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Parlando di rifiuti: continua la mobilitazione per risolvere la crisi dei rifiuti in Libano

L'immagine è una cortesia di Waste Management Coalition: usata con autorizzazione.

Il Libano ha un serio problema con la gestione dei rifiuti [it], ma le soluzioni rimangono vaghe dopo che numero di ambientalisti, puntando il dito contro le ripercussioni sull'ambiente e sulla salute, ha protestato contro il progetto del governo di costruire degli inceneritori.

Il governo ha infine deciso di rinviare la costruzione degli inceneritori in seguito ad una serie di incontri con il consiglio municipale della capitale, Beirut, nel luglio 2019 – quasi quattro anni dopo l'inizio delle proteste cittadine.

In un'intervista con Global Voice, Sally Khourry, ambientalista e studentessa di scienze politiche a Beirut [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], ha affermato:

Lebanon does not currently have the technological capacity to safely dispose the harmful emissions created by incinerators nor can we expect authorities to enforce any laws or legal framework that would be needed to be set up to control incinerators.

Al momento, il Libano non è dotato della capacità tecnologica per eliminare in modo sicuro le emissioni nocive create dagli inceneritori, né possiamo aspettarci che le autorità mettano in atto le leggi o la struttura legale che sarebbero necessarie per controllare gli inceneritori.

È solo l'ultimo di una serie di fallimenti del governo nella lotta contro la crisi dei rifiuti della nazione, cominciata nel 1997, quando Naameh, una discarica nei pressi di un villaggio nel sud del Libano, fu stabilita come sito di smaltimento dei rifiuti temporaneo. Tuttavia il governo ne rinviò la chiusura per quasi due decenni, fino al 2015, quando furono gli attivisti a far chiudere il sito con la forza. 

Samar Khalil, attivista e addetta alla sicurezza ambientale e chimica all'Università Americana di Beirut, ha detto in un'intervista con Global Voices:

Al momento, il Libano non è dotato della capacità tecnologica per eliminare in modo sicuro le emissioni nocive create dagli inceneritori, né possiamo aspettarci che le autorità mettano in atto le leggi o la struttura legale che sarebbero necessarie per controllare gli inceneritori.

La discarica di Naameh, che avrebbe dovuto avere una capacità operativa di [meno di] 10 anni, ha raggiunto la capienza massima diversi anni prima, ma il governo ne ha continuato l'ampliamento fino al 2015, senza alcuna iniziativa per migliorare la differenziazione e il compostaggio dei rifiuti. Alla fine gli abitanti della zona hanno deciso di non accettare più l'espansione della discarica di Naamaeh e hanno chiuso le strade che conducono al sito.

Ma il governo, noto per la corruzione e la cattiva amministrazione del settore pubblico, non è riuscito a fornire un'alternativa. Per anni il governo ha eliminato e bruciato i rifiuti in qualunque luogo – anche nelle strade cittadine.

Poco dopo la chiusura di Naameh nel 2015, è nato il movimento “You Stink” (“Puzzate”, tul‘it rihetkun in arabo), tramite la mobilitazione di attivisti, soprattutto giovani, sui social media, che hanno radunato rapidamente centinaia di migliaia di sostenitori, sia online che nelle strade. 

Andiamo oltre – I rifiuti politici del Libano

Le proteste, in cui i manifestanti rivendicavano una soluzione sostenibile ad una situazione definita “crisi sanitaria nazionale” da Human Rights Watch, si sono diffuse in tutto il paese. I manifestanti hanno anche chiesto riforme che limitassero la diffusa corruzione che continua ad interferire con i servizi pubblici.

L'immagine è una cortesia di Waste Management Coalition: usata con autorizzazione.

“[Nell'ottobre del 2018] il parlamento ha promulgato una legge per la gestione integrata dei rifiuti solidi, concedendo al Ministro dell'Ambiente sei mesi per sviluppare uno strategia”, aggiunge Khalil. “Ad oggi, la strategia non è stata completata né approvata dal consiglio dei ministri”.

Nonostante la mancanza di soluzioni in vista, Khalil e Khourry, insieme a molti altri attivisti, si sentono sollevati dalla decisione del governo di interrompere il progetto dell'inceneritore.

“Non pensiamo che gli inceneritori siano una buona soluzione per il Libano”, ha detto Khalil.

