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Letture sul Kashmir: comprendere il conflitto attraverso romanzi e memorie

Immagine dall'account Instagram di Ieshan Wani.

Un autobus privato che trasporta poliziotti armati ricoperto da scudi per fermare le pietre lanciate contro il mezzo a Srinagar, in Jammu e Kashmir in India. Le forze di sicurezza sono state mobilitate in gran numero a seguito della revoca dello statuto speciale di Jammu e Kashmir da parte delle autorità indiane. Immagine dall'account Instagram di Ieshan Wani. Usata con permesso.

La situazione nel Kashmir è nota al resto del mondo principalmente grazie alla copertura mediatica che, nella maggior parte dei casi, è fornita da persone esterne, non abitanti dello stato. Ma come percepiscono la loro situazione gli abitanti del Kashmir? Probabilmente il modo migliore per scoprirlo è attraverso la lettura di libri e memorie degli abitanti stessi.

Poiché la regione è sotto controllo militare da quando il governo centrale indiano ha privato lo stato di Jammu e Kashmir della sua autonomia [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], le voci degli abitanti sono messe ancora più a tacere. Per questo, Global Voices ha preparato una lista di letture essenziali di autori del Kashmir, che conoscono la regione dall'interno.

Leggi il nostro reportage approfondito: Gli abitanti del Kashmir contro lo stato indiano

Letture fondamentali:

Il sogno del soldato bambino

Image via Wikipedia

Questa è l'autobiografia di Basharat Peer, un giornalista e commentatore politico indiano, pubblicata nel 2009. Il libro vinse il Premio Crossword per la categoria saggistica, e fu inserito nella lista dei “Libri dell'anno” dall'Economist e dal  New Yorker. In un’intervista con il Mumbai Mirror, Peer disse:

Real security can only exist when everyone in South Asia lives without fear and lives full, dignified lives. This will truly be possible only when India and Pakistan listen to Kashmiris and find a just, equitable resolution to the dispute over Kashmir — that will free Kashmiris of the oppression, indignity, and horrors our multiple generations have now lived with. That will also free India and Pakistan from their militarist obsessions

La vera sicurezza può esistere solo quando tutti nel Asia meridionale vivono vite piene, dignitose e senza paura. Ciò sarà realmente possibile solo quando India e Pakistan ascolteranno i cittadini del Kashmir e troveranno una soluzione equa e giusta per la disputa sul Kashmir – cosa che renderebbe liberi i cittadini da oppressione, umiliazione e orrori con cui molte nostre generazioni hanno convissuto. E libererebbe anche India e Pakistan dalle loro ossessioni militaristiche.

“Do You Remember Kunan-Poshpora?”

Image Credit Amazon.inQuesto è un libro insolito, scritto in collaborazione da cinque donne del Kashmir. Nel 1991, un gruppo di soldati indiani entrò in due villaggi (Kunan e Poshpora) nel nord del Kashmir per una missione anti-sommossa e presumibilmente stuprò più di 23 donne. Il fatto è noto come l’incidente di Kunan-Poshpora. Le indagini del governo indiano riguardo l'incidente respinsero le accuse come “prive di fondamento”; tuttavia, le organizzazioni internazionali per i diritti umani espressero dubbi sull'integrità di queste indagini.

Nel 2012, la questione dello stupro diventò di rilievo in India dopo le proteste di massa scoppiate a seguito dello stupro e omicidio di una giovane studentessa di fisioterapia a Delhi. Una commissione giudiziaria fu istituita per studiare il caso e accettare consigli pubblici per trovare la strada migliore per migliorare le leggi in modo da offrire indagini più veloci e azioni penali contro i criminali sessuali.

Le cinque donne del Kashmir, Essar Batool, Ifrah Butt, Samreena Mushtaq, Munaza Rashid e Natasha Rather, vollero approfittare del momento per ricordare alle autorità lo stupro di massa del 1991 nei villagi di Kunan e Poshpora nella valle del Kashmir – che non ottennero giustizia.

Questa è un'intervista delle cinque autrici fatta da Videovolunteers, partner di Global Voices:

“A Desolation Called Peace: Voices from Kashmir”

Image Credit Amazon.in

Questa raccolta di saggi etnografici di Ather Zia e Javaid Idbal Bhat offre una prospettiva importante per comprendere le aspirazioni politiche del popolo del Kashmir e come esse siano cambiate dalla partizione dell'India a oggi. Le storie esplorano il desiderio di azadi (libertà) degli abitanti del Kashmir come rivendicazione storica e indigena. Il lettore ottiene così una visione di come la politica post-coloniale abbia condizionato le vite e le ambizioni degli abitanti e di come abbia portato alla situazione attuale.

