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Il segreto dietro una tazza di tè

Una mia foto di due anni fa.

Ci sono delle cose che cominciano dall'infanzia, con cui cresciamo, e che non possiamo cancellare dalla nostra mente. Quelle cose che con gli anni lasceranno un segno in noi, e ci seguiranno negli anni mentre invecchiamo. Per quanto riguarda la mia infanzia, ce ne sono molte che mi porto dentro. Una di queste è quando bevevo un tè al bar, seduta a un tavolino che dava sul marciapiede insieme a mio padre, come facevamo spesso a quei tempi. Rimanevamo seduti lì fuori guardando il traffico che scorreva e le persone che ci passavano davanti. Era il momento migliore della giornata per me, a volte lasciavo raffreddare la mia tazza bollente e nel frattempo giravo per il mercato nei dintorni. Mi sembrava di scoprire il mondo mentre mio padre aspettava che tornassi per finire il mio tè, lentamente e gustandolo sorso dopo sorso. Dopo passeggiavamo insieme verso casa. Abbiamo ripetuto questa tradizione innumerevoli volte nello stesso bar, che si trovava a poca distanza dalla nostra vecchia casa.

Con il passare degli anni, è cambiato tutto. La situazione non è più quella di prima. Sono cresciuta, diventata una donna, e andare a bere un tè con mio padre non è più facile come una volta. Soprattutto non nello stesso posto in cui andavamo sempre, che si trovava a pochissima distanza dalla nostra vecchia casa e ora non c'è più.
La società yemenita non è abituata a vedere una donna in dei bar all'aperto, mentre mangia o beve in mezzo alla gente. In generale viene visto come qualcosa di sgarbato e di cui vergognarsi. In Yemen è parecchio improbabile vedere delle donne nei bar o sedute all'aperto, soprattutto perché sono sempre pieni di uomini. Per questo motivo, è raro che io e mio padre beviamo un tè insieme; mi compra però una tazza da poter portare sull'autobus quando vado all'università. Comunque, rimane il problema della concezione di “vergogna” nella società. Non entro nel bar insieme a mio padre, ma aspetto fuori che lui dia la mia tazza di tè da portare sull'autobus.

Ad ogni modo, i passanti non smettono di fare esclamazioni e di fissarci : “Come è possibile che una ragazza stia ad aspettare fuori da un bar pieno di uomini?”. Alla fine mio padre mi dà la tazza e un pezzo di pane da mangiare in viaggio, salutandomi. Poi vado a prendere l'autobus continuando a bere il tè e a mangiare il piccolo pezzo di pane finché non arrivo a destinazione.

Foto mia di un bar all'aperto di un anno fa.

Ho pensato a lungo al perché non potessi bere e mangiare con mio padre come facevo da bambina, ma la società e le sue idee malate hanno continuato a fare da barriera continuando a imporsi sulla nostra vita. Ci siamo trovati a dover fare delle cose che non volevamo, cose che nascondevano il nostro vero io, e ci rendevano diversi da quelli che eravamo davvero. Ma il ricordo della mia vita ai tempi dell'infanzia vive ancora in me, sia nella mia mente che nel mio cuore; per questo è stato difficile adattarmi a dei cambiamenti forzati durante la mia crescita. Ho continuato a fare molte cose nonostante la società le considerasse infantili o non adatte alla mia età, perché per me sono naturali, sono parte della mia vita e della mia personalità.

Così ho continuato ad andare nei bar all'aperto con i tavolini che danno sul marciapiede, anche se senza mio padre, ma mi sono abituata alla solitudine scegliendo i posti che mi piacciono di più. In alcuni di questi bar i camerieri rimanevano sorpresi di vedermi seduta a un tavolo per ordinare, ma alla fine mi servivano normalmente. Con il tempo si sono abituati alla mia presenza, soprattutto perché ormai venivo sempre da sola. Ho passato molti momenti felici all'aperto, con una tazza di tè in mano mentre guardavo il traffico e i passanti, proprio come facevo da bambina, tutto questo mentre le persone continuavano a lanciarmi occhiatacce, dicendosi a bassa voce: “Guarda quella donna laggiù! Che maleducata!’, mentre io ero nel mio mondo, a vivere momenti di felicità e ricordi d'infanzia ad ogni sorso di tè caldo in mezzo alla folla…

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