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‘Terrore bianco” alla Cathay Pacific: presidentessa del sindacato licenziata per il supporto alle proteste di Hong Kong

Rebecca Sy. Immagine da inmediahk.net. Usata su autorizzazione.

La compagnia aerea Cathay Dragon, una sussidiaria della Cathay Pacific, ha licenziato Rebecca Sy, presidentessa del sindacato degli assistenti di volo, dopo che lei stessa aveva confermato di aver postato tre post su Facebook in supporto dei manifestanti a Hong Kong.

La sottomissione della Cathay Pacific

La saga della Cathay Pacific è iniziata il 9 agosto 2019 quando l'Amministrazione dell'Aviazione Civile della Cina ha informato [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] la compagnia che, chi tra i membri del personale avesse preso parte alle “proteste illegali” e ad “azioni violente” sarebbe stato bandito dagli spazi aerei della Cina a partire dal 10 agosto.

Il 14 agosto, la compagnia aerea ha licenziato due piloti e due membri del personale di terra che avevano preso parte alle recenti proteste. Due giorni dopo, il CEO della Cathay Pacific, Rupert Hogg, ha annunciato le sue dimissioni dalla compagnia.

Il 20 agosto, la compagnia ha ricordato ai suoi dipendenti che postare contenuti sui social media a supporto delle proteste anti governative a Hong Kong potrebbe violare le nuove politiche dell'Amministrazione dell'aviazione civile della Cina. L'avvertimento non vale solo per contenuti pubblici ma anche per conversazioni private su Facebook, Telegram e altre app, in quanto i messaggi potrebbero essere diffusi pubblicamente online da troll a favore del governo o sottoposti a controlli da parte dell'immigrazione cinese. 

Nello stesso giorno, il legislatore Jeremy Tam del partito pro-democratico Partito Civico ha fatto sapere alla stampa che aveva consegnato le sue dimissioni dalla Cathay Pacific per “proteggere la compagnia da attacchi irragionevoli”. Tam è stato un pilota per la compagnia aerea per quasi due decenni.

Il capo del sindacato della Cathay Dragon è stata licenziata 

La Cathay Dragon ha licenziato Rebecca Sy, la presidentessa del sindacato delle assistenti di volo della stessa compagnia (FAU), dopo che aveva confermato il fatto di aver pubblicato sulla sua pagina Facebook tre post sulle proteste di Hong Kong. A Sy è stato permesso di lavorare sulla tratta Pechino-Hong Kong tra il 19 e il 20 agosto, ma le è stato detto che non avrebbe viaggiato sulla tratta programma per il giorno dopo per Hangzhou.

La FAU era uno dei sindacati che ha partecipato allo sciopero generale del 5 agosto insieme ad altri sei sindacati. Lo sciopero nell'aeroporto ha portato alla cancellazione di più di 200 voli. Come presidentessa della FAU, Sy ha espresso il suo supporto alle proteste.

La compagnia ha detto che la decisione di licenziare Sy non è collegata alle sue attività sindacali ma non ha spiegato le ragioni dietro il suo licenziamento. In una dichiarazione del 23 agosto, la compagnia ha affermato di essere conforme alle leggi cinesi:

We are a leading international airline with global operations and therefore we are required to comply with all applicable laws and regulations in the jurisdictions where we operate.

Siamo una compagnia aerea internazionale che opera a livello globale e quindi siamo tenuti a rispettare tutte le leggi e i regolamenti della giurisdizione nella quale operiamo.

Sy non è stata l'unica vittima di quello che è stato definito un licenziamento per motivi politici. La Confederazione dei Sindacati di Hong Kong (HKCTU) ha affermato [zh] che sono stati portati avanti almeno 14 licenziamenti in relazione alle recenti proteste, e otto di questi casi erano collegati ad affermazioni pubblicate online. La coalizione sindacale ha pianificato una protesta fuori dall'edifico dell'ufficio della Cathay Pacific il giorno 26 agosto.

Il ‘Terrore Bianco’

Sy ha descritto questo giro di vite sulla libertà di parola come ‘terrore bianco':

This is not just about me. This is about the whole industry. This is about Hong Kong. When will this white terror end?

Questo non riguarda solo me. Questo riguarda l'intera industria. Riguarda Hong Kong. Quando finirà questo terrore bianco?

Non è chiaro in che modo la Cathay Pacific abbia ottenuto gli screenshot dei messaggi su Facebook di Sy. Tuttavia, nelle scorse settimane, l'immigrazione cinese ai controlli alla frontiera ha iniziato a ispezionare [it] i telefoni cellulari dei viaggiatori alla ricerca di immagini e conversazioni riguardanti le proteste di Hong Kong. Nel caso in cui venga identificato un contenuto sospetto, il viaggiatore verrà interrogato. Sebbene la maggioranza degli interrogati non siano stati tenuti in stato di fermo o arrestati dopo il controllo, è probabile che il governo cinese possa usare i loro dati per altri scopi.

La pressione esercitata dalle autorità di Pechino sulla Cathay Pacific è vista da alcuni analisti come un avvertimento valido anche per altre compagnie multinazionali che operano a Hong Kong che devono rispettare le politiche della Cina su Hong Kong o corrono il rischio di essere messe da parte dal mercato cinese.

Oltre alla Cathay Pacific, diverse società internazionali di consulenza hanno pubblicato degli avvertimenti per il personale circa i contenuti dei post sui social media e sulle conversazioni a supporto delle proteste.

Negli anni la Cina ha coltivato strette relazioni con i leader del mondo degli affari locale nominandoli rappresentanti alla Conferenza politica consultiva del popolo cinese e conferendogli il diritto di votare nelle elezioni funzionali del Consiglio Legislativo e alle elezioni del comitato del governatore esecutivo della città.

Tuttavia, la partecipazione di gruppi di categorie professionali e sindacati alle proteste ha mostrato come Pechino possa usare misure coercitive per forzare il settore degli affari a superare i suoi scopi politici attraverso azioni disciplinari nei confronti della loro forza lavoro.

Ma anche se le compagnie internazionali non controllano il comportamento politico dei loro impiegati, Pechino potrebbe mobilitare agenzie di stampa affiliate al partito e nazionalisti online per esercitare pressione politica o per presentare “prove” alle compagnie e costringerle a intraprendere azioni disciplinari contro i loro impiegati “sulla cattiva strada”.

Se questa tendenza continuasse, c'è il timore che Hong Kong potrebbe affrontare una fuga di cervelli costringendo validi professionisti a lasciare la città e a stabilirsi in posti dove c'è libertà di espressione.

Per leggere di più sulle proteste anti estradizione di Hong Kong, visita la pagina dedicata [it] di Global Voices. 

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