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Dipingendo le nostre paure: una conversazione con l'artista siriano Rashwan Abdelbaki

Rashwan Abdelbaki. Title: Number 7. 31.49 x 61.02 inch. Acrylic On Canvas. 2016.

“Number 7″, di Rashwan Abdelbaki. 80 x 155 cm. Acrilico su tela. 2016.

Mentre il ritratto della Siria è stato dipinto dai media soprattutto con immagini di guerra e distruzione, l'artista siriano Rashwan Abdelbaki ha cercato opportunità per mettere in discussione gli stereotipi e le percezioni che ignorano o disprezzano un Paese che “ha dato molto per arricchire la civiltà umana” e “rappresenta un meraviglioso mosaico di oltre 18 religioni.”

Nato nella città di As-Suwayda nella Siria meridionale e ora residente a New York, Abdelbaki, 35 anni, iniziò a mostrare interesse per le arti sin dagli anni dell'adolescenza. Nel 2003, ha trovato la sua strada alla facoltà di Belle Arti a Damasco, dove ha ottenuto una laurea triennale in tecniche di incisione.

Le sue opere esplorano alcune delle questioni più pressanti dei nostri tempi, inclusi immigrazione, razzismo, religione e politica, con colori accesi e interazioni dinamiche che creano una conversazione continua e catturano l'immaginazione del suo pubblico.

Last Supper, First Wall. 78.74 x 129.92 inch. Acrylic On Canvas. 2017.

“Last Supper, First Wall”, di Rashwan Abdelbaki. 200 x 330 cm. Acrilico su tela. 2017.

Nel settembre 2016, Abdelbaki ha ricevuto una borsa di studio di un anno dal Fondo per la Protezione degli Artisti dell'Istituto per l'Istruzione Internazionale (IIE – APF), che lo ha portato a diventare un affiliated fellow [en, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione] (borsista affiliato) presso l'American Academy di Roma. A gennaio 2017, una settimana prima che il presidente Donald Trump rivelasse il suo “divieto di viaggio” per limitare gli ingressi negli Stati Uniti soprattutto dai Paesi a maggioranza musulmana, Abdelbaki è arrivato a New York per continuare la borsa di studio IIE – APF, ospitato da ArteEast e dalla Fondazione Elizabeth per le Arti.

Da luglio 2018, Abdelbaki è un membro del programma per artisti-a-rischio presso la Westbeth Artists Community, che fornisce uno spazio economico per vivere e lavorare. Il programma è stato creato dal New York City Safe Residency Program ed è guidato da una coalizione di gruppi a supporto della libertà di espressione.

In un'intervista con Global Voices a New York, Abdelbaki ha detto di usare la pittura, l'acquaforte, l'incisione, l'arte digitale, le installazioni e i video per esprimere ciò che lui considera come gli “effetti negativi del razzismo, della religione e della politica che cercano tutti di dividerci e distruggere la nostra fede nell'umanità.”

Ho avuto l'opportunità di intervistare Abdelbaki ad agosto 2019. Seguono degli estratti dall'intervista:

Omid Memarian: In che modo gli anni di guerra in Siria hanno influenzato e colpito gli artisti siriani, e te in particolare?

Rashwan Abdelbaki: The war has had a negative impact on everyone, especially economically and security-wise, prompting many to leave the country in search of new opportunities. After my graduation from college in Syria, my primary interest was music, exploring the relationship between the musician and the instrument. At the time, my art was filled with music, joy, light, and theater. But in 2011, I started to feel the changes that war brought to my country. On a personal level and as an artist, the war confused a lot of ideas within me, and my vision of things changed. I began to think more about the dangers that threaten our common humanity. My focus shifted to questions regarding the negative effects of racism, religion, and politics that are all striving to divide and destroy our faith in humanity.

Rashwan Abdelbaki: La guerra ha avuto un impatto negativo su tutti, specialmente da un punto di vista economico e di sicurezza, inducendo molti a lasciare il Paese in cerca di nuove opportunità. Dopo la mia laurea in Siria, il mio interesse principale era la musica, esplorare la relazione tra il musicista e lo strumento. A quell'epoca, la mia arte era piena di musica, gioia, luce e teatro. Ma nel 2011 ho iniziato a sentire i cambiamenti che la guerra ha portato al mio Paese. A livello personale e come artista, la guerra ha confuso molte idee dentro di me, e la mia visione delle cose è cambiata. Ho iniziato a pensare più ai pericoli che minacciano la nostra comune umanità. Il centro delle mie attenzioni si è spostato sui problemi riguardanti gli effetti negativi di razzismo, religione e politica che cercano tutti di dividere e distruggere la nostra fede nell'umanità.

