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I manifestanti anti estradizione di Hong Kong paralizzano il governo e le operazioni di polizia

Il 21 giugno migliaia di manifestanti si sono radunati davanti al quartier generale delle forze dell'ordine, per chiedere un'indagine indipendente sull'uso eccessivo della forza da parte della polizia durante le proteste del 12 giugno. Foto da inmediahk.net. CC: AT – NC

Il seguente articolo è stato scritto da Jennifer Creery e pubblicato [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] originariamente da Hong Kong Free Press (HKFP) il 21 giugno 2019. Questa versione viene pubblicata su Global Voices in virtù di un accordo di partneship sui contenuti.

Lo scorso 21 giugno, una folla di manifestanti contrari alla legge sull'estradizione di Hong Kong si è riversata davanti ai palazzi legislativi bloccando le strade prima di circondare il quartier generale della polizia a Wan Chai, con alcune persone che si sono spostate anche verso est a Revenue Tower, un edificio che ospita gli uffici governativi. La folla si è poi dispersa in modo pacifico intorno alle 3 del mattino del giorno successivo.

I gruppi studenteschi avevano promesso di intensificare le loro azioni se entro le 17:00 le autorità non avessero dato una risposta alle loro richieste, le quali includevano:

  1. il ritiro totale del progetto di legge sull'estradizione che al momento è solo sospeso;
  2. un indagine delle forze dell'ordine sulla violenza da parte della polizia in relazione agli scontri del 12 giugno;
  3. la ritrattazione dell'etichetta di “rivolta” alle proteste del 12 giugno;
  4. il rilascio e la cancellazione delle accuse per i manifestanti arrestati.

Molti manifestati, vestiti di nero, sono rimasti sul retro del palazzo legislativo per tutta la notte tra giovedì e venerdì, costringendo il governo ad annunciare la chiusura degli Uffici governativi centrali per “motivi di sicurezza”.

Con l'aumento dei manifestanti nella mattina di venerdì, sono state cancellate alcune riunioni legislative e i dimostranti si sono spostati al quartier generale della polizia a Wan Chai. In seguito la manifestazioni si è estesa verso Revenue Tower e la Immigration Tower, edifici che ospitano uffici governativi.

Rivolgendosi alla folla fuori dalla sede delle forze dell'ordine, Lam Cheuk-ting e Au Nok-hin, due legislatori e attivisti per la democrazia, hanno dichiarato che il Segretario per la sicurezza John Lee e il Commissario della polizia Stephen Lo dovrebbero dimettersi, a seguito dell'uso di gas lacrimogeno contro i dimostranti avvenuto il 12 giugno. Au ha commentato:

Stephen Lo cannot ignore the incidents since June 12 – we must insist on our demands: absolve arrested protesters, investigate police’s abuse of power.

Stephen Lo non può ignorare gli incidenti del 12 giugno. Dobbiamo insistere con le nostre richieste: i manifestanti arrestati devono essere assolti e deve essere fatta un'indagine sull'abuso di potere da parte della polizia.

Anche Joshua Wong [it], un giovane leader attivista del partito pro democratico Demosistō, si è rivolto alla folla scandendo gli slogan “Stephen Lo, vieni fuori!” e “John Lee, dialogo!”.

La sovrintendente di polizia Yu Hoi Kwan ha dichiarato ai giornalisti che per il momento non era prevista alcuna operazione di sgombero dei manifestanti, ma che l'occupazione intorno al quartier generale stava mettendo in difficoltà l'invio di mezzi di emergenza ed esortava i manifestanti a liberare gli spazi.

I manifestanti si accalcano intorno al quartier generale della polizia di Hong Kong. Fotografia: Todd R. Darling/HKFP. Pubblicazione autorizzata.

