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Oltre Pechino: com'era il Movimento Democratico cinese dell'89 a Changsha?

Changsha, May 19, 1989: Students on hunger strike at the provincial government headquarters. Photograph by Andréa Worden.

Changsha, 19 maggio 1989: studenti in sciopero della fame presso la sede del governo provinciale. Foto: Andréa Worden.

Questa intervista realizzata da Filip Jirouš è stata pubblicata originariamente su Sinopsis.cz [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] come parte di una serie di articoli dedicati al 30° anniversario del massacro di Tiananmen. DI seguito una versione adattata dell'intervista pubblicata nell'ambito di un accordo per la condivisione dei contenuti.

Il movimento democratico del 1989 fu un movimento studentesco su scala nazionale che coinvolse più di 60 grandi città [zh] (complessivamente più di 300, includendo le città di piccole dimensioni e le contee). Se le proteste e la repressione a Piazza Tiananmen a Pechino sono state ampiamente riportate, la situazione fuori dalla capitale non ha ricevuto la stessa attenzione mediatica.

Se i primi moti studenteschi, iniziati nel 1986, erano stati alimentati più che altro dalle preoccupazioni per un possibile aumento del costo della vita e dalla percezione della corruzione del governo, questi ottennero consenso nazionale solo dopo la morte dell'ex leader del Partito Comunista Hu Yao Bang, le cui riforme miravano a responsabilizzare il governo cinese. Le proteste a Changsha (nella provincia dell’ Hunan, vicino alla città natia di Hu “Liu Yang”) furono piuttosto radicali. Non solo ci fu uno sciopero della fame, ma secondo Liu Siqing, fondatore del Centro d'informazione dei diritti umani e del Movimento Democratico Cinese [zh] con sede a Hong Kong, il 22 aprile 1989 [zh] alcune centinaia di manifestanti irrupero nella sede del governo provinciale dell’ Hunan a Changsha.

Individuato in breve tempo dalle autorità centrali, e nell’ editoriale del 26 aprile del Quotidiano del Popolo furono menzionate le azioni di protesta nella città rivoluzionaria. Il giornale di Stato definì i moti studenteschi come “una destabilizzante rivolta antipartitica che dovrebbe essere contrastato da tutti i livelli della società”. A Pechino gli studenti protestarono contro l'editoriale chiedendone la ritrattazione.

Andréa Worden è una ricercatrice, traduttrice e consulente. Il suo lavoro si incentra sui diritti umani e lo stato di diritto in Cina e le interazioni della RPC con i meccanismi di tutela dei diritti umani delle Nazioni Unite. Attualmente, è un ricercatore del Programma di Studi sull'Asia orientale presso l'Università Johns Hopkins. All'epoca dei fatti, lei stava insegnando all’ Università di Medicina dello Hunan, ed è stata testimone delle proteste studentesche. In questa intervista, la Worden ricorda il 1989 secondo la sua personale esperienza vissuta a Changsha.

Foto profilo di Andréa Worden. Usata con permesso.

Sinopsis (S): Eri in Cina nella primavera del 1989; perché e dov'eri esattamente?  

Andréa Worden (AW): I went to China with the Yale-China Association after graduating from Yale with a double major in East Asian Studies and history. I was in Changsha, the capital of Hunan, on a two-year English teaching fellowship at the Hunan Medical University (HMU). The student protests began just a few months before the end of my fellowship.

Andréa Worden (AW): Ero andata in Cina con la Yale-China Association, dopo essermi laureata a Yale con una doppia specializzazione in Studi dell'Asia orientale e storia. Ero a Changsha, il capoluogo dell’ Hunan, dove svolgevo un periodo di ricerca di due anni presso l'Università di Medicina del Hunan (HMU). La protesta studentesca iniziò alcuni mesi prima del termine del mio periodo di ricerca.

S: È stato difficile per te all'epoca adattarti in Cina? Ti sei fatta molte amicizie?

AW: Yes and no. I had taken some time off during college in 1984 and spent several months in Taiwan studying Chinese and then traveled for about two months on my own in the mainland. I found it endlessly fascinating, and was encouraged that I could actually communicate effectively in Chinese.

So when I got to China in 1987 I had a pretty clear idea of what to expect, but being part of a work unit provided a new set of bureaucratic challenges and nonsensical things I had to adjust to. I tried my best to go with the flow, accept uncertainty, and maintain a good sense of humor.

I did make quite a few friends in China.  Some of my students became good friends over time, as well as my Chinese English teacher colleagues, and other teachers at the school. I also became friends with some of the young tennis crowd in Changsha.

AW: Sì e no. Mi ero presa un periodo di stop durante il college nel 1984, e avevo passato diversi mesi a Taiwan a studiare il cinese, per poi viaggiare da sola per circa 2 mesi nella Cina continentale. L'ho trovata infinitamente affascinante, ed ero incoraggiata dal fatto che riuscissi a comunicare in modo efficace in cinese.

Così, quando sono andata in Cina nel 1987, avevo un'idea abbastanza chiara di cosa mi sarei aspettata, però far parte di un'unità di lavoro mi ha portato a dover affrontare una serie di questioni burocratiche e ad adattarmi a delle cose prive di senso.

