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A un anno di distanza, la legge sull'”outsourcing illimitato” del Brasile fallisce nel creare posti di lavoro

Foto di Agência Brasil, usata su licenza

La Volkswagen fa lavorare i suoi dipendenti fino a 30 giorni senza sosta. Le banche e gli operatori di telemarketing cronometrano le pause bagno dei dipendenti. Grandi rivenditori scoperti ad utilizzare il lavoro degli schiavi. Questi sono alcuni dei titoli comparsi in prima pagina [pt, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] in Brasile negli ultimi mesi – e la storia che li collega tra loro è la nuova, più flessibile regolamentazione del lavoro nel Paese.

Nel novembre 2017, il presidente del Brasile Michel Temer ha approvato una legge che permette alle aziende di esternalizzare tutte le attività, incluse quelle centrali. Nell'agosto 2018, la Corte Suprema ha confermato la costituzionalità della legge. Il governo sperava che allentare la presa sulla normativa in tema di occupazione avrebbe aiutato a sostenere il mercato del lavoro durante la recessione economica del Brasile – il PIL è calato del 3,5% nel 2016, il dato peggiore dagli anni '80. Da allora la ripresa continua a essere lenta.

Le scuole adesso possono esternalizzare i propri insegnanti, con un contratto privato tra le due parti che sostituisce il normale rapporto di lavoro, e che quindi non include un salario mensile regolare, benefit e previdenza sociale.

Prima che la legge venisse approvata, la posizione della Corte Superiore del Lavoro brasiliana, la più alta corte d'appello per le questioni legate al lavoro, era che le aziende potessero esternalizzare solamente le attività di supporto, come la pulizia, la sicurezza e la manutenzione.

L'Associazione Nazionale dei Magistrati del Lavoro (Anamatra) ha criticato la decisione della Corte Suprema, affermando che i giudici dovrebbero essere cauti prima di accogliere le nuove regole:

Restará agora aos juízes do Trabalho avaliar concretamente, caso a caso, se o modelo adotado frustrará os direitos sociais, em detrimento das garantias constitucionais e legais do trabalhador.

Tutto ciò che resta è la valutazione caso per caso, da parte dei giudici del lavoro, del nuovo modello e dei suoi effetti sui diritti sociali e sulle garanzie costituzionali e legali dei lavoratori.

Nel 2015, un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro rivelò che il 66% dei lavoratori brasiliani non aveva un contratto a tempo indeterminato. Nei paesi industrializzati, questo tasso è del 15%. Nonostante all'epoca la discussione sulla legalizzazione dell'outsourcing fosse solo agli inizi, il report include un messaggio d'allerta, affermando che la legalizzazione potrebbe “mettere a repentaglio i diritti dei lavoratori” in Brasile.

In un'intervista con il giornale Carta Capital, il professore di sociologia Ricardo Antunes dell'Università di Campinas afferma che, mentre “il lavoro degli schiavi veniva acquistato, l'outsourcing viene affittato”.

É evidente que não estamos voltando ao trabalho escravo de 1500, estamos falando de uma escravidão inclusive digital, do trabalho terceirizado, precarizado, informal, do trabalho sem direitos, de uma dependência do sistema perverso de metas, que tem levado a suicídios e adoecimentos do trabalho.

È ovvio che non stiamo tornando alla schiavitù del 1500, ma stiamo entrando in un'era di schiavitù digitale, che include lavoro esternalizzato e precario, [un'era di] lavoro in assenza di diritti, e una dipendenza da un sistema orientato all'obiettivo, che ci ha condotti a suicidio e malattie legate al lavoro.

Un cambiamento radicale

I rapporti di lavoro in Brasile sono regolamentati dal Consolidamento delle Leggi sul Lavoro (che localmente vengono chiamate con l'acronimo “CLT”), un insieme di misure approvate dall'ex presidente Getúlio Vargas nel 1943. Tali norme furono istituite al fine di smorzare la tensione tra i crescenti movimenti sindacali del Brasile e l'imprenditoria industriale, che diventavano sempre più importanti per l'economia del Paese.

Nel corso degli ultimi 70 anni, il Consolidamento delle Leggi sul Lavoro è cambiato diverse volte, ma mai così radicalmente come è avvenuto nella riforma del 2017. Oltre a legalizzare l'outsourcing, il nuovo CLT ha revocato il contributo obbligatorio al sindacato, ha permesso che la negoziazione individuale prevalesse su qualunque regola generale, e ha introdotto nuovi sistemi di assunzione, tra cui i cosiddetti contratti a zero ore, comuni nel Regno Unito, nei quali il datore di lavoro non è obbligato ad offrire un salario minimo.

Il governo ha obiettato che la riforma è stata necessaria per aumentare le opportunità lavorative nel contesto della recessione, e sperava che queste nuove misure avrebbero creato due milioni di nuovi posti di lavoro nei due anni successivi. Tuttavia, dopo dieci mesi, ancora non si vedono segnali di ripresa. Nel secondo trimestre del 2018, il tasso di disoccupazione è calato dal 12,9 per cento a solo il 12,4 per cento.

Gli esperti sostengono che questo calo è dovuto ad una crescita del mercato informale e del numero di persone che hanno rinunciato a trovare lavoro. Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica del Brasile, ci sono 65 milioni di brasiliani che non stanno lavorando né stanno cercando un lavoro.

Sembra che il Brasile stia seguendo la stessa strada intrapresa dagli spagnoli con la riforma del lavoro del 2012. Le ricerche evidenziano un aumento delle offerte di lavoro in Spagna negli ultimi cinque anni, ma un calo generale dei salari e peggiori condizioni di lavoro, con un'impennata del livello di disuguaglianza sociale.

Il professore Marcio Pochmann dell'Istituto di Economia di Unicamp, in un'intervista al giornale Nexo ha affermato che la mancanza di sicurezza del posto di lavoro insieme alle condizioni lavorative precarie potrebbero avere un impatto negativo sui redditi delle famiglie e, di conseguenza, mettere a rischio l'intera ripresa dell'economia brasiliana:

A reforma trabalhista institui um contrato que não garante um direito a renda mensal, o que estudiosos chamam de precarização do mercado de trabalho, aprofunda a instabilidade. Isso tira a previsibilidade da renda. Então era uma mudança estrutural sobre a qual vem uma recessão e depois a precarização. Enquanto não houver uma revisão da forma de formalização do mercado de trabalho, o problema continua. A reforma impede uma sustentação do emprego.

La riforma del lavoro introduce un contratto che sorpassa il diritto ad un reddito mensile, qualcosa che gli esperti chiamano precarizzazione delle condizioni di lavoro: si aumenta l'instabilità rimuovendo la prevedibilità del reddito. Pertanto, è stato un cambiamento strutturale che ha condotto alla recessione e poi a condizioni di lavoro precarie. La situazione non si risolverà finché non verrà fatta una revisione di forma della formalizzazione del mercato del lavoro. La riforma impedisce la sostenibilità del lavoro.

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