Se c'è un muro alto e duro, e un uovo…

Con la folla che aumentava si potevano sentire canti e slogan di “liberate i giusti”, “ritrattate” e “vergogna”. Qualche dozzina di uova è stata lanciata sulla facciata dell'edificio della polizia, un atto simbolico di resistenza del popolo descritto dall'acclamato scrittore giapponese Haruki Murakami:

If there is a hard, high wall and an egg that breaks against it, no matter how right the wall or how wrong the egg, I will stand on the side of the egg. Why? Because each of us is an egg, a unique soul enclosed in a fragile egg. Each of us is confronting a high wall. The high wall is the system which forces us to do the things we would not ordinarily see fit to do as individuals . . . We are all human beings, individuals, fragile eggs. We have no hope against the wall: it's too high, too dark, too cold. To fight the wall, we must join our souls together for warmth, strength. We must not let the system control us — create who we are. It is we who created the system.

Tra un muro alto e duro e un uovo che si rompe contro di esso, per quanto il muro sia dalla parte del giusto e l'uovo dalla parte della torto, io sceglierò sempre di stare dalla parte dell'uovo. Perché? Perché ciascuno di noi è un uovo, è un'anima unica racchiusa in un fragile uovo. Ciascuno di noi si confronta con un muro alto. Il muro alto è il sistema che ci costringe a fare cose che generalmente non considereremo adatte per un individuo… Siamo tutti esseri umani, individui, uova fragili. Non abbiamo alcuna speranza contro il muro: è troppo alto, troppo scuro, troppo freddo. Per combattere il muro è necessario unire le nostre anime per avere calore, forza. Non dobbiamo permettere al sistema di controllarci, di creare chi siamo. Siamo noi che abbiamo creato il sistema.

Tsang Chui-mei, una 47enne artista visiva ha raccontato ad HKFP che pensava che le proteste contro l'estradizione fossero diventate un'opportunità per unire persone provenienti da differenti estrazioni sociali:

All of the messages are from online. There is no single organiser or leader, it’s better this way. All Hong Kong citizens have a right to ask for freedom.

Tutti messaggi arrivano dalla rete. Non esiste un singolo organizzatore o leader, è meglio in questo modo. Tutti i cittadini di Hong Kong hanno il diritto di chiedere la libertà.

Lance Yan, un 48enne illustratore, ha dichiarato a HKFP di essersi unito alle proteste venerdì per proteggere i giovani manifestanti in caso di scontro:

We have a responsibility to protect them so that they’re not alone.

Abbiamo la responsabilità di proteggerli perché non restino da soli.

La 23enne Celia Lai, che lavora nel marketing, ha confessato a HKFP che ha partecipato alla manifestazione di mercoledì, ma che si considera una “vigliacca” perché non è riuscita ad andare nelle prime linee. “Voglio fare di più questa volta”, ha dichiarato.

“Questa volta non abbiamo un leader,” ha sostenuto, riferendosi al Movimento degli ombrelli del 2014 guidato da gruppi studenteschi:

It’s more pure and self-motivated, and people are acting on their own will and they’re more determined.

È più pulito e auto-motivato, e le persone agiscono secondo la propria volontà e sono più determinate.

L'ultima occupazione arriva alla fine di settimane di proteste contro alcuni emendamenti legali, cioè l'Ordinanza su trasgressori stranieri e l'Ordinanza sull'assistenza legale in materia penale proposti a febbraio, che fornirebbero al capo dell'esecutivo di Hong Kong le basi giuridiche per trattare caso per caso le richieste di estradizione provenienti da altre giurisdizioni senza accordi precedenti, in particolare la Cina.

Avvocati, giornalisti, politici e aziende straniere hanno espresso preoccupazione per il rischio di estradizione di residenti verso la Cina continentale, la quale manca di tutela dei diritti umani. Taiwan ha anche chiarito che se la nuova legge fosse stata approvata non avrebbe accolto il sospettato di omicidio il cui caso ha fatto scattare la proposta di legge.

Dopo che 2 milioni di persone hanno protestato per le strade della città chiedendo le dimissioni della governatrice Carrie Lam, il 16 giugno il governo ha annunciato la sospensione del progetto di legge.

Per saperne di più sulle proteste leggi la copertura speciale di Global Voices.

 

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