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Il movimento Hirak in Marocco rimane tranquillo, ma continua la repressione dei giornalisti indipendenti

Una protesta ad Al Hoceima nella regione del Rif nell'estate del 2017. Foto di Mohamed Mouha resa disponibile su Wikimedia (CC BY-SA 4.0).

Questo articolo è il secondo di una serie in due parti sulla repressione dei media e sull'uso di “notizie false” in Marocco, scritto in collaborazione con Access Now. Puoi leggere la prima parte qui [it].

Il movimento di protesta Hirak ha inizialmente preso piede in Marocco dopo la morte [it] di Mohsin Fekri, un pescivendolo ambulante il cui pesce era stato confiscato dalle autorità della città di Al Hoceima il 29 ottobre 2016. Quando Fekri ha tentato di recuperare il pesce, è morto schiacciato in un camion dei rifiuti.

Da quel momento in poi e per buona parte del 2017, gli abitanti della regione del Rif hanno organizzato proteste settimanali per denunciare [it] le scarse condizioni socio economiche e la corruzione dei funzionari del governo, in una regione a lungo trascurata dal governo centrale. Le proteste sono continuate finché il governo non ha deciso di reprimerle con la violenza nel giugno 2017, arrestando [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] 400 attivisti e dimostranti.

Il movimento ha avuto delle ripercussioni anche per i giornalisti indipendenti e per chiunque abbia scelto di documentare le proteste e la successiva repressione. Almeno sette giornalisti indipendenti sono stati arrestati mentre seguivano le proteste. Secondo CPJ (Commitee to Protect Journalists), tre di questi giornalisti sono attualmente in carcere per i loro reportage sul movimento Hirak.

Hamid El Mahdaoui, che era il direttore del sito di news Badil.info prima del suo arresto, sta scontando tre anni di carcere dopo essere stato condannato dalla Corte di Appello di Casablanca nel giugno 2018 per “non aver denunciato un crimine che minava la sicurezza nazionale”, a causa di una conversazione telefonica (la cui registrazione ufficiale è stata ottenuta mediante intercettazioni) tra lui e un attivista anti monarchico marocchino residente nei Paesi Bassi, in cui l'attivista illustra un piano per fare arrivare armi nel paese”.

El Mahdaoui mentre racconta in un video della repressione dei dimostranti a El Hoceima. Fonte: Screenshot di un video caricato dal giornalista sul canale YouTube il 28 giugno 2017.

El Mahdaoui aveva già scontato [it] un anno di carcere “per incitazione di proteste”. Era stato infatti arrestato il 20 luglio 2017 nella città di Al-Hoceima, dove si era recato per fare un reportage sulle proteste del movimento Hirak.

Il giornalista partecipativo Mohamed El Asrihi, redattore e direttore di Rif24.com, un sito web di notizie per i cittadini, che forniva un'ampia copertura delle proteste ad Al Hoceima e in altre città, sta scontando cinque anni di carcere. Nel giugno 2018, lo stesso tribunale che lo aveva già condannato in precedenza, lo ha riconosciuto colpevole di “aver minato la sicurezza interna del Marocco per aver accettato donazioni e fondi per attività e propaganda finalizzate a minare l'unità e la sovranità del Marocco, e la fedeltà dei suoi cittadini”, nonché “per aver partecipato a dimostrazioni non autorizzate”, “per aver incitato i dimostranti contro l'unità del regno”, “per aver insultato funzionari governativi” e “per essersi spacciato come giornalista pur non essendo accreditato a esercitare la professione”.

I giornalisti che non ottengono l'accreditamento, ossia che non hanno la “tessera di giornalisti professionisti” rilasciata dal Consiglio nazionale della stampa [fr] che supervisiona [fr] il settore, non godono della stessa protezione dei “giornalisti professionisti”. Per ottenere [fr] l'accreditamento, i giornalisti devono possedere una laurea universitaria. Inoltre, il giornalismo deve essere la loro professione principale e la loro unica fonte di reddito. Infine, non devono avere alcuna condanna precedente. La tessera deve essere rinnovata ogni anno. Questi requisiti escludono i giornalisti partecipativi per i quali il giornalismo non è la principale fonte di reddito, nonché i giornalisti che non hanno una laurea o non hanno frequentato l'università.

Tuttavia, la protezione in termini legali è limitata anche per i giornalisti che sono considerati “professionisti”. Benché nel 2016, il Parlamento del Marocco abbia approvato un nuovo codice per la stampa [fr], che eliminava la detenzione come misura punitiva, i giornalisti e i media possono comunque essere multati per “diffamazione” nei confronti di ministri del governo (Articolo 81), diplomatici stranieri (Articolo 82), istituzioni statali e pubblici ufficiali (Articolo 84). Inoltre, i giornalisti possono ancora essere processati e condannati al carcere in base al codice penale, che prevede la detenzione e/o multe per chiunque venga condannato per “aver arrecato danno” all'Islam e alla monarchia o per aver istigato attività che ledano l'integrità territoriale del paese.

Tutte queste condizioni rendono difficile ai giornalisti e media indipendenti contrastare le dilaganti campagne di disinformazione [it], e in particolare quelle dirette contro persone a rischio per il loro attivismo o che si occupano del movimento Hirak o di altri eventi di importanza pubblica.

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