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La rivoluzione di Mosca sarà raccontata dai meme, pubblicati online e su tela

Valentin Serov, “La ragazza con le pesche” (1887), con l’aggiunta della polizia antisommossa russa. Immagine di Zimorodok_mult

Quando il noto artista russo Valentin Serov [it] cominciò a dipingere Vera Mamontova, allora dodicenne, nella verdeggiante tenuta di Abramtsevo di suo padre, non poteva certo immaginare che ben 132 anni più tardi la sua pittura sarebbe poi diventata un simbolo di protesta su internet.

Chiunque segua RuNet o legga il Moscow Times [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] sa che “La ragazza con le pesche” (1887) di Serov, insieme ad altre opere d'arte famose, è diventata la base di una serie di meme condivisi attraverso un bot di Telegram, intenti a predersi gioco della violenza scatenata dagli agenti delle forze dell'ordine russe durante le proteste in corso contro le autorità locali a Mosca. I manifestanti hanno accolto con sdegno il fatto che la commissione elettorale abbia rifiutato di iscrivere i candidati dell'opposizione indipendenti alle elezioni comunali di settembre. Il braccio di ferro allora continua, e in migliaia sono stati gli arrestati.

Il bot di Telegram (aka @zimorodok_mult) ha cominciato a inviare i meme ispirati all’arte a partire dal 10 agosto, iniziando proprio con l'immagine ritoccata de “La ragazza con le pesche” di Serov. Nelle settimane successive ha poi continuato a pubblicare immagini ritoccate di decine di opere d'arte famose, con l’aggiunta di figure immortalate come detenute, picchiate, o trascinate via dalla polizia antisommossa russa. Questa è solo una delle numerose risposte creative di RuNet ai movimenti di protesta, che ne chiede così una riflessione più profonda.

I moscoviti hanno protestato anche oggi; molti di loro sono stati arrestati. In risposta a ciò, anche gli utenti di internet stanno ritoccando foto con la polizia antisommossa russa nelle opere d'arte più famose. Ecco un esempio, il quadro Ivan il Terribile e Suo Figlio di Ilya Repin…

All'inizio di quest'anno Svetlana Shomova, professoressa alla Scuola Superiore di Economia a Mosca, ha pubblicato un documento dal titolo Geroglifici di Protesta: i meme di internet e la protesta del movimento in Russia, nel quale sostiene che i memi sono un “meccanismo di partecipazione politica delle masse”. In questo articolo vorrei esaminare come l'analisi di Shomova si applichi alle proteste in corso e, in secondo luogo, quanto la loro composizione possa raccontarci in merito alle dinamiche delle stesse.

Una delle figure più in vista delle proteste è Lyubov Sobol, un avvocato e attivista per la Fondazione Anti-Corruzione di Alexey Navalny, già ampiamente conosciuta per i suoi video su YouTube che documentano la corruzione dell'élite russa. Sobol era una delle diverse figure legate a questo movimento, le cui candidature sono state respinte dalla commissione elettorale per motivi apparentemente pretestuose.

In un'intervista al Moscow Times dello scorso novembre, Sobol ha esposto la sua visione in merito alla presenza su YouTube di Navalny. Giustificando il cambiamento del canale verso dei contenuti più umoristici, ha così dichiarato: “Abbiamo bisogno di dare alla gente varietà e intrattenimento, altrimenti si stancherà di noi […] Non abbiamo al momento dei John Stewart o John Oliver russi”.

I meme, scrive Shomova, sono parte della cultura umoristica di internet – galvanizzano un impegno politico attraverso l'intrattenimento, come supposto da Sobol. Troppo spesso i termini “teatro” e “show business” sono usati per descrivere abitudini e gesti politici vuoti. I memi di @Zimorodok_mult dimostrano che “politica” e “divertimento” sono tutt'altro che antitetici.

La polizia antisommossa russa trattiene Boyarina Morozova, in questa immagine ritoccata del famoso dipinto di Vasilij Surikov del 1887. Immagine di @Zimorodok_mult. Uso legittimo.

Non è un caso che i meme presenti in questa storia si basino su opere classiche dell’arte russa, e che tra questi il più popolare si rifaccia a “La ragazza con le pesche” di Valentin Serov, con più di 2800 mi piace su Twitter.

Ma perché questo dovrebbe importare?

