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Accoglienza al vetriolo per la mostra d'arte che mette alla prova i limiti della libertà di parola in Giappone

statue of a Korean "comfort woman"

Statua di una “donna di conforto” coreana alla mostra – ora cancellata – intitolata “After Freedom of Expression?” (“Dopo la libertà di espressione?”), in occasione della Triennale di Aichi 2019. Le scritte recitano: “Il governatore di Aichi si confronta con il sindaco di Nagoya sulla libertà di espressione”. Immagine tratta da un video del canale YouTube ANN.

Una controversa mostra d'arte oramai cancellata, ospitata in un festival internazionale di primo piano organizzato nel centro del Giappone, ha provocato critiche da parte del governo giapponese, minacce e almeno un arresto, suscitato proteste internazionali da parte di artisti e sollevato domande sulla libertà di espressione del paese.

La mostra annullata, dal titolo [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] “After Freedom of Expression?” (“Dopo libertà di espressione?”), era solo una delle tante esposizioni presso la Triennale di Aichi 2019, in svolgimento dal 1° agosto al 14 ottobre 2019 nella Prefettura di Aichi e che presenta opere di 80 artisti internazionali. Tra le tematiche che i lavori presenti nei quattro programmi del festival tentano di esplorare, si rintraccia il potere dell'arte nell'era della simulazione, in particolar modo sul corpo delle donne.

Tale controversa mostra è stata in realtà il seguito più approfondito di uno spettacolo precedente che ha esplorato i temi ritenuti tabù dalle istituzioni culturali pubbliche in Giappone. Uno di questi riguarda le cosiddette “donne di conforto”, costrette alla schiavitù sessuale da parte del governo giapponese e dalle forze militari in tutta l'Asia, durante la seconda guerra mondiale.

L'edizione di quest'anno della mostra “After Freedom of Expression?” ha visto protagonista la “Statua di una Ragazza della Pace”, realizzata da artisti sudcoreani e che simboleggia le circa 200.000 “donne di conforto” reclutate, vendute al mercato nero e ridotte in schiavitù da parte delle autorità giapponesi. L'opera d'arte richiama alcune statue similmente polemiche già apparse in Corea del Sud e negli Stati Uniti [it], luoghi in cui le stesse hanno provocato accese recriminazioni da parte di diversi critici, politici e attivisti giapponesi di estrema destra [jp]:

“L'uomo che ha inviato un fax di minaccia è stato arrestato perché accusato di intralcio alle attività commerciali”.

La polizia ha arrestato un uomo (59 anni) con l'accusa di aver intralciato le attività commerciali, dopo che un fax di minaccia è stato recapitato agli organizzatori della Triennale nella prefettura di Aichi.

- Fonte: JiJi News Service

Questa volta le minacce sono partite subito dopo la presentazione della statua della “donna di conforto”, avvenuta il primo giorno della Triennale il 1° agosto scorso. Il giapponese, con una lunga storia di militanza anti coreana alle spalle [jp], ha inviato fino al momento del suo arresto, oltre a una marea di messaggi d’odio recapitati tramite posta elettronica e telefonate, un fax agli organizzatori del festival che minacciava di incendiarne la sede se la statua non fosse stata prontamente rimossa. Alla luce di un recente incendio doloso mortale avvenuto in uno studio di animazione a Kyoto, e che ha ucciso ben 35 persone, gli organizzatori sono stati perciò costretti a interrompere l'evento per diversi giorni.

Tuttavia, gli organizzatori della Triennale hanno ricevuto ulteriori e pesanti critiche a causa della presenza non solo della statua, ma anche di altre opere d'arte percepite come anti giapponesi, quali ad esempio un video in cui appare una fotografia, raffigurante l'imperatore giapponese Hirohito ai tempi di guerra, mentre viene bruciata. Kawamura Takashi, appartenente all'ala destra populista e sindaco di Nagoya, una delle città nella prefettura di Aichi che ospita la Triennale, ha chiesto la rimozione della statua della donna di conforto, definendola “oggettivamente sconveniente” e uno “spreco di denaro dei contribuenti”.

Omura Hideaki, il governatore della Prefettura di Aichi, ha accusato Kawamura di censura, ma in qualità di presidente del comitato di organizzazione della Triennale, ha annunciato il 4 agosto che sia la statua che la mostra “After Freedom of Expression?” sarebbero state cancellate dal programma della Triennale per motivi di sicurezza.