Emptiness, 2016 Acrylic On Canvas 120 x 150 cm

“Emptiness”, di Rashwan Abdelbaki. Acrilico su tela. 120 x 150 cm. 2016.

OM: Quali differenze vedi nella raccolta delle opere che hai creato prima di emigrare negli Stati Uniti e dopo che ti sei trasferito qui?

RA: Before I came to the U.S., my paintings were focused on human environments and the relationships between different groups of people, sometimes the full body in paintings like Wedding Night and Early Marriage. The first painting I created in New York was Last Supper, First Wall. This painting was in response to Executive Order 13769 [President Trump’s travel ban] that limited my mobility and later became worse by requiring me to either leave or stay. Jesus asked that we all act with and honor humanity. Our response has only been to continue to build walls between us. Then I began to focus more on the face, the open eye, and physical lines that represent our abilities and freedom in paintings like One Line, Crossed Line, and Safety Line. In these works, there is a clear, physical line above the human who looks like he is drowning but still holding on to hope.

RA: Prima di venire negli Stati Uniti, i miei dipinti erano incentranti sugli ambienti umani e i rapporti tra diversi gruppi di persone, qualche volta sul corpo intero in dipinti come Wedding Night e Early Marriage. Il primo dipinto che ho creato a New York è stato Last Supper, First Wall. Questo dipinto era una risposta all'Ordine Esecutivo 13769 [il divieto di viaggio del presidente Trump] che limitava la mia mobilità e che dopo è peggiorato richiedendomi di andarmene o rimanere. Gesù ci ha chiesto di agire con umanità e di onorarla. La nostra risposta è stata solo di continuare a costruire muri tra di noi. Poi, ho iniziato a focalizzarmi più sulla faccia, l'occhio aperto e le linee fisiche che rappresentano le nostre abilità e libertà in dipinti come One Line, Crossed Line e Safety Line. In queste opere, c'è una chiara linea fisica sopra l'essere umano che sembra affogare ma che ancora si aggrappa alla speranza.

OM: In molti dei tuoi dipinti, le persone hanno un solo occhio e, in generale, la faccia sembra sfigurata. Che cosa comunicano queste figure sulla tua visione della condizione umana e delle questioni importanti dei giorni nostri?

RA: In the portraits, I am speaking to the fear inside us all that keeps us awake, even when we want to close our eyes and sleep in peace. But because of what we are witnessing now—violence, wars, and racism—we need to keep one eye open to know what’s happening around us, to be ready for any shocks or surprises. I put a circle around the open eye in my portraits to draw attention to the eye. These people, like all people, are also prisoners of their own beliefs, so I paint them with striped garments in empty cells. They cannot see beyond the space of their beliefs. This is the current state of our world and humanity today due to religious conflicts, corrupt politicians and their misuse of power, as well as discrimination.

RA: Nei ritratti, mi rivolgo alla paura dentro tutti noi, che ci tiene svegli anche quando vogliamo chiudere gli occhi e dormire in pace. Ma a causa di ciò a cui assistiamo oggi – violenza, guerre e razzismo – dobbiamo tenere un occhio aperto per sapere che cosa sta accadendo intorno a noi, per essere pronti a qualsiasi sconvolgimento o sorpresa. Faccio un cerchio intorno all'occhio aperto nei miei ritratti per attirare l'attenzione sull'occhio. Queste persone, come tutte le persone, sono anch'esse prigioniere delle loro stesse convinzioni, quindi li dipingo con indumenti a righe in celle vuote. Non riescono a vedere oltre lo spazio delle loro credenze. Questo è lo stato attuale del nostro mondo e dell'umanità oggi, a causa dei conflitti religiosi, dei politici corrotti e il loro abuso del potere, come anche della discriminazione.

Rashwan Abdelbaki. Title: Women. Acrylic On Canvas. 150 x 150 cm. 2016.

“Women”, di Rashwan Abdelbaki. Acrilico su tela. 150 x 150 cm. 2016.

OM: In molti dei tuoi dipinti e schizzi sembra esserci un senso di curiosità e di ricerca della relazione tra gli individui e l'ambiente circostante. La direzione di teste e occhi e le interazioni con gli altri in Love, come anche in Last Supper, First Wall e Number 7, creano un tema complessivo integrato con il tuo uso di colori vividi. Che cosa ti ha ispirato a creare queste opere?

RA: It's true, in the very beginning I was trying more to identify the character (one open eye, one eye closed) through physical relationships and empty spaces—to represent a scene, sometime, somewhere. You can see that in Last Supper, First Wall and Number 7, where groups of people are gathering as if on doomsday, enclosed in interior spaces and with transfixed gazes, as if they are staring outwards but at nothing in particular.