Mi sono fatto un paio di amicizie in Cina. Alcuni dei miei studenti sono diventati dei buoni amici nel corso del tempo, come anche i miei colleghi cinesi insegnanti d'inglese e altri docenti della scuola. Sono diventato amica anche di alcuni giovani tifosi di tennis a Changsha.

Demonstration in Changsha, May 18, 1989. Photograph by Andréa Worden.

Manifestazione a Changsha, 18 maggio 1989. Fotografia di Andréa Worden.

S: Qual'è stata la reazione locale quand'è stata imposta la legge marziale il 20 maggio? Spaventò la gente oppure la incitò a partecipare in numero maggiore? 

AW: Martial law was declared only in Beijing, but things took a more serious and solemn turn in Changsha after the martial law declaration. People were angry and dismayed, and protested against martial law the next day. One student from another university who was marching in the demonstration […] saw me on the sidewalk observing, and called out in English: ‘How can our government be so cruel?’

AW: La legge marziale venne dichiarata solo a Pechino, però le cose presero una piega più seria e grave dopo la dichiarazione della legge marziale. Le persone erano adirate e costernate, e il giorno dopo protestarono contro la legge marziale. Uno studente di un'altra università che stava marciando nella manifestazione […] mi vide mentre stavo osservando dal marciapiede, e mi urlò in inglese: “Come può essere così crudele il nostro governo?”

S: Com'era l'atmosfera prima del 4 giugno?

AW: Many students had returned to class by May 30. There was a sense that the movement was over; the Changsha students had heard that students in Beijing were going to leave Tian'anmen Square –- this was before the Goddess of Democracy appeared. I recall that my students expressed concern about the ‘settling of accounts’ [秋后算账] during this time; in other words, they were worried about how they might be punished.

AW: Verso il 30 maggio, molti studenti erano tornati in classe. C'era la sensazione che il movimento fosse finito, gli studenti di Changsha avevano sentito che gli studenti a Pechino stavano per lasciare la piazza di Tiananmen – questo prima che apparisse la Dea della Democrazia [it]. Mi ricordo che i miei studenti erano preoccupati per la “resa dei conti” [秋后算账], in altre parole, erano preoccupati di come sarebbero potuti essere puniti.

S: Puoi dirci cos'è successo immediatamente dopo il massacro di Pechino? Quali furono le prime reazioni? Qual'era l'atmosfera?

AW: Early in the morning of June 4, a Sunday, some students came rushing over to the house where the Yale-China Association teachers lived. They had learned the news from VOA, and banged on the door to wake us up (the American teachers were still asleep at 6:00 or 6:30 am on Sunday). They were distraught and angry. Some were crying. I was in shock.

AW:  La mattina presto del 4 giugno, che era una domenica, alcuni studenti si precipitarono alla casa dove gli insegnanti della Yale-Chinese Association vivevano. Avevano appreso la notizia da VOA (Voice of America – il servizio radiotelevisivo del Governo degli Stati Uniti D'America), e iniziarono a battere alla porta per svegliarci (gli insegnanti americani stavano ancora dormendo alle 6:00 o 6:30 di domenica mattina). Erano scoinvolti e arrabbiati. Alcuni stavano piangendo. Io ero scioccata.

S: Credi che ci possa essere un'altra protesta simile oggigiorno? Vi è una speranza di cambiamento?

AW: Because China today is now a high-tech police state with near total surveillance, a nationwide popular movement on the scale of 1989 is impossible. It could only happen with a collapse of the Chinese Communist Party (CCP). But smaller protests happen frequently in China. They are usually quite specific in terms of the issue and demand, such as the recent protests by parents whose children were given expired polio vaccines.

Change is always possible.

AW: Poiché la Cina oggi è uno stato di polizia dotato di tecnologia avanzata, una protesta a livello nazionale come si ebbe nel 1989 è impossibile. Potrebbe succedere solo col collasso del Partito Comunista Cinese (PCC). Però, proteste più piccole sono frequenti in Cina. Generalmente sono abbastanza specifici per quanto riguarda il problema e la richiesta, come ad esempio le recenti manifestazione dei genitori ai quali figli erano stati somministati dei vaccini per la poliomielite scaduti.

Il cambiamento è sempre possibile.

S: Se possibile, cosa potrebbe fare l'Occidente riguardo alla situazione attuale dei diritti umani in Cina?

AW: Rights-respecting governments and people should do whatever they can to support human rights defenders and victims of human rights abuses in China and elsewhere, including in our own countries. Specifically with respect to China, we need to be taking much stronger measures; one obvious example where a more robust intervention is needed urgently is the mass internment by the CCP of over 1 million Uyghurs in Xinjiang.

AW: I governi e le persone che rispettano i diritti dovrebbero fare tutto il possibile per supportare gli attivisti dei diritti umani e le vittime degli abusi dei diritti umani in Cina o altrove, anche nei nostri stessi paesi. In particolare rispetto alla Cina, dovremmo prendere delle misure più forti; uno dei casi più ovvi nel quale un duro intervento è richiesto urgentemente è quello delle incarcerazioni di massa da parte del Partito Comunista di quasi 1 milione di uiguri in Xinjiang.

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