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Netizen Report: impedire pregiudizi o tutelare l'estremismo? Sfatiamo la nuova proposta di legge del Senato USA per la Silicon Valley

Foto da utente di Flickr zeevveez. CC BY 2.0

Il Netizen Report di Advox offre un'istantanea internazionale delle sfide, delle vittorie e delle nuove tendenze su tecnologia e diritti umani nel mondo. Questo articolo presenta notizie ed eventi avvenuti dall’ dal 26 giugno al 4 luglio 2019.

Un senatore degli Stati Uniti ha proposto un emendamento [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] che potrebbe impedire alle aziende che gestiscono i social media di censurare i contenuti generati dagli utenti “per preconcetti contro un partito politico, un candidato politico o un punto di vista”. Al momento, quando aziende come Facebook e Google subiscono critiche su scala globale perché permettono la diffusione di messaggi violenti e pieni di odio, una legge che potenzialmente protegge contenuti estremisti online sembra assurda.

La proposta nasce dal fatto che si teme che le società di social media abbiano un orientamento liberale o di sinistra e lascino contenuti di estrema sinistra online rimuovendo punti di vista comparabili all'estrema destra. Sebbene non ci siano prove empiriche a supporto di questa teoria (e non c'è neanche molto da confutare, a causa della riluttanza da parte delle compagnie di mostrare i loro dati), questo è diventato una potente narrazione tra i politici di destra e i media negli Stati Uniti.

Con la “Legge per mettere fine alla censura su internet”, alle grandi aziende tech sarà richiesto di sottoporsi a revisioni da parte della Federal Trade Commission per determinate se le loro pratiche di moderazione mostrano parzialità. Coloro che falliscono la verifica perdono le protezioni garantite da una sezione chiave del 1996 del Communications Decency Act (230), che toglie alle aziende la responsabilità per i contenuti pubblicati dai loro utenti e protegge il loro diritto alla moderazione dei contenuti come meglio credono, purché rimangano entro i limiti della legge degli Stati Uniti. Le aziende che hanno perso questa immunità potrebbero restare bloccate da cause legali che metterebbero a rischio i loro modelli di business.

A parte il fatto che l'emendamento è basato su congetture, non su concrete prove di faziosità, viene anche proposta una peculiare soluzione al problema, considerando il fatto che la Federal Trade Commission non ha particolare competenza nel giudicare la faziosità politica sui social media.

Alcune aziende di internet che operano a livello globale hanno acquisito il potere senza precedenti di decidere quello che può stare o no sulla rete. Quelle con sede negli USA non hanno quasi nessun obbligo di mostrare dove e come delineano le linee guida dei contenuti o dimostrare che trattano i loro utenti correttamente. Ma emendamenti come questo (che è difficile vada avanti) non porteranno le piattaforme a essere più trasparenti nelle loro pratiche. Se i legislatori negli Stati Uniti o da qualche altra parte vogliono frenare responsabilmente questi poteri, dovrebbero fornire prove e documentazione contro di loro, piuttosto che speculazioni politiche.

Cuba vieta ai cittadini di usare servizi di web hosting stranieri

I funzionari cubani hanno emanato un decreto legge [es] che proibisce ai cittadini cubani [it] di usare servizi di web hosting stranieri. La legge infligge un duro colpo al crescente settore dei media indipendenti a Cuba dove i siti di informazione e i blog si servono di servizi di hosting e piattaforme straniere.

La normativa stale di Cuba impone già rigide restrizioni su quali tipi di siti web possono essere ospitati all'interno del paese. Secondo il 28esimo punto di una lunga lista di FAQ [es] offerta da funzionari delle telecomunicazioni, le pubblicazioni che fanno parte dell'ambito dei “mezzi di informazione” non possono cercare l'hosting su server cubani. Inoltre, per i blogger e tutti quelli che scrivono per testate indipendenti, la legge proibisce di pubblicare contenuti che “contraddicono ogni disposizione di legge o atto governativo” o che possano creare problemi di “ordine pubblico”.

