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Incontro con gli attivisti che documentano gli abusi in Crimea

A partire dall’annessione della Crimea nel 2014, le autorità russe hanno arrestato centinaia di Tatari della Crimea e altri attivisti. Illustrazione di Tom Venner, usata con il suo permesso.

Da quando la Russia ha annesso la penisola della Crimea nel 2014, i servizi di sicurezza e i pubblici ministeri stanno lavorando indefessamente. Stanno prendendo di mira sempre di più attivisti pro-Ucraina, dissidenti politici e soprattutto membri della minoranza dei Tatari della Crimea.

I Tatari della Crimea, a maggioranza musulmana, hanno avuto una storia difficile con la Russia sin dalla prima annessione della penisola da parte di Mosca nel 1783. Nel 1944, le autorità sovietiche hanno accusati i Tatari di tradimento e hanno esiliato l’intero gruppo etnico nell’Asia centrale [it]. Sono tornati nella loro terra negli anni ‘80 e ’90, nella da poco indipendente Ucraina, ma la memoria di quell’esilio resta. Quindi, da quando Mosca ha nuovamente preso il controllo della loro terra, i Tatari sono sospettosi, e questo sospetto è reciprocato da Mosca.

Nel 2016, il procuratore generale ha reso illegale il Majlis [en], il corpo governativo dei Tatari della Crimea, a causa di “estremismo” e “sabotaggio”. Oggi le autorità russe presentano anche molti degli arresti e dentezioni di Tatari come operazioni anti-estremismo, affermando di star cercando reprimere Hizb-ut-Tahrir [it], un’organizzazione islamista proibita in Russia a partire dal 2003 ma ancora legale in Ucraina. Anche se non è improbabile che l’organizzazione sia presente nella penisola, le forze dell’ordine russe hanno gettato una rete molto più ampia. I difensori dei diritti umani suggeriscono [en] che questa sia una scelta cosciente e che gli arresti di uomini tatari e delle loro famiglie sia un tentativo sistematico di zittire le proteste dei Tatari. Un movimento in particolare, affermano, è nel mirino: Crimean Solidarity [ru, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]:

9 апреля 2016 в Севастополе Крымская контактная группа по правам человека впервые организовала встречу всех семей мусульман, арестованных российскими правоохранителями в Крыму. На встречу также были приглашены и адвокаты обвиняемых. Выступивший тогда на встрече адвокат Эмиль Курбединов сообщил, что этот день стал «днём создания площадки совместных действий семей арестованных в Крыму мусульман».

Позже объединение «Крымская солидарность» стало открытым не только для родственников обвиняемых российскими правоохранительными органами в принадлежности к организации «Хизб ут-Тахрир», но и для семей других политзаключенных Крыму, а также похищенных и пропавших мусульман.

Il 9 aprile 2016 a Sebastopoli, il gruppo per i diritti umani ha organizzato per la prima volta un incontro tra le famiglie di tutti i musulmani che sono stati arrestati dalle forze dell’ordine russe presenti in Crimea. Anche i difensori degli imputati erano presenti all’incontro. L’avvocato Emil Kurbedinov ha tenuto un discorso, nel quale ha affermato che quel giorno era diventato “la data della fondazione di una piattaforma per un’azione congiunta da parte delle famiglie di musulmani arrestati in Crimea”.

Successivamente, l’associazione Crimean Solidarity è stata aperta non solo ai parenti di coloro che sono stati accusati dalle forze dell’ordine russe di essere membri di Hizb-ut-Tahrir, ma anche alle famiglie di altri prigionieri politici in Crimea e di musulmani rapiti o scomparsi.

Sezione “About” della pagina Facebook della Crimean Solidarity

L’associazione Crimean Solidarity è nata dal bisogno di coordinare assistenza legale e finanziaria per le famiglie tatare rimaste senza mariti e padri dopo gli arresti. A causa della loro assenza le famiglie hanno un grande bisogno di questo tipo di aiuto. Secondo Dilyaver Memetov, uno dei coordinatori del gruppo, Crimean Solidarity gioca anche un ruolo di prevenzione. Il gruppo tiene seminari in cui consigliano persone di “gruppi a rischio” (come attivisti, avvocati, giornalisti o blogger) su come comportarsi durante una perquisizione o un interrogatorio, ha dichiarato Memetov a OVD-Info, un sito russo che monitora le violazioni della libertà di assemblea e di parola.

