capacité à travailler de façons très diverses, que ce soit avec d'autres pays, disciplines ou façons de penser, et à savoir trouver la bonne personne dans le bon pays, grâce à un réseau informel mais bien entretenu.

Les entités qui étaient au départ réticentes, ou ne croyaient pas trop en l'ISU, sont celles qui aujourd'hui viennent à nous et veulent travailler avec nous. Ce développement de notre image et de notre réputation s'est beaucoup fait grâce à d'anciens élèves.

Ainsi en septembre 2018, nous avons signé un accord de collaboration avec la Commission Européenne initié par celle-ci, qui nous permet de proposer des stages à la Commission, de faciliter des interventions de fonctionnaires de la Commission pour donner des cours ou participer en tant que stagiaires, ou bien de mener des projets de recherches joints sur l'espace en tant qu'outil de dialogue, de coopération internationale et de diplomatie avec des pays non membres.»

JdD: Il programma di Master Space Studies [Master in Studi Spaziali, che dura 12 o 24 mesi secondo le opzioni] di quest'anno comprende 45 studenti provenienti da una ventina di nazioni diverse. Possiedono un bagaglio molto diversificato. Meno della metà degli studenti ha ricevuto un'istruzione scientifica o tecnica, e l'altra metà è più variegata: economia, scienze della vita, medicina, gestione, architettura o insegnamento.

Dal principio, l'ISU vuole insegnare creando connessioni tra le discipline. È la visione dei fondatori, che erano all'epoca degli studenti del MIT  [Massachusetts Institute of Technology], una visione dell'apprendimento multidisciplinare.

Il programma è dunque concepito per offrire un'immersione di cultura generale a tutti, ovvero gli ingegneri devono assistere a dei corsi di ingegneria basica, però attraverso i quali dovranno mettersi nei panni di un giurista, o di un economista. Questo presenta l'altro vantaggio di mettere tutti allo stesso livello per i lavori pratici.

Ad esempio, i nostri studenti devono immaginare delle missioni per flotte di mini satelliti (per esempio dei cubi di 10 cm di lato) che possano partecipare agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'ONU [en], che comprendono le nazioni in via di sviluppo.

Abbiamo già più di 4600 ex allievi, di cui più dell’ 80% lavorano nel settore spaziale. Aggiungono al loro bagaglio la capacità di lavorare in modi molto diversi, ovvero con altre nazioni, discipline o modi di pensare. E di saper trovare la persona giusta nella nazione giusta, grazie a una rete informale, ma ben gestita.

Le entità che erano all'inizio reticenti, o non credevano troppo nell'ISU, sono quelle che oggi vengono da noi e vogliono lavorare con noi. Questo sviluppo della nostra immagine e della nostra reputazione si è creato in gran parte grazie agli ex allievi.

A settembre 2018 abbiamo così sottoscritto un accordo di collaborazione con la Commissione Europea, avviato da loro, che ci permette di proporre degli stage alla Commissione, di facilitare degli interventi dei funzionari della Commissione per offrire dei corsi o partecipare come stagisti e, inoltre, di realizzare dei progetti di ricerca congiunti sullo spazio come strumento di dialogo, di cooperazione internazionale e di diplomazia con le nazioni che non sono membri.”

Qual è l'attitudine delle nazioni in via di sviluppo verso la conquista spaziale? L'ISU può fare in modo che partecipino pienamente allo sviluppo delle loro nazioni attraverso il settore spaziale?

JdD : La conquête spatiale s'est beaucoup démocratisée. Je pense immédiatement à un pays comme l'Inde, qui a su développer sa technologie spatiale sans acheter à l'étranger. Elle a construit ses propres satellites pour surveiller son territoire en cas de catastrophes naturelles, et développer les télécommunications dans les zones rurales.

JdD: La conquista spaziale si è democratizzata molto. Penso immediatamente a una nazione come l'India, che ha saputo sviluppare la sua tecnologia spaziale senza acquistare all'estero. Ha costruito i propri satelliti per monitorare il suo territorio in caso di catastrofi naturali e sviluppare le telecomunicazioni nelle zone rurali.

Sta parlando di uno sviluppo dell'industria spaziale fuori da qualsiasi contesto di guerra fredda o applicazione militare?

JdD : Oui, tout à fait. On peut faire beaucoup de bien avec des programmes de satellites civils. On voit de plus en plus de pays en voie de développement investir dans le spatial et dans l'éducation pour éviter de rester acheteur. Le Mexique, la Thaïlande, le Nigeria, l'Afrique du Sud, la Bolivie ou encore la Colombie mettent en place des programmes au bénéfice de la qualité de vie nationale. Ils ne veulent pas  « rater le train de l'espace », car l'espace peut devenir un source de bien-être et d'une meilleure qualité de vie.

JdD: Sì, esattamente. Si può fare molto bene con i programmi dei satelliti civili. Si vedono sempre più nazioni in via di sviluppo investire nel settore spaziale e nell'istruzione, per evitare di rimanere acquirenti. Il Messico, la Thailandia, la Nigeria, il Sudafrica, la Bolivia o anche la Colombia stanno implementando programmi per il beneficio della qualità della vita nazionale. Non vogliono “perdere il treno dello spazio”, poiché lo spazio può diventare una fonte di benessere e di una migliore qualità di vita.

Andrew Kowalczuk, traduttore per Global Voices, ha avviato i contatti tra Global Voices e l'Università Internazionale dello Spazio (ISU). L'editor di Global Voices in francese Suzanne Lehn ha agevolato l'intervista.
La seconda parte dell'intervista sarà pubblicata fra qualche giorno.

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