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Gli ‘Art Lords’ dell’ Afghanistan dipingono il cambiamento nelle strade

Omid Sharifi al lavoro. Foto di Art Lords, usata con autorizzazione.

È iniziato tutto con il sogno di due ragazzi di Kabul, Omid Sharifi e Kabir Mokamil, che volevano reclamare l’Afghanistan, “dai ladri e dai corrotti”. Gli spazi urbani assediati della capitale Kabul erano una tela che li aspettava.

Ecco come nel 2015 è nata Art Lords (Signori dell’Arte), una associazione culturale e di arte afghana.

“Volevamo avviare un movimento dal basso per cambiare la percezione pubblica; un movimento che possa tradursi in trasparenza e assunzione di responsabilità”, ha detto Sharifi a Global Voices durante un’intervista nell’ufficio del gruppo.

L’arte di strada aiuta la gente a porsi delle domande, ha spiegato l’artista 31enne.

“Alla fin fine, solo la gente può imporre ai corrotti di farsi carico delle proprie responsabilità!”

Barriere protettive e oltre

Sharifi e Mokamil hanno deciso che Kabul, una città prima bellissima e poi rovinata da decenni di guerra, doveva tornare bella.

I loro primi bersagli per l’arte di strada sono stati le barriere protettive che erano sorte a poco a poco in tutta la capitale, per rendere sicure le infrastrutture già colpite da esplosioni.

Però, per portare il loro messaggio su scala nazionale, il collettivo doveva espandersi al di fuori della città. Nel tempo, ha esteso le sue attività a 17 delle 34 province afghane, incluse diverse zone ancora molto pericolose.

Ad oggi, i membri del collettivo hanno creato quasi 600 murali, mentre solo l’anno scorso hanno allestito più di 50 performance di teatro di strada.

Sharifi vede gli Art Lords come “soldati nelle prime linee della battaglia contro l’ingiustizia”. Tra i temi preferiti del gruppo ci sono la parità di genere, i diritti minorili e la lotta alle bustarelle [en, come tutti i link seguenti]:

Le vergognose compagnie telefoniche in #Afghanistan stanno rubando dalle persone più povere del pianeta. #Tivedo. La #corruzione non è nascosta a Dio e agli occhi della gente.

Parte del movimento per #reclamareKabul, 50 vie in tutta Kabul sono state intitolate a forti donne afghane. L’obiettivo di questa campagna è mettere in evidenza come Kabul sia città di tutti, e non solo di ufficiali corrotti, signori della guerra e criminali. Occupate Kabul con empatia, amore e bontà.

I finanziamenti per il progetto di Art Lords arrivano da privati, organizzazioni internazionali e governi stranieri, ma trovare fondi è sempre stata una sfida per un’organizzazione che è cresciuta fino ad includere 17 membri permanenti e 14 aiutanti part-time.

Una parte delle entrate per finanziare il progetto proviene da una caffetteria situata sotto l’ufficio di Art Lords, che funge da luogo di ritrovo per celebri eventi culturali.

‘Ci sono state minacce’

L’ambivalenza delle autorità verso il progetto, specialmente ai livelli più bassi, ha creato talvolta difficoltà per Art Lords.

Ma il gruppo ha anche contatti che lavorano per il governo e che lo sostengono, e ha beneficiato della collaborazione con scuole e università:

È sempre fantastico dipingere con gli studenti. Questa settimana siamo alla Kardan University.

Questi sono bellissimi. Sperando in un #Afganistan colorato! E sperando di vedere i colori di @ArtLordsWorld in tutte le scuole #afghane, inclusa la scuola superiore Rabia-e-Balkhi, che ho frequentato per alcuni anni.

Sharifi ha chiamato il lavoro del gruppo “una protesta contro il (leader talebano) Mullah Omar, contro la corruzione, e contro le droghe”.

Questa chiara posizione civica ha contribuito a far ricevere ad Art Lords minacce dirette in almeno otto casi, ci dice.

Ma Sharifi sostiene anche che, sotto diversi aspetti, le loro vite non sono diverse da quelle degli altri cittadini di un Paese in cui “le sfide alla sicurezza sono un fatto della vita, come mangiare bere e dormire”.

“Ci sono minacce, paure reali e tutti risentiamo di seri problemi psicologici, ma che scelta abbiamo?” Ci chiede lui.

“Cosa possiamo fare tranne questo?”

Nuovi murali: L'#Afghanistan dice no ai matrimoni infantili!

Art Lords senza frontiere?

Il lavoro di Art Lords è stato riconosciuto a livello internazionale, ed è stato recentemente nominato per il Freedom Expression Award (premio per la libertà di espressione) del 2019, nella categoria ‘arte’, in cui il gruppo ha perso contro il pittore e giornalista politico curdo Zehra Doğan.

Al momento, il collettivo sta cercando di evolversi in un'organizzazione internazionale che lavori sulla libertà di stampa in Asia meridionale e nei Paesi del Medio Oriente.

Piani per aprire un distaccamento del loro ufficio negli Stari Uniti e una galleria d’arte a Dubai sono legati all’obiettivo di essere finanziariamente sostenibili.

Questo mese, i Lords hanno messo in opera la loro magia durante una mostra nella città svizzera di Lugano.

Quando i muri ricevono cuori 💜, la gente danza.

Ma il pubblico primario per il gruppo sarà sempre la gente dell’Afghanistan, per la quale la profonda compassione di Sharifi era chiara durante l’intervista che ha concesso a GV:

The common people like this work. The art is for them. They have never had a painting on their walls. They have never held a paintbrush in their hands. Art has always been reserved for the 5% of upper class residents in Afghanistan — the (former) royal family and the notables. But our work is for the common people. We want them to engage in the process.

Alla gente comune piacciono questi lavori. L’arte è per loro. Non hanno mai avuto un quadro sulle loro pareti. Non hanno mai tenuto un pennello in mano. L’arte è sempre stata riservata al 5% delle classi più agiate residenti in Afghanistan, ovvero la (ex) famiglia reale e gli ufficiali. Il nostro lavoro è per la gente comune. Vogliamo coinvolgerla nel processo.

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