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Twitter rivela le operazioni della Cina sull'informazione per delegittimare le proteste di Hong Kong

Immagine da utente Flickr mkhmarketing CC: AT Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Il 19 agosto, Twitter ha rivelato [en, come i link successivi, salvo diversa indicazione] che 936 account creati dalla Cina continentale stavano “cercando di seminare odio politico” a Hong Kong, con l'obiettivo di “danneggiare la legittimità e le posizioni politiche” del movimento anti estradizione sul campo.

Twitter, in seguito ad un'inchiesta, ha ritenuto che l'operazione fosse appoggiata dallo stato in maniera coordinata.

Sebbene Twitter sia bloccato in Cina dal 2009, alcuni degli account bloccati riuscivano ad accedere alla piattaforma da specifici indirizzi IP sbloccati che avevano origine nella Cina continentale, ha spiegato la compagnia. Inoltre, i 936 account erano semplicemente i più attivi ed esiste una rete di circa 200.000 accounts creati ad hoc per questa operazione. La compagnia ha detto che ha sospeso tutti gli account per una serie di violazioni delle “norme per la manipolazione della piattaforma” che includono lo spam, attività coordinata, finti profili, attività sospetta e raggiro del ban.

Sebbene Twitter abbia dichiarato che la compagnia sia “impegnata a capire i motivi e a contrastare il modo in cui certi attori in malafede usano i loro servizi”, una semplice ricerca sulla piattaforma potrebbe ancora portare gli utenti a trovare un enorme numero di notizie false circa le proteste a Hong Kong.

Operazioni coordinate sull’ informazione

Una campagna coordinata di disinformazione è stata portata avanti sugli eventi dell'11 agosto. Diversi organi di stampa statali incluso il China Daily [zh] hanno riportato che un manifestante stava utilizzando un lanciagranate M320 statunitense per attaccare la polizia.

Un manifestante ha sparato con un lanciagranate M320 prodotto in USA durante un'assemblea illegale a Tsim Sha Tsui in una escalation di violenza a Hong Kong domenica notte.

Ma non c'è stata nessuna prova che “l'arma” che appare nel video sia davvero un M320 o solo una imitazione, e non c'è nessuna segnalazione da parte della polizia di agenti feriti da un M320 o altri tipi di armi da fuoco.

Contemporaneamente, la Televisione Centrale Cinese [zh] ha affermato che la donna che ha riportato una ferita all'occhio, dopo che gli agenti avevano iniziato a sparare proiettili di gomma fuori dal distretto di polizia di Tsim Sha Tsui, era stata in realtà ferita dagli stessi manifestanti. Il rapporto include anche una foto nella quale si vede la donna porgere soldi ad un'altra persona, suggerendo che stesse pagando i giovani per unirsi alle proteste.

La polizia di Hong Kong ha ammesso che gli agenti hanno sparato un massimo di 10 scariche di proiettili di gomma [zh] fuori dalla stazione di polizia di Tsim Sha Tsui nei pressi del luogo dell'incidente. La donna è un'addetta al primo soccorso ed è stata identificata da altri medici dello staff.

Oggi, quando Global Voices ha cercato su Twitter espressioni in cinese come “stupido manifestante” (猪队友), e termini come “M320 Hong Kong”, i risultati includevano ancora un considerevole numero di fake news che dipingevano le proteste di Hong Kong come attività terroristiche. Sotto, un tipico esempio di tweet che riporta fake news come quelle menzionate:

Divertente, colpita dagli stupidi compagni manifestanti e la colpa data alla polizia. Questo è uno scherzo. Come fanno i proiettili a colpire un ostacolo e poi cambiare direzione? I rivoltosi erano dietro il cartellone. Quello che fanno è un pericolo per la società. Attaccano la polizia in nome di una manifestazione pacifica, usano laser, mattoni, ombrelli, bombe e anche lanciagranate stranieri M320. Siete dei terroristi.

Dopo la brutale repressione dell'11 agosto, il governo cinese ha affermato alla conferenza stampa del giorno dopo che le proteste di quel giorno mostravano segni di terrorismo [it]. Tuttavia, quelli che vengono chiamati “segnali di terrorismo” non sono fondati ma costruiti su un grande numero di notizie false e distorte diffuse nei social media all'interno e fuori la Cina continentale.

Oltre Twitter: lo spam, le molestie e altro ancora 

Twitter è solo uno dei campi di battaglia al di fuori della Cina; anche Instagram e Facebook sono bloccati e sono coinvolti in operazioni simili.

Facebook ha detto che alcuni account con collegamenti con il governo cinese hanno utilizzato “tattiche ingannevoli” e che sono state rimosse sette pagine, tre gruppi e cinque profili creati dalla Cina continentale e usati per disseminare informazioni poco chiare riguardo Hong Kong.

I troll nazionalisti cinesi hanno iniziato diverse crociate online attaccando siti fuori dai confini della Cina continentale e litigando con altri utenti, in particolare su Facebook. Il 17 e 18 agosto [zh], più di 10.000 utenti cinesi hanno preso parte all'ennesima crociata sulla piattaforma, dove hanno iniziato a spammare bandiere cinesi e slogan in supporto della polizia di Hong Kong nella sezione commenti dei post di media indipendenti. Apple Daily News ha anche dovuto chiudere la funzione commenti nella sua diretta dal vivo delle proteste su Facebook.

La pagina su Facebook dell'Agenzia di informazione di Hong Kong è stata inondata di messaggi con bandiere cinesi da parte di troll nazionalisti. Cattura di schermata dal canale WeChat del China Daily.

Sono state anche fatte molte segnalazioni su altre piattaforme quali YouTube e Instagram richiedendo la rimozione di immagini con motivi quali “contenuto esplicito”, “copyright”, “discriminazione”, “diffamazione” eccetera.

Quello che è peggio, molti sostenitori delle proteste sono stati molestati direttamente con messaggi privati sulle piattaforme. C.A Yeung ha postato un esempio e ha chiesto a Twitter di prendere provvedimenti:

Un utente cinese di Twitter deve sopportare questo tipo di bullismo online su base etnica per aver postato l'ashatag #antiELAB. @Twitter cosa ha intenzione di fare? Niente. Segnalazioni e molestie vengono ignorate.

La buona notizia è che Twitter ha deciso di rendere pubbliche le sue indagini sulle operazioni di disinformazione, ma le piattaforme di social media globali sono ancora lontane dal prendere contromisure più severe per fermare le campagne sponsorizzate dagli stati e il bullismo online.

Per leggere di più sulle proteste anti estradizione di Hong Kong, visita la pagina dedicata [it] di Global Voices. 

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