Khalil lavora per la Coalizione per lo Smaltimento dei Rifiuti (Waste Management Coalition – WMC), un gruppo che riunisce organizzazioni della società civile e ambientalisti che lavorano insieme attivamente per bloccare la realizzazione dei progetti di incinerazione, attraverso “dibattiti pubblici con il sindaco mirati alla sensibilizzazione sul tema, campagne, attività di pressione su partiti politici e altre parti interessate”.

Negli inceneritori vengono bruciati materiali pericolosi, che possono creare emissioni nocive da eliminare con i mezzi appropriati.

WMC ed altre ONG per l'ambiente stanno lavorando, negli ultimi anni, per sensibilizzare la popolazione e spingere verso un cambiamento che porti ad un'economia più circolare, un'economia che dia cioè la priorità alla diminuzione dei rifiuti, al riutilizzo e al riciclaggio.

“La spazzatura è un grosso problema in Libano, soprattutto sulle spiagge”, spiega Peter, il nostro esperto locale in Libano.

I giovani, tra cui studenti e rifugiati siriani che vivono nella zona, hanno rinunciato al loro weekend per raccogliere sacchetti di spazzatura, perché vogliono un cambiamento.

Il gruppo al momento sta riesaminando la legge sulla gestione integrata dei rifiuti solidi, e spingendo per una sua totale modifica.

“WMC è stata creata perché in Libano mancano una visione e una strategia per la gestione sostenibile dei rifiuti”, spiega Khalil. “Ciò è dovuto ai continui fallimenti delle autorità nel trovare soluzioni esaustive, realistiche ed eco-sostenibili in questo settore”.

In Libano viviamo in modo così staccato dalla realtà.
Mentre Beirut e periferia sono sull'orlo di una crisi dei rifiuti, il nord del Libano negli ultimi tre mesi è stato sommerso da un'ondata di spazzatura ammucchiata in ogni cassonetto.

Molte ONG ambientaliste, guidate da giovani attivisti, stanno cercando di riempire il vuoto lasciato dalla gestione inefficiente dei rifiuti e dai sistemi inadeguati di smaltiemento nel paese.

Recycle Lebanon si occupa di promuovere la diminuzione dei rifiuti e il coinvolgimento della comunità, e sta lavorando alla creazione di un sistema dati Open Source attraverso il quale la popolazione possa accedere a iniziative verdi in tutto il paese. Un'altra ONG raccoglie i rifiuti di vetro e li trasporta in una piccola cittadina nel sud del Libano, dove il vetro verrà usato dai maestri vetrai secondo una tradizione di lunga data della zona. 

Parlando di imprenditori che risolvono problemi reali: la start-up di Beirut CompostBaladi è nata in seguito alla crisi nella gestione dei rifiuti della città nel 2017, ed è oggi un'impresa sociale che parteciperà alla Arab Startup Competition 2019 del MIT Enterprise Forum. In bocca al lupo, ragazzi!

Khourry pone in evidenza il ruolo dei giovani nel movimento: 

People have been protesting and mobilizing on the failure of the waste sector for years now and even though policy-wise, a substantial change is yet to be reached, the youth have definitely become mobilized. Not only are we demanding changes, we are actively taking part in the political process and challenging the corrupt political elite.”

Sono anni che la popolazione protesta e si mobilizza contro il fallimento del sistema dei rifiuti e anche se dal punto di vista politico non è ancora stato raggiunto nessun cambiamento sostanziale, i giovani si sono mobilizzati a tutti gli effetti. Non stiamo solo chiedendo dei cambiamenti, stiamo prendendo parte attiva al processo politico, stiamo sfidando l'élite politica corrotta.

Teniamo la città pulita, che vergogna! Spazzatura dappertutto e il comune è assente.

Nel corso delle ultime elezioni libanesi, diversi ambientalisti si sono candidati ai seggi parlamentari, ed una recente iniziativa mira ad unire in un'unica coalizione tutti i diversi gruppi ambientalisti, ONG e attivisti indipendenti, spiega Khalil a Global Voices.

“Il governo ascolta quello che diciamo, ma non sta prendendo sul serio i nostri suggerimenti perché ha la propria agenda politica da seguire”, continua Khalil. “Stiamo ritardando la messa in opera delle loro decisioni sbagliate, ma sono necessari ancora più sforzi e pressioni”.

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