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Il cammino dell'Iran verso il blocco dei servizi internazionali continua con il bando di Google Play

Immagine di Small Media.

Il 9 ottobre la magistratura iraniana ha inviato una lettera ufficiale [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] ai fornitori di servizi di telecomunicazioni ordinando loro di bloccare Google Play, l'app store ufficiale di Google, “il prima possibile”.

La lettera è stata firmata da Javad Javidnia, Vice Procuratore Generale dell'Iran responsabile del ciberspazio nonché Segretario del Comitato per la Determinazione dei Casi di Contenuti Criminali (CDCCC). Una mossa in linea con la strategia [it] delle autorità di spingere gli utenti internet iraniani verso l'utilizzo di applicazioni e servizi sviluppati a livello nazionale limitando al tempo stesso la disponibilità di servizi internazionali.

Dalla nomina di Mohammad-Javad Azari Jahromi  a Ministro delle TIC due anni fa, la strada verso il completamento della Rete d'Informazione Nazionale (SHOMA) è stata una delle priorità principali del governo. Sebbene per parte di questo progretto siano fortemente necessari l'espansione e il miglioramento dell'infrastruttura internet dell'Iran, un altro pilastro fondamentale è la rapida localizzazione – e fondamentalmente, la nazionalizzazione – dei servizi e dei contenuti digitali.

In poche parole, la politica di Jahromi cerca di spingere gli utenti internet dell'Iran a migrare verso versioni di app e servizi online sviluppati a livello nazionale (e ospitati a livello nazionale). Il rischio è che, attraverso la mancanza di alternative, si stia indirizzando gli utenti iraniani verso servizi locali di gran lunga più vulnerabili al controllo del governo, alla censura e a una cattiva gestione dei dati personali rispetto a molti servizi online diffusi a livello globale. La decisione di bloccare l'accesso a Google Play rispecchia i punti principali di questo programma.

Le app di messagistica iraniane

Soroush, un'app locale di messagistica e social media, appartiene [it] all'Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB). I cittadini possono registrare i loro account Soroush soltanto tramite le loro carte SIM, e ciò costituisce una minaccia alla privacy degli utenti in quanto per registrare una carta SIM in Iran occorre fornire carta d'identità e indirizzo di residenza.

Bisphone è un altro servizio legato al governo iraniano. In base alle ricerche effettuate infatti, i dati di Bisphone vengono memorizzati [fa] tramite la Compagnia di Telecomunicazioni iraniana, la quale è risaputo appartenere in parte alle Guardie Rivoluzionarie dell'Iran.

Nonostante le promesse di Jahromi circa l'introduzione di regolamentazioni relative alla protezione dati chiare ed esaustive per tamponare ai difetti esistenti in materia di privacy, la Carta per la Protezione dei Dati e la Privacy annunciata a luglio 2018 non è ancora stata redatta. La sua retorica in tema di diritti digitali può anche differire da quelle delle altre élite politiche, il che ha di tanto in tanto portato al disaccordo pubblico – il suo ministero, ad esempio, ha rilasciato in precedenza un comunicato pubblico contro le politiche di filtraggio e localizzazione dei dati – ma la spinta verso l'utilizzo di app nazionali in Iran continua.

Dato il continuo miglioramento del rapporto tra Jahromi e il Parlamento iraniano, e dato il largo consenso di quest'ultimo per molte delle politiche che violano i diritti emanate dal Ministero delle TIC, sembra sensato che anche la legislatura a favore del programma di localizzazione sia stata appoggiata. Si tratta di uno sviluppo preoccupanete in quanto, data l'assenza di qualsiasi processo trasparente e comprensibile per il filtraggio delle decisioni, i funzionari eletti hanno poche possibilità di analizzare o intervenire in decisioni riguardanti il filtraggio di maggiore importanza. I parlamentari che affermano di supportare i diritti dei cittadini devono cominciare a far sentire la propria voce e a chiedere giustizia quando episodi del genere si verificano.

In sintesi, il recente blocco di Google Play deve essere visto nel contesto dell'aggressiva spinta da parte della autorità nazionali per canalizzare gli utenti iraniani verso l'utilizzo di servizi domestici e tecnologie i cui protocolli di protezione dati sono essenzialmente non esistenti. Le politiche del Ministero delle Telecomunicazioni e del Consiglio Supremo del Cyberspazio, attuate dalla Magistratura, danneggiano gravemente la sicurezza e la privacy degli utenti iraniani togliendo loro la possibilitò di utilizzare servizi globali verificati e sicuri.

Gli utenti iraniani devono avere il diritto di scegliere strumenti online in grado di proteggere i loro dati. Finché gli utenti sono costretti a utilizzare alternative domestiche, il loro diritto alla privacy è in pericolo.

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