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Riscoprire le ricchezze del patrimonio musulmano di San Pietroburgo

Foto della Moschea Cattedrale a San Pietroburgo, costruita nel 1913. Autore sconosciuto. Foto presa dall'archivio di Renat Bekkin, usata col suo permesso.

Chiamata la “finestra sull'Europa” dal suo fondatore Pietro il Grande [it], la città di San Pietroburgo è tutt'oggi considerata la città più “europea” in Russia. Ma in quanto capitale della Russia Zarista, fu anche casa per innumerevoli gruppi etnici e religiosi provenienti dalle aree più remote dell'impero.

Uno di questi gruppi era quello dei Tatari, popolazione di origine turca prevalentemente musulmana, che al giorno d'oggi rappresenta il gruppo etnico più grande della Russia. I tatari – insieme ad altri musulmani provenienti da Afganistan, Azerbaigian, Cecenia, Dagestan [it], Iran e Uzbekistan – vissero, studiarono e lavorarono nella ittà giocando un ruolo importante nel suo sviluppo.

Nel 2016, lo storico Renat Bekkin [en] scrisse il suo primo manuale [ru, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] riguardo il patrimonio musulmano e tataro di San Pietroburgo.  È un argomento che gli sta particolarmente a cuore; Bekkin è lui stesso un Tataro dalla “capitale del nord” della Russia. Ho intervistato Bekkin per saperne di più su questo aspetto affascinante ma trascurato della storia di San Pietroburgo. Quanto segue è una versione ridotta della nostra conversazione.

Filip Noubel: Come le è venuta l'idea di scrivere un manuale sulla storia musulmana – principalmente tatara – di San Pietroburgo? 

Ренат Беккин: В детстве я рассматривал семейные фотографии, сделанные в 1910–1920-х гг., и спрашивал маму, кто на них изображен. К сожалению, она не всегда могла обшить мне какие-либо сведения об этих людях.  Я гордился тем, что мы – коренные ленинградцы. Моя прабабушка умерла в блокаду, бабушка была блокадницей, затем участником войны. Когда у меня вызревала идея книги в конце 2000-х гг., я часто встречал в СМИ и в Интернете высказывания о мусульманах в Петербурге в стиле «понаехали тут черные всякие». Как это часто бывает, такие высказывания исходили от людей, приехавших в Петербург в поисках более сытной жизни из российской глубинки, и не имевших никакого представления о том, что такое многонациональный мегаполис. Я понял, что нужна книга, которая бы показала, что мусульмане не только не гости в Петербурге, но самые настоящие хозяева, одни из первых его жителей, участвовавшие в его строительстве. Мусульманский Петербург – это не чужеродное явление для города,  это органическая часть того, что мы понимаем под петербургской культурой. 

Renat Bekkin: Da bambino ero solito guardare gli album di famiglia, con foto scattate negli anni 1910-1920, e chiedere a mia madre riguardo le persone ritratte. Sfortunatamente, mia madre non sempre poteva dirmi molto. Ero orgoglioso che fossimo originari di Leningrado [il nome ufficiale di San Pietroburgo dal 1924 al 1991]. La mia bisnonna morì durante l'assedio [it], mia nonna difese la città durante l'assedio e combatté nella Seconda Guerra Mondiale. Quando l'idea di scrivere un libro maturò nella mia mente alla fine degli anni 2000, spesso mi imbattevo in commenti sui media e online che descrivevano i musulmani di San Pietroburgo come “neri che avevano invaso la città”. Come di consueto, questo genere di commenti erano fatti da persone arrivate in città da zone provinciali della Russia alla ricerca di una vita migliore, le quali non avevano alcuna nozione di cosa fosse una megalopoli multietnica. Capii che un libro era necessario per dimostrare che i musulmani non sono solo ospiti in questa città, al contrario un tempo ne erano i padroni e alcuni tra i primi abitanti; presero parte nella sua costruzione. I musulmani non sono un elemento estraneo per San Pietroburgo, sono parte organica della sua cultura.

FN: Come è riuscito a raccogliere materiale d'archivio così prezioso, incluse le molte foto storiche presenti nel libro?

РБ: Изначально я думал, что мы напишем эту книгу вместе с краеведом Альмирой Тагирджановой. Она к тому времени уже несколько лет вела экскурсии по основным объектам мусульманского Петербурга. Прийти к общему знаменателю мы так и не смогли, и я стал писать книгу самостоятельно. Однако в знак благодарности за консультации Альмиры Наимовны я посчитал необходимым указать ее имя на обложке книги. Тот, кто возьмет в руки путеводитель, может подумать, что перед ним компилятивный труд. На самом деле за каждой страницей в книге стоит работа в архивах, как государственных, так и частных. И конечно работа в поле: интервью, поиск надмогильных камней, установление местоположения самих кладбищ и др. Работа над путеводителем сопровождалась целым рядом находок и открытий. Установлено местоположение ряда ныне утраченных мусульманских кладбищ в Ленинградской области.

