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L'unica accademia musicale di Zanzibar è sull'orlo della chiusura

Studenti della Dhow Countries Music Academy (DCMA) che si esercitano con qanun, flauto, tamburo e piano, nel Palazzo della Dogana Vecchia, Stone Town, Zanzibar, 2019. Foto per gentile concessione della DCMA.

Migliaia di visitatori della città storica di Stone Town, a Zanzibar, hanno seguito il suono della musica fino alla Dhow Countries Music Academy (DCMA) [en, come tutti i link seguenti salvo diversa indicazione], una scuola di musica che promuove e preserva le tradizioni musicali delle isole della costa Swahili, sull'Oceano Indiano. È dal 2002 che la scuola promuove e preserva la straordinaria mescolanza di cultura araba, indiana e africana presente nell'isola di Zanzibar, e lo fa attraverso la musica.

Dopo 17 anni, la scuola sta affrontando una crisi finanziaria per la quale rischia la chiusura. Secondo un comunicato stampa ufficiale della DCMA, quasi il 70% dei suoi 80 studenti a tempo pieno, non si può permettere di pagare la tassa scolastica di circa 13 dollari al mese. Sebbene la scuola abbia ricevuto nel corso degli anni il supporto di donatori internazionali e di missioni diplomatiche, si trova di fronte un deficit di fondi che potrebbe costringere la storica sede del Palazzo della Dogana Vecchia a chiudere i battenti.

Senza i fondi essenziali per continuare, gli studenti e il personale del DCMA temono che i suoni appassionati che scorrono per i corridoi di questa iconica istituzione e che fanno risuonare queste isole, possano a un certo punto cessare. La scuola, non solo insegna e promuove la cultura tradizionale e il patrimonio attraverso la musica, ma è anche dimora di una comunità di giovani musicisti che cercano delle alternative e vogliono guadagnarsi da vivere con la loro creatività.

Uno studente della DCMA studia il ganun, uno strumento presente nelle canzoni classiche taraab. Foto per gentile concessione della DCMA.

“Siamo di fronte un momento finanziario molto difficile”, dice in un video ufficiale della DCMA Alessia Lombardo, amministratore delegato dell'Accademia. “Per i prossimi sei mesi, a partire da adesso, non siamo certi che potremo garantire il salario dei nostri insegnanti e del personale”.

Al momento, 19 maestri e l'esiguo personale essenziale, sono senza salario da più di tre mesi, mentre la scuola cerca di assicurarsi delle salde collaborazioni finanziarie ed esplora modelli di finanziamento scolastico sostenibile. Mentre l'arcipelago, per via delle sue spiagge incontaminate e i suoi hotel di lusso, è nota come destinazione turistica, la maggior parte della popolazione locale lotta con un alto tasso di disoccupazione, nonostante secondo la Banca Mondiale la povertà sia leggermente diminuita.

Per 17 anni, la DCMA ha lavorato infaticabilmente per promuovere e proteggere attraverso la musica il ricco patrimonio culturale e tradizionale di Zanzibar. Luogo di nascita di leggendari cantanti taarab come Siti Binti Saad [sw] and Fatuma Binti [sw] (conosciuta come Bi Kidude), Zanzibar è la dimora di generi musicali che sono emersi da scambi culturali e collaborazioni avvenuti lungo la costa Swahili nel corso di centinaia di anni. Oggi gli studenti possono imparare generi musicali tradizionali come taarab, ngoma e kidumbak, insieme allo studio di strumenti come tamburo, qanun e oud, ed essere così custodi – e interpreti – di cultura e tradizione.

Neema Surri, violinista al DCMA, studia violino da quando aveva 9 anni. “Conosco molti giovani che vorrebbero studiare musica ma che non si possono permettere la tassa scolastica minima perché sono poveri e disoccupati,” così dice Surri nel video del DCMA.

Studenti al DCMA provano al Palazzo della Dogana Vecchia, sede della scuola, Stone Town, Zanzibar, 2019. Foto per gentile concessione della DCMA.