Il movimento è diventato famoso per i flash-mob di alto profilo che organizza online, tra cui l'attuale Crimean Marathon, in cui centinaia di Tatari promettono di donare 10 rubli per pagare le pesanti multe degli imputati, con lo slogan “единство дороже штрафов” cioè “l’unità è più preziosa del denaro”. Inoltre, alla fine del 2018, centinaia di Tatari hanno condiviso foto di sé stessi, separati dalla folla (in modo da eludere la legge russa sul divieto di proteste di massa), tenendo in mano cartelli con scritte come “i Tatari della Crimea non sono terroristi” e “i nostri figli non sono terroristi”. Nel Luglio 2019, varie dozzine di Tatari della Crimea sono stati nella Piazza Rossa a Mosca, tenendo in mano cartelli con le parole “la lotta contro il terrorismo in Crimea è una lotta contro il dissenso”.

Al di fuori della Crimea, la Crimean Solidarity è più nota per il proprio ruolo in progetti di giornalismo civico. I difensori dei diritti umani e i giornalisti affermano che senza la Crimean Solidarity sarebbero all’oscuro di molti degli arresti e detenzioni nella penisola. I volontari del gruppo frequentemente documentano e fotografano gli arresti e i processi in tribunale e a volte persino li trasmettono in streaming sulla loro popolare pagina di facebook.

“Quando le perquisizioni nelle case dei Tatari si sono intensificate nel 2016, le persone del posto hanno iniziato a registrare e trasmettere in streaming sui social media gli arresti e le retate. Quando questa pratica si è diffusa, le autorità sono diventate ancora più repressive, e il movimento è cresciuto in risposta”, ha spiegato Tamila Tasheva, co-fondatrice di CrimeaSOS [en], una ONG che fornisce assistenza a persone che sono state fatte allontanare dalla Crimea. “A partire dal 2017, sono diventati sempre più professionali nella loro copertura di questi processi e arresti. Sono praticamente l’unica fonte di informazione indipendente rimasta nella penisola perché non c’è più alcun giornale indipendente là”, ha spiegato Tasheva in un caffè di Kiev, la capitale ucraina.

“Direi che negli ultimi anni hanno sviluppato le loro capacità di scrivere blog. Se si è interessati a scoprire la situazione dei diritti umani in Crimea, la prima fonte di informazione è la Crimean Solidarity” ha detto Tanya Lokshina, direttrice associata della Europe and Central Asia at Human Rights Watch. Lokshina ha aggiunto che dopo l’occupazione del 2014 della Crimea, molti giornali e mezzi di comunicazione della comunità tatara sono stati chiusi. “A parte i pochi giornalisti russi che vnegono in Crimea regolarmente, e che comunque lavorano con loro, la Crimean Solidarity è l’unica fonte di informazione permanente costantemente sul territorio”, ha affermato Lokshina.

Probabilmente, questa è la ragione per cui Mosca ne ha abbastanza della Crimean Solidarity.

I primi mesi del 2019 hanno visto l’arresto di molti giornalisti e blogger noti di origine tatara con l’accusa di terrorismo. A marzo Remzi Bekirov, Osman Arifmemetov, Rustem Sheikhaliyev e Marlen Mustafayev sono stati tutti arrestati: ognuno di loro aveva diffuso foto o streaming delle retate dei servizi segreti nelle case di Tatari o di processi in tribunale (Bekirov è anche un corrispondente per il giornale russo indipendente Grani.RU). Il 3 aprile la Crimean Solidarity ha rilasciato una richiesta d’aiuto all’Ucraina e al mondo, mettendo in guardia rispetto a una “pulizia” dell’opposizione e dei media indipendenti in Crimea. “Il giornalismo civico in Crimea è stato creato in risposta agli infiniti arresti, perquisizioni e processi. Questo è avvenuto per necessità: le persone hanno capito che senza informazione era impossibile difendere la penisola dalla repressione”, si legge nell’appello.

“Hanno iniziato a prendere di mira la Crimean Solidarity nel 2017, quando sono diventati troppo indipendenti e troppo prominenti”, ha spiegato Tasheva. “Il 27 marzo 2017, quando sono iniziate le perquisizioni di massa nelle case dei Tatari della Crimea, sostanzialmente tutti quelli che sono stati arrestati, con poche eccezioni, erano attivisti della Crimean Solidarity. E poi nel marzo 2018 è stato arrestato Nariman Mehmedeminov, un organizzatore per la Crimean Solidarity.”