Una lista di libri in continua crescita

Per ulteriori letture, date un'occhiata all'elenco fatto da Preti Taneja, sul Guardian, che ha ulteriori suggerimenti. Hilal Mir ha compilato un'altra lista sull’Hindustan Times, comprendente “Territory of Desire: Representing the Valley of Kashmir” della storica Ananya Jahanara Kabir e “Kashmir: The Case for Freedom” di Tariq Ali.

Bijal Vachharajani, su Twitter, consiglia libri per bambini sul Kashmir:

Libri per bambini sul #Kashmir: Okus Bokus: A to Z for Kashmiri Children di Onaiza Drabu, Weed e No guns at my Son's Funeral, entrambi di Paro Anand, Mission Cycle di Rohini Mohan e Jayesh Sivan. #Leggereèpensare

Memorie del Kashmir

Schermata dal sito di Free Press Kashmir

Schermata del sito Free Press Kashmir

Free Press Kashmir, un settimanale pubblicato dalla valle del Kashmir, archivia diverse memorie di abitanti del Kashmir che narrano eventi e ricordi del passato.

Uma Shori ricorda di aver lasciato il Kashmir, e il viaggio senza fine per il desiderio di ritrovare le sue origini:

No matter how many houses you change in life, the one where you grow up will always be the home you see when you dream.

Non importa quante case cambi nella vita, quella dove sei cresciuto sarà sempre la casa che vedi quando sogni

Scrittori e romanzieri fanno sentire la loro voce su internet

Parecchi giornalisti e scrittori provenienti dall'India stanno fornendo le loro opinioni sulla situazione del Kashmir. Di seguito le citazioni di alcuni di loro:

Nayeema Mehjoor, politica, giornalista e scrittrice, scrisse il suo primo romanzo “Dahshatzadi” in lingua urdu e lo pubblicò sia in India che in Pakistan. Nel 2017, scrisse “Lost in Terror“, che descrive il prezzo che le donne devono pagare nel conflitto del Kashmir. Ha recentemente scritto su twitter:

Molti malati, persone vulnerabili e bambini necessitano di attenzione medica in Kashmir. Non possono raggiungere ospedali o medici, devono morire per dare soddisfazione ai sadici? Questa è una domanda per il miliardo di indiani normali e non per i paladini dei diritti dei bambini o dei diritti umani…

Saba Shafi Makhdoomi, una rinomata dottoressa e scrittrice del Kashmir, cerca di arrivare ad accettare l'impatto che il conflitto ha sulla vita quotidiana nel romanzo “Leaves of Kashmir“:

“This book was probably not an attempt to escape from the pain of the conflict but rather recognizing it, acknowledging it and engaging with it in a more direct way”.

Questo libro probabilmente non è stato un tentativo di fuga dal dolore del conflitto ma piuttosto un modo per riconoscerlo, accettarlo, e relazionarsi con esso in un modo più diretto

Di recente ha commentato su twitter:

Un amico condivide questo messaggio che ha ricevuto dal Kashmir, sapendo che ogni notizia da casa è un balsamo indispensabile per calmare l'angoscia che ci fa impazzire. L'eleganza e la dignità stoica rende solo più grande il mio nodo in gola, mi dice. Sappiamo perfettamente cosa voglia dire.

Mirza Waheed, giornalista e autore del Kashmir che vive a Londra, il cui primo romanzo “The Collaborator“, fu finalista per il premio Guardian First Book Award nel 2011, descrive il conflitto del Kashmir su Twitter:

Ricordate un solo stato che abbia tenuto un intero popolo in isolamento e sotto blocco delle comunicazioni per un intero mese?

La vincitrice del Premio Booker, Arundhati Roy ha parlato spesso in merito alla giustizia per il Kashmir ed è stata minacciata dal governo indiano con accuse di sedizione. Nel suo ultimo romanzo, pubblicato nel 2017, “Il ministero della suprema felicità” [it], descrive l'insurrezione del Kashmir attraverso lo sguardo di una residente del posto e parecchie scene avvengono in Kashmir.

Salman Rushdie [it], che proviene da una famiglia del Kashmir, rende omaggio alla regione nel suo romanzo, “Shalimar il clown” [it] scritto nel 2005. Il nome si riferisce ai Giardini Shalimar [it] fuori Srinagar nella valle del Kashmir e il libro descrive i cambiamenti sociali attraverso gli occhi del protagonista principale, che proviene dalla regione. Rushdie di recente ha scritto:

Anche da sette mila miglia di distanza è chiaro che ciò che succede in Kashmir è un'atrocità. Non c'è molto da celebrare questo 15 di agosto

In un'intervita con India Today nel 2005, Rushdie rispose alla domanda: “Qual è l'idea che ha distrutto il Kashmir dei suoi ricordi?”

Ideas didn't kill that old Kashmir. Greed killed it, greed for possession, Indian and Pakistani greed.

Non sono state delle idee a distruggere quel vecchio Kashmir. L'avidità l'ha distrutto, avidità di possesso, l'avidità di India e Pakistan.

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