RB: Inizialmente, pensai che avrei scritto questo libro con Almira Tagirjanova, un'esperta di storia locale. Lavorò per anni come guida turistica, facendo visitare i principali monumenti musulmani della città. Non si arrivò mai ad un accordo, così finii per scrivere il libro da solo. Eppure, le sono grato per la conoscenza che ha condiviso con me, e ritenni necessario menzionarla sulla copertina del libro. Si potrebbe pensare che questa guida sia semplicemente una raccolta. In realtà, c'è stato un lavoro enorme dietro ogni pagina: negli archivi di stato e privati, e ovviamente sul campo con interviste, ricerche di tombe e cimiteri. Furono fatte anche alcune scoperte durante la stesura di questa guida: la localizzazione dei cimiteri musulmani, ora scomparsi, attorno a San Pietroburgo.

FN: Il suo libro descrive non solo i monumenti, ma parla anche delle vite di famosi musulmani che vissero a San Pietroburgo a partire dal XVIII secolo fino agli anni trenta del novecento. Erano estremamente diversi tra loro, membri del parlamento, camerieri, poeti, custodi di elefanti, capi religiosi. Chi l'ha colpita più di tutti?

Le figlie dell'imam Khalekov (Samiya al centro), San Pietroburgo, 1928. Autore sconosciuto. Foto presa dall'archivio di Renat Bekkin, usata col suo permesso.

РБ: Например, зодчий Степан Кричинский, который был одним из трех архитекторов, строивших Соборную мечеть. Исследователь Северного Полюса Исхак Ислямов, присоединивший к России Землю Франца-Иосифа. В ресторане «Самарканд», владельцем которого был купец Рахматулла Халитов, бывал Л.Н. Толстой.  В Луна-парке, созданным на деньги другого татарского купца Хабибуллы Ялышева, любил бывать поэт Александр Блок. 

Но более всего мне запомнились встречи с живыми людьми, свидетелями эпохи. Так, например, мне посчастливилось общаться с дочерью Якуба Халекова – имам-хатиба Соборной мечети в 1921–1931 гг. Самия апа родилась в 1922 г. и конечно помнила многое из того, что происходило в 1920–1930-е гг. в мечети и вокруг нее.

Однако как я ни пытался разговорить ее, она упорно молчала. Дело в том, что отец ее был репрессирован. Чувствовалась, что она до сих пор не верит, что на дворе другое время, и можно беспрепятственно говорить о тех, кто был незаслуженно отправлен в ГУЛАГ.

RB: Per esempio, ci fu Stepan Krichinsky, one dei tre architetti della Moschea Cattedrale della città. Iskhak Islyamov, che esplorò il Polo Nord e reclamò la Terra di Francesco Giuseppe [it] in nome della Russia. Leo Tolstoy era solito fare visite frequenti al Samarkand, un ristorante il cui proprietario era Rakhmatulla Khalitov. Il Luna-Park, aperto grazie ai fondi di un altro negoziante tataro, Khabibulla Yalyshev, era uno dei preferiti del poeta Alexander Blok [it].

Ma le persone che ricordo meglio sono i testimoni di quei giorni che sono vivi ancora oggi. Sono stato sufficientemente fortunato da incontrare la figlia di Yabub Khalekov, l’imam [en] della Moschea – Cattedrale dal 1921 al 1931. Samiya nacque nel 1922, e ovviamente ricorda molto riguardo gli eventi che interessarono la Moschea negli anni venti e trenta del Novecento.

Eppure, per quanto abbia tentato di farla parlare, rimase ostinatamente in silenzio. Il punto è che il padre fu deportato durante le grandi purghe di Stalin [it]. Ho percepito che ancora non credeva che i tempi siano cambiati, e che una persona può parlare liberamente di quelli che furono mandati ai Gulag.

FN: San Pietroburgo è un luogo dove i musulmani dell'Impero russo cercarono di ottenere il riconoscimento dalle autorità coloniali, spingendo per la rappresentazione della loro lingua, religione e politica, ma anche di una presenza architettonica. Ci riuscirono?

Giovane ragazzo tataro. Foto scattata a San Pietroburgo, 1905 circa. Autore sconosciuto. Foto presa dall'archivio di Renat Bekkin, usata con il suo permesso.