Se avete seguito la politica russa dal 2011, avrete notato come le autorità abbiano una forte propensione ad equiparare l'opposizione politica con l’influenza straniera. Pensate all’affermazione di Vladimir Putin secondo la quale i manifestanti di Bolotnaya Square (motivati anche dalla frode elettorale) avrebbero agito per conto di potenze straniere, o ai famigerati emendamenti sulle ONG come “agenti stranieri” del 2012. Il metodo discorsivo è chiaro: noi, le autorità, siamo i guardiani della sovranità russa  – e se ci sfidano, sfidano l’intera nazione. Con la Chiesa e lo Stato bloccati in una diabolica alleanza già dalla preghiera punk delle Pussy Riot del 2012, le autorità si sono imposte non solo come a difesa della sovranità russa, ma anche a difesa dell'anima della Russia.

Il cameo della Gioconda nell'immagine in basso può essere visto come un cenno ironico proprio a questo tipo di accuse. Molte delle opere d'arte presenti nei memi sono ospitate a Mosca, alla Tretyakov Gallery, un'istituzione fondata specificamente per mostrare opere di artisti russi. Nei meme di @Zimorodok_mult i soggetti dei dipinti sono ritratti come fossero vittime di oppressione da parte della polizia. Attraverso la creazione di un'equivalenza visiva tra i manifestanti e le figure iconiche dell'arte russa, i meme pongono implicitamente i primi come l'incarnazione della nazione piuttosto che come i suoi sabotatori.

Un furgone utilizzato per detenere i manifestanti a Mosca, a cura di @Zimorodok_mult

Un altro elemento che colpisce dei meme è la loro dinamicità di genere. Credo sia assolutamente scontato da dire che le opere di Serov, Ivan Kramskoi [it], Vasily Tropinin [it] e altri ancora dispongano tutte di una donna o di una ragazza come soggetto. Eppure, al tempo stesso, tutti i loro aggressori sembrano essere agenti di polizia di sesso maschile. Intenzionale o meno che sia, questo contrasto tra vittima donna e oppressore uomo evoca la grande rilevanza delle attuali protestanti femministe, come Lyubov Sobol, associata Navalny, e la “Teen Tiananmen”, una ragazza di 17 anni che ha letto la costituzione russa ad alta voce rivolgendosi alla squadra antisommossa (si è già parlato più in dettaglio dell’argomento qui). Infatti, l’apparenza serena dei soggetti – la ragazza di Servov mangia le pesche, quella di Kramskoy indossa uno sguardo altezzoso, e quella Tropinin è impegnata nella realizzazione di un merletto di pizzo – evoca in particolar modo proprio quest'ultima, mettendo in discussione i ruoli sociali e la relativa forza di uomini e donne.

Molto è stato scritto in merito allo “slacktivism” (attivismo dei fannulloni), termine dispregiativo che indica le attività basate sui social, ma che richiamano impegni politici e/o sostegno di cause che provocano un coinvolgimento digitale senza creare cambiamenti realmente tangibili. Si potrebbe obiettare che i meme di @ Zimorodok_mult incarnino proprio il termine: cavalcano l'onda di un’incalzante questione attuale senza parteciparvi attivamente. Ma si può anche ben sostenere che questi meme svolgano effettivamente un ruolo fondamentale per l'attivismo politico. Durante il mio curiosare tra il feed di @Zimorodok_mult su Twitter, mi sono ricordato di un qualcosa che Pyotr Verzilov, il portavoce non ufficiale delle Pussy Riot, aveva detto subito dopo l’invasione di campo durante la Coppa del Mondo del 2018, ovvero quando quattro attivisti sono corsi in mezzo al campo a metà partita vestiti da poliziotti.

I partecipanti della “Domenica” (1881) di Alexei Korzukhin sono stati arrestati anche dalla polizia antisommossa aggiunta da @Zimorodok_mult.

“Conosco la linea di pensiero russa”, ha detto Verzilov, “l’uniforme della polizia è sacra. Nessuno chiederà mai il vostro permesso o autorizzazione“. I meme presenti nel post frammentano – anche se solo in minima parte – l'inviolabilità della autorità di polizia. Non più figure lontane e minacciose: i poliziotti diventano infatti figure divertenti la cui immagine è controllata dai cittadini comuni. In effetti, in un paese in cui i messaggi online vengono considerati “mancanza di rispetto” dei simboli statali o delle autorità, tanto che possono portare addirittura a una condanna, l'atto della creazione dei meme diventa di per sé un esempio di attivismo politico.

L'attuale ondata di protesta ha contato orribili violenze commesse dalla polizia – la morsa dello Stato non è certo spuntata. Ma dal momento che questi e altri meme si trasmettono da feed in feed, da iPhone in iPhone, l'aura di autorità che potrebbe impedire ai cittadini di scendere in piazza viene innanzitutto gradualmente erosa. In sostanza, i meme annunciano quel momento scomodo in cui la gente non ha più paura.

Questo post è originariamente apparso sul blog dell'autrice, ed è stato modificato per questioni di chiarezza e linea editoriale.

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