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In Colombia giornalisti, utenti di YouTube e politici uniscono le forze contro gli assassini dei leader comunitari

Categorie: America Latina, Colombia, Citizen Media, Cyber-attivismo, Diritti umani, Guerra & conflitti
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Screenshot del video usato per lanciare la campagna #ALeaderInMyPlace (Un leader al mio posto), accessibile su YouTube tramite il canale di Daniel Samper Ospina.

Gli utenti di YouTube, i giornalisti e i politici hanno deciso di unire le forze per lottare contro gli omicidi extragiudiziali dei leader comunitari in Colombia con la campagna #ALeaderInMyPlace (Un leader al mio posto), con la quale si sono impegnati a concedere spazio sui loro media per permettere ai leader, vittime di minacce, di esprimere le loro opinioni per iscritto o a voce.

La campagna ha avuto inizio il 13 maggio, quando il giornalista Daniel Samper Ospina ha postato sul suo canale YouTube un video con musica reggaeton che mostra una leader comunitaria e famosi utenti YouTube.

Secondo l'Ufficio dell'ombudsman della Colombia, oltre 460 leader comunitari sono stati assassinati [2] [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] dal 2016 ad oggi. Il 2016 è stato l'anno in cui il governo della Colombia e le FARC, il più grande gruppo guerrigliero del paese, hanno firmato un accordo storico [3] [en] mettendo fine a un conflitto che durava da cinque anni.

Molti esperti ritengono [4] [en] che l'aumento della violenza dipenda da un'attuazione disomogenea o inadeguata delle disposizioni dell'accordo, che ha lasciato ampie fasce del territorio originariamente controllato dalle FARC esposte ai paramilitari e guerriglieri dissidenti.

A seguito della popolarità dell'hashtag #ALeaderInMyPlace su Twitter, alcuni giornalisti hanno deciso di concedere spazio ai leader comunitari nelle loro colonne sulle testate giornalistiche tradizionali. Ad esempio, Patricia Lara Salive di El Espectador ha pubblicato [5] un articolo di un economista afro colombiano e dall'ambientalista Sofía Garzón sulla lotta per proteggere il fiume Ovejas dalle attività minerarie illegali.

Nel giornale Semana, il giornalista Antonio Caballero ha concesso il suo spazio [6] a William Orozco, che si occupa di difendere i diritti dei contadini e che ha vissuto in clandestinità per circa un anno dopo aver ricevuto minacce nel luglio 2018.

La giornalista Vanessa De La Torre Sanclemente ha concesso la sua colonna nel giornale El País [7] di Cali a Diana Jembuel, una leader comunitaria del popolo indigeno Misak, che lavora per la radio comunitaria locale. Jembuel racconta di uno scontro che aveva avuto sette anni prima con membri delle FARC dopo il rapimento di una persona che viveva nella sua comunità.

La sua storia dimostra come per anni il governo della Colombia abbia lasciato i leader comunitari e le comunità etniche minoritarie alla mercé dei gruppi di guerriglieri:

Decidí pedir ayuda a la comunidad en mi idioma, a través de las emisoras locales. Me escucharon y entre todos, me ayudaron […] los guerrilleros habían amedrentado a nuestra comunidad y no podíamos permitirlo. Mi compañero estaba en poder de ellos. Le apuntaban con un arma y nos gritaban groserías. [Luego] Yo sola, con mi bastón de mando, exigiendo respeto, logré que lo soltaran […] Desde entonces transmito ese mensaje. Ya no somos unas pocas voces aisladas sino muchas unidas para decir: basta ya.

Ho deciso di chiedere aiuto nella mia lingua tramite le stazioni radiofoniche locali. Sono stata ascoltata e aiutata da tutti […] i guerriglieri avevano intimidito la nostra comunità e non potevamo lasciarglielo fare. Avevano nelle loro mani il mio compagno. Gli avevano puntato un'arma contro e ci urlavano contro parolacce. [Quindi,], da sola e con l'aiuto del personale al mio comando, ho chiesto rispetto e sono riuscita a convincerli a rilasciare il mio compagno […] Da allora, ho trasmesso questo messaggio ad altri. Non siamo più voci isolate; siamo una moltitudine di voci che si sono unite per dire “basta”.

Il movimento ha attirato anche l'attenzione dei funzionari di governo, come il Procuratore generale della nazione che ha concesso il suo spazio online alla vincitrice del Premio Goldman Environment, Francia Márquez [8] [en]. L'Ambasciatore dell'Unione Europea in Colombia ha fatto lo stesso con il leader afro colombiano Marino Córdoba, [9] e il 21 maggio alcuni senatori hanno lasciato il loro seggio nel senato ai leader comunitari:

Oggi, grazie alla campagna #ALeaderInMyPlace, i nostri seggi della Seconda commissione del Senato sono stati occupati da leader comunitari. La Commissione è presieduta da Mayerlis Robles, una leader di Montes de María, che ha subito un attacco recente.

Dejusticia, un'organizzazione con sede a Bogotá che si occupa di diritti umani, ha raccontato a Latin America Reports [13] [en] che la campagna era importante per “la protezione e il rinnovamento dei leader comunitari del paese”. La campagna ha dato vita a un vero e proprio dibattito e suscitato molto interesse, soprattutto dopo che ha attirato l'attenzione dei rappresentanti del governo. Tuttavia, alcuni hanno espresso dei dubbi, poiché ritengono che l'iniziativa sia molto limitata rispetto a ciò che davvero servirebbe per mettere fine alle minacce contro questi leader comunitari. L'utente di Twitter David Racero ha riassunto il problema come segue:

Non sarebbe meglio che i membri del Congresso e del Consiglio dessero ai leader comunitari e ai difensori di diritti umani, le cui vite sono in pericolo, furgoni blindati e si limitassero a proteggere se stessi solo con un cellulare e un giubbotto antiproiettile?