Lokshina ha sottolineato che le informazioni date dalla Crimean Solidarity contribuiscono in modo fondamentale al lavoro dei difensori dei diritti umani. Ha aggiunto che, anche se le autorità russe hanno perseguito i membri di Hizb-ut-Tahrir anche altrove, in Crimea non prendono necessariamente di mira i tatari particolarmente religiosi. Invece, afferma, perseguono “coloro che sono particolarmente ed esplicitamente attivi nell’opporsi all’occupazione. C’è un solo modo di vedere questo, ed è che questi arresti immotivati hanno l’obiettivo di far tacere la Crimean Solidarity e spaventare gli attivisti”, ha concluso Lokshina.

Alimdar Belyalov è uno di questi attivisti. Da quando è fuggito dalla penisola due anni e mezzo fa, non è rimasto in silenzio. Belyalov, che adesso risiede a Kiev, la capitale dell’Ucraina, dichiara che sia stato impossibile per lui tornare in Crimea per sei mesi. Ritiene che la natura volontaria e decentralizzata della Crimean Solidarity ne assicuri la sopravvivenza.

Структура нашей организации — идеальна за помощи друг-друга. Например, в данный момент 68 политзаключенных. Для каждого политзаключенного в месяц нужно двести долларов на передачу, то есть, это поесть, покушать, одеть. Теперь 180 детей, минимум для каждого ребенка – 100 долларов в месяц. В итоге получаем больше 30000 долларов в месяц. Вот эти деньги собирают народ. Никаких финансовых потоков нет. Народ не оставить своего брата, сестру, друга в обиде. Исходя из этого, структура не распадается, и не распадется. Потому что садят одного, выходят десять. Садят десять, выходят сто. Посадят сто, выйдет триста.

La struttura della nostra organizzazione è ideale per il supporto reciproco. Per esempio, al momento sosteniamo 68 prigionieri politici. Ogni prigioniero politico ha bisogno di circa 200 dollari al mese, per vestirsi e mangiare. In tutto, ci sono 180 bambini: l’ammontare minimo per ogni bambino è 100 dollari al mese. In tutto fanno 30.000 dollari al mesi. I soldi sono raccolti da persona. Non c’è un flusso di fondi. Le persone non lasciano i loro fratelli e sorelli nella miseria. Da questo esempio si può vedere che la struttura non sta cedendo e non cederà. Se imprigionano uno di noi, altri dieci verranno in suo soccorso. Se ne imprigionano dieci, ne verranno cento. Se imprigionano cento persone, ne verranno trecento.

Come dice Beyalov, la natura popolare e decentralizzata della Crimean Solidarity è precisamente ciò che la rende un efficace movimento civile. Ma queste tattiche non sono nuove: anche durante ultime decadi del potere sovietico, emerse un movimento dissidente composto da tatari, vibrante e attivo, che chiedeva a Mosca di riconoscere le deportazioni di massa nel 1944 come un’ingiustizia e permettere loro di tornare in Crimea. Non solo le tattiche non sono nuove, come hanno raccontato i rifugiati tatari in questa intervista [en], non lo è nemmeno l’esperienza della repressione statale. Quello che è nuovo, invece, sono le tecnologie che permettono ai Tatari della Crima di documentare le loro esperienze.

У кого есть фотоаппарат, у кого-то айфон. У кого чего-то есть, он снимает на этот аппарат и начинает вкладывать и делиться эту информацию. Но дело в том, что таких людей, стримеры, так скажем, они под большой угрозой. Потому что если ты там, допустем, стримнешь или снимаешь, если очень большая вероятность, что ты всядишь в тюрьму. Любое инакомыслие который не нравится этому государству пресекается. Либо тебя прослушивают и снимают, либо ты сидишь в тюрме. Два пути есть. […] Они волунтеры, готовы сидеть за решеткой за справедливости и за свой народ. Тем больше несправедливости, тем больше этих волунтеров. Я не боюсь предположить, что их за сотню.

Qualcuno ha una macchina fotografica, qualcuno un iPhone. Qualsiasi cosa abbia, la usa per filmare e condivide quell’informazione. Ma la cosa è che queste persone, che diffondono le informazioni, sono in grave pericolo. Perché se cerchi di condividere video o foto là, c’è un’alta probabilità che finirai in prigione. Qualsiasi forma di dissenso che non piace allo stato viene repressa. O ti spieranno e fotograferanno, o finirai in prigione. Queste persone sono volontari, che sono pronti a vivere in prigione per ottenere giustizia per il loro popolo. E più ingiustizia ci sarà più ci saranno volontari. Penso che ce ne siano più di cento oggi.

Qualsiasi cosa accada, la Crimean Solidarity starà a vigilare. E quindi, per estensione, potrà farlo tutto il mondo.

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