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“Sacrificio del fuoco”: la prima traduzione di “Olocausto” nella lingua khmer della Cambogia

19 luglio 2019: una donna con una copia del libro di Hédi Fried “Questions I am asked about the Holocaust” (Le domande che mi fanno sull'Olocausto), tradotto in lingua khmer da Sovicheth Meta. Foto di Matt Surrusco.

Questo articolo [en, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione] di Matt Surrusco è apparso su VOD News, il sito di un sito di notizie indipendente della Cambogia, ed è ripubblicato su Global Voices in conformità a un accordo per la condivisione dei contenuti. L'articolo fa riferimento ali Khmer Rossi, che hanno governato la Cambogia dal 1975 al 1979. Almeno 1.7 milioni di persone sono state uccise quando erano al potere.

Una traduttrice cambogiana ha coniato un nuovo termine khmer per la parola “Olocausto”, così che possa essere usato nelle nuove pubblicazioni del Centro di Documentazione della Cambogia (DC-Cam), inclusa la sua traduzione in lingua khmer delle memorie di una sopravvissuta all'Olocausto che è stata pubblicata a Phnom Penh il 19 luglio 2019.

Sovicheth Meta è una traduttrice di 21 anni e ricercatrice al DC-Cam, dove si occupa di catalogare materiali storici del periodo genocida dei Khmer Rossi, dal 1975 al 1979.  Ha tradotto il termine “Olocausto”, che si riferisce all'uccisione di massa e genocidio di più di 6 milioni di ebrei da parte del regime nazista negli anni '40, con il termine khmer “bochea phleung”, che significa “sacrificare col fuoco”.

Secondo Meta:

The [term for] Holocaust used in the book as well as on the cover of the book is the first-ever that has been translated into Khmer. And this is also the first time this specific book about the Holocaust has been translated into Khmer.

Il (termine per) Olocausto, che compare sia nel libro che in copertina, è il primo in assoluto ad esistere in khmer. E questa è anche la prima traduzione in lingua khmer di questo specifico libro sull'Olocausto.

Il libro, “Questions I Am Asked About the Holocaust” (Le domande che mi fanno sull'Olocausto), è uscito nel 2017, e raccoglie le memorie di Hédi Fried, una sopravvissuta dei campi di concentramento di Auschwitz e Bergen-Belsen che si è stabilita in Svezia dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Meta ha tradotto in khmer il libro di Fried, che consta principalmente di 44 domande e risposte, basandosi sulla traduzione inglese di Alice E. Olsson. Alcune delle domande includono: “Come è possibile che un intero popolo abbia potuto sostenere Hitler?”; “Come era vivere nei campi?”; e anche “Durante la notte facevi dei sogni?”.

Meta spiega a VOD che mentre ci sono sono state altre traduzioni in khmer di libri che riguardano l'Olocausto, inclusa la versione khmer a cura del DC-Cam del Diario di Anna Frank, “al momento non c'è una parola per ‘Olocausto’ nel dizionario khmer”.

In altri libri scritti in khmer, i traduttori hanno di solito trascritto la parola inglese in caratteri khmer, oppure hanno parafrasato il termine come “l'uccisione degli ebrei da parte del regime nazista durante la Seconda Guerra Mondiale”

E continua spiegando che il suo termine non è una nuova parola della lingua khmer, ma una nuova espressione khmer basata sulle origini greche della parola Olocausto.

Jean-Michel Filippi, un professore di Linguistica khmer alla Royal University di Phnom Penh, ha dichiarato che per quanto ne sa lui, a parte la parola khmer per “genocidio”, la locuzione di Meta è la prima e unica traduzione khmer per “Olocausto”, ma la trova comunque inadeguata.

Filippi concorda sul fatto che l'espressione “renda bene il significato originario di ‘Olocausto'” – “un'offerta completamente bruciata su un altare” – ma ciò che mette in dubbio è l'associazione stabilita dalla traduttrice con l'origine greca della parola.

Filippi sottolinea come il significato moderno di “Olocausto” sia l'equivalente di “Shoah”, l'ebraico per “catastrofe”, e come il riferimento del termine al genocidio nazista sia talmente entrato nell'uso comune, che “quasi a nessuno verrebbe in mente di ricondurre il termine al suo significato originario di “offerta col fuoco”.

In other words, the usual meaning of the word doesn’t rely on its etymology and ‘Holocaust’ became a kind of a proper noun.

In altre parole, il significato comune della parola non è più associato alla sua etimologia, e “Olocausto” è diventato una sorta di nome proprio.

Il professore suggerisce l'uso di “Olocausto” o “Shoah” in khmer “senza tentare di tradurlo ulteriormente” oltre ad aver fornito una spiegazione o una definizione.

Per Chhang Youk, il direttore esecutivo del DC-Cam, il nuovo termine è accurato e riflette “la relazione che c'è tra l'Olocausto e il genocidio della Cambogia”.

Youk ha confidato a VOD la sua speranza che la traduzione khmer del libro di Fried possa aiutare a eliminare il pregiudizio tra la gente “in modo che si possa evitare il ripetersi di crimini del genere”.

“Le parole sono importanti e serve averne una buona comprensione quando si usano”, ha aggiunto.

So Farina, il vicedirettore principale del DC-Cam, annuncia che presto verrà pubblicato il libro di ricerca del DC-Cam: “Uno studio comparativo del genocidio e delle atrocità di massa nella storia mondiale”, e che in esso si userà il nuovo termine, “bochea phleung”, con una spiegazione del suo significato in un capitolo sull'Olocausto.

Il Ministro dell'Istruzione ha riconosciuto il testo del libro e progetta di selezionarne degli estratti per inserirli nei libri di testo della scuola secondaria, cosa che avrà inizio alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo.

Il 19 luglio 2019, trecento copie gratuite del libro, il primo lavoro tradotto da Meta dopo un anno di lavoro e di volontariato al DC-Cam, sono state offerte ad alcune decine di studenti universitari e ad altri.

La traduttrice ha detto che spera che tutti i cambogiani, specialmente tra i giovani, abbiano modo di leggere il libro e di scoprire le similarità tra la storia della Cambogia e quella dell'Europa, e spera che questo contribuisca ad evitare futuri genocidi:

When there are no more survivors to talk about what happened, we still need to learn and teach and talk about it on their behalf.

“Quando non ci sono più sopravvissuti a raccontare quello che è successo, dobbiamo essere noi a scoprirlo, insegnarlo e parlarne per conto loro”.

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