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Gli attivisti colombiani consegnano una lettera sugli assassini dei leader comunitari alla Corte penale internazionale

Screenshot del video girato durante la manifestazione organizzata a Parigi lo scorso 28 marzo. I dimostranti camminano accanto a uno striscione su cui si legge “Hanno ucciso un mio amico” insieme a un elenco dei nomi delle vittime. Video condiviso su YouTube da Agence France Press in spagnolo.

Il 5 aprile, un gruppo di circa 20 collettivi di attivisti colombiani [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] hanno consegnato una richiesta ufficiale alla Corte penale internazionale (ICC) in cui si chiede l'apertura di un'indagine penale sugli assassini di massa dei leader comunitari [en] nel loro paese.

I collettivi e i loro sostenitori hanno consegnato di persona la lettera all'Aia, dopo aver marciato per oltre una settimana a Parigi ed essersi fermati, lungo il percorso, in diverse altre città in Francia e Belgio dove hanno organizzato dimostrazioni e performance.

La foto seguente si riferisce alla manifestazione iniziale a Parigi:

Per ricordare i 472 leader comunitari assassinati in Colombia, i dimostranti diretti all'Aia hanno creato uno striscione in tessuto che elenca i nomi di [ciascuno] dei 472 [leader]. Ci auguriamo che le politiche intraprese dal governo per rafforzare la sicurezza siano sufficienti e che questo numero non continui ad aumentare.

La marcia è stata promossa [en] dal Collettivo diplomatico olandese dei cittadini colombiani e da altri gruppi che si sono uniti successivamente.

I partecipanti hanno usato l'hashtag #MarchamosALaHaya (In marcia verso l'Aia) e #MarchamosALaHaya5abril (In marcia verso l'Aia il 5 aprile) per promuovere l'iniziativa.

I politici colombiani Gustavo Bolívar e Antonio Sanguino hanno dichiarato di sostenere la marcia. Anche il senatore Gustavo Petro [en], che è uscito sconfitto dalle elezioni presidenziali nel 2010 e 2018, ha partecipato alla marcia con la sua organizzazione “Colombia Humana” (Colombia umana).

Un video di Adriaan Alsema, il fondatore del sito di news online Colombia Reports [en], mostra alcune immagini delle proteste organizzate in passato sia in Colombia che in altri paesi per denunciare gli assassini dei leader comunitari. Il video fornisce anche una breve descrizione del problema.

Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, in Colombia sono già stati uccisi oltre 163 leader comunitari e attivisti, collettivamente chiamati con il termine generico di líderes sociales in Colombia. L’ombudsman [it] della Colombia ritiene che la cifra sia molto più alta, e che dal 2016 ad oggi siano state assassinate oltre 460 persone.

Quello che è certo è che il numero di morti violente è aumentato vertiginosamente dopo l'accordo di pace del 2016 [en], che in larga misura ha messo fine al conflitto tra il governo e il gruppo di guerriglieri delle FARC durato per decenni.

Tra le altre disposizioni, l'accordo di pace stabilisce [en] che le FARC cedano tutti i loro beni in cambio della possibilità di partecipare alla vita politica del paese [en].

Così facendo, le FARC hanno tuttavia creato un vuoto di potere abbandonando i territori da loro controllati, che sono stati ora occupati da gruppi paramilitari o guerriglieri dissidenti che non accettano l'accordo di pace.

I leader comunitari vengono presi di mira perché difendono le loro comunità da questi gruppi, che hanno generalmente il monopolio sul narcotraffico o sulle attività minerarie illegali nelle zone che controllano.

Secondo Carlos Guevara, che coordina l'organizzazione “Somos Defensores” (‘Siamo i difensori’), i leader comunitari vengono spesso assassinati nelle loro case, davanti alle loro famiglie, e generalmente non hanno alcun sostegno da parte delle autorità quando si rivolgono a loro per chiedere giustizia:

…las agresiones contra personas que se dedican a defender de los derechos humanos en Colombia [está al nivel de] una crisis humanitaria […] los están matando porque están impulsando quitar una economía considerada ilegal y que beneficia a los narcotraficantes y grupos armados. Y el Gobierno no está tomando medidas para proteger a esos líderes…

Le aggressioni contro le persone impegnate a difendere i diritti umani in Colombia [hanno raggiunto il livello di] una crisi umanitaria […] I leader comunitari vengono assassinati perché lottano contro un'economia ritenuta illegale ma che è vantaggiosa per i narcotrafficanti e i gruppi armati. Il governo non ha intrapreso alcuna iniziativa per proteggere questi leader…

La Conferenza nazionale delle organizzazioni afro colombiane ha evidenziato un altro importante aspetto degli assassini di massa che tende a essere trascurato, ossia il fatto che la maggior parte dei leader comunitari appartengono a minoranze etniche.

Inoltre, i leader donne sono soggette a un ulteriore livello di violenza, perché sono vittime anche di aggressioni basate sul genere.

Su Twitter in Colombia, si utilizza spesso l'hashtag #NosEstánMatando (Ci stanno uccidendo) per denunciare gli assassini dei leader comunitari. Con la marcia verso la Corte penale internazionale, gli attivisti sperano di richiamare l'attenzione internazionale su questa tragedia.

Nel frattempo, il numero di assassini continua a salire. Dall'inizio del 2019, già 73 leader comunitari sono stati vittime di minacce nel dipartimento centrale di Boyacá.

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