Dopo aver completato i laboratori della DCMA, i corsi di diploma e di laurea, molti studenti della DCMA continuano a esibirsi per i palcoscenici di tutto il mondo come premiate band o come cantanti solisti. Amina Omar Juma, una vecchia studente del DCMA che adesso vi lavora come insegnante, è da poco tornata da un tour in Sudafrica con il suo “Siti and the Band,”, noto per il suo modo di fondere le radici, mischiando suoni tradizionali raarab con ritmi stratificati contemporanei. Lei e gli altri membri della band, anch'essi ex studenti della DCMA, hanno pubblicato il loro primo album “Fusing the roots” (“Fondendo le radici”), nel 2018, e quello stesso anno si sono esibiti fino a Sauti za Busara, il più grande festival musicale dell'Africa dell'est.

Ecco il video musicale della canzone “Nielewe” (“Capiscimi”) di Siti and the Band, dove sullo scenario di Zanzibar si racconta la storia di una donna che subisce abusi domestici e sogna di vivere facendo musica, qualcosa che somiglia molto alla storia personale di Omar Juma:

Una storia di incroci e collaborazioni

Secondo il DCMA, dall'iconico edificio dell'accademia sono passati più di 15.000 visitatori, non solo per gustare gli spettacoli, i laboratori e le lezioni, ma anche a interagire con gli appassionati musicisti del DCMA, i quali rappresentano il futuro della cultura e del patrimonio di Zanzibar. Muovendo da una storia complessa di scambi tra la cultura indiana, araba e africana, la scuola celebra l'influenza dei “Paesi del sambuco”, ispirandosi alle culture che sono confluite lungo l'Oceano Indiano e il Golfo Persico.

Il Sultanato Omani, “una delle principali forze marittime dal XXVII al XIX secolo”, nel 1840 ha spostato la sua sede da Muscat a Zanzibar. Da Stone Town, i re Omami sovrintendevano sofisticati sistemi di commercio marittimo, tra cui quello di chiodi di garofano, oro e tessuti, alimentati da forti venti che spingevano i sambuchi, delle antiche navi arabe, a navigare attraverso l'Oceano Indiano, dall'India fino a Oman e all'Africa dell'est.

I giovani di Zanzibar riconoscono l'importanza di riconnettersi col passato al fine di determinare il loro futuro, e la musica di oggi esprime questo desiderio di collegare il vecchio e il nuovo. Gli studenti e gli insegnanti del DCMA, di recente hanno formato “TaraJazz”, una commistione di taarab tradizionale e jazz moderno. La loro violinista, Felician Mussa, 20 anni, studia violino da soli tre anni e mezzo. TaraJazz è una delle band più ricercate dell'isola, qui immortalata dalla fotografa Aline Coquelle:

La costa Swahili racconta la storia di scambi culturali epici e il DCMA continua questa tradizione con le sue collaborazioni musicali. Ogni anno la scuola ospita un'iniziativa chiamata “Swahili Encounters”, dove famosi musicisti provenienti da Africa, Medio Oriente, Europa e America del Nord, si uniscono a studenti del DCMA per creare delle composizioni musicali originali nel corso di una settimana. Alla fine degli “incontri”, la nuova formazione si esibisce al Sauti za Busara, e molte di queste collaborazioni si trasformano in amicizie di una vita che trascendono i limiti della lingua e della cultura, confermando che la musica è una lingua universale.

La DCMA offre settimanalmente dei concerti dal vivo che mostrano il talento degli studenti e le collaborazioni con gli ospiti musicisti, Stone Town, Zanzibar, 2019. Foto per gentile concessione del DCMA.

La DCMA riconosce che la musica rafforza e unisce la gente al di sopra delle culture, ed è anche un'occasione di lavoro per giovani talentuosi che vivono in un'ambiente economico difficile con delle limitate opportunità di lavoro. Per i 1.800 studenti che hanno studiato alla DCMA, si tratta dell'unica dimora musicale che conoscono, dove possono imparare e crescere come musicisti professionisti e come artisti.

Un viaggiatore dalla Spagna che ha di recente visitato la DCMA ha scritto su TripAdvisor: “Per quanto mi riguarda, incontrare i musicisti è stata la parte più bella del mio soggiorno sull'isola”.

Mentre il settore turistico di Zanzibar cresce rapidamente, la DCMA crede che la musica giochi un ruolo essenziale nella celebrazione, conservazione e promozione della cultura, del patrimonio e della storia Swahili. Zanzibar è molto di più che spiagge e hotel di lusso, è un posto zeppo di talenti che discende da una storia straordinaria di legami culturali e collaborazioni.

Nota dell'editor: l'autrice di quest'articolo ha lavorato come volontaria con la DCMA.

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