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L'amata collina è un “antidolorifico” per gli afghani in fuga dalla capitale Kabul dilaniata dal conflitto

La capitale dell'Afghanistan è priva di spazi verdi. Foto di Ezzatullah Mehrdad.

A Kabul, una città con 6 milioni di abitanti distrutta dalla guerra e soffocata dallo smog, gli spazi verdi sono molto scarsi.

Gran parte della città è completamente priva di cinture di verde. Nel Dasht-e-Barchi, distretto abitato da oltre un quarto degli afghani residenti nella capitale e che si è esteso grazie alle migrazioni interne, non si conta un solo parco pubblico. Con i limitati fondi del governo, perlopiù destinati alla ricostruzione e alle infrastrutture essenziali, creare uno spazio del genere non è una priorità.

Eppure il bisogno di un po’ di tregua dalle tensioni di Kabul è molto sentito.

Ogni mattina, prima dell'alba, arrampicandosi sulla collina tra lo smog che si accumula nel suo bacino, preparavano il loro narghilè e aspiravano lunghe boccate di tabacco al sapore di kiwi e limone, cantando e ballando canzoni pop moderne riprodotte da uno stereo portatile. Foto di Andrew Quilty, usata con il suo consenso.

Secondo un sondaggio di Big Think [en, come tutti i link a seguire salvo diversa indicazione], un afgano su cinque soffre di depressione, più di qualsiasi altra parte del mondo. 

Per l'ultimo World Happiness Survey (sondaggio sulla felicità nel mondo) commissionato dalle Nazioni Unite, il paese è il terzo per infelicità, dietro ad altre due nazioni distrutte dalla violenza inveterata e dall'instabilità: il Sudan del Sud e la Repubblica Centrafricana.

Nel 2018, per il gruppo di esperti dell'Istituto Australiano di Economia e Pace, l'Afghanistan si è classificato ultimo tra i paesi più pacifici del mondo, superando la Siria.

In circostanze simili, una collina con vista su Kabul (la Koh-e Haji Nabi), diventa un rifugio.

Di venerdì e nei fine settimana famiglie, coppie, innamorati, amici e chi cerca conforto si incamminano per la collina (nella periferia est di Kabul), come pellegrini, a piedi, in macchina o in bicicletta.

Verso sera, mentre il sole che tramonta lascia un'ombra a sovrastare Kabul, la popolazione di Koh-e Haji Nabi comincia a crescere.

Il ricordo di una Kabul più pacifica

Sporca e polverosa al crepuscolo, l'insediamento “allargato” sembra lontanissimo da lassù.

Eppure per gli abitanti di Kabul questa collina è un aiuto per ristabilire un legame con la loro città, per ricordarne i giorni migliori e ripensare il suo potenziale.

La Kabul degli anni '60, pacifica, prosaica e promettente è rievocata e romanticizzata dagli affezionati visitatori della collina.

Ai tempi in cui la popolazione di Kabul era di soli 2 milioni di persone, il rumore del raggio delle biciclette era più frequente del suono del clacson.

Quella Kabul è scomparsa, per via dell'invasione sovietica nel 1979 e a causa della guerra civile che seguì all'umiliante ritirata di Mosca, una decina di anni dopo.

Gruppi di militanti provvisti di artiglieria pesante lottarono per la dominazione del territorio, lasciando intere zone in un cumulo di macerie.

Nel 2001, quando un'invasione degli Stati Uniti aveva rovesciato i talebani, molte zone di Kabul erano già state distrutte, incluso lo storico palazzo Darul Aman.

Far volare gli aquiloni è ancora il passatempo preferito di giovani e anziani visitatori della collina nel weekend. Foto di Jim Huylebroek, usata con il suo consenso.

Khuja Shahabudeen, il proprietario settantenne di un negozio sulla Chicken Street, è nato e cresciuto nel cuore della capitale, Kabul. I suoi genitori, sarti da tre generazioni, vennero forzati a rivedere i loro affari a causa della costante instabilità.

“Avevo una vita normale, libera da ogni stress. Non c'erano esplosioni suicide o uccisioni. Oggi le nostre vite sono piene di incertezze,” ha lamentato Shahabudeen nell'intervista di Global Voices.

Mentre la Kabul di oggi offre più benefici di molte altre zone dell'Afghanistan (connessione internet, bar di lusso, maggior tolleranza tra gruppi etnici e relativamente maggiori libertà per le donne), la città possiede tutti i vizi dell'Afghanistan in abbondanza.

Ampie fasce della popolazione di Kabul non hanno accesso ai servizi essenziali. Le esplosioni suicide si ripetono mese dopo mese, e la criminalità è dilagante.

A Omid Sabz, una cittadina nella parte bassa della collina, gli abitanti si riuniscono in un cortile coperto di fango. Foto di Ezzatullah Mehrdad.

I giovani scappano dalle pressioni quotidiane

Per i cittadini della Kabul di oggi, la collina è un modo per resistere a quella che spesso è una lotta quotidiana per la sopravvivenza, a prescindere dal loro bagaglio sociale o economico.

Ali Reza Mohammadi, uno studente 18enne che nella vita non ha mai conosciuto la pace, era tra le centinaia di visitatori della collina venerdì scorso.

“In genere ogni venerdì sono lì,” dice Mohammadi, che lavora part-time e frequenta una scuola serale.

Il signor Panahi con i suoi amici posa per una foto in cima alla collina. Foto di Ezzatullah Mehrdad.

Un altro di loro è Nemataullah Panahi, un 26enne, che vede nell'aria pulita la maggior attrazione.

Mentre parla, uno degli amici di Panahi giocherella con il volume del loro stereo portatile. Un altro prepara una pipa piena di erba.

“Le gite alla collina sono il nostro antidolorifico”, dice Panahi.

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