“La legge non lascia opzioni ‘legali’ ai media indipendenti”, ha riferito la giornalista locale e autrice di Global Voices Elaine Diaz. “Imponendo sanzioni, stanno criminalizzando una decisione che non dovrebbe avere nessuna conseguenza legale”. Diaz è la capo redattrice del quotidiano Periodismo de Barrio, un gruppo mediatico indipendente con sede a l'Havana.

Interruzione di internet in Iran e le motivazioni sospette da parte del governo

La sera del 26 giugno, l'accesso alla rete internet globale è stato ampiamente interrotto in tutto l'Iran. La maggior parte dei fornitori di servizi internet ha subito interruzione o sono stati totalmente bloccati per un periodo di circa due ore. Tuttavia, le connessioni e i siti web ospitati in Iran e connessi alla rete intranet del paese sono rimasti accessibili.

Gli iraniani sui social media che avevano accesso a internet hanno riportato il blackout [ar] su Twitter e altrove, come ha fatto anche il gruppo di ricerca sulla censura di internet, NetBlocks. Il ministro iraniano delle telecomunicazioni ha giustificato il blackout riportando una interruzione dei collegamenti internazionali dei cavi in Europa. Ma alcune prove documentate da ARTICLE19 indicano che le autorità statali potrebbero aver avuto un ruolo in questa interruzione.

Le autorità cinesi stanno installando app di sorveglianza sui telefoni dei turisti al confine con lo Xinjiang 

Un'indagine del Guardian e altri organi di stampa ha rivelato che agenti di sicurezza al confine cinese stanno segretamente installando app di sorveglianza sui telefoni cellulari dei visitatori che passano il confine della regione cinese del Xinjiang dal vicino stato del Kirghizistan.

L'applicazione scansiona le e-mail, i messaggi e i contatti contro una lunga lista di contenuti associati principalmente all'estremismo islamico, ma anche contenuti riguardanti il digiuno durante il Ramadan, testi sul Dalai Lama o anche su gruppi metal giapponesi. I turisti intervistati dal Guardian hanno detto di aver dovuto sbloccare i propri telefoni cellulari e passarli alle guarde di confine, che li hanno poi tenuti in una stanza prima di riportarli ai proprietari. I visitatori non sono mai stati informati riguardo ai software o al loro scopo.

La provincia cinese del Xinjiang è uno dei posti più sorvegliati al mondo. I cittadini, in articolare il gruppo etnico degli uiguri [it], che sono comunemente musulmani, sono soggetti a monitoraggio 24 ore su 24 tramite app di localizzazione, telecamere di riconoscimento facciale e vocale. Le organizzazioni di diritti umani stimano che circa un milione di musulmani uiguiri sono al momento detenuti in quelli che vengono chiamati “campi di rieducazione”.

Scrittore dello Sri Lanka detenuto per una breve storia su Facebook

Lo scrittore pluripremiato Shakthika Sathkumara è incarcerato in Sri Lanka da aprile per aver pubblicato una storia su Facebook con riferimenti all'omosessualità e abusi su bambini da parte di monaci buddisti. I suoi sostenitori temono che Sathkumara sarà condannato per “incitamento all'odio religioso” per il quale la pena è di fino a 10 anni di prigione.

Giornalista nigeriano arrestato per un reato secondo la legge sui crimini informatici

Il giornalista nigeriano Jones Abiri, che è tenuto in custodia dalla polizia di stato nigeriana dalla fine di marzo 2019, è stato condannato per sabotaggio, terrorismo e crimini informatici il 22 maggio scorso. Abiri è stato prima arrestato nel 2016 e trattenuto senza processo per due anni prima di essere rilasciato il 15 agosto 2018.

Angela Quintal, coordinatrice del programma africano del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, ha descritto il secondo arresto di Abiri come la dimostrazione della “sfacciata volontà del governo nigeriano di intimidire e tormentare la stampa”. La Quintal ha anche fatto appello al governo nigeriano perché Abiri venisse immediatamente liberato, affinché il giornalista potesse “continuare il suo lavoro senza paura di rappresaglie”.

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