РБ: Я бы не сказал, что мусульмане все время пытались чего-то добиться. Первые последователи ислама попали в Петербург не по своей воле – это были пленные турки, привлеченные к строительству города. Есть поговорка, что Петербург построен на костях. Так вот в основание города было положено немало костей мусульман. Что касается признания, то как раз в столице империи добиться его было сложнее, чем в регионах с преимущественно мусульманским населением. С конца XVIII века мусульмане добивались разрешения на строительство мечети в Петербурге, но смогли сделать это только в начале XX столетия. Почти сто двадцать пять лет понадобилось, чтобы мусульмане смогли хоронить своих единоверцев не где придется, а в месте, специально выделенном под мусульманское кладбище.

RB: Non direi che i musulmani hanno sempre cercato di assicurarsi dei vantaggi. I primi seguaci dell'Islam non arrivarono a San Pietroburgo per scelta: erano prigionieri di guerra turchi portati per costruire la città. Secondo un detto, San Pietroburgo è costruita sulle ossa, e il numero di ossa musulmane sotto le fondamenta della città non è piccolo. E il riconoscimento fu più difficile da ottenere nella capitale imperiale rispetto alle regioni con una significativa presenza di musulmani. Per esempio, i musulmani avevano cercato di ottenere il permesso di costruire una moschea a San Pietroburgo sin dal tardo XVIII secolo, ma riuscì nell'intento solo all'inizio del XX secolo. Ci vollero 125 anni prima che i musulmani della città poterono seppellire i loro morti in designati cimiteri musulmani.

FN: Chi si occupa del patrimonio musulmano della città oggi?

РБ: Этим занимаются отдельные энтузиасты. Официальные структуры, в том числе татарские, этими вопросами, к сожалению, не очень интересуются. Например, в 2019 г. в Левашовской пустоши под Петербургом был открыт памятник татарам – жертвам репрессий 1930-х гг.  Инициатива установить памятник принадлежала мне, но она бы так и осталась мечтой, если бы ее финансово не поддержал татарский меценат, коренной ленинградец Шамиль Измаилович Акбулатов. Что касается новых мигрантов – из Средней Азии, Закавказья и Северного Кавказа, – то для них тот мусульманский Петербург, который ассоциировался на протяжении трех веков истории города по преимуществу с татарами, – совершенно чуждое явление. Для них Соборная мечеть – это всего лишь место для совершения намаза, а не культурный объект, не символ национальной гордости как для татар.

RB: Pochi individui motivati. Le organizzazioni ufficiali, incluse quelle tatare, non sono particolarmente interessate. Ad esempio, nel 2019 fu eretto, nei sobborghi della città all'interno del Cimitero Memoriale di Levashovo [en], un monumento commemorativo per le vittime delle repressioni volute da Stalin negli anni trenta del Novecento. L'iniziativa per questo progetto fu interamente mia, ma senza il supporto finanziario di Shamil Akbulatov, un altro nativo di San Pietroburgo di discendenza tatara, non sarebbe mai stato realizzato. Per quanto riguarda i nuovi migranti provenienti dall'Asia centrale o dal Caucaso, loro non hanno legami con i 300 anni di storia musulmana e tatara della città. Per loro, la Moschea Cattedrale è semplicemente un posto dove pregare, non un simbolo di appartenenza culturale o orgoglio etnico come lo è per i tatari.

Monumento alle vittime tatare delle repressioni di Stalin al Cimitero Memoriale di Levashovo, San Pietroburgo. Foto presa dall'archivio di Renat Bekkin, usata con il suo permesso.

FN: I cittadini non musulmani di San Pietroburgo quanto conoscono della storia dei musulmani nella loro città?

Donna tatara. Foto scattata a San Pietroburgo nel 1905 circa. Autore sconosiuto. Foto dall'archivio di Renat Bekkin, usata con permesso.

РБ: Можно сказать, что большая часть немусульманского населения города почти ничего не знает о мусульманском Петербурге. О самих же мусульманах господствует представление, что это были либо дворники, либо официанты. Об ученых, просветителях, врачах, меценатах, военных и других слышали совсем немногие. Не случайно в своей работе я уделял внимание не столько зданиям, сколько людям, которые в них жили и работали. 

RB: Qualcuno può dire che la maggioranza non sa assolutamente nulla del patrimonio musulmano. I più pensano che gli abitanti musulmani erano principalmente guardiani nei campi, o camerieri. Un numero molto ridotto è a conoscenza che si trattava anche di scienziati, educatori, medici, mecenati d'arte, e militari. Non è un caso che nel mio libro ho scelto di prestare più attenzione alle persone piuttosto che ai monumenti dove vivevano e lavoravano.

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