But in the painting Love, and the paintings Safety Line, Whisper, and Hope, there is something specific: man and woman, in a moment of love, with lines and barriers. They both have just one eye open and the other closed, like all the characters in my paintings, but the special characteristic here is that together they have two open eyes, and the whole scene becomes clearer, like they are protecting one another.

The colors in all these paintings are impressionistic or abstract sometimes, like what's happening around the world. I use them to refer to different political parties or religions, and you can see that in these characters and their stripes. But I also use them to create a vision of hope that I am looking for and want to give to others.

RA: È vero, all'inizio cercavo maggiormente di identificare il personaggio (un occhio aperto, uno occhio chiuso) attraverso le relazioni fisiche e gli spazi vuoti – per rappresentare una scena, in un dato momento, in un dato luogo. Si vede in Last Supper, First Wall e Number 7, dove dei gruppi di persone si stanno radunando come se fosse il giorno del giudizio, racchiusi in spazi interni e con sguardi pietrificati, come se stessero fissando verso l'esterno ma niente in particolare.

Ma, nel dipinto Love e nei dipinti Safety Line, Whisper e Hope, c'è qualcosa di specifico: uomo e donna, in un momento di amore, con linee e barriere. Entrambi hanno solo un occhio aperto e l'altro chiuso, come tutti i personaggi nei miei dipinti, ma la caratteristica speciale qui è che insieme hanno due occhi aperti, e l'intera scena diventa più chiara, come se si stessero proteggendo l'un l'altra.

I colori in tutti questi dipinti sono impressionisti o a volte astratti, come ciò che sta accadendo nel mondo. Li uso per fare riferimento a diversi partiti politici o religioni, e lo si nota in questi personaggi e nelle loro strisce. Ma li uso anche per creare una visione di speranza che io sto cercando e che voglio dare agli altri.

OM: La gamma di colori che usi è accattivante e invitante, ma alcuni dei concetti di cui ti occupi sono inquietanti, come Music on Paper 4 o Emptiness. Qual è stato il tuo processo mentale nel creare queste situazioni?

RA: I understand what you mean by “unsettling.” In the prints that come from other concepts than what Emptiness came from, there’s an insistence on reduction of elements, so we are looking at a symbolic representation of the thing rather than the thing itself. Likewise, in these paintings there’s a strong stylization, a canonization of formal elements to essentialist tropes. There are always one or two figures in a room within a garish color palette that appears to suggest confinement and violence. I think I am personally not far from all this. In many cases, I reflect my “unsettled” state from that feeling I had back in the days when I was working on music, to process that unsettled feeling of fear that I’ve had in the last couple years. I want to understand the illusion created by this fear within me, and how to defeat it.

RA: Capisco cosa intendi con “inquietanti”. Nelle stampe che derivano da altri concetti oltre a quella da cui deriva Emptiness, c'è un'insistenza sulla riduzione degli elementi, quindi stiamo guardando la rappresentazione simbolica della cosa invece della cosa stessa. Allo stesso modo, in questi dipinti c'è una forte stilizzazione, una canonizzazione degli elementi formali a tropi essenzialisti. Ci sono sempre una o due figure in una stanza sommerse in un'abbagliante tavolozza di colori che sembra suggerire reclusione e violenza. Credo di non essere personalmente tanto lontano da tutto questo. In molti casi, rifletto il mio stato “inquieto” da quella sensazione che avevo ai tempi in cui stavo lavorando alla musica, per processare quella inquieta sensazione di paura che ho avuto negli ultimi anni. Voglio comprendere l'illusione creata da questa paura dentro di me, e come sconfiggerla.

This is My Place. Acrylic On Canvas. 150 x 200 cm. 2016.

“This is My Place”, di Rashwan Abdelbaki. Acrilico su tela. 150 x 200 cm. 2016.

OM: In che modo vivere a New York negli ultimi due anni ti ha cambiato come artista? Ci sono cose che vedi in modo differente ora relativamente all'arte e ai problemi di identità, così come alla geografia e alla politica?

RA: Traveling and living in New York has helped me become acquainted with new civilizations, cultures, languages, music and so on. I was unable to learn about them in my motherland except through the internet or news. Here I learned more about my artistic mission by interacting with people in the U.S. and Europe. When they saw the face with one open eye and one closed eye, it touched them, and from their comments I felt their need for safety, peace, and love.

RA: Viaggiare e vivere a New York mi ha aiutato a familiarizzare con nuove civiltà, culture, lingue, musica e così via. Non ero in grado di conoscerle nella mia madrepatria, tranne che attraverso internet o i notiziari. Qui, ho imparato di più sulla mia missione artistica interagendo con le persone negli Stati Uniti e in Europa. Quando hanno visto la faccia con un occhio aperto e un occhio chiuso, sono rimasti colpiti, e dai commenti ho sentito il loro bisogno di sicurezza, pace e amore.

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