La decisione del comitato d’organizzazione di rimuovere la statua e di annullare la mostra non è andata troppo a genio né alla comunità artistica del Giappone né agli 80 artisti invitati a partecipare alla Triennale. Un gruppo di questi è stato infatti invitato a rimuovere il proprio lavoro dall'evento entro il 6 agosto.

Secondo quanto riporta ArtNews:

In an August 6 open letter posted to Facebook, 72 of the over 90 participating artists decried the decision to close that show, deeming it censorship. A week later, nine of the artists have called for the removal of their artworks in the Triennale for as long as “After ‘Freedom of Expression?’ ” remains closed, “as a public gesture of solidarity with the censored artists.”

In una lettera aperta del 6 agosto postata su Facebook, 72 degli oltre 90 artisti partecipanti hanno condannato la decisione di cancellare l’evento, considerandola come forma di censura. Una settimana dopo, nove degli artisti hanno chiesto la rimozione delle loro opere dalla Triennale per tutto il tempo che “After ‘Freedom of Expression?'” fosse rimasta chiusa, “come gesto pubblico di solidarietà verso gli artisti censurati”.

Si sono poi sollevati anche dei dubbi circa il modo in cui è stata presa la decisione di chiudere la mostra. Il direttore artistico della Triennale, Tsuda Daisuke, noto giornalista giapponese con 1,6 milioni di seguaci su Twitter [jp], si è addossato la maggior parte della responsabilità per quanto accaduto.

In un'intervista del 6 agosto, Tsuda ha espresso rammarico per aver ceduto alle pressioni esterne, affermando: “ho finito per offrire un cattivo esempio, smantellando un evento culturale a causa di un attacco avvenuto tramite telefonate […]. Devo accettare il rimprovero, e il fatto che avrei dovuto aspettarmi di molto peggio, rispetto a quanto non avessi già pronosticato”.

Ma le scuse iniziali di Tsuda non hanno posto fine alle recriminazioni, né hanno placato le preoccupazioni degli artisti partecipanti intenzionati a ritirare le loro opere della Triennale. In un lungo post pubblicato su Medium [jp] il 15 agosto, Tsuda ha riconosciuto che la decisione di rimuovere la statua e di annullare la controversa mostra dalla Triennale sia stata fatta in modo unilaterale, e che non ha rispettato né tenuto conto della volontà degli artisti coinvolti.

Quando scoppiò inizialmente la polemica il 2 agosto, ovvero a mostra avviata, Tsuda si lamentò in un comunicato sul sito della Triennale affermando che tale pressione provocata e volta a rimuovere la statua e annullare l’esibizione avrebbe significato:

[…] Demonstrate to our citizens–and to the world–that Japan's current social climate does not allow for discussions about the state of our country, or about the darker aspects of its past. We hope the offending parties will take this into account and consider the gravity of their actions.

[…] Dimostrare ai nostri cittadini – e al mondo – che l'attuale clima sociale del Giappone non permette discussioni sullo stato del nostro paese, o sugli aspetti più oscuri del suo passato. Ci auguriamo che le parti che si sono sentite offese prendano in considerazione questo e che riflettano sulla gravità delle loro azioni.

Tsuda ha poi sostenuto [jp] che non riteneva né la statua, né tanto meno la mostra, che esplora il comportamento del Giappone in tempo di guerra, come “anti giapponesi” [jp]:

ほとんどの国や社会においては、政府や軍隊、あるいは民衆が、自国民や他国民の人権を抑圧した負の歴史を持っています。

しかし、多くの国や社会は、そのような歴史を反省し、繰り返さず、今の自分たちが自国民からそして他国民から尊敬を受けられるように立派に生きていこうとしています。

それは、僕たちの日本社会も同様であると、僕は信じています。

Nella maggior parte dei paesi e delle società, il governo, l'esercito, o il popolo stesso hanno alle spalle una tragica storia di repressione dei diritti umani nei confronti della propria gente e degli altri. Tuttavia, molti di questi paesi e società riflettono sulla loro storia comune così da non ripeterla, cercando invece di vivere e di agire al fine di essere rispettati dalla loro stessa gente e dalle altre nazioni.

Credo che lo stesso valga anche per la nostra società giapponese.

La Triennale di Aichi continuerà fino al 14 ottobre.

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